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lunedì 21 marzo 2016

Ma fa ancora freddo?



Risultati immagini per Alessandria ponte Tanaro vecchie foto
dal web

Ho trovato sul sito dei nostalgici della vecchia Alessandria di FB, Lisondria, questo bel proverbio di un tempo:

El fava tonta frigg che u jè slà ün asu an sel pont at Tani (faceva talmente freddo che è gelato un asino sul ponte Tanaro)

Ora, a parte il piacevole senso di esagerazione tipico della mia terra e non considerando la nostalgia per il vecchio ponte abbattuto in una notte di agosto, bisogna dire che non ci sono più quei bei freddi di una volta. E va bene, anche qui, da buon alessandrino mi piace crogiolarmi nei luoghi comuni. Ricordo che a Irkutsk in un lontano febbraio trascorso sulle sponde ghiacciate dal lago Bajkal a -33°C, il mio cliente mi diceva: -Eh, non ci sono mica più le belle temperatura di una volta , quando qui non si saliva mai sopra i -40°C!- borbottando scontento e adducendo poi questo motivo per tornare in fabbrica a buttar giù una bottiglietta di vodka. Per dire che tutto il mondo è paese. Però accidenti quando importavo patate da seme dall'Olanda mi ricordo che era come fare un rito vodoo. Non appena era deciso il giorno di arrivo del treno, potevi star tranquillo che all'apertura dei vagoni era sempre attorno ai -20°C e i sacchi esterni gelavano. Era come chiamarla, la sfiga. E comunque ho anche un nitido ricordo di certi febbrai in cui la mia mamma usciva a far la spesa mettendosi delle vecchie calze di lana sopra le scarpe per evitare di scivolare sul ghiaccio. Tanto per dire. E poi, è vero o no che se il cinema Dante veniva chiamato anche U giasòn, ci sarà pure stato un motivo! 

Ieri mattina c'era + 1°C e mi sembrava che facesse un gelo assassino che mi penetrasse attraverso la sciarpina calda fino nel profondo delle ossa. Mamma che freddo. Saranno mica gli anni?


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lunedì 1 luglio 2013

Cittadella e Tai Ji.



Bisogna dire che la Cittadella è ridiventata davvero una realtà fruibile per i cittadini. E' davvero una delizia, spazi sconfinati, vibrazioni di calma ed allo stesso tempo carica di energia. Luogo ideale ad esempio per praticare Tai ji nel grande prato centrale. Sta finendo il profumo dei tigli, l'estate reclama la sua parte imponendoti l'afa della piana, ma sotto l'ombra densa delle piante che circondano la piazza respiri profondamente ed i piedi si muovono nell'erba spessa come mai potrebbero in nessuna palestra, radicandosi alla terra. Certo il luogo è ormai pieno di gente e di manifestazioni, ma in realtà, vuoi per gli spazi, vuoi per la maestosità del luogo non si danno fastidio le une con le altre. Ieri c'era un raduno di macchine da amatori, credo con scambio di parti e gadget vari. Su di una era stato installato un impianto stereo, che di certo per propagandarne la potenza, veniva dispiegando a pieno volume musica house et similia. Certamente qualcuno era in ascolto sulle alture di Pietramarazzi per valutare se il suolo arrivava bene fino là. Pur stando dall'altro lato del piazzale i timpani fungevano da membrane percosse violentemente dalle percussioni e il tumpf tumpf dei bassi martellavano impietosi, eppure anche questo è servito al perfezionamento della pratica. 

Il Tai Ji ti spinge a svuotare il te stesso, a porti fuori dalla corporeità, a lasciar scorrere sul corpo e nel corpo lo stimolo esterno. La violenza aggressiva dei watt sparati al massimo entra dentro di te come in un tubo vuoto e scorre giù fino a terra disperdendosi come una scarica di un fulmine la cui potenza devastante viene assorbita e annichilita, come l'olio scorre sul corpo di un lottatore mongolo per vanificare le prese, come le proteste dei condomini nell'orecchio dell'amministratore durante le prime ore della riunione stessa. La violenza e l'aggressività, assecondata e lasciata scivolar via lungo le tangenti  senza ostacolarne il flusso, anche questo è Tai Ji. Così non nutri neppure più pensieri aggressivi verso chi ha, inopinatamente e con motivazioni arzigogolate, abbattuto il ponte che permetterebbe di accedere a questo straordinario spazio pubblico con comodità, così non hai pensieri di odio verso chi ti ha obbligato a lunghi giri per arrivare, ma ti abbandoni al fluire lento della tecnica ed ai suoi ritmi respiratori. Inutile schiumare rabbia, Alessandria è sempre la stessa, non negli anni, ma nei secoli. Sentite un po' cosa è successo nel 1848 e proprio in questo stesso luogo, dove allora c'era l'antico ponte coperto. Ecco la puntuale relazione nei Cartolari del Conte Civalieri, testimone dell'epoca: 

...ordinò che si discoprisse il nostro caro antico e maestoso ponte sul Tanaro, ch'era una maraviglia per la sua costruzione, per la sua antichità; ciò che si eseguì in fretta, in pochi dì, fino gittandone le tegole ed i materiali nel Tanaro piuttosto che donar il brevissimo tempo necessario per condurli altrove, siccome tanti se n'erano offerti. Tutti gli alessandrini ne furono afflitti e tutta l'Armata rientrando in patria biasimò quell'atto vandalico ed inutile...

Niente di nuovo sotto il sole, tutto si è svolto con la stessa indegna modalità prevaricatrice, quasi due secoli fa lo stesso atto distruttivo compiuto sullo stesso ponte che sarà sostituito da uno nuovo e dallo stesso triste destino. Una nemesi storica che si è abbattuta sul manufatto, forse punizione divina proprio per i cittadini, primi colpevoli di non sapere mai scegliere i propri amministratori, salvo lamentarsi dopo sui successivi. La sindrome mandrogna dell'Avucat Truncòn, cul c'là sfac' la cà per vendi i mòn, si ripete anche a distanza di secoli.


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domenica 19 settembre 2010

La ringhiera del ponte.

Il ritorno in città dopo la pausa estiva è sempre fonte di qualche sorpresa, anche per la nostra immobile Alessandria. Ecco che, dopo una anno di patimenti, mi hanno riaperto la rotonda dello Scientifico, che a voi parrà poco, ma per chi abita dalle mie parti è una boccata di ossigeno non trascurabile. Come volevasi dimostrare (e non certo perchè la gente si è abituata a non passare di qui) si sono quasi dissolte le code, con un provvedimento a costo zero che era stato rifiutato dai maghi della viabilità per un evidente puntiglio. Ma va bene lo stesso pur che si riesca finalmente a ritornare a casa senza dover fare il giro dell'oca.

Capisco che questa diatriba non interessi in alcun modo chi non vive qui, ma è un sintomo dell'arroganza del potere, come si può vedere in questo carteggio, che pur di non voler provare a costo zero una soluzione, decide sulla base di idee preconcette e prove tutte virtuali sulla pelle dei cittadini. Comunque questo è solo una conseguenza (prevedibilissima) dell'abbattimento del ponte, che porta in sé il suo male oscuro. Abbattimento avvenuto di soppiatto nella settimana di agosto a città deserta, ormai più di un anno fa. Credo che a tutti parrà logico che in una città circondata da fiumi con pochissimi accessi, un ponte si abbatte solo il giorno prima (o meglio ancora dopo) a quello in cui si comincia a fare quello nuovo, ma da noi no.

Subito è stato promesso che entro un anno sarebbe partita l'opera, adesso siamo già slittati a fine anno, vedremo se sarà compiuto come promesso entro il 21 dicembre 2012 (o in ogni caso prima della fine del mondo come hanno previsto inascoltate Cassandre). Ma tanto per ridere un po', qualche mio concittadino si è chiesto che fine hanno fatto le ringhiere del vecchio ponte che qualche vecchio nostalgico tanto amava? Io le ho trovate in un paesino lontano lontano e vi assicuro che potrebbero essere quelle, come da foto allegata. Pensate quanta strada hanno fatto quelle vecchie ringhiere, forse ottocenteschi parapetti storici (beh non esageriamo) rottamati che adesso fanno bella mostra di sé come recinzione di una ridente villetta toscana. Chissà come hanno fatto ad arrivare fin là.




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