Visualizzazione post con etichetta Tai Ji. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tai Ji. Mostra tutti i post

lunedì 6 giugno 2016

Tai Ji e campane a Mombaruzzo

Sabato e domenica a Mombaruzzo c'era il raduno dei campanari italiani, roba da venir via coi timpani fracassati, dato che c'erano incastellature di campane da ogni parte del paese con una serie di volenterosi che pestavano sui martelli con grande foga, bambini compresi che ci davano su con Fra Martino campanaro et similia. Comunque cosa ti va ad inventare la nostra Paola Ruzzon che una ne fa, cento ne pensa (o è il contrario?). Tai ji al suono delle campane o meglio al ritmo delle campane, cosa quanto mai intrigante, così eccoci pronti bardati della festa per eseguire diverse forme mentre il campanaro martella alle nostre spalle, tra una folla sterminata di spettatori attoniti. Qui nel filmato potete vedere la forma 8 yang, ma ci siamo sfogati anche con la 16 e la 24. Intanto, tra un amaretto e l'altro, cosa che, trovandoci a Mombaruzzo, non guasta e c'era molto altro ancora, il pomeriggio se ne è andato e pare addirittura che siamo stati visti su Rai 3 seppure a tarda notte. Comunque il filmato è questo.







Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

mercoledì 25 maggio 2016

Stage di Tai Ji



Solo due parole per raccontarvi la davvero interessante esperienza di domenica scorsa a Novi Ligure, che ho avuto nello stage con il maestro Xia Chao Zhen. Sono ancora qui che ne assaporo gli aspetti diversi e le tante sfumature nuove che questo grande maestro ci ha mostrato durante quasi quattro ore di intensa pratica. Devo dire che il Tai Ji, assieme alla complementare pratica del Qi Gong, ha tali e tanti punti di approfondimento e di discussione che di fronte alla presenza di personaggi di questo calibro, se ne possono apprezzare sempre di nuove e di più profonde. Il cuore del significato di questo seminario, è stato proprio quell'andare oltre a quello che nell'atteggiamento dello spettatore esterno o dell'approccio del principiante è rappresentato dall'aspetto della semplice ginnastica, sia pure sotto una forma piacevole ed elegante. Insomma la preponderanza dell'intenzione nel movimento del corpo, l'importanza della postura e il prevalere dell'atteggiamento con cui ci si deve avvicinare alla pratica e non viceversa. 

Da qui deriva tutto il resto, dalla buona esecuzione delle forme ai benefici fisici e psicologici di questa arte. Certo osservare questo grande maestro, che pratica dall'età di 7 anni, anche il Ba Gua e il Tui Na oltre ai vari stili del Tai Ji di cui ha una approfondita conoscenza, produce da un lato una ammirazione stupita da parte dello spettatore e allo stesso tempo quasi una sorta di depressione da parte di chi ritiene di avere già superato la fase del principiante, quando appare così evidente quanto sia grande il cammino ancora da percorrere. Tuttavia la sua simpatia travolgente e la dimostrazione pratica di come sia produttivo affrontare gli esercizi con un atteggiamento positivo e accompagnato dalla gioia e dal sorriso, ti convince immediatamente, le ore passano in fretta e al termine rimane viva solo la voglia di ripetere al più presto l'esperienza. Un grazie di cuore al maestro Xia Chao Zhen e naturalmente a Roberta Borello e Paola Ruzzon che hanno organizzato l'incontro.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 26 aprile 2015

World Tai Chi Day


I partecipanti


Ieri era il World Tai Chi Day e accanto a New York, Melbourne e altre importanti città del mondo non poteva mancare Mombaruzzo (Italy), per la serie Non solo amaretti!  Grazie Paola!



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 14 marzo 2014

La mattina al parco


La notte passa in fretta, soprattutto perché se dormi secco non te ne accorgi. La sera, popolata di giovani in movimento convulso, di ristorantini pieni, di vie zuppe di traffico leggero, luci e neon lampeggianti, ha contribuito ancor di più a dare l'ultima mazzata dopo il percorso di avvicinamento. La sera stanca. Mi è parso però di respirare comunque un aria tranquilla che mette curiosità priva di ansia, nell'attesa della mattina successiva. Alle sei, il movimento è già abbastanza sostenuto, l'aria già calda. Il soffio umido del tropico ti avvolge facendoti sentire l'odore della città più intensamente. Sui marciapiedi cominciano a prendere posto i primi esercizi di strada. Arrivano donnine con i cappelli a cono e i bilancieri appesantiti che si flettono ad ogni passo, condotto con un caratteristico movimento ondulato di contrappeso. In due ceste, chi ha il negozio di frutta, chi uno spaccio di drogheria, chi un piccolo ristorante compresa cucina e sgabellini. In fondo alla strada c'è un parco, alberi e vialetti ben curati. I ragazzi di ieri sera, non ci sono più o dormono ancora dopo aver riempito i locali di karaoke fino a tardi o sono già in marcia per il lavoro. Ma il giardino è popolato ugualmente di figure che arrivano come formichine dalle vie laterali. E' l'ora degli anziani. Anche qui forse, i vecchi dormono poco. A differenza dei loro nipoti, sono molto più secchi e stortagnoli, i vestiti un po' più logori. Molti, le donne specialmente, coi pantaloni leggeri e scuri della campagna. Tutti sintomi di un passato più difficile e che forse, fa loro vedere il presente in maniera più rosea. 

La generazione della guerra, quella che infinite volte racconterà alla sera storie e vicende di fame, di miseria e di morte, che nessuno ormai vuole più sentire per averle già udite mille volte, mantra dolorosi che i nipoti sopporteranno per devozione filiale, allontanandosi con uno sguardo di sopportazione rivolto al soffitto. Ma l'anziano anche qui è tignoso e non rinuncia facilmente alle proprie abitudini e per la verità da quanto si vede, non vuole rinunciare neppure alla propria forma fisica, anche se questo non parrebbe evidente. Eccoli infatti qui tra gli alberi, tutti questi vecchi, alcuni neanche tanto in verità, moltissime le donne, che da soli o in piccoli gruppi cominciano a muoversi secondo i dettami della tradizione, residuo, anche se ammetterlo darebbe ai vietnamiti un enorme fastidio, della cultura cinese che ha permeato e intriso fino alla radice quella vietnamita. 

Certo qualcuno esegue esercizi di stretching all'occidentale. Gruppetti, guidati da una capa, con una fonte musicale messa a terra tentano addirittura serie di aerobica. Ma sono i movimenti codificati degli esercizi di ginnastica cinese ad andare per la maggiore. Dopo un po' di riscaldamento ecco che molti, isolati o in gruppo cominciano qualche forma di Tai Ji. Mi parrebbe uno stile sinovietnamita, più veloce e contorto del classico Yang. Da solo in un angolo, tra due siepi, un uomo piuttosto giovane ha posato su una panchina la giacchetta da impiegato ed una borsa portadocumenti ed esegue con impegno una forma che mi sembra comprendere molte tecniche della 32 Wang. E' molto bravo, i suoi movimenti sono decisamente armoniosi ed i passaggi tra una figura e l'altra, davvero continui e morbidi. Si sente tutta la potenza della tecnica ed allo stesso tempo l'equilibrio delle posizioni, i piedi saldamente ancorati a terra dove l'energia pare scendere visivamente, abbassando il baricentro dell'uomo quasi fino a fargli sfiorare il terreno. In un angolo del parco l'unico gruppo di ragazzi, più o meno una ventina, tutti vestiti uguali, con il simbolo di una palestra o di un club sulle magliette nere, che allenano tecniche di kung fu ai comandi ritmati di un giovane maestro. 

Si respira bene in mezzo agli alberi, non arrivano i fumi del traffico che scorre attorno, anche i rumori sono attutiti. Un vecchio su una panchina, ha appoggiato il bastone di lato e guarda con interesse ed evidente piacere una bella gabbietta di certo molto vecchia a giudicare dalle delicate sculture dei legni di sostegno laterali, che ha appeso al ramo più grosso di un arbusto. La campana di stoffa damascata, dai rilievi rosso oro che la ricopriva è stata alzata di fianco, come la cortina di un sipario appena aperta per il primo atto. Dentro, un uccellino coloratissimo che saltella leggero, tra un sostegno e l'altro ha cominciato a cinguettare in tanti toni diversi, come a salutare la nuova giornata. Il vecchio ha gli occhi socchiusi e sembra respirare i profumi di erba e di terra umida che lo circondano. Mi sposto verso l'esterno. Tutti si impegnano per almeno un'altra mezz'oretta. Poi verso le sette i più se ne vanno velocemente, forse verso una qualche attività che sta per cominciare nelle strade e nei vicoli vicini. Intanto il flusso dei motorini è decisamente aumentato. Bisognerà pensare a come attraversare la strada per tornare verso l'albergo prima che diventi quasi impossibile farlo. E' ormai ora di dedicarsi ad una prima esplorazione della città.


________________________


SURVIVAL KIT 4

Se il vostro albergo è nel distretto 1, il più centrale e comodo, raggiungerete facilmente a piedi il parco Tao Dan  (Dong Nguyen Thi Minh Khai), circa 10 ettari di verde dove la mattina dalle 6 si vedono i gruppi che fanno Tai Ji.

Per mangiare, serie infinita di ristorantini dai prezzi vari a secondo del vostro budget. Molte anche le catene a tema. Interessante per assaggiare il piatto tipico vietnamita quella del Pho 99, che serve oltre ad altri piatti tipici, in ambienti moderni e puliti, la zuppetta classica di noodles di riso con fettine sottili di manzo. Piatti tra i 3 e i 5 $. Birra 1 $. Le varie birre locali, Saigon, Tiger, Hanoi sono accettabili.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:



mercoledì 5 marzo 2014

Tai ji nella baia.

Baia di Ha Long
 
 C'è un chiarore diffuso nella baia. Con la leggera sbavatura della nebbia alta che sfiora appena le cime dei grandi massi di pietra che il destino ha sparso su questo specchio verde, non c'è ne alba né tramonto, semplicemente manca oppure cresce la luce. L'aria è frizzante sul ponte più alto della giunca ormeggiata sotto una cascata di muschio verde. Sul cassero, il maestro di tai ji stira le braccia muscolose nascoste da una giubbetta nera con qualche carattere cinese in bianco. Qualche esercizio di qi gong per scaldare le articolazioni ancora fredde per il sonno della notte. Un refolo di brezza fa tremare l'acqua che frange una piccolissima onda contro la parete di roccia già scavata alla base. Si sente la forza del suo respiro. Poi inizia una sequenza in uno stile strano, molto fluido e morbido ma che fa intuire molta potenza. Continue torsioni della colonna e contromovimenti delle braccia, prima tese, poi arcuate nella direzione opposta al passo. Una serie di tecniche ripetute nelle quattro direzioni, un lento fluire di movimento che si distende con la profondità della respirazione. I picchi attorno rimangono a guardare colpiti da questo passaggio morbido. Poi come è cominciato tutto finisce nel consueto triplice movimento delle onde del mare che si placano. Che sensazione fare tai ji in questo luogo magico, mentre la brezza ti carezza la pelle e forse le ninfe marine stanno a guardare in silenzio tra le rocce. Mi inchino al Si Fu che sorride, non parla inglese, ma chi pratica tai ji si capisce ugualmente in qualunque parte del mondo. Poi, con un gesto rapido, in contrasto con tutto l'esercizio di prima, si leva la giubba e si rimette la maglietta marrone e scende giù a servire la colazione. La luce adesso si è fatta forte nella baia, sono le sette ed è ormai giorno pieno.

mercoledì 12 febbraio 2014

Mattina al parco


5 e30, il parco Tao dan è propriodietro al mio albergo. E'ancora buio, ma la città è già in movimento. Ormai fatichi ad attraversare la strada. L'oceano di motorini ariva da ogni parte con il fanale ancora acceso. Il parco è pieno di gente, qualcuno fa ginastica, altri approntano un campo il badminton. Molti giovani corrono. L'America cacciata dalla porta rientra dalla finestra e non sparge più agente Orange ma effluvio di Starbuck a prezzi senza senso e fritti di KFC e hambuger. Un gruppo di donne dietro la fontana è in piena zumba, le altre più vecchiotte fanno una routine di qi gong. Una squadretta di ragazzi allena una specie di kung fu o di vietvodao mi sembra. C'è solo uno che pratica tai ji, stile wang o giù di lì mi pare. Ormai sono le 6 e mezza. Meglio andare a far colazione. Sull'ascensore incrocio una ragazzetta che scende dal sesto piano, con tacco 15 più zeppa mi arriva appena alla spalla. Ha perso tutto il trucco e si vede. Ha finito il suo lavoro e andrà sotto a prendere il suo motorino per tornare a casa. Ormai il sole si è alzato e tutta la città è sveglia.

lunedì 27 gennaio 2014

Il Tai Ji e la respirazione

Abbiamo visto come il Tai Ji, i suoi esercizi preliminari di riscaldamento o di distensione, lo studio delle tecniche ed infine lo sviluppo delle diverse forme, sono sempre molto lontani dall’approccio comune agli sport ed agli esercizi salutistici delle ginnastiche Occidentali, tesi generalmente a forzare posture, muscolatura e legamenti del corpo, nell’intenzione di spingersi sempre un poco al di là della propria possibilità, nel tentativo di raggiungere e superare se possibile il proprio limite. Questo approccio, molto comune nelle nostre palestre dove, attraverso stretching e macchine varie, si tende sempre ad esagerare un poco la nostra prestazione, forzando ogni parte del nostro corpo e che vorrebbe avere come fine il desiderio di migliorare le proprie capacità fisiche è, secondo la filosofia del Tai Ji e del Qi Gong una fonte di stress che danneggia l’equilibrio psicofisico finale dell’individuo, quando non, in alcuni casi, diventa fonte di usura e traumatismi inutili o peggio dannosi al corpo stesso. Questo fatto è ben noto ai praticanti di ogni sport che voglia essere fatto a livelli agonistici, dove gli allenamenti sono spinti al massimo. Nella pratica del Tai Ji, invece, si deve seguire un concetto completamente diverso. Ogni movimento che si studia e l’esecuzione delle diverse forme, non devono mai andare oltre i limiti che impone il proprio stato fisico, anche in rapporto all’età. L’esecuzione ad esempio di un calcio non è “giusta” solo se la gamba viene alzata fino ad una determinata altezza, ma lo è per il modo e l’atteggiamento con cui questo viene eseguito. 

Così un ottantenne può alzare una gamba solo di pochi centimetri, mentre al contrario  un giovane atleta la solleverà fino all’altezza del capo e oltre. In entrambi i casi la tecnica può essere stata eseguita alla perfezione o meno. Quello su cui deve essere portata l’attenzione non è il modo, ma il come i movimenti vengono eseguiti. E’ fondamentale soprattutto la circolarità dei movimenti ed il loro fluire; tutti devono partire da un impulso che nasce all’interno del corpo e dalla loro coordinazione con la respirazione. La respirazione profonda, diaframmatica, anche se leggera e non forzata è la chiave dell’esercizio, il suo “valore interno” (Nei King).  Ogni qualvolta le braccia od il corpo si protendono in avanti si attuerà una fase espiratoria. Al contrario si avrà inspirazione nei movimenti in cui il corpo e le braccia si ritirano all’indietro. Difficilmente il neofita potrà dedicarsi a questo aspetto se non superficialmente all’inizio dello studio, tutto preso come ovvio, dalla necessità di imparare le singole tecniche e di memorizzare la sequenza della forma, ma quando sarà padrone della fase mnemonica, dovrà dedicarsi decisamente ad eseguirla con la corretta respirazione. Diversamente il suo, rimarrà un semplice esercizio fisico fine a se stesso e privo di tutti i benefici accessori di equilibrio psicofisico  che il Tai Ji promette ai suoi praticanti, fino a quel momento non avrà seguito altro che una qualunque forma di banale ginnastica. La respirazione, in particolare nello stile Yang, deve avere un suo ritmo fisso, proprio di ogni individuo, deve accoppiarsi ad ogni tecnica, la quale necessiterà di uno o due cicli respiratori. 

Deve essere allo stesso tempo descrivibile e senza forma, concentrata e raccolta, circolare ed elastica. Quando l’esecuzione è corretta, ad una apparenza fisica di estrema morbidezza, deve accoppiarsi la sensazione interna della durezza dell’acciaio. Tutto questo deve produrre, al termine dell’esercizio, una sensazione di riposo e tranquillità fisica e mentale come se ogni cellula del nostro corpo avesse acquistato nuova energia. La mente è armonica e lo spirito sollevato; ci si sentirà gioiosi e con un senso di tranquillità e di forza serena dentro di noi. L’esercizio eseguito con costanza ed in modo corretto, non stanca e quando termina, non ci si deve sentire sudati o provati.  Ecco perché una pratica costante può aumentare la nostra attenzione e la nostra efficienza nella vita e nelle attività quotidiane. Questo sistema di respirazione era ampiamente studiato ed applicato sia dal taotismo che dal buddhismo nelle meditazioni e anche a fini salutistici, richiedendo lo sviluppo di una sorta di energia interna, forse quella che noi occidentali avvertiamo quando ci sentiamo particolarmente tonici. Nessuna meraviglia, quindi, se l’applicazione costante di questo modello respiratorio nell’esercizio del Tai Ji, che se praticato correttamente può arrivare ad un volontario rallentamento del battito cardiaco e del metabolismo generale, con positive ricadute sul benessere psicofisico, si possa considerare come uno dei metodi più efficaci di allenamento, abbracciando allo stesso tempo i principi della moderna psicologia, fisiologia, igiene mentale assieme alle diverse dinamiche salutistiche.

Refoli spiranti da: Fundamental of Tai Ji Quan - Wen Shan Huang - Hong Kong -1973

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 13 dicembre 2013

Considerazioni sul Tai Ji: Le forme.

Zhang San Feng - Fondatore del Tai Ji
Una delle difficoltà che incontra il principiante quando si avvicina alla pratica del Tai Ji, consiste nella memorizzazione della serie di tecniche che compongono le Forme. Molto prima ancora di sapere eseguire ogni tecnica in maniera corretta e poi, nei passaggi successivi di coordinarne l'esecuzione con la respirazione e l'attitudine corporea adatta, il primo scoglio è proprio ricordare la sequenza dei movimenti e la loro concatenazione. Ma qual è lo scopo per cui le forme sono state create? In un mondo in cui la trasmissione delle conoscenze avveniva principalmente con l'osservazione del maestro e della sua imitazione, non c'è dubbio che la Forma rappresenta la necessità di istituzionalizzare una sequenza che comprenda porzioni vari del gran numero di tecniche da studiare, fino ad avere un riferimento che, in assenza di una regola scritta, descriva i principi della parte meramente fisica dell'esercizio. Di certo questo è una delle spiegazioni per cui le Forme sono state create, ma non è l'unica. Infatti le sequenze delle Forme stesse sono state studiate anche a fini salutistici e questo è anche uno dei molti motivi per cui si praticano. Secondo T.Y.Liu, un maestro di Hong Kong, il modo in cui la serie dei movimenti è stata congegnata, le ripetizioni speculari ed i modi di esecuzione, sono state concepite anche al fine di esercitare correttamente, via via, tutti i muscoli del corpo in modo simmetrico, estendendo ai tessuti periferici che sono più suscettibili di deterioramento e degenerazione, con l'uso e con l'età, una attivazione data dalla contrazione dei muscoli stessi, dando a ciascuno pari opportunità di lavoro. 

Poi, dove alcuni muscoli richiedono maggiore attenzione, alcune posizioni vengono ripetute. Il movimento comincia dai piedi (le dita e le piante che nella posizione iniziale agiscono radicandosi al terreno, ecco perché non bisogna sottovalutare la apparente semplicità delle posizioni iniziale e finale), poi attraverso caviglie e gambe, sale lungo la colonna vertebrale concentrandosi attorno alla vita, per sostenere correttamente il peso e l'equilibrio del corpo. Si estende infine verso l'alto fino al collo e al capo e lungo spalle e braccia per terminare nella punta delle dita della mano. Ogni cambio di posizione, che comprende da due a quattro piccoli spostamenti, coinvolge  alternativamente l'innalzamento o l'abbassamento del corpo, lo spostamento in avanti o indietro o una oscillazione con angoli diversi, fino alla completa rotazione. Questi movimenti, qualche volta apparentemente complicati, mirano non solo a mettere in azione tutta la muscolatura in maniera efficace, ma anche a migliorare e rivitalizzare la sensibilità di tutto il sistema nervoso centrale e periferico. Lo spostamento del peso da una gamba all'altra in sincronia con la respirazione profonda, rendono il movimento stesso lento, costante ed eseguito senza sforzo apparente. Questo è uno degli aspetti essenziali dell'esercizio e la sua lentezza e levità di esecuzione, può e deve essere eseguita solo con la spina dorsale in una corretta postura verticale, con la mente consapevolmente concentrata e rilassata, che escluda pensieri irrilevanti. Così eseguire, in pochi minuti, ogni mattina, prima di intraprendere le normali attività della giornata, può essere un aiuto importante, fisico e mentale, per affrontare le difficoltà di ogni giorno

Tutte le parti del corpo di conseguenza si muovono in assoluta armonia tra di di loro, senza contrasti o forzature. La sensazione generale può essere paragonata al movimento di un pesce nell'acqua o di un uccello nell'aria. Completato il percorso della Forma scelta, in maniera corretta, non solo si otterrà una sensazione di assenza di fatica, ma si dovrebbe avvertire un senso di vigore generale, in cui tutto il corpo apparirà carico e riscaldato senza sbuffare o ansimare, né con accelerazione indebita del battito cardiaco. Così la combinazione completa di movimento muscolare, integrato alla respirazione profonda, genera una attivazione dell'attività nervosa, stimola la circolazione sanguigna e quella dei processi linfatici ottenendo un impatto finale estremamente positivo sui processi mentali. Questa completezza è alla base dei benefici, che i più recenti studi stanno dimostrando essere ottenuti anche nella prevenzione e nella cura precoce di molte malattie tipiche dell'invecchiamento. Lo stile Yang e le sue forme è quello che più è indirizzato a questo aspetto di benessere fisico e mentale. Le sue forme codificate (8, 16, 24) per i principianti sono già di per se stesse complete e possono essere eseguite con soddisfazione da praticanti di ogni livello. La forma antica più completa infine, la 108 (o la 88  leggermente ridotta) rappresenta il libro non scritto che descrive tutte le tecniche previste. Tuttavia non è necessario lo sforzo mnemonico di ricordare molte forme. Grandi maestri ne hanno eseguita una sola per tutta la vita, continuando a migliorarne l'esecuzione.


Refoli spiranti da: Fundamental of Tai Ji Quan - Wen Shan Huang - Hong Kong -1973

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 15 novembre 2013

Considerazioni sul TaiJi Quan: Il bozzolo di seta.

da Il cuore del Tai Ji di Maurizio Gandini.


L'apprendimento del Tai Ji, come quello di tutte le altre arti avviene per gradi. Di solito la prima è quella che consiste nel memorizzare una o più sequenze fisse di tecniche diverse, imparate ad una ad una. Questo è lo sforzo mnemonico che un principiante deve fare per avere un minimo bagaglio iniziale con cui svolgere una pratica costante. Naturalmente questa fase comprenderà, la conoscenza accurata delle tecniche singole, del loro nome ed eventuale applicazione marziale, tutte fasi che aiuteranno l'apprendimento mnemonico. Ottenuto tutto questo, si otterrà la capacità di eseguire correttamente, senza errori "tecnici", usando una giusta tempistica, ogni movimento o posizione richiesto e codificato della forma da eseguire. A questo punto però, confrontandola con un praticante più esperto si noterà una differenza notevole nelle esecuzioni, pur se i movimenti saranno in linea di massima uguali. Si noterà nel principiante una certa meccanicità del movimento, una mancanza della cosiddetta "fluidità" e di quella sensazione di forza che viene dal di dentro che nota anche un osservatore non competente nell'esecuzione di un maestro. La seconda fase dell'apprendimento consiste allora nell'inserire nella forma una corretta tecnica respiratoria, una respirazione profonda e addominale, con un ritmo costante e rilassato. Si osserverà quindi che ogni tecnica, che si esegue sempre contemporaneamente ad uno o più cicli respiratori, acquisirà una maggiore consapevolezza, una maggiore stabilità ed un incremento notevole della sensazione di efficacia.

Fondamentali nell'apprendimento di una corretta respirazione sono i molti esercizi che stanno alla base del Qi Gong e che risultano utilissimi nella vita quotidiana e che stanno alla base di una buona esecuzione di tutte le arti marziali orientali. Questo tipo di respirazione piena e controllata, risulta altresì utilissima nel raggiungimento di un buono stato di tranquillità mentale e di benessere fisico in generale, discorso che va al di là di quanto stiamo indagando oggi nell'ottica del Tai Ji. Una buona tecnica respiratoria, contribuisce anche ad apprendere come scaricare completamente il proprio peso verso terra, ad ancorarsi completamente sulla superficie di appoggio, migliorando in questo modo il senso di equilibrio generale che è anche uno dei maggiori benefici salutistici del Tai Ji stesso. Di certo quando si sarà raggiunto questo stadio di pratica, ognuno raggiungerà anche una buona capacità di percepire le piccole sensazioni interne al proprio corpo che prima la contrazione nervosa, sia fisica che emotiva, dovuta alla necessità di ricordare o eseguire correttamente le tecniche e le stesse posture di ogni giorni impedivano di ascoltare. A questo punto, una delle crescite successive dell'apprendimento, in luogo di imparare altre forme più complesse, puntando su un ulteriore sforzo mnemonico improduttivo, può essere quella di iniziare ad esercitare la percezione della "forza (o energia) a spirale" (Zhan Si Jin) attraverso gli Esercizi del bozzolo di seta (纏絲功 - Chan Si Gong, appunto Avvolgere il filo di seta), una forma di energia che deve essere presente in ogni tecnica di TaiJi, così come in altre forme di stili interni come il Ba Gua o il Xing Yi. Come tutti i movimenti del Tai Ji anche questi rinvigoriscono il corpo e la flessibilità delle articolazioni stimolando la circolazione sanguigna, oltre a migliorare, rafforzandolo, l'atteggiamento posturale.

L'esercizio consiste nell'utilizzo della forza che parte dal Dan Tian (punto posto qualche centimetro sotto l'ombelico) come punto di partenza e traino per tutti i movimenti successivi, come se gli arti ed il resto del corpo non  fossero mossi dalla propria muscolatura, ma come trascinati dal movimento di questo punto di energia interna. I movimenti eseguiti dal corpo e dalle braccia consistono in spirali delle braccia e delle mani in senso orario ed antiorario, con un solo od entrambe le braccia, in posizione statica o camminando, con cerchi di grande e piccola dimensione legati l'uno all'altro con movimento continuo e fluido come se si stesse avvolgendo o srotolando il sottile filo di un bozzolo di seta. Ecco dunque il senso di non effettuare movimenti di forza o troppo bruschi che potrebbero spezzare il filo, ma neppure troppo molli o fiacchi per non farlo aggrovigliare. Naturalmente la metafora che sottende il nome illustra bene l'immagine del bruco che nella sua evoluzione tecnica e spirituale, diventa finalmente farfalla; che poeti questi cinesi! Come abbiamo detto il movimento nasce dal Dan Tian e si sviluppa verso gli arti seguendo lo schema della nota figura che rappresenta lo Yin e lo Yang, attraverso grandi cerchi che rimpiccioliscono a poco a poco fino alle cosiddette forme della goccia e con lo spostamento del peso che bascula sulle gambe. Sono codificati 11 esercizi del bozzolo di seta, che per vostro piacere, vi allego (come li descrive Wikipedia da cui vi allego anche un video di stile Chen in cui sono eseguiti dal maestro Wu Tian Cai, molto adatto ad illustrare la tecnica): 

A) Rotazione del dantian da destra a sinistra su un asse immaginario passante per l'ombelico e perpendicolare al busto.
  1. Zhan Zhuang (palo eretto): esercizi statici che rilassano il corpo e consentono di concentrare la mente ed il corpo sul dantian 
  2. Zheng Mian Chan Si (Movimento a Spirale con un braccio frontale): pensando al dantian, si sposta il peso da una gamba all'altra in un movimento che guida anche quello delle braccia
  3. Heng Kai Bu (Movimento a Spirale con un braccio frontale con passi laterali): a partire dal precedente esercizio, si estende il movimento dei passi, prima a sinistra e poi destra
  4. Shuang Shou Chan Si (Movimento a spirale a due mani): altro esercizio semi-stazionario, ma questa volta i movimenti sono eseguiti su entrambi i lati, simultaneamente e lungo direzioni diverse
  5. Qian Jin Bu (Movimento a spirale a due mani con passi): esercizio di movimento con passi in avanti
  6. Hui Tui Bu (Passi indietro): muovendosi all'indietro, questo esercizio completa i movimenti lungo tutte le direzioni cardinali

B) Rotazione del dantian dalla parte frontale del corpo verso quella posteriore. È come se il dantian ruotasse intorno ad un asse passante per i fianchi. È un movimento di apertura e chiusura.
  1. Chuan Zhan Chan Si (Movimento a spirale diretto): allena la precisione dei movimenti di braccia e gambe
  2. Ce Mein Chan Si (Movimento a spirale con un braccio laterale): allena la mobilità dei polsi e la flessibilità delle gambe
  3. Dan Shou Xiao Chan Si (Piccolo Movimento a spirale con una sola mano): allena i movimenti interni della colonna vertebrale e del petto con piccoli movimenti esterni del corpo
  4. Shuan Shou Xiao Chan Si (Piccolo movimento a spirale a due mani): maggiore enfasi sui movimenti interni della colonna vertebrale
  5. Tui Bu Chan Si (movimento a spirale delle gambe): allena il coordinamento delle gambe con la forza derivante dall'addome e dal petto

Certamente non è facile riuscire ad afferrare il concetto che questi movimenti sottendono. Può darsi che ci si continui ad esercitare meccanicamente per mesi o anche per anni, senza riuscire a "sentire" questa forza avvolgente che nasce dentro di noi e si sviluppa fino alla punta delle dita, che muove la colonna vertebrale ruotandola su se stessa  e facendo arrivare fino alle dita una sorta di movimento di frusta pieno e potente, fino a che un giorno, senza che ci sia stata una particolare attenzione, si avvertirà il cambiamento, come una vibrazione interna che si propaga a poco a poco per tutto il corpo, nato da quel piccolo e impercettibile movimento all'interno delle anche, che avvolgerà tutto il resto del corpo come un sottile ma robustissimo filo di seta e che si spanderà potente in tutto il corpo fino alle sue estremità. Da quel momento la vostra pratica del Tai Ji sarà sicuramente cambiata e si trasformerà in un'altra cosa, molto più utile e soddisfacente. Vi sarà sufficiente conoscere anche una sola forma di Tai Ji (come la 24 Yang che vi ho descritto passo a passo) ed eseguire solo quella per tutta la vita, ma con la corretta respirazione e con l'applicazione ad ogni movimento dell'energia a spirale, per ottenere la maggior parte dei benefici fisici e psicologici che promette il Tai Ji. Auguri!



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

mercoledì 2 ottobre 2013

Ricerche sui benefici del Tai Ji.

Il M° Doria esegue Lan Qiao Wai in Cittadella.

Sempre maggiori sono le evidenze e gli studi che indicano come la pratica del Tai Ji, abbia riscontri importanti in molti aspetti della salute fisica e nella prevenzione di molte malattie e nel loro rallentamento quando già conclamate, oltre che al già noto beneficio psicologico e di benessere generale. Un interessante articolo della Harward Medical School, pubblicato sul primo numero di Tao Magazine dell'amico Luigi Pellissero, forse il più importante maestro italiano di Yi Quan, che mi onoro di conoscere personalmente. Vi riporto qui di seguito solo alcuni riferimenti che l'articolo in questione sottolinea e a cui vi rimando. 
Uno studio del 2008 della Tufts Un. americana, accoppiato ad uno studio coreano, presentati ad un congresso dell' American College of Rheumatology ha mostrato un aumento della flessibilità ed un rallentamento dei processi infiammatori e dolorosi in pazienti affetti da artrite e da spondilite anchilosante a confronto di pazienti sottoposti ai tradizionali esercizi di allungamento standard. 
Un altro studio del Dr. Wayne dell'Università di Harward sulla densità delle ossa di donne in fase di postmenopausa, ha dato risultati così interessanti da far iniziare una complessa ricerca di controllo sull'influenza della pratica del Tai Ji su donne affette da osteopenia (la fase più leggera che precede l'osteoporosi) all'Osher Research Center e al Boston' BBID Medical Center. 

L'Università di Rochester ha pubblicato su Medicine and Sport Sience un articolo che dimostra un miglioramento sostanziale della qualità della vita e delle capacità funzionali in donne che avevano subito trattamenti in seguito a cancro al seno. 
Una ricerca del 2008 della National Taiwan University riporta una ricerca su 53 pazienti ad alto rischio di malattie cardiache, che dopo un anno di pratica hanno mostrato significativi miglioramenti nelle capacità fisiche, abbassamento della pressione sanguigna e del colesterolo, trigliceridi, glicemia e proteina C-reattiva al contrario del gruppo che non praticava. 
Uno studio pilota della Hardward Medical School su 30 pazienti affetti da insufficienza cardiaca ha dimostrato dopo 12 settimane di pratica, un miglioramento della capacità di camminare e della qualità di vita oltre ad una riduzione nel sangue della proteina natriuretica di tipo B, un indicatore dell'insufficienza cardiaca. Lo studio è stato esteso ad altri 150 pazienti ed è attualmente in corso. 
Nel 2008 il Dr. Yeh ha pubblicato su Preventive cardiology un sunto di 26 studi inglesi e cinesi che riportano per l'85% dei casi una diminuzione della pressione sanguigna nei praticanti. 

Un'altra ricerca della Washington University School of Medicine, pubblicata su Gait and Posture (10-2008), ha dimostrato che 20 settimane di pratica di Tai Ji su un gruppo di 33 pazienti affetti da Parkinson a livello iniziale o medio, ha migliorato l'equilibrio, l'abilità a camminare e la generale qualità di vita. 
Ancora nel luglio del 2008 è comparso su Sleep uno studio della University of California effettuato su 112 pazienti anziani affetti da disturbi del sonno. 16 settimane di esercizio hanno migliorato la qualità e la durata del sonno a confronto dei pazienti sottoposti a trattamenti tradizionali. 
Infine uno studio pubblicato nel gennaio 2009 su Neurorehabilitation and Neural repair che ha esaminato 136 pazienti in riabilitazione dopo un ictus, dimostra come dopo 12 settimane di pratica del Tai Ji, sia migliorato l'equilibrio statico a confronto dei normali esercizi che comprendono attività respiratoria, stretching, mobilizzazione della muscolatura coinvolta nelle attività del sedersi e del camminare.  Come vedete non si tratta di bau bau micio micio, non vi basta per correre ad iscrivervi nella palestra a voi più vicina, visto che oltretutto questa è una attività fisica divertente e rilassante e con attrezzatura a costo zero?


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

domenica 1 settembre 2013

Tanka: La bella gru bianca allarga le ali.

Tai Ji in Cittadella col Maestro Damiano Doria.


Aria tra i palmi,
ancorato alla terra;
cerco me stesso.

La luna ride, grassa,
Quanto inutile affanno!


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tarda primavera.

venerdì 16 agosto 2013

Tai Ji occitano.

L'aria è tersa, solo un refolo di vento che non disturba. Alti sbuffi di panna bianca sulla tovaglia azzurro cupo del cielo. Il torrente mormora un unico lungo mantra tranquillo alle nostre spalle. C'è ancora acqua che alimenta i rivi che si fanno strada nelle forre dei boschi vicini; un muro verde cupo di pini dove l'odore di muschio è forte e copre il profumo lieve di qualche fragolina rosso vivo nel sottobosco, ancora privo del sentore forte dei funghi della montagna. Uno spazio piano sulla riva, riparato da un'ombra che protegge dal sole che ancora morde. Che bello fare tai ji all'aperto, tra gli alberi. Ci si sente davvero parte di un sistema complesso e vitale. Provare a lungo il respiro profondo. Ad ogni ciclo respiratorio, il peso del corpo sembra scendere un poco verso terra, sotto l'ombelico, a radicarsi al suolo che senti sotto le piante dei piedi, un contatto forte e vitale. Afferrarsi sempre di più sul terreno vivo, sentirsi parte di esso, inspirare, espirare. Le mani si muovono da sole. 

Mentre l'addome si estende e si riempie di aria, le braccia sembrano sollevarsi autonomamente come un omino di stoffa che prende vita insufflandogli aria, come per un filo sottile guidato da un burattinaio legato ai polsi, una forza esterna le tende, i palmi rivolti verso il basso, si alzano, poi si abbassano alternativamente come l'onda del mare. Le spalle si liberano della tensione, il movimento si libera della costrizione della mente e fluisce leggero. La mano scende davanti come a scavare leggera nella sabbia fine, poi si alza in un cerchio lento lasciandola cadere. Il Tantien guida il movimento, fluido, lento, costante, attivo facendo perno sulla colonna. Ancora un braccio, alternato all'altro, le mani ruotano come senza peso, disegnando il bozzolo di seta. Lo sguardo è vigile, attento, ma non si concentra su nessun punto in particolare,  comprende tutto, abbraccia il circostante, lo comprende e lo assimila a sé. Apertura, tenere il pallone, parare, tirare, premere, spingere via e poi ancora nella quattro direzioni fino alla chiusura, ancora una respirazione. Sentire il fluire dell'aria tra le dita della mano che si muove nello spazio, avvertire la forza della spinta del ventre che guida tutta l'azione, essere parte di tutto quello che ti circonda. Avvertire l'equilibrio, del corpo, della mente. Che bello, stare con gli amici e fare tai ji tra gli alberi, la mattina. Tranquilli, respirate a fondo, poi andiamo a farci un spritz alla Rosa.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

martedì 9 luglio 2013

Tai Ji e Parkinson.

Continuano a comparire sulle riviste specializzate, contributi scientifici che certificano come la pratica del tai ji  apporti considerevoli e significativi benefici alla salute. In particolare uno dei campi più interessanti sembrerebbe essere quello della diminuzione delle cadute, in pazienti affetti da gravi malattie degenerative. Di pochi giorni fa, come mi segnala l'amico Dr. Antonio Bertolotto, personaggio di spicco nella ricerca italiana sulla sclerosi multipla, un interessante articolo comparso su Medpage today, che potrete leggere per intero qui, che riporta i risultati di una ricerca condotta da P. Harmer dell'università di Salem, Oregon, prende in considerazione i costi per gli esercizi per prevenire le cadute in pazienti affetti da Parkinson. Dopo aver notato che nei praticanti di Tai Ji, rispetto a chi fa altri tipi di esercizi, le cadute diminuiscono dal 62 al 22%, riducendosi quasi ad un terzo, l'autore puntualizza anche come questa pratica produca un forte beneficio sui costi, cosa di considerevole importanza in periodi in continua ricerca di strategie per la riduzione dell'impatto economico sulla spesa sociale. La ricerca si è svolta per un periodo di 6 mesi su 65 pazienti Parkinsoniani divisi in tre gruppi, uno dei quali praticava Tai Ji due volte la settimana a confronto degli altri due che effettuavano due tipologie di rieducazione fisica di tipo tradizionale. Il risultato sia dal punto di vista del calo delle cadute in assoluto, sia da quello dei costi è risultato assolutamente significativo. Un punto di vista estremamente interessante che potrebbe essere preso in considerazione da sistemi sanitari in completo dissesto come il nostro, ad esempio. Per chi pratica questa disciplina cinese, non è certo una sorpresa constatare gli effetti dell'esercizio sull'equilibrio generale fisico e mentale, per tutti gli altri, l'importante è informarsi, poi ognuno fa come vuole. 


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 1 luglio 2013

Cittadella e Tai Ji.



Bisogna dire che la Cittadella è ridiventata davvero una realtà fruibile per i cittadini. E' davvero una delizia, spazi sconfinati, vibrazioni di calma ed allo stesso tempo carica di energia. Luogo ideale ad esempio per praticare Tai ji nel grande prato centrale. Sta finendo il profumo dei tigli, l'estate reclama la sua parte imponendoti l'afa della piana, ma sotto l'ombra densa delle piante che circondano la piazza respiri profondamente ed i piedi si muovono nell'erba spessa come mai potrebbero in nessuna palestra, radicandosi alla terra. Certo il luogo è ormai pieno di gente e di manifestazioni, ma in realtà, vuoi per gli spazi, vuoi per la maestosità del luogo non si danno fastidio le une con le altre. Ieri c'era un raduno di macchine da amatori, credo con scambio di parti e gadget vari. Su di una era stato installato un impianto stereo, che di certo per propagandarne la potenza, veniva dispiegando a pieno volume musica house et similia. Certamente qualcuno era in ascolto sulle alture di Pietramarazzi per valutare se il suolo arrivava bene fino là. Pur stando dall'altro lato del piazzale i timpani fungevano da membrane percosse violentemente dalle percussioni e il tumpf tumpf dei bassi martellavano impietosi, eppure anche questo è servito al perfezionamento della pratica. 

Il Tai Ji ti spinge a svuotare il te stesso, a porti fuori dalla corporeità, a lasciar scorrere sul corpo e nel corpo lo stimolo esterno. La violenza aggressiva dei watt sparati al massimo entra dentro di te come in un tubo vuoto e scorre giù fino a terra disperdendosi come una scarica di un fulmine la cui potenza devastante viene assorbita e annichilita, come l'olio scorre sul corpo di un lottatore mongolo per vanificare le prese, come le proteste dei condomini nell'orecchio dell'amministratore durante le prime ore della riunione stessa. La violenza e l'aggressività, assecondata e lasciata scivolar via lungo le tangenti  senza ostacolarne il flusso, anche questo è Tai Ji. Così non nutri neppure più pensieri aggressivi verso chi ha, inopinatamente e con motivazioni arzigogolate, abbattuto il ponte che permetterebbe di accedere a questo straordinario spazio pubblico con comodità, così non hai pensieri di odio verso chi ti ha obbligato a lunghi giri per arrivare, ma ti abbandoni al fluire lento della tecnica ed ai suoi ritmi respiratori. Inutile schiumare rabbia, Alessandria è sempre la stessa, non negli anni, ma nei secoli. Sentite un po' cosa è successo nel 1848 e proprio in questo stesso luogo, dove allora c'era l'antico ponte coperto. Ecco la puntuale relazione nei Cartolari del Conte Civalieri, testimone dell'epoca: 

...ordinò che si discoprisse il nostro caro antico e maestoso ponte sul Tanaro, ch'era una maraviglia per la sua costruzione, per la sua antichità; ciò che si eseguì in fretta, in pochi dì, fino gittandone le tegole ed i materiali nel Tanaro piuttosto che donar il brevissimo tempo necessario per condurli altrove, siccome tanti se n'erano offerti. Tutti gli alessandrini ne furono afflitti e tutta l'Armata rientrando in patria biasimò quell'atto vandalico ed inutile...

Niente di nuovo sotto il sole, tutto si è svolto con la stessa indegna modalità prevaricatrice, quasi due secoli fa lo stesso atto distruttivo compiuto sullo stesso ponte che sarà sostituito da uno nuovo e dallo stesso triste destino. Una nemesi storica che si è abbattuta sul manufatto, forse punizione divina proprio per i cittadini, primi colpevoli di non sapere mai scegliere i propri amministratori, salvo lamentarsi dopo sui successivi. La sindrome mandrogna dell'Avucat Truncòn, cul c'là sfac' la cà per vendi i mòn, si ripete anche a distanza di secoli.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 10 giugno 2013

Tai Ji solitario in Cittadella.


Lan Que Wei


Tutto cambia, tutto si rivoluziona. Mi crollano anche i miti. Avevo detto qui l'altro giorno, ero sicuro, avevo sperato, mi ero illuso. La parola aggratis, non funziona più neppure per gli alessandrini. Questo, vi assicuro è cosa davvero incredibile. Pensavo che con questa premessa, oltre al fatto di passare una mattinata in un luogo quasi magico come la Cittadella di Alessandria, a praticare o anche solo a guardare un valido maestro di Tai Ji Quan in azione, Damiano Doria, fosse un richiamo irresistibile, invece il numero totale di coloro che di primo mattino (alle 9:30) in una giornata fresca e deliziosa si sono presentati all'appuntamento è stato di tre persone, inclusi naturalmente me ed il maestro stesso, cioè una praticante e zero spettatori. Ora tutto questo potrebbe essere classificato come un insuccesso, ma visto dal punto di vista zen, vorrei sottolineare che raramente ho potuto godere di un momento di pratica così intenso e piacevole. In mezzo al pratone centrale, nel verde, circondati dagli alberi, si sentiva davvero scorrere libera l'energia, la respirazione fluiva libera e leggera, i movimenti venivano fluidi e naturali. Un lasciarsi andare di grande piacevolezza. Chi volesse approfittare, però è sempre in tempo. Condizioni meteorologiche permettendo, si continuerà a replicare tutte le domeniche mattina, sempre alle 9:30 (e sempre aggratis, non vi preoccupate).

Xia Shi Du Li


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

giovedì 6 giugno 2013

Tai Ji in Cittadella.

La nostra cittadella diventa sempre più fruibile e adesso che il tempo diventerà più clemente, può essere veramente uno spazio di respiro per una città asfittica. Certamente se l'ansia distruttiva dell'alessandrinità (detta sindrome dell'avucat Truncòn, c'là sfac la cà per vendi i mòm) non avesse abbattuto il ponte che la collegava alla città, con un colpo di mano, un'azione di commando durante la settimana di agosto in cui la città era assente per ferie (ma in un altro momento non se ne sarebbe fregata allo stesso modo?), collegamento che ad onta di una macchina lasciata lì a marcire davanti al fantasma del nuovo ponte costruendo che di certo io non vedrò più, sarebbe stata ben più accessibile e popolata. Comunque per chi lo desidera, ogni domenica mattina, tempo permettendo, sul verde dal grande cortile centrale, un gruppo di amici, guidati dal maestro Damiano Doria, dimostrerà varie forme di Tai Ji Quan dalle 9:30 alle 10:30. Tutti coloro che desiderano sono invitati a vedere e soprattutto a partecipare. Venite in tuta e scarpette da ginnastica e buttatevi a scoprire una delle discipline orientali che hanno dimostrato maggiore efficacia nel proteggere fisico e mente dai processi di invecchiamento. E soprattutto, la parola magica che fa popolare davvero le manifestazioni alessandrine: Tutto aggratis!





Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:





Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!