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mercoledì 24 dicembre 2014

Transit to Yangon


Scende la sera




Trasporti urbani
Accidenti questi aereini sono sempre pieni zeppi! L'Oriente è in tale tumultuoso sviluppo che evidentemente non si riesce a stare dietro alla richiesta, ogni giorno in vorticoso aumento. I locali sono piccolini e si infilano facilmente in tutti i pertugi disponibili, ma quando arriva qualche gruppetto di grassi occidentali è più dura farsi largo, dato che i sedili non sono assegnati, ma si deve sottostare all'assalto alla diligenza. Due famigliole di corpulenti tedeschi fanno fatica a infilarsi tra i braccioli, un paio deve addirittura richiedere la prolunga della cintura di sicurezza. Beh, io almeno non ho ancora dovuto sottostare a questa onta. Una parte dei sedili avanti è però riservata. Ecco infatti che, quando tutti si sono sistemati alla meglio coi pacchi e le borse in grembo, arriva direttamente sulla pista un corteo di auto con bandierine. Sembra sia un importante ministro che sta girando il paese inaugurando edifici, tagliando nastri e blandendo i suoi seguaci  in vista delle elezioni del prossimo anno. La sta prendendo alla larga insomma. Il codazzo dei sottopancia fa tenerezza, chi a portargli una busta, chi la borsetta, chi non avendo niente da portare cerca di sostenergli un braccio, mentre altri lo seguono fedeli, o sono più piccoli o par di vedere la loro schiena leggermente piegata, in una postura di sottomissione naturalmente esibita. Prima di salire sulla scaletta si gira con sguardo dolce e benedicente verso il codazzo di accompagnatori che lo circonda ai piedi dell'aereo, accarezza teste di bambini che gli vengono sporti, poi sale seguito dai fedelissimi e si gira ancora una volta a lanciare un ultimo amorevole saluto. 

Dal gioielliere
All'arrivo un'altra piccola folla lo attende, con collane di fiori da gettargli al collo. Lui sorride molto e dispensa saluti e certamente promesse. Che comportamento strano per un politico. Quando riusciamo a guadagnare l'uscita degli arrivi domestici, la piccola folla si è quasi dispersa, mentre il corteo di auto scure parte sgommando verso i palazzi del potere. Yangon adesso è presa nella consueta morsa del traffico, quello di una città che sta esplodendo di nuovi mezzi che ogni giorno si aggiungono ai precedenti, senza che le strade, sempre uguali, pensate per biciclette e rickshò, riescano ad allargarsi da sole. Certamente la soluzione magica di tutto questo sarà stata uno dei punti di forza del politico di cui sopra, nel frattempo noi cerchiamo di arrivare con fatica in downtown. La punta dorata della Shwedagon Paya rassicura e fa comunque da guida costante e se vogliamo benedicente. Quando arriviamo è già scuro. Per fortuna, la città, che era rimasta bloccata per tre interi giorni a causa delle piogge torrenziali che ci avevano accolto al nostro precedente arrivo, si sono date pace e in un attimo tutto si è ripreso con più vigore di prima. Qui ci sono abituati, al massimo ci si toglie le ciabatte e si gira coi piedi a mollo, mentre gli autobus rimangono fermi lungo la strada in attesa che l'acqua e il fango defluiscano. Tuttalpiù rimangono i residui qua e la, se saltano le fogne che corrono sotto i marciapiedi, ma bastano un paio di giorni e tutto secca. Intanto le strade del centro sono tutte piene di gente e bancarelle di street food

Al pozzo
In Oriente tutti sono abituati a mangiare spesso fuori, se apri un ristorante, di qualunque tipo sia, è difficile farlo andare male. Da ogni stradina, da ogni porta escono fumi e vapori, sfrigolar di fritture e puzzo di griglie cariche. Un paio di stradine più avanti, al centro di Chinatown, di localini di ogni tipo ce ne sono addirittura uno dietro l'altro; hai proprio l'imbarazzo della scelta. Alla fine ci infiliamo in uno dei più affollati, seguendo la regola che se c'è tanta gente vuol dire che si sta bene. Certo, per non allargarti troppo e non correre rischi, mangi sempre i soliti piatti, pollo, riso, noodles. Dopo un po' ti escono dalle orecchie, ma tanto, con le mie riserve, è difficile che muoia di consunzione, per lo meno nel corso del viaggio. Domattina ce ne andremo verso nord, bisogna solo passare la notte nella solita cameretta senza finestre, dove l'aria condizionata non funziona o perché manca la corrente la notte, o perché sono saltate le valvole. Alle tre, complice anche un incombente reflusso di maledizione di Montezuma, per evitare il soffocamento, mi decido a chiamare il ragazzo, anche se poco speranzoso, data l'ora. Invece accorre immediatamente, misericordioso e gentilissimo, come pare sia la regola da queste parti, cambia le valvole fulminate e dopo poco, posso sprofondare beato tra le braccia di Morfeo , mentre il soffio maligno che, apparentemente salvifico, cola dal soffitto, proseguirà sul mio apparato gastrointestinale il suo lavoro malevolo,  dandomi per il giorno dopo il definitivo colpo di grazia. Che ci volete fare, siamo nati per soffrire.

Tornando a casa

SURVIVAL KIT

Yangon Downtown - Situata sulla lunga via che parte dalla Sule Paya e che attraversa prima il quartiere mussulmano e subito dopo quello cinese. Quartiere animatissimo, ricco di templi e moschee nelle vie laterali, ristoranti e bancarelle. Qui si trovano anche molti alberghetti "spartani", comunque sempre attorno ai 30/50 $.


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domenica 7 dicembre 2014

Yangon downtown


Yangon - Dopo la pioggia



Il lago kandawgyi
Quando il monsone, mi sembra il caso di denominarlo così, dà un po' di tregua, l'aria diventa subito lucida e pulita; il cielo rimane grigio piombo, ma una specie di luminosità diffusa si spande sulle facciate delle case, sulle superfici più chiare, nelle pozzanghere che diventano improvvisamente specchi dove perdi di vista la fangosità e cominci a ad avere la sensazione di pulizia che dà l'acqua. Sembra quasi che ci sia un raggio di sole ad illuminare il tutto. E' il momento speciale per le fotografie, quando tutto risplende e ti sembra di vedere lontano, quasi ti fosse migliorata la vista. Sul bordo frastagliato del lago Kandawgyi, il verde dei canneti è ancora più vivo, indovini le costruzioni lontane sull'altra sponda, le dita d'oro delle mille piccole pagode sparse nel verde e i boschetti di bamboo dei giardini dove passeggiano le coppiette, che non possono sedersi sulle panchine, tutte bagnate. Qua e là i tanti chioschetti offrono specialità fusion, gelati, sushi, patatine, fritti, un luogo dove passare il tempo lontano dal traffico insomma. Fai due passi lungo la riva ed è tutta una serie di scorci panoramici suggestivi. In fondo, la grande pagoda sta lì, come una enorme madre a proteggere nel suo abbraccio caldo l'intera città. E' pur vero che con la sua imponenza, la vedi un po' da qualunque parte della città, ma questo è il punto dove te la puoi accarezzare meglio, mentre riflette i suoi colori nello specchio lucido del lago, mescolando le sfumature sulla tavolozza dei pastelli, il verde, l'oro, l'azzurro. 

City Hall e Sule paya
Anche l'enorme palazzo fatto a forma di chiatta reale sul bordo del lato orientale, non disturba più di tanto, fa il gioco del gusto cinese prevalente, un po' una firma per distinguere il luogo. Se vuoi contrasto, passa subito alla zona centrale di Downtown, dopo Chinatown, il quartiere islamico con le sue moschee poco frequentate e la zona indiana. Qui è tutta una commistione di marker religiosi a segnare il territorio, chiese con la croce in testa, pagode dorate, moschee bianche dai minareti aguzzi, gopuram ricoperti di statue indù, la grande sinagoga, non ci si fa mancare proprio nulla, tutti seminascosti tra le case e mescolati nei quartieri, un disperato tentativo di tranquilla accettazione reciproca o voglia non nascosta di occupare spazi, caselle, posizioni. Chissà, intanto passeggiare tra vicoli e stradine circondati da cadenti costruzioni coloniali che costituirono il nucleo iniziale di Yangon, è forse il modo più corretto per assorbire lo spirito della città. La Sule Paya è l'ombelico centrale dell'area dove convergono tutte le strade del reticolo progettuale inglese, un po' simile, in chiave minore, concettualmente alla Connaugh Place di Dheli. Una voglia inespressa di esportare la loro cultura, di "normalizzare" i territori occupati con tante Piccadilly Circus. Anche questo un tentativo di marcare un territorio. Ma il tempio stava già lì da 2200 anni, così la piazza gli è cresciuta attorno, facendone una strana rotonda spartitraffico assediato da autobus strombettanti e camionette cariche di umanità varia che si sposta ogni giorno, in una transumanza continua ed inarrestabile. 

Un negozio religioso
Intorno potrete farvi un'idea dell'architettura coloniale rappresentata dai vari palazzi, quello della High Court di mattoni rossi, lo Strand Hotel che richiama il tempo passato dei grandi alberghi sparsi per il mondo, il palazzo dell'autorità portuale, l'edificio delle dogane, la chiesa battista e la City Hall appena ripitturata di un bianco abbagliante con tocchi di azzurro. Rimango un po' seduto nel giardino dell'indipendenza, proprio di fronte alla Sule Paya a goderne i riflessi luminosi dei raggi di un sole che cerca di farsi largo tra i nembi bassi. Che costruzione incongruente! Soffocata dal traffico, la pagoda ottagonale ha tutta la base formata da negozietti, bar, ferramenta, venditori di articoli religiosi e almeno questi ci azzeccano, materiali elettrici, un internet café, astrologi, alimentari, un negozio di chitarre. Forse proprio per questo il luogo è così suggestivo. La città, con la sua voglia di modernità, cerca invano di soffocarla, ma lei rimane lì, con il suo alto zedi dorato a puntare il cielo, a imporre la forza e la presenza della tradizione. A sera, quando la luce del tramonto ne accende i toni arancio, quando finisce il lavoro, la gente ci passa, porta un'offerta, si ferma per una preghiera, davanti alla parte centrale dove è custodito uno dei milioni di sacri capelli sparsi per il mondo. Nella confusione che regna all'interno, tra negozi e bancarelle delle offerte, statue colorate, luci violente, aureole al neon multicolori, Buddha appena arrivati accanto a quelli vecchi di secoli, tutti oggetto della stessa intensa e compunta venerazione. E' questa la commistione tipica che ritrovate in qualunque luogo di culto del paese e che all'occhio pretenzioso dell'occidentale stona e spesso spiace. 

L'astrologo
Noi rimaniamo indubitabilmente affascinati dalla patina di antico, gioiamo di fronte al monumento in rovina in cui si intravede, assieme all'abbandono, il segno inequivocabile del tempo, che scarnifica i muri, ingrigisce le superfici, le uniforma stendendovi sopra la patina dell'antico, che crea una situazione del tutto nuova rispetto alla realtà per cui la costruzione era nata ed usata. Qui invece il praticante, diciamo l'utilizzatore finale del tempio, non ne sopporta il senso di vecchio e di trascuratezza. Vuole che tutto risplenda come se fosse appena stato costruito, che ogni cosa sia lucida luminosa e soprattutto colorata. Quindi periodicamente, le antiche guglie, i muri millenari, le stesse statue oggetto da secoli della devozione popolare, devono essere ricoperte di nuovo colore, intenso e vivace, gialli dorati, rossi carminio violenti, blu e turchini accesi, che nascondano il senso di vecchio e di non vissuto. Pensate ai templi di Pestum o di Agrigento dipinti di bianco con metope e triglifi multicolori e statue coi vestiti dorati, le pupille degli occhi segnate su bianco. Eppure guardate che gli originali erano così. L'uniformità ocra che uniforma le nostre aree archeologiche è un falso, meraviglioso certo, ma irriconoscibile a chi tornasse dal passato. Dunque rassegnamoci ai neon rossi, bianchi e blu che lampeggiano incessantemente attorno alle teste dei Buddha, d'altra parte lui ha raggiunto l'illuminazione e dal suo occhio sereno si capisce che sopporterebbe tranquillamente ben altre cose. 


Traffico attorno alla moschea


SURVIVAL KIT

Downtown - Potete tranquillamente girarla a piedi in una mattinata o un pomeriggio, soffermandovi nei vari punti che vi ho segnalato o ricercando nei vicoli le tante costruzioni e templi anonimi ma suggestivi. Oltretutto è la parte più vivace della città e quindi assolutamente interessante.

Il palazzo Karaweik
Sule Paya - Ingresso 3000K - direi inutili, meglio restarci attorno ad osservarne la vita frenetica che ci scorre.

Lago Kandawgyi - Area di parco (ingresso 1000K) sempre in centro città, dove trascorrere un po' di tempo in tanquillità e ammirando il paesaggio. Molte possibilità di fare spuntini. Sulla sponda il palazzo fatto a barca reale Karaweik dove alle 18:30 e alle 20:30 a 34$ potete avere cena e spettacolo di danze tradizionali. Un po' trappola per turisti, ma se no le danze non le vedete (date un'occhiata al sito se vi interessa il genere).


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