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domenica 20 agosto 2017

Ardèche 2: Orange


Orange - L'arcodi trionfo - I sec.


Fregi dell'arco
Orange è ormai sud della Francia, senti odore di Provenza e sei abbagliato da quella luce che colpì irrimediabilmente il cuore di tanti famosi pittori che arrivarono fin qui per compiere parte dei loro capolavori, però al tempo stesso Orange è anche impero Romano a tutti gli effetti, segnale inoppugnabile di una presenza che ha condizionato la storia e allora di Asterix e compagni, non si vedeva l'ombra. Così la città è segnata ancora oggi soprattutto dalle maestose vestigia di questo passato ingombrante che dopo duemila anni, rimane ancora lì a dire provateci un po' voi se siete capaci. Lo straordinario arco della vittoria che ti accoglie all'arrivo incittà, è uno dei più belli ancora così ben conservati. E' il più antico di questo genere, rimasto e i suoi bassorilievi raccontavano a chi arrivava dalla via Agrippa che collegava Lione ad Arles, storie di gladiatori e di guerre, assieme alle vicende della II legione di Cesare, i cui soldati fondarono la città. La sua pietra, tenera al punto che le intemperie hanno ammorbidito i dettagli scolpiti, rendendoli ancora più avvincenti e rievocativi, viene colpita dal sole forte del sud lasciando barbagli dorati che lo circondano di fascino esotico. L'altra gemma straordinaria è il teatro coevo, l'unico rimasto in Europa assieme ad altri quattro nel mondo a conservare la imponente scena completa, lunga oltre cento metri e alta 37 e capace di ospitare novemila spettatori. Altro che grandeur

Orange - Il teatro
Questa è una dimostrazione di tale potenza da fare chinare la testa a tanti regni e imperi successivi. Deve essere davvero coinvolgente assistere a qualche rappresentazione in questo immensa cavea, che a quanto si dice ha conservato una acustica del tutto eccezionale. Rimane il tempo di passeggiare nelle viuzze del centro storico, gradevoli come tutte quelle di queste cittadine francesi che sembrano invitare a fermarsi nei dehors dei tanti locali che si sporgono su deliziose piazzette, mentre dai un'occhiata alle pesanti muraglie dell'antica cattedrale, al municipio al centro della città e al piccolo teatro ottocentesco che testimonia l'attività culturale che ferveva da queste parti. Insomma un bel bagno di storia. Per tornare coi piedi a terra, basta fare qualche chilometro fuori città verso nord e passi da Piolenc, il paese dell'aglio come testimoniato dal monumento enorme che staglia la bianca testa dell'ortaggio in formato gigante, a benvenuto ai viaggiatori all'ingresso del villaggio, come a testimoniare l'importanza economica che il suddetto riveste per la comunità, oltre ad essere una delle caratteristiche più note e da qualcuno criticate della cucina d'oltralpe. Ma poco più in là non ho potuto fare a meno di fare una piccola sosta a Mornas, un paesino di vecchie case disposte lungo la statale che conserva i ruderi di un castello medioevale abbarbicato alla cima di un costone roccioso che sovrasta le case stesse. 

Mornas - La chiesa
Una volta trovato lo stradino che risale la costa arrivi ad un parcheggio di fianco al vecchio cimitero e alla chiesa di pietra antica, poi ti devi sobbarcare una scarpinata su una salita mortale con una pendenza tale da renderla impegnativa anche per le auto. Come sempre i francesi sanno vendere benissimo la loro merce e sfuttano questo rudere offrendo spettacoli in costume e visite  guidate che fanno lavorare un po' di gente comunque. Dall'alto comunque la vista è splendida, sulla campagna circostante e sul Rodano che scorre placido al passaggio, irreggimentato tra rive di cemento. Vale sempre la pena fare queste piccole soste per apprezzare scorci minori, ma che convincono col fatto che il tempo è stato comunque ben speso. Non fosse altro per scorgere sulla facciata della piccola cattedrale i caratteri sbiaditi che recitano Liberté - Egalité - Fraternité sormontata da un bel Republique Française, per testimoniare che qui la rivoluzione c'è stata e che il secolo dei lumi ha messo religione e soprattutto clero al posto dovuto, storia che purtoppo altri credi non hanno avuto e per questo dispongono di credenti decisamente più saldi nella fede. Ma adesso direi che è venuto il momento di raggiungere Pont Saint Esprit, la cittadina che rappresenta la porta delle gole dell'Ardèche, il fiume che con il suo lavoro di milioni di anni ha consentito la formazione di una delle meraviglie naturali di questo territorio.

Orange - Il teatro ottocentesco
SURVIVAL KIT

Orange - A 100 km a sud di Valence. Vale la pena di farli sulla strada normale perapprezzare ilpaesaggio tranquillodella Vaucluse. Da non perdere una breve visita di almeno un paio d'ore, per vedere l'arco, il teatro e il bel centro storico.

Mornas - Lungo la strada, verrete attiratidalla vista dei ruderidel castellochelo sovrasta. Merita la fatica per la vista dall'alto soprattutto.

Pont Saint Esprit - Conveniente base di sosta da cui partire per visitare le gole. Dispone di molti piccoli hotel, conprezzi non particolarmente bassi. Se pernottate, prendete l'occasione per passeggiare nel grazioso centro storico, di viuzza in viuzza per scoprire antiche case, chiese e soprattutto per arrivare alla balconata sul Rodano che permette una bellissima vista sull'antico ponte medioevale di oltre un chilometro che consente di arrivare in città attraversando il vastissimo greto del fiume e che dà il nome al paese.

Hotel Le Commerce - 1, rue étroite (In realtà l'ingresso è sulla via principale dove c'è il grande parcheggio, se no il navigatore vi farà perdere nelle viuzze del centro). Comodo con parcheggio davanti, sulla larga via d'accesso al paese. 66 € la doppiasenza colazione. Stanzetta microscopica con dotazioni minimali, con bagno lillipuziano e due gocce di bagnoschiuma nella bustina. No AC, TV, free wifi buono in camera. Alla reception si raccomanderanno soprattutto, uscendo o rientrando, di non far scappare il gatto.

Restaurant café Les voyageur - 3, rue des 3 journées - A pochi passi dall'albergo sempre sulla via principale. Servizio bistrot con griglia, specializzato in spiedini di varie carni che siordinano a unità. Buonoe abbondante. Servizio gentile. 3 birre piccole, 5 spiedini grandi, 2 frites, coppa gelato e tarte tatin ottima per 46€. 

Paesaggio col Rodano

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giovedì 17 agosto 2017

Ardèche 1: Per strada


Valence - Un cortile

Valence - La casa orientale
Ogni anno non resisto, un giretto nella vicinissima Douce France, non me lo leva nessuno. In fondo sono qui a pochi chilometri dal confine, anzi un tempo questa era proprio terra di delfinato, poi Regno di Savoia, insomma siamo anche un po' di più che cugini e poi davvero questa terra mi piace molto. Dunque qualche giorno all'anno le va dedicato e non voglio neppure considerare il tempo passato sul mare della Cote, quello anzi mi sembra territorio italiano a tutti gli effetti, in particolare per la fauna che lo popola. Dunque, questa volta dopo attento studio e valutazioni paragonative, alla luce dei consigli dell'amico Sergio, grande conoscitore del territorio, ho deciso per un salto nell'Ardeche, piccolo dipartimento dell'entroterra incastonato tra Drôme e Vaucluse  verso est e la Loira a nord. Dalla Val Chisone ci arrivi in un attimo,  anche se fai una sostina colazione sul colle del Sestriere, che pur essendo fine luglio, mantiene il broncio della montagna alta, poco usa ai vacanzieri estivi e che si sente come in standby in attesa della stagione invernale che le è decisamente più congeniale. Tra la nebbia bassa e la temperatura frizzantinna, la briochina sicca sicca ti va quasi di traverso; meglio apprezzerai maggiormente i petits déjeuners che ti aspettano ansiosi al di là del confine.

Valence - San Giovanni Battista
Il balzo fino a Briançon mi è ormai talmente consueto che mi scordo di apprezzare il bel colpo d'occhio della fortezza del Vauban che domina l'inizio della vallata della Durance e che prosegue verso Gap con un suo respiro ampio e invitante. Bisogna ammetterlo, dal nostro versante, specialmente in questo settore occidentale, le valli sono strette e tortuose, mancano di grandezza, le montagne stesse appaiono come più misere e sassose. Al di là, tutto appare più ampio, più grandioso, le cime, più lontane e quasi misteriose sembrano nascondere possibilità indicibili, ghiacciai ancora vivi e spessi, ancora poco toccati da questo clima ballerino da cui tanto sono angosciati. La Barre des Ecrins con le sue cime oltre i quattromila, ti segnala subito che qui è montagna vera, dove il limite dell'escursionismo si fa prossimo ad imprese più importanti. Già il passo del Lautaret ti pone in una dimensione diversa e più professionistica, anche se fai fatica a superare gli stormi di ciclisti incalliti che sudano su queste rampe storiche, in attesa di prendere l'imbocco dela strada per il famoso Galibier, misuratore di fatiche disumane che invogliano all'aiutino per poter dire almeno di essere arrivato in cima, pestando su quei pedali maledetti che sono i chiodi della croce a cui rimani appeso per poter raggiungere ancora vivo quel traguardo.

Valence - Una via
Poi, con quelli con cui parlerai di biciclette, di sudore e fatica, di gare raccontate, te lo potrai appuntare, sul petto nudo, come medaglia al valore, al pari di tanti altri nomi storici, Alpe d'Huez, Isoard, Mont Ventoux e il fatto che più d'uno ci abbia già lasciato la pelle, non perché schiacciato come una rana da automobilisti distratti, ma perché il cuore scoppia e non per l'emozione, lo fa rà diventare ancor più bello. L'uomo brama il rischio, l'adrenalina e la fatica passa in sottordine. Quando le gole della Romance si allargano e tutto diventa piano e scorrevole, quasi ti spiace aver perduto quel panorama di alta montagna, curve continue tra pascoli secchi e senza alberi, che ti segnalavano una quota importante e tutto il panorama si addolcisce, tra piccoli paesi pur popolati di vacanzieri amanti della semplicità e del profumo delle tome di montagna. Poi non si può resistere al richiamo autostradale, che i chilometri non saran tanti, ma se paghi pedaggio arrivi in fretta e in un soffio sei a Valence, capoluogo della Drôme al confine col nostro traguardo. Un colpo d'occhio bisogna pur darlo a questa cittadina sulla riva del Rodano dal centro storico ben conservato che invita ad una passaggiata per ammirare la sfilata di vecchi palazzi, le rovine dell'antico castello, i giardini quasi sospesi sulle rive del fiume vicino.

Valence - La cattedrale
La grande cattedrale di Saint Apollinaire e la chiesa di San Giovanni Battista, sono in realtà molto più imponenti dal di fuori che all'interno, dove appaiono un po' spoglie, prive di quella ricchezza di quadri e sculture che invece riempiono a dismisura le nostre cattedrali. Grandi architetti insomma i nostri cugini, ma un pochino sotto nel resto. Una pioggerella fine ma fastidiosa mi obbliga prima a cercare riparo nella piazza centrale tra i chioschi ed i tendoni dei ristoranti all'aperto, poi induce a raggiungere l'auto per procedere nel viaggio. L'autostrada segue per ancora parecchi chilometri il confine tra i dipartimenti dell'Ardéche e della Vaucluse, scorrendo lungo la riva destra del Rodano. Qualche vigneto sulle colline lontane ricorda che qui siamo in terra di grandi vini, la Côte du Rhone proverbiale, man mano che si procede verso sud e comincia a sentirsi il profumo della lavanda di Provenza e quando arriviamo quasi ad Orange, bisogna ricordare che siamo a un tiro di schioppo dal famoso Chateauneuf du Pape, un nome una tradizione. Insomma dici Francia, dici vino un po' dappertutto. E con questo vi do appuntamento a domani, lasciandovi sul gusto dei sentori di romanità che emanano dalla città che andremo a visitare.

L'interno della cattedrale



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