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lunedì 9 gennaio 2017

Passare dalla democrazia alla dittatura.



Scusate se mi prendo un altro giorno di pausa, ma la scorsa quotidiana su FB, sempre più interessante come specchio del sentire della gente, mi costringe a buttare lì due considerazioni. Quando un paese è preso nelle spire di una crisi non passeggera ma di sistema che si prolunga nel tempo, il popppolo scivola sempre di più verso la tentazione di avere un uomo forte al comando e di passare alla dittatura, basta vedere l'innamoramento generale per Putin e suoi similari. Un gran numero di persone è ansiosa di passare a questa soluzione,  nella speranza di poter avere il dittatore buono che tolga loro le castagne dal fuoco e risolva tutti i problema levandosi poi di torno. D'altra parte il maggior numero delle dittature più efferate hanno sempre preso il potere passando per la via democratica del voto, al massimo con una piccola spallata finale, sempre auspicata dalla folla plaudente. Qui da noi siamo in una fase che prelude a questo quasi inevitabile finale di partita. 

Lo schema è sempre lo stesso. Cavalcare i più classici populismi: i politici ladri (e qui aiutano molto loro stessi), i vari problemi provocati o provocatori della crisi stessa, potere finanziario, plutocrazia massonica, immigrazione, c'è una scelta ampia. Gli aspiranti al potere sono sempre molti ed eliminato il bersaglio principale che rappresenta il passato responsabile di tutti i mali, si mettono in lotta tra di loro per l'unica cosa che interessa, la conquista del potere assoluto e dittatoriale. Generalmente la spunta il più furbo, intelligente, spietato e privo discrupoli. Quello che poi, al potere, in genere diventerà il più nefasto portatore di dolore e morte e, tranquilli, finisce sempre nello stesso modo, in generale. Da noi, morta definitivamente l'estrema sinistra, Legaioli, fratellastri e similari si battono come leoni, ma hanno il difetto di essere attaccati a pochi, sebbene ben individuati bersagli, immigrazione, isolazionismo e così via e non stanno raccogliendo più di quanto possa rendere il loro zoccolo duro. 

Il più interessante invece è il movimento dei movimenti, partito in mano ad un personaggio carismatico con alle spalle una entità associata, interessata al potere per fare tanti tanti soldi. La loro strategia è davvero valida e apportatrice di innegabili risultati in termini di consenso, tanto che per quante ne facciano, ne dicano o ne combinino, questo consenso non cessa di aumentare, anche in presenza di incredibili, ma azzeccatissimi voltafaccia. Forti di un numero di base già eccezionalmente ampio, il fine è quello di aumentare rapidamente la percentuale per arrivare davvero nella stanza dei bottoni finale. Quindi su argomenti critici che spostano voti a valanga, stanno adottando soluzioni davvero spregiudicate ed interessanti. Dei forcaioli hanno già fatto il pieno, al massimo per rafforzare i concetti possono bastare le proposte di tribunali popolari per tacitare giornali e commenti critici, questo è sempre un sistema graditissimo al popppppolo.  Per dragare voti dalla parte della destra più estrema è emblematica la sterzata fatta sugli immigrati, adesso tutti da espellere domattina. Sull'Europa, interessantissimo l'ultimo voltafaccia del comico, sull'abbandono degli alleati exit per abbracciare i più forti sostenitori dell'Unione e della cessione di sovranità, cosa che oltre a dragare consensi nell'area di chi teme giustamente il tracollo economico che arriverebbe col disfacimento europeo, darebbe anche una sensazione di rispettabilità e buon senso alle istituzioni internazionali. 

Interessante e pagante, è anche la campagna pesantissima lanciata da tutti i siti fake degli Associati stessi per la santificazione della povera sindaca romana, la nuova Giovanna d'Arco, avversata da tutti i malefici poteri forti, dalla Monsanto alle lobby dell'olio di palma, dalle banche divora soldi dei poveri correntisti, ai produttori di scie chinmiche, nonché dagli antianimalisti, anche se invece per la verità, se potessero, la brucerebbero violentieri sul rogo, per i disastri che sta combinando. Tutti questi ignobili siti aiutano inoltre, grazie all'idiozia della gente, il cui carico di odio è ormai inarrestabile, a far fare un sacco di soldi ai burattinai di cui sopra. Il disegno sta funzionando benissimo perchè i consensi, benché sembri impossibile, continuano a crescere, finché non arriveremo al punto, grazie alla prossima legge elettorale da permettere la conquista della poltrona del dittatore, il potere assoluto insomma. 

E' interessante infatti seguire il comportamento dei suddetti, che avevano in un primo momento bocciato l'Italicum come la porcata assoluta, che si sono messi ad esaltarlo appena capito che avrebbe loro consentito la certa vittoria anche con il consenso attuale. Ora che si stanno prendendo contromisure, fingono di osteggiare un sistema semiproporzionale con una quota premiale al 45%, che scioccamente i proponenti giudicano irraggiungibile, mentre i voltafaccia degli ultimi giorni lavorano proprio per permettere questa, apparentemente impossibile quota, che invece arriverà state certi che arriverà, basta che diate un'occhiata ai commenti, alle condivisioni e ai rigurgiti di odio che si affollano sui social. Poi, conquistato il potere, sarà il momento del sangue vero, sapevatelo.

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Consegne

giovedì 6 ottobre 2016

Zhǎo

da writtenchinese.com

Ecco qua un altro verbo molto comune della lingua cinese, 找 - zhǎo, che non bisogna confondere con 我 - wǒ che significa Io (fare attenzione al trattino che qui lega le due parti e quello superiore della parte a sinistra). Si tratta dell'unione di due caratteri di base, la prima è uno dei vari pittogrammi di Mano: 手 - shǒu, dove si vedono bene almeno tre dita della mano tesa. A destra invece abbiamo 戈 - gē, che significa Lancia, Alabarda. Insieme formano 找 - zhǎo, che vuol dire Cercare (To Find inglese). Il riferimento è ai tempi in cui cercare cibo non era questione di avere soldi in tasca, ma bisognava procurarselo avendo con sé un'arma, sia che lo si volesse ottenere dalla natura con la caccia, sia ancora meglio, depredando qualche proprio simile. L'uomo è per sua natura fatto così, predatore in assoluto e se non riesce ad ottenere qualche cosa con le buone, lo pretende con la violenza. 

Oggi tutto è più sofisticato, non serve più il coltello (spesso sono meglio mitra, bombe e missili), ma i vari rapporti, tra datori di lavoro e prestatori d'opera, tra comandanti e sottoposti, tra stato e cittadino o peggio tra stati, rimangono e saranno sempre situazioni in cui il più forte obbliga il più debole a subire. In generale il sistema si autocontrolla automaticamente, perché questo conviene alla convivenza comune, riuscendo a generare una sorta di equilibrio instabile tra le due parti, che però con facilità può debordare da una delle due. Si sa bene che il datore di lavoro se potesse ti farebbe anche pagare qualche cosa per darti l'opportunità di lavorare per lui e all'opposto lo stipendiato vorrebbe avere la paga direttamente a casa senza neanche presentarsi al lavoro. In mezzo ci sono le mille sfumature di grigio, tra le quali la lancetta oscilla a seconda delle varie epoche storiche. Bisogna farsene una ragione.

A chiusura voglioaggiungervi qualche composto divertente e utile: unito a Soldi, monetine abbiamo: 找钱 - zhǎo qián - Dare il resto. Unendovi Accoppiare e Elefante abbiamo 找对象 - zhǎo duì xiàng: che vuol dire Fidanzarsi. Divertente no? Invece aggiungendo Avvicinarsi e Montagna otteniamo  找靠山 - zhǎo kào shān - Cercare un punto di appoggio, in quanto nel pensiero cinese la montagna ha sempre rappresentatola sicurezza di un appiglio sicuro. Infine aggiugendo Apertura/chiave e Porta si ottiene 找窍门 - zhǎo qiào mén: Cercare la soluzione, la chiave del problema. Intuitivo direi. E per oggi direi che basta così.


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martedì 12 gennaio 2016

Zhù

Spesso guardare un singolo, piccolo ideogramma cinese, e ragionarci un po' su ricercando i significati delle singole parti, può dare la stessa soddisfazione che leggere un trattato filosofico. L'amico Gianni, esperto in materia, mi faceva notare l'altro giorno le implicazioni semantiche del carattere 住 - zhù, uno dei verbi più usati che significa Vivere, abitare, dimorare, fermarsi, stabilirsi. E' una notazione abbastanza semplice anche se è costituito da due ideogrammi radicali. A sinistra la semplificazione di 人 - rén - Uomo, Persona e a sinistra 主 - zhǔ: Padrone, Signore. Quest'ultimo, poi, si ottiene dal più semplice 王 - wáng: Re, formato a sua volta da tre trattini orizzontali (Uno significa l'Individuo, tre sono già da considerarsi un Popolo e il tratto verticale che li accomuna e li unisce indelebilmente va a formare la figura del Re che non sarebbe nulla senza il suo popolo). Bene, ora il Re è una figura di riferimento istituzionale, potremmo dire teorica, ma quel trattino che gli si aggiunge sopra, è un qualche cosa di più di una semplice corona istituzionale, è quello che trasforma l'astrazione dell'istituto in persona reale, con quel piccolo segno in testa, il Re diventa Padrone e come di certo si intendeva un tempo Signore assoluto.  Ma attenzione quel piccolo segno non è tanto un simbolo di forza, ma rappresenta la fiammella del sapere e della conoscenza. Quindi il vero Signore è anche un maestro saggio e illuminato e per questo deputato a prendere le giuste decisioni. Quindi con ogni diritto di decisione, è l'unico legittimato ad operare per il bene del popolo stesso senza intermediari e distinguo, concetto questo ben fermo tutt'oggi nella mentalità del popolo e della nomenclatura cinese.

Cosa che in occidente spesso desta stupore ed incomprensione. Per riassumere quindi, ecco che accomunando i due concetti di Uomo e Padrone, si può concludere che Là dove l'uomo che è padrone di se stesso e delle proprie azioni, quello è il posto da eleggere a propria dimora. Insomma l'uomo è signore nel luogo in cui vive. E ovviamente può imporre le decisioni e le sue volontà in modo assoluto e senza discussioni. Non ci sono mediazioni o sfumature. La Cina non è il mondo del relativismo moderno, la verità è una ed è quella che decide il capo, agli altri non rimane che obbedire, se non si vuole turbare l'armonia del vivere. Il capo può sbagliare e operare malamente, non importa, il concetto confuciano, che rimane profondamente radicato nella mentalità orientale è: pazienza, sarebbe molto più dannoso per l'equilibrio della società, se alla legge sbagliata non si ubbidisse e non la si eseguisse mettendola continuamente in discussione, perché verrebbe minato il meccanismo di funzionamento dello stato stesso. Una volta accettato il principio che si può disobbedire, ogni cosa potrebbe essere rallentata e boicottata e il funzionamento della società civile crollerebbe nel disordine, nell'anarchia più assoluta, il massimo spauracchio dell'est del mondo. Come siamo distanti dal pensiero occidentale lo lascio esaminare a voi, tuttavia mi sembra importante cercare di capire i motivi delle cose. Se le conosci puoi affrontarle con più facilità e superarle nel momento in cui ti ci puoi trovare in contrasto. Questo vale per tutte le culture e se le ritieni avversarie o peggio nemiche, devi conoscerle a fondo, senza disprezzarle, se vuoi batterle, teniamolo sempre a mente.


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giovedì 28 novembre 2013

The day after.

Pastore Masai - Tanzania - Febbraio 2013

Senza fine. Questa è la sensazione che ti incombe netta quando butti lo sguardo intorno. Una retta precisa e geometrica che segna il confine tra cielo e savana. Azzurro e verde che quasi si confondono e che da qui, dai contrafforti digradanti che salgono verso il cono scuro del monte Meru, appaiono ancora più distanti. Un luogo di apparente solitudine coperto di pascoli antichi, ricchi e che la pioggia frequente fa ancora più verdi. Dispersa lungo il pendio, l'immensa mandria di Mbili bruca erba senza fermarsi un attimo con dedizione esemplare. Sono vacche bellissime con grandi corna bianche che si levano orgogliose, mantelli pezzati multicolori che si confondono tra di loro come un pigro camaleonte marezzato immobile e seminascosto tra le foglie. Tutto ti dà l'idea di ricchezza generosa, di una situazione florida da sempre, di una agiatezza messa insieme in anni e anni. Mbili è seduto su un grande masso di granito tondeggiante vicino al boschetto di acacie che nascondono lo specchio di acqua dove la mandria finirà ad abbeverarsi a sera. Appoggiato al lungo bastone di legno duro, tiene lo sguardo rivolto verso terra, come sempre. Si vede bene che non avrebbe voglia di parlare con quella gente venuta da lontano che si è fermata lì, al bordo della pista, chiassosa e maleducata e che corre qua e là come un gruppo di impala spaventati, fotografando tutto quello che si muove e anche quello che sta fermo. In fondo gli dà fastidio rispondere a tutte quelle domande così banali, che gli fa quel ciccione sgraziato e curioso, col un cappellino ridicolo in testa per sembrare di più all'idea che ha del cacciatore bianco. Vuol sapere tante cose, troppe. 

Come mai lui che è tanto ricco, forse uno dei più ricchi tra le tribù di tutta la valle, che si può permettere un mantello rosso fuoco di stoffa costosa e un telefonino così moderno anche se non ha nessuno da chiamare, se ne sta sempre lontano dal villaggio e non ha una nutrita serie di giovani mogli come si potrebbe permettere e perché non è capo del villaggio. Parla bene il mzungu, così a poco a poco si lascia tentare e gli racconta la storia. Di quando giovane ancora e già ricchissimo, pensava di essere il più furbo di tutti, già comandava al consiglio degli anziani e assaporava un potere quasi assoluto sulla tribù. Le ragazze più giovani e belle non aspettavano altro che portarlo nella loro capanna, anche se era piccolo e bruttissimo, per farsi regalare capre e vacche la mattina dopo. Quando venne la siccità, tutta la tribù soffriva e mancava tutto, le mandrie si assottigliavano e diventava sempre più difficile mangiare qualcosa. Così molti dividevano quello che avevano con gli altri. Quando fu chiesto a lui, aveva già predisposto tutto. Aveva portato le sue mandrie lontano, al di là dei pascoli conosciuti perché nessuno le vedesse e raccontò che le sue bestie erano quasi tutte morte e che poco poteva contribuire alla necessità comune. Quando scoprirono la sua menzogna, tutti gli uomini del boma rimasero in silenzio a guardarlo. Lui capì subito, lasciò sulla grande roccia davanti alla porta del villaggio le insegne del comando e se ne andò per sempre sulle colline lontane. Il bianco chiacchierone era curioso e insisteva a chiedere perché, con tutto il suo potere e la sua ricchezza si fosse rassegnato a lasciare ogni cosa. 

Non avrebbe potuto facilmente comprarsi con un po' di vacche l'appoggio di qualche anziano? Le ragazze poi, anche se non contavano nulla nelle decisioni, avrebbero certo spinto perché lui rimanesse e si sa che durante la notte potevano essere assai convincenti con i loro uomini. Mbili alzò la testa con uno scatto e lo fissò per la prima volta gli occhi. "Ma in quale terra vivi, uomo, da voi non sapete cosa significa dignità? Come avrei potuto guardare in faccia il mio vicino insistendo a rimanere con gli altri dopo aver rubato al mio popolo, pretendere di amministrare il villaggio dopo avergli mentito e continuare ad avere su di me gli occhi di tutti, occhi muti che sapevano. Come è possibile che un uomo degno possa sopportare una simile vergogna? L'onore è l'unica cosa che rimane". Il bianco si alzò, asciugandosi il sudore con un fazzoletto, pensò di dirgli che ci sarebbe stato ancora molto da fare, appellarsi ai suoi fedelissimi che gli stavano sempre vicini, nutriti a latte e carne delle sue bestie, affinché lo spalleggiassero, che avrebbe potuto appellarsi al consiglio degli anziani dei villaggi, regalare un po' di vacche a qualcuno che testimoniasse che le mandrie erano fuggite a sua insaputa e che lui le avrebbe trovate miracolosamente dopo giorni e giorni, che avrebbe fatto libere e felici tutte le ragazze che avessero saltato per lui per amore, ma capì che forse era inutile, i valori cambiano da luogo a luogo. Fece ancora un paio di foto alle vacche sparse sulla collina, poi salì sulla Toyota che aveva già il motore acceso e se ne andò lasciando una lunga scia bianca polverosa e puzzolente.


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Moriremo democristiani?

venerdì 8 novembre 2013

Agricoltura.

dal web

Ungh si era svegliato presto quella mattina. Il sole era ancora molto basso sopra gli alberi che circondavano la piccola radura vicino alle rocce, dove da un po' di tempo la tribù si era accampata. Anche in questo giorno il sole era là e stava salendo nel cielo azzurro. Scacciò così il leggero timore che lo assaliva ogni sera, quando la luce scendeva a poco a poco e poi di colpo veniva il nero della notte e nessuno era sicuro che dopo il sonno, la luce sarebbe ritornata. Per questo il vecchio saggio, ogni volta danzava e chiedeva allo spirito del cielo di far tornare la luce di nuovo. Bisognava partire per la caccia. La carne era finita già da due soli e le donne si lamentavano. Tra poco il capo avrebbe dato ordine di partire. Non prese la pelle di antilope con cui si copriva la notte, ormai faceva caldo. Si fermò un poco al limitare del bosco, aspettando che i compagni si preparassero, raccogliendo le mazze e i bastoni con le pietre affilate legate in punta e rimase a lungo a guardarsi intorno. Un pensiero lo tormentava. Erano ormai parecchie luci che osservava quel fenomeno senza riuscire a darsi una spiegazione convincente. C'era un punto, proprio al limite della radura in cui la terra era particolarmente morbida e umida. Forse proprio per questo, il vecchio saggio l'aveva scelta per lanciare le sue grida verso il cielo prima di gettare verso terra una manciata dei piccoli granelli che le donne raccoglievano alla fine del gran caldo sulla cime di certe erbe, per ingraziarsi gli spiriti del bosco. Quando ne trovavano tanti, ma era solo quando cominciava il vento fresco e l'acqua cadeva dal cielo, le donne andavano a raccoglierli, poi li schiacciavano tra due pietre, mescolavano all'acqua la pasta che ne veniva, ne facevano palline che schiacciavano tra le palme delle mani e poi le gettavano sulle grandi pietre che stavano attorno al luogo dove custodivano il fuoco, sempre calde. 

Prima che diventassero nere, le toglievano ed erano proprio buone per avvolgere i pezzi di carne, prima di mangiarli. Anche quando non si trovavano animali da cacciare, toglievano la fame. Si fermò di nuovo ad osservare tutte quelle erbe verdi che erano cresciute piuttosto fitte le une vicine alle altre. Già Gundar gli aveva fatto notare che erano uguali a quelle che sulla cima portavano i granelli raccolti. Lui non le aveva dato molto retta, per la verità, tutto intento com'era a prenderla per portarsela nel bosco  e unirsi a lei, ma ora che guardava bene si ricordò che quello era lo stesso punto dove diverse lune prima, le donne avevano litigato furiosamente per una questione di spartizione della carne e tutti i granelli che aveva raccolto Gundar erano caduti a terra e si erano sparsi attorno, infilandosi nelle fenditure. Ora le erbe erano lì, verdi e alte e guardandovi bene già vedevi sulla cima un grumo di quei granelli, ancora piccoli certo, ma che potevano crescere ancora e diventare come quelli buoni da mangiare. Prese una decisione. Avrebbe detto alle donne di tenere i piccoli lontano da lì e a Gundar di tenere d'occhio l'erba. Se i granelli fossero diventati grandi e buoni da mangiare, glieli avrebbe fatti tenere da parte e quando sarebbe tornato il freddo, lo stesso tempo del litigio tra le donne, li avrebbe fatti gettare a terra in tutta quella parte davanti al bosco. Ce ne sarebbero stati molti e molti di più in questo modo. La tribù non avrebbe avuto più fame, grazie a lui. Con questo motivo il vecchio lo avrebbe certo indicato come capo del gruppo fin che le forze glielo avrebbero concesso. 

Avrebbe potuto avere tutte le donne della tribù e forse, e qui i pensieri si accavallavano, se i granelli fossero stati tanti e ancor di più di quelli che avrebbero potuto mangiare, li avrebbero potuti dare alla tribù che stava nelle grotte rosse a una luna di cammino da lì, in cambio di buona carne. Così magari non avrebbe dovuto andare a caccia rischiando di prendersi una cornata da un bisonte. Mentre camminavano nel bosco assieme a Hummah, gli spiegò l'idea. Ci volle un po' perché Hummah capisse la faccenda, ma quando arrivò il punto in cui si sarebbero potute avere tutte le donne della tribù a disposizione, senza grandi lotte e prove di coraggio, assentì a lungo col capo e si misi a ridere forte, tanto che la piccola gazzella che avevano visto se la filò via veloce. Non parlò per un poco, rimuginando la cosa tra sé e sé, apprezzandone sempre meglio i contenuti e le finalità, poi, mentre Ungh si era acquattato basso basso tra i cespugli per fare la posta ad un grosso tasso grigio che non voleva uscire dalla tana, gli arrivò quatto quatto alle spalle come aveva imparato a fare nelle lunghe cacce a cui partecipava da bambino e diede un gran colpo con la mazza sulla testa dell'amico. Sentì subito il rumore secco delle ossa che si spaccavano. Ungh cadde a terra senza un grido, riverso su un fianco, con il cranio spaccato quasi in due metà nette. Hummah si sedette a fianco e visto che sarebbe stato sciocco lasciare tutto lì agli animali, infilando le dita nella cavità aperta tirò fuori tutta quella deliziosa materia grigia, morbida e grassa, davvero succulenta. Poi satollo, si avviò nel bosco per tornare indietro. L'idea era buona. Le donne sarebbero state tutte sue.


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domenica 26 maggio 2013

Chi ha inventato Twitter?



Ma sarà poi proprio vero che i cinesi hanno inventato tutto prima di noi? Intanto loro lo sostengono a spada tratta. Quando parli con un cinese, questa tesi viene sostenuta con convinzione e subito il tuo interlocutore parte con la sfilza degli esempi. Si parla di cucina e via con l'elenco, gli spaghetti, i ravioli, la pizza, loro li avevano già da secoli quando è arrivato quel furbacchione di Marco Polo a fregar loro l'idea, scopiazzandola anche male; la buona pizza infatti, dovrebbe essere chiusa come il calzone e non sfacciatamente aperta come fanno da Pizza Hut che ormai imperversa in ogni città cinese. Non parliamo della carta moneta, lì, quando il buon Marco lo raccontava, da noi lo prendevano per pazzo, eppure il buon Kubilai la usava con profitto da decenni, senza svalutazione almeno così pare e senza che nessuno cercasse di farsela in casa senza il permesso dell'imperatore, anche perché se no lo sottoponevano alla tortura delle mille morti. Se poi andiamo alla polvere da sparo, la carta, i fuochi artificiali, e mettiamoci pure la bussola per soprannumero, non c'è discussione. Nelle esplorazioni infine pare fossero in Aamerica secoli prima dei vichinghi, anzi le hanno addirittura popolate le Americhe; quanto a Roma una delegazione ci è arrivata durante il regno di Antonino Pio (An Tun per le cronache cinesi), che non li ha neanche ricevuti per la verità, aveva altro da fare che occuparsi di una delegazione di barbari capaci solo di copiare. Però sembra che questa serie di attribuzioni continui implacabile. 

E' di pochi giorni fa, come rileva nel suo blog Partecinesepartenopeo, l'amico Sinonapoletano, la notizia che diversi blogger cinesi hanno posto l'attenzione su un fatto che è sfuggito ai più. Chi è il vero inventore di Twitter? Forse il suo omologo cinese Wei bo? Ma neanche per sogno. Gli abitanti dell'impero di mezzo sanno bene che Wei bo è un succedaneo di successo dell'uccellino cinguettante, solo a causa della censura che impedisce ai social network mondiali di penetrare la Cina. L'inventore del sistema, all'apparenza modernissimo, con la sua sintesi estrema e con l'uso di un linguaggio estremamente scarno e giovanile, in realtà è ben più antico. Sul web cinese si fa notare infatti che questa filosofia di concisione e semplicità, unita alla popolarità rapida ed efficace, è stata inventata 2500 anni fa proprio dal più tradizionalista dei filosofi cinesi, Confucio. Apparentemente conservatore e rigidissimo, in realtà fu un grande innovatore della comunicazione, lanciando le sue massime racchiuse poi nei cosiddetti "Dialoghi" attraverso il paese. Questi pensieri, concetti e dichiarazioni, espressi appunto con parole semplici, ma di grande impatto, perché potessero raggiungere tutti, non superano appunto il format dei 140 caratteri, sono espressi in un linguaggio nuovo e moderno per l'epoca ed ebbero un successo fulmineo e impensato, tanto che il buon Confucio, raggiunse una popolarità straordinaria tra tutti gli uomini di pensiero dell'epoca e di conseguenza presso il popolo. 

Considerando che allora quasi nessuno sapeva leggere, il fatto che in breve abbia raggiunto oltre 3000 followers, è da considerarsi straordinario. Le sue idee, espresse così con frasi ad effetto erano cinguettii talmente forti e potenti, che sono ancora oggi ben presenti e continuamente riportati e il suo pensiero, permea profondamente la società cinese. Qualche maligno insinua che questa teoria, sia una specie di cavallo di Troia per permettere alla lunga, una liberalizzazione nel paese dei social network, visti oggi come un pericoloso strumento di troppo libera circolazione delle idee e soprattutto delle critiche al potere; il fatto che il sistema possa essere basato invece sulla filosofia confuciana così sostenitrice della assoluta necessità di non contrastarlo, anche quando sbaglia, per non turbare l'armonia generale, unica via di mantenimento della pace sociale e quindi della felicità del popolo, potrebbe lasciare qualche spiraglio per il futuro. Ne sanno proprio una più del diavolo 'sti cinesi.


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giovedì 16 maggio 2013

La peonia appassita (Yu Xuan Ji - 844-871 d.C)

YU Xuanji - dal web

Vi avevo parlato di Yu Xuan Ji, la poetessa triste della dinastia Tang, epoca particolarmente raffinata nelle arti e nella poesia. Essendo lei, un'etera e riguardando la sua poetica soprattutto i temi amorosi, vi avevo sottolineato come i suoi versi fossero considerati particolarmente crudi e realistici, tali da essere giudicati molto scandalosi a quel tempo e quindi recitati con diletto in quelle che all'epoca, potevano essere considerate come cene eleganti, ma che poi finivano tutte alla stessa maniera, come si può ben capire. Per soddisfare dunque la vostra prurigine maliziosa, ho tentato di tradurre, con gran fatica in verità, uno dei componimenti della nostra sfortunata Yu, giustiziata a meno di 30 anni con un'accusa probabilmente falsa (ah, la malagiustizia e i giudici politicizzati...). Si tratta di una breve composizione di due quartine, nella classica forma di versi di sette caratteri. E' uno struggente lamento verso il tempo che passa irrimediabilmente e che rende ordinario quello che la bellezza della gioventù aveva etichettato come prezioso e quasi irraggiungibile. Rimango in attesa di eventuali osservazioni e correzioni, da parte di qualcuno che il cinese lo sappia davvero.


卖残牡

临风兴叹落花频
芳意潜消又一春。
应为价高人不问
缘香甚蝶难亲
红英只称生宫里
翠叶那堪染路
及至移根上林苑
孙方恨买无因


La bella vende una peonia appassita.

Emette sospiri nel vento, come petali che cadono e cadono,
Profumati pensieri che svaniscono e scompaiono ad ogni nuova primavera.
Nessuno chiede il prezzo, troppo alto da accettare,
anche le farfalle sono respinte da un profumo troppo prezioso.
I fiori rossi devono essere cresciuti solo nei palazzi più ricchi,
le foglie verde smeraldo non sopportano di essere imbrattate dalla polvere della strada.
Se solo ne fossero spostate le radici in un giardino regale,
anche i più nobili rampolli si dispiacerebbero di non poterli comprare.



Come potete ben vedere, si tratta di metafore e riferimenti talmente arditi e volgari da far arrossire qualunque gentile signorina del tempo, mentre si prestava di certo agli sghignazzi nascosti ed al darsi di gomito dei giovani perditempo e degli studenti che frequentavano assiduamente le case da thé della capitale. Gli accenni alla peonia ed ai fiori rossi era decisamente troppo audace per essere sopportato nelle severe case confuciane, per non parlare delle foglie imbrattate dalla polvere, una autentica ed insopportabile volgarità. Eppure questi farfalloni che sono attirati morbosamente dall'irresistibile aroma della sensualità, sono icone presenti in ogni epoca e sotto ogni cielo. Scusate dunque la nostra bella e la sua audacia triste, a meno di trenta anni si sentiva già vecchia e non più sufficientemente desiderabile per le cene dell'imperatore, che certo ricordava con rimpianto, soprattutto per le congrue prebende, dovendo ridursi obbligatoriamente per campare a qualche ospitata in discoteca.       


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Yu Xuanji.
Caldo.        

lunedì 6 maggio 2013

La storia di Yu Xuan Ji.

La poetessa Yu Xuan Ji
La dinastia Tang fu in Cina, l'epoca dei poeti e della cultura. Le stesse cortigiane erano apprezzate solo se assieme alle arti classiche della loro professione, mostravano di essere anche poetesse capaci. Una sorta di etere alla moda greca, che dessero ai clienti anche il piacere della conversazione, perché forse non è poi così vero che agli uomini piacciono solo le donne belle e stupide. Yu Xuan Ji, vissuta alla fine del IX secolo, fu una delle più famose. La sua vita spregiudicata e promiscua e le sue poesie scritte in uno stile autobiografico diretto e piuttosto crudo, l'hanno resa famosa anche nel mondo femminista degli anni '70, come esempio di donna libera e capace di vivere intensamente i suoi amori. Il suo nome 鱼玄机, significa Principio misterioso o anche Teoria profonda, in linea con le sue capacità, ma come nome d'arte assunse dapprima quello di You Wei 幼微(Giovane e magra, la flaca insomma), poi quello di Hui Lan  蕙兰 (Orchidea fragrante), perché poi alla fin fine all'uomo, che apprezzerà pure una bella testa, devi dare comunque questa impressione di bellissimo fiore da cogliere. Lei, bellissima dalle guance di albicocca e gli occhi come mandorle, all'età di sedici anni, cominciò a farsi cogliere dai molti studenti di letteratura che popolavano la capitale Chang An (l'odierna Xi An) e infine uno di questi, tale Lo Yi, conclusi gli esami imperiali, se la portò alla provincia di origine in qualità di concubina, dato che lei commise il classico errore, innamorandosene perdutamente. Qui la prima moglie del buon Li, le fece vedere i sorci verdi, isolandola in una specie di casa per amanti, dove la poveretta poteva vedere il suo amato, che la andava a trovare di rado, lasciandole il tempo di vergare versi strazianti anche se assai espliciti. Quando il bravo funzionario imperiale se ne stancò definitivamente, la bella Xuan Ji, si fece monaca taotista, ma di un ordine particolare che consentiva, diciamo, molta libertà. 

Tornò alla capitale dove teneva un cenacolo per poeti, che declamavano le loro opere ogni sera durante cene eleganti, al termine delle quali, la bella si concedeva al vincitore della tenzone letteraria. Beveva assai, ma tutti i poeti sono sempre stati amici del vino. Errare è umano ma perseverare nell'errore non è cosa buona e la nostra Yu ci ricascò, innamorandosi nuovamente del famoso poeta Wen Ting Yun, con il quale cominciò a peregrinare per tutto l'impero lasciando dietro di sé una scia di debiti. Naturalmente fu di nuovo abbandonata, perché si sa come è fatto l'uomo, se artista poi non parliamone. Ricominciò la sua vita ma a poco a poco i letterati famosi tra i clienti, lasciarono il posto, man mano che passavano gli anni ad avventurieri, ladri e farabutti ed alla fine la nostra Fragrante orchidea non fu più in grado di scegliere a chi concedere i suoi favori, ma obbligata a compiacere il primo che glielo chiedesse. Ma dichiarandosi poetessa, si rifiutò sempre di pagare la giusta tassa sulla prostituzione, da cui il governo ricavava fondi cospicui evitando all'imperatore la necessità di imporre una qualche sorta di IMU, mettendosi così in forte contrasto con le autorità fiscali. Un giorno una giovane cameriera al suo servizio fu trovata morta e la nostra povera Yu fu accusata di averla uccisa, gelosa della sua acerba bellezza. I funzionari di Equichina, che gliela avevano giurata, con in mano tutte le bollette di arretrato rimaste insolute, la accusarono di omicidio e Yu Xuan Ji fu giustiziata a soli trenta anni sul patibolo della piazza dei supplizi di Chang An. Allora non andavano troppo per il sottile e non è che ti rateizzavano il debito o ti pignoravano il quinto. Alla fine è sempre una questione di tasse. 

Sono rimasti di lei solo 49 poemi di cui, tralasciando per levità, quelli più espliciti e salaci, che potrete cercarvi con comodo nella rete qui, vi riporto una famosa e triste quartina.

Invano cerco parole
scrivendo sotto la lampada.
Sola non riesco a dormire,
il letto è vuoto, la notte lunga.



Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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La poesia ha un prezzo.


mercoledì 10 aprile 2013

Miǎn.




Questo bel carattere, dipinto con tre semplici colpi di pennello è uno delle radici più utilizzate nella composizione di ideogrammi più complessi nella lingua cinese. Come si evince facilmente dalla sua evoluzione nel corso dei millenni, riportata in testa, rappresenta una copertura, non naturale come un riparo o una grotta, ma una capanna, una casa costruita dall'uomo per proteggersi dagli eventi e nella sua odierna stilizzazione rimane ben comprensibile con il suo significato di Copertura, tetto, riparo, naturalmente anche immateriale e come tale, influenza tutti gli ideogrammi che si compongono, lasciando il segno giustamente in alto, nella sua funzione protettiva. Dunque, come abbiamo già visto ponendo sotto il Tetto (mettendo in casa) una donna, otteniamo Pace, ān -  安, perché l'uomo senza una donna in casa è continuamente inquieto. Mettendo invece sotto, il pittogramma di Fuoco otteniamo Disastro, Zāi - 灾 , unico finale quando si accende il fuoco in casa senza controllo, ricordando anche che un tempo le case erano di paglia o di legno e che il fuoco era il pericolo più temuto, costantemente in agguato. Se mettiamo il segno di Maiale abbiamo Famiglia, casata, Jiā - perché una famiglia non si può dire tale se in casa non c'è almeno un maiale (non fate gli spiritosi, si intende un animale da allevare e poi mangiare). Per indicare il senso di Prezioso poi, basta mettere sotto il tetto il simbolo della Giada, la più preziosa delle pietre ecco dunque:  Bǎo - (ma nel carattere tradizionale prima della semplificazione accanto a Giada c'erano anche i segni di Vaso e Conchiglie che simboleggiano il denaro, come si può vedere sotto).

Ma si sa che la proprietà immobiliare dà sicurezza ed è sempre alla base di quanto si intende per ricchezza, dunque se sotto il tetto mettiamo Palazzo e risaia (proprietà immobiliare e terriera allo stesso tempo), otteniamo appunto Ricco, aspirazione prima di ogni cinese che si rispetti e che la parentesi maoista non ha per nulla scalfito. Ma anche il potere deve essere individuato con la stessa mentalità ecco dunque che chi riesce a mettere sotto il proprio tetto una intera città ne diventa il vero padrone, il Mandarino (vocabolo occidentale che non ha riscontri nella lingua cinese), il Funzionario di governo: Guān -  (sotto il tetto troviamo infatti il carattere antico di Città). Perché è inutile illudersi, ma il politico, sotto tutti i cieli è quello che ha veramente le mani sulla città, in suo assoluto potere. E' molto carino, poi, il modo in cui viene viene definito il concetto: Darsi arie da alto burocrate: Guān Qi - 官气 - Che si ottiene aggiungendo all'ideogramma di Mandarino quello di Gas. Ci par di vederlo questo politico che tronfio e gonfio della propria prosopopea e della propria inconsistente pochezza, se ve va di qua e di là mandando Vaffa' generalizzati a tutti quelli che incontra. Chi governa però, ha il vero potere ed è destinato ad avere uno stuolo di clientes che spera in prebende di ogni tipo, anche se la saggezza cinese sa bene che gli affari più grassi non si fanno allo scoperto direttamente vicino al governante di turno, ma nel sottobosco mascherato e coperto della bassa forza. Recita infatti un noto proverbio cinese: "Chi sta vicino al mandarino riceve onori, chi sta vicino alla cucina si prende il cibo migliore". Però attenzione che la lingua cinese è sempre beffarda e spietata, quindi se accanto a Governante si mettono i due caratteri di Sesso e Strumento(Utensile, Talento) abbiamo Xing Qi Guan - 性器官 , che vuol dire (come riporto dal dizionario) Testicolo, Coglione (volg.).


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori

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giovedì 4 ottobre 2012

Xi.

Torniamo, se vi va, a raccontare cosa sta dietro ad un ideogramma della scrittura cinese. Quello di oggi è un radicale che non è più usato da solo nella lingua moderna, ma che si associa a molti altri piuttosto comunemente. Il semplice tratto di  raffigurava, secondo alcuni una scatola con coperchio, ma senza un lato in modo che si potesse vederne l'interno, il contenuto. Come tale significava Nascondere. Secondo altri era la stilizzazione di un panno arrotolato, visto di fianco, col significato di Avvolgere. In ogni caso molti caratteri moderni si formano mettendo all'interno della scatola qualche cosa. Ad esempio in 匠 - Jiàng, la scatola contiene il segno di Scure e significa quindi Artigiano, mentre se si aggiunge il segno di Cuore, abbiamo 匠心 -  Jiàng xīn, che vuol dire Ingegno, carattere che viene riconosciuto all'artista che nelle sue opere, pur usando uno strumento, ci mette il cuore, il sentimento. Se ci mettiamo in aggiunta i due caratteri di malta e acqua abbiamo 泥水匠 Ní shuǐ jiàngche vuol dire Muratore (il cinese moderno tende per chiarezza a diventare polisillabico, pur mantenendo il significato proprio di ogni sillaba). 

Ancora, col carattere di Legno si ha 木匠 - mù jiàng, che significa Carpentiere appunto Chi si porta nella custodia la scure per lavorare il legno. Ma se privilegiamo il significato di nascondere, mettendo all'interno della scatola tre quadratini (tre casse): 品 - Pin,  che rappresentano le cose, i prodotti, la "roba" di verghiana memoria, che nella semplificazione moderna vengono sostituite da una crocetta, abbiamo 区 - Qū, sorpresa! che vuol dire Regione (il luogo dove stanno i beni, le cose, la ricchezza), mentre invece se all'interno ci si mette il carattere di Interno, preceduto da un segno fonetico, abbiamo 陋 - lòu,  Brutto, volgare, corrotto, ma anche umile diventato tale a mezzo del potere, cioè tutto quello che è opportuno racchiudere all'interno di un contenitore per tenerlo ben nascosto (forse al popolo, mi raccomando che non lo venga a sapere, se no gli girano). Davvero curioso che questa bruttura dovuta alla corruzione e l'istituzione della Regione, abbiano in quel lontano paese il radicale in comune, come se fosse un peccato originale da scontare, una tara maligna che si annida, ben nascosta, in ogni persona che il caso mette vicino al marcio acre della possibilità di corruzione. Ma credetemi, sono paesi e culture lontane e difficili, per noi, da capire.


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori



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lunedì 16 luglio 2012

La storia di Autunno Fiorito e il rifiuto della posizione del dimissionario.


Autunno fiorito e Kao Tsung. 


E' noto come, nel Celeste impero, mentre si è sempre mantenuta una grande pruderie per tutto quanto riguarda il sesso, non solo nella pratica pubblica, ma anche e soprattutto nel linguaggio, ci sia sempre stata una totale disinibizione su tutte quelle altre funzioni corporee e fisiologiche che invece da noi vengono etichettate come sconvenienti a partire dalle varie rumorosità, per finire agli eventi veri e propri. Nessun imbarazzo dunque per queste esigenze, a partire dalle ben note toilettes comuni, che ancora qualche anno fa i turisti nostrani affrontavano con un certo imbarazzo. D'altra parte in tutto il periodo Ming era assolutamente comune che una servitrice accompagnasse i padroni nella toilette, aiutandoli alla bisogna con una catino di acqua calda e pannicelli di lino umidi e profumati. A testimonianza di ciò, si racconta che il grande amore tra l'imperatore Kao Tsung e la bellissima concubina Autunno Fiorito, sia nato proprio in queste circostanze. Il giovane principe, accompagnato come di consueto di primo mattino, nella apposita sala dedita a queste funzioni,  terminate le sue incombenze e colpito dall'avvenenza della fanciulla che armeggiava col catino, le spruzzò un poco di acqua sul viso, gesto di una allusività davvero indecente. Si vorrebbe dire: la sventurata rispose, ma evidentemente la scafata ragazza, certo non priva di un suo disegno, ribatté con un famoso verso di una celebre poesia licenziosa: "Umilmente ricevo il dono di questa pioggia", che rappresentava un invito assolutamente esplicito e molto preciso, con un seguito obbligato. Autunno fiorito passò così da servetta ad imperatrice imponendo la sua volontà al debole consorte, preso, come si suol dire, per la gola. La storia racconta che dovesse avere una notevole vitalità in quanto, ad oltre 70 anni, si concedeva frequenti diversivi con un giovanotto ventenne della sua guardia privata. Tuttavia ad Autunno Fiorito, nonostante la sua natura, che potremmo definire esuberante, nessuno chiese mai le dimissioni e morì in tarda età, ben attaccata al seggio della sua regione, emanando decreti sulla educazione delle donne.


Refoli spiranti da:  C. Leed - Storia dell'amore in Cina - SEA -1966


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Più caldo.
Imperatore cinese.
Xiōng,Mèi,Jiě,Tài.
Nán 

Per un amico triste.


mercoledì 4 luglio 2012

Demoralizzazione.

Non so se resisto ancora tanto. Accendo il TV e bisogna tapparsi le orecchie. Apro il giornale e non si può leggere. La follia collettiva ha contagiato tutti. Vi racconto una storia. Un giorno c'era un paese. Un bel paese, dove le cose andavano avanti alla meglio ed a cui, i suoi abitanti, fregandosene del futuro dei propri figli, avevano mangiato a poco a poco le fondamenta, giudiziosamente guidati dai loro proconsoli che solo dovevano pensare alla propria rielezione. Poi, dopo dieci anni di indecente malgoverno, ancora peggiore, se possibile di quello precedente, il paese si trovò davanti alla bancarotta. Ancora un paio di settimane e poi le schiere immense di pensionati e di dipendenti pubblici, sarebbero andati agli sportelli della posta a ritirare le loro prebende e avrebbero trovato chiuso, non per ferie. L'immenso popolo dei risparmiatori che manteneva figli e nipoti, sarebbe andato allora a ritirare i propri tesoretti dalle banche dove da decenni continuavano a prestare i soldi allo stato sperperatore, questa volta nei panni di strozzini, e avrebbero trovato le serrande calate e scoperto improvvisamente che quei crediti accumulati si erano annullati per insolvenza del debitore incravattatosi con le proprie mani. La situazione era così grave, che la canea di furfanti che aveva in mano il potere decise di farsi da parte per non finire come in Piazzale Loreto e furono scelte persone che realizzassero un'impresa impossibile. Fare nel più breve tempo possibile (giorni) quello che gli infami non erano stati capaci di fare in trenta anni. 

Tutti sapevano e dicevano ben chiaro cosa era necessario, dunque lo facessero e si prendessero gli insulti della folla. Raccogliere in pochi giorni i denari necessari era quasi impossibile, invece in pochi giorni con la decisione necessaria, i soldi furono trovati nel solo modo in cui si possono trovare, tasse capaci di fare cassa immediata, per evitare il baratro. Apriti cielo. Così era capace di farlo anche mio zio, invece di fare riforme strutturali. Subito gli stessi furfanti che fino al giorno prima avevano collaborato allo sfacelo, prendevano le distanze. Con la stessa rapidità si mise mani all'altro buco nero in cui si stava avvitando il paese, le pensioni. Qui l'urlo di dolore si fece ancor più alto. Personaggi, che dopo quello che avevano combinato, avrebbero dovuto rifugiarsi nelle fogne da dove erano usciti e scomparire per un po' di tempo, farsi dimenticare almeno un po', eccoli invece mostrasi sui media e blaterare il loro sdegnato dissenso. Perché non era certo lì che bisognava affondare il bisturi come ben si sapeva ma sulle mancate liberalizzazioni e sulla patrimoniale, giusta e motivata. Ecco allora che i tecnici con invidiabile prontezza, preparavano un piano di interessanti liberalizzazioni su cui tra l'altri si discuteva da lustri e approntava l'unica patrimoniale possibile in un paese in cui l'80% degli abitanti aveva la casa in proprietà, che improvvidamente era stata tolta per raspare qualche voto. 

Loro sapevano bene essendo tecnici, che nulla si riesce a scalfire su patrimoni superiori alle decine di milioni. Ci vogliono 16 secondi circa per far migrare a Singapore o in qualunque altro luogo i beni "mobili" che se si chiamano così ci sarà pure una ragione. Apriti cielo, folle urlanti nelle strade che gridavano: sono ben altri i problemi, accompagnate dal basso profondo di quelli che fino al giorno prima le liberalizzazioni chiedevano ad intonare una nuova canzone. Si fanno cose inutili, quando il vero problema è il mercato del lavoro, e poi basta imposizioni dall'alto, conteremo pure qualcosa noi, qui dall'emiciclo che se, giustamente non è capace neppure di cambiare la legge elettorale o ridurre compensi  e privilegi indecenti, è però capace di votare contro questi insani provvedimenti e lo farà se non gli viene dato un po' di potere di decisione. Detto fatto. Ecco subito pronta una riforma del mercato del lavoro, che cercava di sistemare un problema annoso, limando un po' a destra e un po' a sinistra per dare fiato ad una generazione di giovani schiavi mantenuti dai genitori che alla fine rischiavano di non avere più neanche i soldi per l'apericena, e per venire incontro al grido di dolore degli esautorati, facciamo decidere a loro qualche modifica nel luogo di potere, se no dicono che è una dittatura. 

Apriti cielo. Datori di lavoro che dopo aver sfruttato lo stato, essersene andati dove gli faceva comodo, dopo aver usato un sistema di flessibilità nella maniera più infame ed truffaldina da una parte, sindacastri difensori dell'indifendibile che da decenni se ne sbattono di chi lavora, dall'altra, tutti uniti per una volta, affondano il coltello per chiarire che ben altri sono i problemi che era il patrimonio immenso dello stato da liquidare per parare il debito, che loro in pochi giorni venderebbero anche il Colosseo, che ci sono i finlandesi, già in lista d'attesa per rilevarlo. Bene, sensibili al grido di dolore, i tecnici preparano un marchingegno per risolvere il problema impossibile, progettando  la costituzione di società che prendendo in pancia i famosi beni, li cartolarizzino per fare cassa a riduzione del debito. Disastro completo. Ma come, si vuole svendere il nostro patrimonio, ululano con la bava alla gola gli stessi che il giorno prima lo chiedevano. Il popolo di nani e ballerine che si era fatto solo temporaneamente da parte, alleato misteriosamente ai grilloidi che si moltiplicano per generazione spontanea,  torna alla ribalta gridando, ma come, non capite, il vero problema del paese sono gli sprechi della macchina statale, come si può non vederlo, datevi da fare o infami che vi abbiamo messi lì apposta. Pronti via, dopo un brevissimo esame per una materia che richiederebbe anni di lavoro (gli stessi che sono andati sprecati per agire in direzione contraria) ecco pronta una revisione delle spese che promette un risparmio per tamponare le scadenze più imminenti (esodati, terremoto e IVA, perché con questo balzello si impedisce la crescita invocata a gran voce da quelli che per dieci anni l'hanno affossata). 

Beh, qui saranno tutti d'accordo, questa è davvero l'unica cosa che tutti reclamavano come l'unica vera cosa da fare senza se e senza ma. Ragazzi sfogliate i giornali, guardate le TV, aprite le orecchie e sentirete cose che voi umani non avete mai immaginato. Tutti, ma proprio tutti quelli in prima linea per la lotta agli sprechi, oggi sono sulle barricate per opporvisi come nelle 5 giornate di Milano. E' questione di vita o di morte. Senti farmaceutici mostrare le piaghe già subite, tribunali da chiudere che dimostrano la loro utilità assoluta, buoni anni che si ergono a difesa dell'operosa macchina statale, ospedali dove si fa una operazione all'anno che mostrano i calli alle mani, camminatori che fanno capire chiaramente come l'effetto depressivo morale e materiale inciderà in maniera mortale sul futuro del paese. Commentatori ed economoidi che dovrebbero fare i giornalai, che si prendono la testa tra le mani mormorando: ma come fate a non capire che queste cose non si possono fare. Intanto quando si presentano davanti alla platea internazionale i nostri tecnici, l'unica gente seria che abbiamo mai avuto, vengono ascoltati, addirittura rispettati, cosa a cui davvero non eravamo più abituati e questo è un fastidio pesantissimo per faccendieri, mestatori e puttanieri che nel chiuso dei loro fortini meditano vendette. Le puttane no, quelle il  loro mestiere ce l'hanno in mano, la professionalità non si perde mai e qualcosa da fare, chi sa fare lo trova sempre. Insomma ragazzi, non avete ancora capito, non è colpa di questa gentaglia che sta intorno alla greppia perché diversamente non sa dove andare. Quelli sono lo specchio, perché il paese la pensa esattamente come loro e corre a riempire le piazze. Non si può pensare di risolvere i problemi eliminando costoro. In questo paese non si può fare assolutamente nulla, c'è sempre un'ottima ragione per non farla, per dire stavolta non tocca a me che ho già tanto dato. Non avete ancora capito? Sono gli italiani che bisogna eliminare.


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