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sabato 2 settembre 2017

Ardèche 6: Gastronomia e paesaggio

La chiesa  di Boucieu le Roi


Antraigues  sur Volane
E siamo quasi alla fine anche di questa breve puntata nell'Ardèche, piccola regione interna, poco battuta dal turismo internazionale, ma che sa offrire piccole e gustose gemme a chi le voglia apprezzare. Il paesaggio soprattutto di questa parte nord è particolarmente inselvatichito e apparentemente ostile, con i suoi boschi di castagni e querce così fitti da nascondere ogni traccia di uomo. I rilievi delle Cévennes non sono severi e ripidi ma contorti e complessi tanto da rendere le stradine che le percorrono, sinuose e difficili, quasi fatte apposta per seguirle con la calma e il respiro che ti consentono di ammirarne le continue variazioni, non appena ti affacci sulle parti sommitali dei colli facendo brevi soste che ti consentono di dare un'occhiata attorno per capire le direzioni lungo le quali proseguire. Qua e là intravedi solo qualche antica casa isolata di pastori o di agricoltori davvero estremi, qui dove non si nota assolutamente l'azione antropica e totalizzante dell'agricoltura della pianura. Ogni tanto banchetti che vendono frutta, pesche, albicocche che appaiono saporose e invitanti. In qualche baita semi abbandonata compare un cartello di Vente de fromages, ma quanto ti fermi speranzoso di qualche esperienza un poco fuori dal comune, ecco il bigliettino attaccato alla porta: Escusez nous, mais tous notres fromages ont été vendu. Venez la semaine prochaine. Insomma c'è una certa richiesta. 

Chalençon
Comunque l'altra forza della regione sono i piccolissimi paesi, che loro chiamano de caractère, che invitano a brevi soste per compulsarne le viuzze, le case antiche, le chiesette, ahimé chiuse, le piazzette dove qualche vecchio sta seduto a vedere se arrivi qualcuno. Laboule, dove si è istallato qualche artista nelle case semiabbandonate, speranzoso di vendere qualcuna delle sue improbabili opere e Antraigues sur Volane, sulla cima di un colle a cui giungi attraverso una contorta stradina laterale. E poi ancora su e giù per le colline fino ad arrivare al colle dove si adagia Chalençon, un tempo forse importante snodo commerciale su tre versanti, che conserva belle costruzioni di pietra, sulla sommità del centro antico racchiuso da mura. Un villaggio in granito grigio sul versante meridionale del plateau del Vernoux, dove lungo le stradine rimangono ancora le misure di capacità in pietra davanti ai negozi che evidentemente commerciavano granaglie. Se sarete fortunati potrete vedere anche l'interno del tempio dove si svolgevano le cerimonie clandestine dei protestanti, in quei tempi oscuri che precedettero l'editto di Nantes. Ancora pochi chilometri, mentre il paesaggio si addolcisce e sarete a Boucieu le Roi, altro villaggio in pietra assolutamente delizioso, da dove parte un trenino turistico che vi farà fare un bel giro pieno di vedute e di scorci di paesaggi accattivanti. 

Boucieu Le Roi
Magari avrete anche l'occasione di capotare nel giorno del mercatino, tanto per dare un'occhiata alle specialità locali. Per la verità la ricerca gastronomica nei luoghi di produzione è una gastrofighetteria a cui ormai siamo adusi e anche un po' viziati. Così essere a pochi chilometri da Saint Félicien, dove si produce il famosissimo formaggio, uno dei miei preferiti nell'ampia gamma francese, non poteva lasciarmi indifferente. Così eccomi sulla piazzetta del centro a girare per negozietti in cerca di quanto il nome promette, visto che il caseificio del paese non ha uno spaccio di vendita. La madame cicciolona e simpatica, capisce subito le mie esigenze e tira fuori dall'arbanella di vetro diverse formine appena arrivati "da la fèrme". Me ne faccio impacchettare al volo tre di latte misto e tre di pura capra che alla sola vista mi ingolosicono assai, praticamente chilometro zero, pagandole ça va sens dire, a prezzo di affezione, ma si sa, la qualità si paga, sul posto poi, ancora di più. Come sempre la dura realtà mi metterà di fronte alla constatazione che l'acquisto in oggetto, ancorché bramato, costosissimo e accattivante alla vista, non presentava quelle caratteristiche organolettiche degne di nota, assolutamente superiori che bramavo provare.

Vigneti dall'allevamento particolare
Anzi devo dire con sincerità che erano assai meglio i pezzi acquistati al supermercato di Briançon (che il navigatore insiste a segnalarmi come Brianzoni). Comunque, non è finita, perché il cercatore di tartufi ha sempre il naso in azione e quindi altra sosta sulla strada del ritorno alla vista del cartello che segnala l'uscita di Saint Marcellin, altro nome scolpito nella fronte degli amatori dei formaggi, solo per scoprire dopo giri e rigiri nel centro del paese, che ormai la produzione di detto formaggio avviene esclusivamente nei lontani caseifici industriali. Altra piccola delusione, mitigata dall'ultima sosta lungo la bella strada che costeggia il fondovalle alpino vicino a Grenoble, dove viaggi per chilometri circondato da infiniti boschi artificiali creati dai coltivatori di noci. Anche qui la madame della fattoria dove mi fermo per acquistare un bel sacchetto di questa specificità della zona, me ne decanta la qualità, rivelatasi poi piuttosto deludente al palato. Insomma niente di speciale, ma se sai vendere, il business funziona, potenza del marketing. Insomma, il viaggio è finito, non resta che traversare di nuovo le Alpi, lasciarsi alle spalle il Col del Lotaret e raggiungere casetta mia, almanaccando con gusto i ricordi che sono riuscito a riportare con me, in questa breve balade française, che consiglio caldamente. 


Il giro fatto in tre giorni



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mercoledì 30 agosto 2017

Ardèche 5: Tra castelli e paesi


Il salone del Chateau des Roure


Stalagmiti a piatti

L'Ardèche è famosa oltre che per le gole, anche per le sue straordinarie grotte. Il terreno calcareo è stato eroso in profondità durante milioni di anni creando meraviglie sotterranee di tutti i tipi, hai solo il problema della scelta. Se lasci la bella strada che percorre le gole, di recente fattura, ma un tempo i paesi all'inizio e alla fine delle gole erano collegati soltanto da un sentiero e dovevi farti la foresta a piedi, ti inerpichi in montagne basse e selvagge ricoperte di boschi fitti e spinosi, all'apparenza impenetrabili, forse ostili all'uomo. Scartata la famosissima Caverna di Chauvet di cui vi ho già accennato, ho scelto di vedere l'altrettanto nota grotta del cosiddetto Aven d'Orgnac, una discesa nel ventre della terra che si protrae per una profondità di 120 metri per i normali visitatori, lungo una scala da percorrere con calma e con numerosi punti di sosta per ammirare le formazioni di stalattiti e stalagmiti che la arricchiscono. Naturalmente gli specialisti ne hanno ancora per diversi chilometri, ma la bellezza delle rocce che ti circondano ha pochi eguali e il breve concerto preparato nella cavità naturale terminale che sottolinea il lavoro delle gocce che cadono dall'alto in mille rivoli sonori ed il gioco di luci che lo accompagna, rendono questa visita davvero compensativa della coda che hai dovuto fare per conquistartela. 

La chiesa di Labeaume
Poi, solo la voglia di percorrere queste piccole strade di montagna tutte curve che vanno da un paesino all'altro in un territorio praticamente disabitato che lascia un senso di mistero e di natura selvatica. Sono paesi antichi, forse completamente spopolati che solo il riflusso del benessere turistico ha in qualche modo rivitalizzato e richiamato a nuova vita, con piazzette e castelli che riportano ad un passato lontano, un medioevo dove forse non era così facile vivere, come lasciano intendere i ruderi del lebbrosario cistercense che rimangono in uno dei punti più suggestivi delle gorges. Ma questa è anche terra di castelli e a Labastide de Virac il Chateau des Roure ti accoglie col fascino del fantasma nascosto e delle consuete capacità dei nostri cugini d'oltralpe di valorizzare quanto hanno a disposizione, anche quando è poco. Comunque subisci il fascino del tempo, la bella esposizione tematica sulla produzione e lavorazione della seta, con l'interessante presenza di una serie di macchine storiche e traversando le camere del castello che mostrano un arredo consono ad illustrarne la storia, arrivi fino al tetto dove puoi percorrere i camminamenti tutto attorno per ammirare quello che è di certo il colpo d'occhio più meritevole di tutta la visita. I rilievi digradanti del sud dell'Ardèche si snodano davanti ai tuoi occhi per onde successive, tra vigneti, boschi e pascoli dove la presenza dell'uomo non si avverte del tutto, né scorgi affatto la sua pervasiva tecnologia. 

Labeaume
Non scorgi auto, né macchine agricole al lavoro e anche le strade sono affogate con le loro curve contorte tra gli alberi verde chiaro, che le inghiottono quasi a volerne negare la presenza. Le stradine in pietra attorno al castello parlano di rifacimenti attenti e ruffiani, che però rimangono comunque così piacevoli da percorrere. Qualche chilometro e sei a Labeaume, un paesetto abbarbicato ad una serie di rocce scoscese che il fiume ha corroso nel tempo. Sosti nella piazzetta davanti ad una chiesa che le due enormi colonne della facciata vogliono mostrare imponente, mentre rimane un desiderio di affermazione di chissà quale signorotto locale che aveva visto lontane cattedrali. Anche le gole di questo fiumiciattolo che lambiscono il paese sono piene di canoe e il greto libero è ricoperto di carne umana che cerca il bacio del sole sempre e dovunque, strizzata in costumi fantasiosi che segnano le pelli come retine da salame da sugo. Fatichi anche a trovare parcheggio lungo stradine, vicoli, salitelle, create per asini carichi di fieno e non per carri di lamiera scoppiettanti. I prezzi esposti sono da affezione, d'altra parte se ti sbatti per arrivarci bisognerà pure pagare. L'acciottolato è fatto da tanti sassi di fiume quasi uguali piantati nel terreno e sa come martoriare piedi ricoperti da suole sottili e non adusi ai penitenziagite medioevali. 

Balazuc
Però bisogna riconoscere che le case hanno un loro aspetto avvincente, il paese è omogeneo e senza sbavature, rientri dal giretto soddisfatto, anche se nelle vicinanze non hai trovato traccia delle centinaia di dolmen promessi nelle guide. Altro piccolo spostamento e, non avendo trovato il villaggio di artisti di Le Viel Audon, evidentemente ben nascosto per evitare di essere scoperto, arrivi a Balazuc, un borgo abbarbicato ad una falesia che precipita nel fiume. Il paesino è un poco più grande e ti consentirà di arrampicarti con fatica attraversi i contorti vicoli ed i camminamenti coperti che, a simiglianza dei nosti borghi liguri, conducono fino alla cima da cui puoi dominare la gola circostante. Anche qui, un sacco di gente, ma ormai ci siamo abituati, rimane da considerare che siamo attorno al ferragosto e hai il dubbio di come sarà la situazione durante il resto dell'anno. Tuttavia la presenza di diversi esercizi commerciali, fanno supporre che comunque un certo flusso di amatori continui anche in stagioni meno cariche. Per trovare da dormire, tocca fare un po' di strada fino a quello che un tempo era di certo un paese che campava sulle terme, a vedere i grandi affreschi sulle facciate delle case, stile belle époque, Vals les Bains appunto, dove leggi una certa grandeur ormai perduta, il segno di un tempo che fu che di certo ha visto i fasti delle damine liberty che venivano qui a passare le acque e ora che rimangono solo più sui fregi dei locali lungo la via principale. La sera i locali del centro fanno un po' di musica d'antan forse in cerca di spinta per i pochi clienti di passaggio che non sai se presi dalla nostalgia del ricordo o nella valutazione di un tempo che non potrà mai ritornare.

Aven d'Orgnac

SURVIVAL KIT

Museo della seta
Aven d'Orgnac - Uno dei 16 siti di Francia. Dopo il video iniziale di una decina di minuti che illustra la storia del ritrovamento, visita guidata di 1 ora con discesa di 700 gradini con varie soste, risalita in ascensore. 13 €. Attorno parco della preistoria con spettacoli e dimostrazioni e museo dedicato. Dedicate alla visita completa almeno un paio d'ore.

Chateau des Roure - Ingresso 9,20 € comprensivo anche del museo della seta (che consiste in una camera con le macchine che è possibile vedere in movimento). Visita con audioguida di circa un'oretta a percorso obbligato dei tre piani fino al tetto. Il fantasma non si vede. Poi potrete fare due passi nel paesetto che o circonda.

Labeaume, Piccolo paese a 15 km da Pontd'Arc. Merita una sosta di un'oretta per percorrerne le strette vie in salita. Grande folla che utilizza il torrente che lo lambisce per attività da spiaggia e fluviali. Concerti nella chiesetta sulla piazza principale.

Chateau des Roure
Hotel de l'Europe - Vals les bains - Albergo che di certo ha visto tempi migliori. Camere datatissime che il gentilissimo gestore non può rendere migliori. Nel bagno squallidino solo una saponetta. Free wifi, tv. Camera 66,80 € senza colazione. Si può parcheggiare nella piazzetta antistante.

Café du Marché - Vals les bains. Nella via principale, con musica dal vivo. Piatto fisso di pasta scotta con frutti di mare + calice di vino e gelato. 16€

Panorama dell'Ardèche

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martedì 22 agosto 2017

Ardèche 4: Les gorges


Il termine delle gole


I meandri del fiume

Al mattino presto non c'è ancora molta gente per strada; in fondo qui la gente ci viene in vacanza e poltrire un poco nel letto ci sta. Così quando imbocchi la bella strada che percorre per circa 30 chilometri la corniche di queste gole, te la puoi prendere comoda, andar piano ammirando quello che ti circonda senza la preoccupazione della fila di auto che ti pressa da vicino. Bisogna dire che l'ambiente vale assolutamente la strada fatta per arrivarci. Anche se non ci sono le altezze vertiginose e le spaccature nella roccia che rendono le concorrenti Gorges del Verdon un unico assoluto, anche queste dell'Ardèche, con le loro pareti più basse, ma più contorte, rappresentano un ambiente naturale decisamente unico. Subito dopo il ponte che dà loro l'accesso, la strada si eleva un poco ed il fiume in basso sparisce, nascosto da barriere di roccia che occultano forre e precipizi, che conducono in basso. La strada tortuosa si inerpica sui fianchi delle colline che ormai sono state abbandonate dal vigneto e dal coltivo per lasciare spazio al bosco, fittissimo e basso. Cespugli spinosi che odorano di Mediterraneo e frinire assordante di cicale. Lungo la strada ci sono ben undici punti di sosta e osservazione, belvederi ben costruiti (i francesi sanno valorizzare molto bene quello che hanno), nascosti tra gli alberi che ti danno accesso diretto al dirupo e dai quali puoi goderti la splendida vista dall'alto dei meandri che il fiume ha scavato nella roccia viva, creando volute rotonde e senza spigoli lungo le quali l'acqua scorre placida, interrotta di tanto in tanto da piccole rapide che noti per lo spumeggiare intenso del corso verdeazzurro, prima tranquillo. 

Il  ferro di cavallo
Il panorama è davvero titanico, le rocce ruvide e corrose che il fiume ha scvato nei milioni di anni stabiliscono i confini di un territorio primordiale dove regnano solitari l'aquila e il gipeto che ogni tanto scorgi in un volo maestoso e lentissimo, quasi a sorvegliare la valle. Gli strapiombi disarmano e spaventano. Non riesci a sporgerti più di tanto. In basso, il nastro verde pennella la sua strada, lambito da spiaggette ghiaiose che segnano il confine con la vegetazione che ha invaso la base delle rocce che spuntano di colpo alle spalle per raggiungere il cielo, fino al tuo punto di osservazione. Puoi solo immaginarne la forza titanica che ha dovuto avere per scavare questo abisso profondo, un'unghiata feroce sulla superficie della terra, portando via con sé, dopo aver devastato la roccia dura, averla ridotta a piccolo frammento e ridotta a ghiaia e sabbia a forza di provocarne una continua abrasione, il residuo ormai debole e leggero. Dove non ha rotto e distrutto, ha scavato caverne e buchi, marmitte e varchi, dove l'acqua ancora si butta, gira e rigira, rode e cerca di aumentare il danno, per aprirsi nuove vie, per attraversare il piccolo istmo rimasto tra un meandro e quello successivo che ora forma quel mirabile ferro di cavallo, cercado di perforarlo, di formare l'ennesimo arco di roccia che desterà le meraviglie per generazioni. 

Canoe
Ci sono varchi e stradine che ti conducono in basso, così puoi raggiungere le rive del fiume, che dal basso appare così placido ed innocuo che ti convince facilmente di non poter essere responsabile di tutto quello che ti circonda. In basso il sole penetra con difficoltà e l'acqua rimane scura, anche se forse è poco profonda e ti invita a bagnarti, a camminare lungo la riva, a penetrare il bosco. Un luogo davvero magnifico, si potrebbe dire bucolico e amatissimo dai francesi, che in questo luoghi amano trascorrere molto tempo, come testimoniano gli almeno 25 campeggi che stanno qui attorno, tutti muniti di centinaia di kayak e canoe da affittare. Un poco più tardi, quando ormai tutti sono svegli e si danno alle varie attività naturalistiche che il luogo concede, ti spaventi al vedere dall'alto il numero dei natanti in acqua. Ce ne sono talmente tanti che fanno fatica a procedere seguendola corrente, intralciandosi gli uni con gli altri senza parlare del momento in cui arrivano ai punti di difficoltà della discesa, le rapide, alcune facili e poco scoscese, altre decisamente più impegnative, dove ci si deve barcamenare, mai verbo è più efficace, per non urtarsi l'un l'altro e per poter procedere senza rovesciarsi, fino all'ostacolo successivo. 

Le gole
Quando arrivi al termine del percorso a monte, hai gli occhi talmente pieni di bellezza e di stupore che quasi non ti aspetti lo spettacolare arco naturale calcareo di Pont d'Arc, che scavalca il fiume con un balzo di roccia maestoso e incredibile ad un'altezza di oltre sessanta metri. Dal basso lungo le rive puoi scorgere anche le profonde caverne, invisibili dall'alto, che si sono formate alla base dei dirupi, nelle anse dove il fiume per millenni ha scavato in cerca di nuove strade. E' un territorio calcareo dove l'acqua si è infiltrata per milioni di anni scavando caverne e cavità sotterranee di dimensioni prodigiose. Ti fai largo tra i bagnanti per ammirare meglio questi prodigi della natura. E'vero c'è un sacco di gente, ma ci mancherebbe altro che un simile prodigio rimanesse senza spettatori. I francesi amano la natura e l'escursionismo e poi ragioniamo, la maggior parte di loro vive lontani dal mare, che noi raggiungiamo comodamente in un'oretta e questi luoghi della Francia interna, durante i periodi di vacanza sono pieni zeppi, tanto che ho dovuto rinunciare alla visita della caverna di Chauvet, nota per avere i graffiti preistorici più belli e famosi del mondo perché bisognava fare una attesa di 4 ore per poter entrare! E pensate che non è neppure la caverna reale, perché giustamente per preservare le pitture, l'intera grotta è stata ricostruita artificialmente e dei graffiti si possono vedere soltanto le copie (per 15 €, i francesi sanno farsi pagare le loro cose). Ripiegheremo su  un'altra di cui vi parlerò la prossima volta.

Pont d'Arc
SURVIVAL KIT

Canoe sul fiume
Gorges de l'Ardéche - Percorso di 30 km che parte dopo qualche chilometro da Pont Saint Esprit e arriva al sito di Pont d'arc, arco naturale che attraversa l'Ardèche, una delle meraviglie naturalistiche della regione e da cui si può partire per le escursioni in canoa. Moltissimi i siti dove affittarle, potete stare tutto il giorno sul fiume e arrivare in fondo al percorso riconsegnanodo la canoa che sarà recuparata dall'organizzazione e che provvederà a riportarvi alla base con una navetta. Anche il solo percorso dall'alto in macchina permette di ammirare tutto il corso del fiume da 11 belvederi che evidenziano i colpi d'occhio migliori. Calcolate almeno una mattinata per godervele appieno con numerose soste.

Uno dei disegni (dal web)
Caverna di Chauvet - Scoperta nel '94, patrimonio dell'umanità, è stata completamente ricostruita con calchi ingesso in 3D, con oltre 8000 m2 di pareti e soffitti che riportano le copie delle pitture straordinarie che sono state ritrovate all'interno. Il parco che presenta anche molti altri punti di divertimento a tema preistorico è stato aperto nel 2015. Ingresso, con prenotazione per la visita guidata di un'ora costa 15€. Si trova a Vallon d'Arc (su una collina a 6 km da Pont d'Arc) a 2 chilometri dalla grotta originale.


Pareti


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lunedì 21 agosto 2017

Ardèche 3: Pont Saint Esprit


Il ponte di Pont Saint Esprit


Lo strombo del portale della cattedrale
Una passeggiata per le antiche vie di Pont Saint Esprit ti riconcilia col passato, sono così strette e contorte che quasi nessuna auto vi si avventura, così arrivi in tutta tranquillità alla imponente cattedrale e subito vai ad affacciarti alla balconata sul fiume che con un alveo davvero vasto, quasi dal non scorgere la riva opposta, costeggia per lungo tratto il costone su cui sfilano le case. Il lunghissimo ponte che lo attraversa coi suoi 700 anni di vita sta lì a raccontare di questa città e dei secoli passati. Ma la storia più curiosa per cui questo paesetto della Francia centrale è noto, risale a pochi anni fa, al 1951 ed è così curiosa che va raccontata. E' noto alle cronache come l'affaire du pain maudit e rimane un caso studiato e molto interessante per capire come si possano creare anche in tempi moderni teorie complottiste e storie fantasiose per arrivare a linciaggi sulla pubblica piazza e non solo messe alla gogna morali. Veniamo al fatto. Dunque pochi anni dopo la guerra, periodo in cui ancora il ricordo della fame e delle privazioni sostenute era ben vivo nella mente di tutti, avvenne nel paese una gravissima intossicazione alimentare che colpì quasi al completo la popolazione, che oltre ai problemi fisici presentò anche episodi psicotici acuti come aggressioni, allucinazioni e deliri notturni, esplosioni di violenza e tentativi di suicidio. 

La cattedrale
A questi si aggiunsero presto scene di isterismo di massa e il presunto responsabile, il fornaio del paese, accusato di avere appositamente avvelenato il pane, ebbe la porta della bottega marchiata con una croce per scacciare i demoni che la abitavano. I più guarirono in pochi giorni, ma per molti si aprirono le porte degli ospedali psichiatrici e due morirono. Visto che l'esorcismo della croce non funzionava, alcuni tentarono di linciare direttamente il panettiere untore che fu allora tratto in arresto, si dice per salvargli la pelle. E' molto probabile, anche se non fu mai accertato con precisione che il pane fosse stato preparato con farina di segale e loglio in cui c'era una forte percentuale di segale cornuta che contiene tossine molto potenti che danno appunto questi sintomi. Inoltre sembra che il pane fosse stato sbiancato, essendo il pane nero un brutto ricordo dei tempi di miseria passati, con un altro prodotto altrettanto tossico, il tricloruro di azoto. Insomma il classico caso di frode alimentare scambiato con la molto più suggestiva ipotesi di stregoneria e di maleficio del demonio a cui il fornaio si sarebbe venduto. Tra l'altro era probabile che lo stesso fosse inconsapevole del fatto in quanto fu arrestato anche un mugnaio che distribuiva queste farine, pare noto per fare questi mescolotti truffaldini, che confessò subito il raggiro che gli avrebbe fruttato circa 2000 franchi, solo che questa volta aveva esagerato, un po' una storia del tipo vino al metanolo, sfuggita di mano. 

Vecchie case
Tuttavia l'inchiesta che si concluse con la condanna del mugnaio non stabilì la causa precisa per cui cominciarono a circolare le tesi più inverosimili. Le colpe erano via via del demonio, del panettiere per le sue vicinanze politiche a De Gaulle, delle moderne trebbiatrici e dell'infame progresso, delle potenze straniere, della guerra batteriologica, del Papa e di Stalin e delle nazionalizzazioni. Oggi certamente sarebbero state chiamate in causa, i banchieri, le multinazionali, la globalizzazione e la Monsanto, sono sicuro, in particolare quest'ultima data la sua continuità coni semi di frumento. Un giornalista americano invece, assicurò, prove alla mano,  che era stata la CIA che stava testando un aerosol all'LSD come arma batteriologica, mentre secondo altri poteva trattarsi di un avvelenamento di mercurio che veniva usato in alcuni prodotti per la concia dei semi, come accaduto in diversi altri paesi del mondo conconseguenze ancora più devastanti, in Guatemale e in Pakistan con oltre 100 morti, insomma un bel caso da manuale da confrontare con i tanti fatti gravi che accadono ogni giorno e che poi danno la stura ai complottisti di mezzo mondo. Va beh, il paesino è comunque molto grazioso, fateci un giro di un'oretta, ma poi, dopo un ricco petit déjener, con croissant che stillano burro, è ora di partire e fare i pochi chilometri che ci separano dall'ingresso delle gole.


La piana del Rodano




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giovedì 17 agosto 2017

Ardèche 1: Per strada


Valence - Un cortile

Valence - La casa orientale
Ogni anno non resisto, un giretto nella vicinissima Douce France, non me lo leva nessuno. In fondo sono qui a pochi chilometri dal confine, anzi un tempo questa era proprio terra di delfinato, poi Regno di Savoia, insomma siamo anche un po' di più che cugini e poi davvero questa terra mi piace molto. Dunque qualche giorno all'anno le va dedicato e non voglio neppure considerare il tempo passato sul mare della Cote, quello anzi mi sembra territorio italiano a tutti gli effetti, in particolare per la fauna che lo popola. Dunque, questa volta dopo attento studio e valutazioni paragonative, alla luce dei consigli dell'amico Sergio, grande conoscitore del territorio, ho deciso per un salto nell'Ardeche, piccolo dipartimento dell'entroterra incastonato tra Drôme e Vaucluse  verso est e la Loira a nord. Dalla Val Chisone ci arrivi in un attimo,  anche se fai una sostina colazione sul colle del Sestriere, che pur essendo fine luglio, mantiene il broncio della montagna alta, poco usa ai vacanzieri estivi e che si sente come in standby in attesa della stagione invernale che le è decisamente più congeniale. Tra la nebbia bassa e la temperatura frizzantinna, la briochina sicca sicca ti va quasi di traverso; meglio apprezzerai maggiormente i petits déjeuners che ti aspettano ansiosi al di là del confine.

Valence - San Giovanni Battista
Il balzo fino a Briançon mi è ormai talmente consueto che mi scordo di apprezzare il bel colpo d'occhio della fortezza del Vauban che domina l'inizio della vallata della Durance e che prosegue verso Gap con un suo respiro ampio e invitante. Bisogna ammetterlo, dal nostro versante, specialmente in questo settore occidentale, le valli sono strette e tortuose, mancano di grandezza, le montagne stesse appaiono come più misere e sassose. Al di là, tutto appare più ampio, più grandioso, le cime, più lontane e quasi misteriose sembrano nascondere possibilità indicibili, ghiacciai ancora vivi e spessi, ancora poco toccati da questo clima ballerino da cui tanto sono angosciati. La Barre des Ecrins con le sue cime oltre i quattromila, ti segnala subito che qui è montagna vera, dove il limite dell'escursionismo si fa prossimo ad imprese più importanti. Già il passo del Lautaret ti pone in una dimensione diversa e più professionistica, anche se fai fatica a superare gli stormi di ciclisti incalliti che sudano su queste rampe storiche, in attesa di prendere l'imbocco dela strada per il famoso Galibier, misuratore di fatiche disumane che invogliano all'aiutino per poter dire almeno di essere arrivato in cima, pestando su quei pedali maledetti che sono i chiodi della croce a cui rimani appeso per poter raggiungere ancora vivo quel traguardo.

Valence - Una via
Poi, con quelli con cui parlerai di biciclette, di sudore e fatica, di gare raccontate, te lo potrai appuntare, sul petto nudo, come medaglia al valore, al pari di tanti altri nomi storici, Alpe d'Huez, Isoard, Mont Ventoux e il fatto che più d'uno ci abbia già lasciato la pelle, non perché schiacciato come una rana da automobilisti distratti, ma perché il cuore scoppia e non per l'emozione, lo fa rà diventare ancor più bello. L'uomo brama il rischio, l'adrenalina e la fatica passa in sottordine. Quando le gole della Romance si allargano e tutto diventa piano e scorrevole, quasi ti spiace aver perduto quel panorama di alta montagna, curve continue tra pascoli secchi e senza alberi, che ti segnalavano una quota importante e tutto il panorama si addolcisce, tra piccoli paesi pur popolati di vacanzieri amanti della semplicità e del profumo delle tome di montagna. Poi non si può resistere al richiamo autostradale, che i chilometri non saran tanti, ma se paghi pedaggio arrivi in fretta e in un soffio sei a Valence, capoluogo della Drôme al confine col nostro traguardo. Un colpo d'occhio bisogna pur darlo a questa cittadina sulla riva del Rodano dal centro storico ben conservato che invita ad una passaggiata per ammirare la sfilata di vecchi palazzi, le rovine dell'antico castello, i giardini quasi sospesi sulle rive del fiume vicino.

Valence - La cattedrale
La grande cattedrale di Saint Apollinaire e la chiesa di San Giovanni Battista, sono in realtà molto più imponenti dal di fuori che all'interno, dove appaiono un po' spoglie, prive di quella ricchezza di quadri e sculture che invece riempiono a dismisura le nostre cattedrali. Grandi architetti insomma i nostri cugini, ma un pochino sotto nel resto. Una pioggerella fine ma fastidiosa mi obbliga prima a cercare riparo nella piazza centrale tra i chioschi ed i tendoni dei ristoranti all'aperto, poi induce a raggiungere l'auto per procedere nel viaggio. L'autostrada segue per ancora parecchi chilometri il confine tra i dipartimenti dell'Ardéche e della Vaucluse, scorrendo lungo la riva destra del Rodano. Qualche vigneto sulle colline lontane ricorda che qui siamo in terra di grandi vini, la Côte du Rhone proverbiale, man mano che si procede verso sud e comincia a sentirsi il profumo della lavanda di Provenza e quando arriviamo quasi ad Orange, bisogna ricordare che siamo a un tiro di schioppo dal famoso Chateauneuf du Pape, un nome una tradizione. Insomma dici Francia, dici vino un po' dappertutto. E con questo vi do appuntamento a domani, lasciandovi sul gusto dei sentori di romanità che emanano dalla città che andremo a visitare.

L'interno della cattedrale



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