martedì 17 giugno 2014

Trinacria 7: Selinunte

Selinunte - foto T. Sofi



Per nove dì mi trabalzava il fiotto,
E la decima notte i dèi sul lido
Mi gettâr dell'Ogigia isola, dove
Calipso alberga, la divina ninfa,
Che raccoglieami amica, e in molte guise
Mi confortava.
                                              Odissea - VII. 



Artista delle ceramiche CAM di Marsala - (Foto  T. Sofi)
Come avrete compreso mi sono allontanato alcuni giorni, ma di questo parleremo più avanti. Vorrei prima però finire il discorso sulla Sicilia e ne avrò ancora per qualche giorno, dato che questo è diventato ormai un blog di viaggi, cosa che, anche se mi fa calare paurosamente i contatti, perlomeno non mi rattrista scrivendo, come quando blatero di politica, di economia o peggio di amarcord. Forse il viaggio è più consono ad un mood che allegra la mente visto che non solo le donne sono costruite con la materia di cui sono fatti i sogni, mentre alla gente piace di più la sofferenza e il litigio. Dunque torniamo alla Trinacria, che non è fatta solo di paesaggi e storia, ma anche di artigiani antichi, un po' dappertutto. Le ceramiche ne sono un esempio e non soltanto quelle famose di Caltagirone di cui consiglio l'ottimo museo, ma dovunque troverete piccole realtà che sfornano (è proprio il caso letterale ) materiali di altissima qualità e piacevolezza. basta andare a dare un'occhiata in una delle imprese produttive di questo settore, per esempio alla Ceramica Artistica Marsalese, dove subito scopri di non essere in una "fabbrica" ma in un vero e proprio laboratorio artigiano, dove il vasaio, anche se con strumenti moderni, ma alla fine assai poco dissimili da quelli di duemilacinquecento anni addietro, con la forza delle mani plasma, arrotonda, conforma, guarda l'opera grezza spostando un poco la testa di lato, poi dà un ultimo tocco per correggere un'ansa, un beccuccio e infine, soddisfatto, prende con cura il vaso grigio e lo depone assieme agli altri "quasi" uguali per la prima cottura, mentre in un'altro spazio, altre mani attente e ancor più raffinate, lasciano tocchi di pennello sulle superficie già lucida, come seguendo linee già tracciate, ma presenti solo nella mente dell'artista, che così deve essere chiamato chi compie questo "lavoro". 

Selinunte - Foto T. Sofi
Alla fine te ne vai dal negozio pieno di desideri irrealizzati, anche perché avresti portato via molto, ma il peso (che le fameliche compagnie low cost hanno fatto diventare un incubo costante) e l'avere le case ormai piene, ti hanno imposto di lasciare tanti piccoli capolavori, con dispiacere tuo (e ancor di più del proprietario del negozio stesso) sugli scaffali. Un vero peccato. Ma già gli occhi si volgono ad altro. Le collinette strapiombanti sul mare di Selinunte, impongono altre soste che alla fine prolunghi molto di più del previsto, cosa che ti permette di fare la libertà del giro non organizzato. E' ancora mattina e tu sei splendidamente libero di sederti su una antica pietra tra le agavi puntute e rimanere lì quanto ti pare a goderti quelle dita smozzicate levate verso il cielo, circondate dell'azzurro dei cardi selvatici. Tra le pietre ammonticchiate, grandi cespi di papaveri picchiettano di rosso lo sfondo verde in cui è immerso l'oro delle colonne. In fondo, poco lontano il blu scuro del mare. Potresti stare tutto il giorno a sognare seduto su quei massi oppure a girare lentamente tra i sentieri che circondano i templi, tra fichi d'India e lentischi, aspettando che dietro una immensa siepe che forma una quinta naturale appaia un frontone nudo, su cui puoi immaginare statue di guerrieri caduti, dei dal volto sereno, incuranti dei mortali oppure invidiosi della loro fortuna. Che mondo sarà stato quello, dove su questo selciato si discuteva di filosofia o della primazia della tirannide sulla democrazia? 

Selinunte - Foto T. Sofi
Un occhio all'agorà e uno al mare da dove potevano arrivare nere navi di invasori o grasse triremi onerarie , cariche di merci da scambiare. Mare, luogo infinito di mistero pericoloso che eccita il desiderio di conoscenza ed esplorazione od opportunità di incontro, commercio, ricchezza, dove lasciarsi andare senza neppure conoscere le regole del vento o delle manovre, fidando solo sulla forza delle braccia o sulla benevolenza di un Eolo favorevole, lasciando a riva soltanto un aedo cieco a cantare le tue avventure. Niente mappe, né TomTom, niente tablet per connettersi e trovare qualche agriturismo su un isola lontana, solo il sentito dire del porto, di qualcuno che favoleggia di maghe pericolose, sirene malevole, ciclopi mostruosi e mostri marini, ma anche di tesori perduti e ninfe benevole e manco a dirlo lungocrinite e glaucopidi, nonché si spera callipige e sicuramente prive financo del bikini di ordinanza. Di questo si favoleggiava, io seduto all'ombra di un grande sicomoro, di fronte al tempio e un venditore dallo sguardo antico, accoccolato al fianco della sua gondola ripiena di granite, alla mandorla, al limone, ai gelsi. Eccomi dunque, pesante e col fiato corto, ansimante per il calore già intenso di un Febo che aveva già portato il carro del sole alto nel cielo, e come natura vuole pronto al lamento, lui, Ganimede sornione come Aracne al centro della sua tela,  per la sua rendita di posizione, che riempiendoti un bicchiere di divina e gelida ambrosia, ti dice "Dottòre, io ho bisogno che faccia caldo, capirà."

Selinunte - l'Acropoli - Foto T. Sofi

SURVIVAL KIT

Ceramica Artistica Marsalese (via Mazara 42 - Marsala) possibilità di visitare la fabbrica di produzione poco vicino. Rivolgersi al Sig Antonino Patti - 328.4616477


Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone - via Roma, Giardino Pubblico -Tel. 0933 58418
urpmuseo.ceramica@regione.sicilia.it (da martedì a domenica - 9 - 18,30)

Selinunte - € 4,5 - parco archeologico in cui calcolate di passare almeno una mattinata, scegliere le ore più fresche. Ci si può spostare all'interno con un trenino, oppure muoversi tra le due aeree piuttosto distanti spostando la macchine nei due parcheggi.


Il mare dall'Acropoli di Selinunte - Foto T. Sofi


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lunedì 16 giugno 2014

Il Bar Baleta: Tariffa night

Leen e il sax - (gent. concessione di Gino "Baleta" Gemme)

Gino, tra i suoi straordinari disegni che continua a regalarci, nel "nostro" gruppo di FB di nostalgici frequentatori del bar, ha postato questo, qualche giorno fa. Così a poco a poco è riemersa una storia che mi ero completamente dimenticato. Il bar ad una certa ora, dopo la mezzanotte, perdeva i clienti meno motivati; i turisti poi, rari per la verità, erano presenti solo di giorno ed a quell'ora se ne erano andati già da un pezzo. Rimanevano solo gli aficionados, i giocatori di carte incalliti che volevano fare l'ultima mano e i tiratardi cronici. Gino cominciava a dare una rassettata, e proclamava ad alta voce la cosiddetta "tariffa nigth" che voleva essere un po' un avviso ai naviganti che se si cominciava a sgomberare, non era poi una gran brutta cosa. Ma dopo l'ora delle streghe, accadevano a volte cose strane in quel bar, mentre qualche vecchio avventore terminava le discussioni più accanite sul nulla, attorno ai tavoli della sala col bancone, intanto che le altre, ad una ad una si facevano deserte e si spegnevano le luci. Ci fu un periodo in cui, verso quell'ora, cominciò ad apparire un tipo strano, assolutamente fuori contesto per il locale e per la stessa città, ancora non abituata a presenze estranee. 

Qualche via più in là infatti, era da tempo aperto un locale, il Dollar Club, quello che un tempo si chiamava appunto il Night club, luogo che non era chiaro da chi fosse frequentato, dato che in una cittadina di provincia ci si conosce tutti e si sa tutto di tutti, salvo che si favoleggiava di signorine poco vestite che assistevano gli avventori e cose di questo genere, insomma le famigerate entraineuses. Un luogo di peccato che per la verità nessuno ha mai capito come facesse a campare, tanto è vero che apriva e chiudeva continuamente. Il locale per peccatori apriva dopo mezzanotte ovviamente e Leen che lavorava lì, passava da Baleta prima di cominciare il lavoro, insomma per bere qualcosa tanto per farsi la bocca. Era un nero, anzi a quel tempo si diceva proprio negro; veniva da Trinidad e di mestiere faceva il musicista. Suonava appunto al Dollar, poteva avere un cinquantina di anni, con quelle facce un po' segnate dalla vita, lo sguardo disilluso, ma con la bocca sempre atteggiata ad un sorridere stanco. Solo gli occhi forse erano tristi. Aveva occhiali pesanti cerchiati di tartaruga, si sedeva un po' appartato in un angolo a bere un rum, aspettando che venisse l'ora di andare ad allietare con la sua musica qualche vecchio viveur che aveva altro per la testa che prestare attenzione alle sue note. Per la verità non lo si sentiva mai parlare ad alta voce, un mansueto insomma, come tutti quei musicisti abituati dalla vita a saltare i pasti. Divenne una figura costante nel bar e come tale dopo un po' fu accettato come uno degli altri, tanto che nessuno ci faceva più caso. Anzi anche lui dopo un po' ebbe il suo bravo diritto di "segnare" le consumazioni sul famigerato libretto di Gino. 

Un giorno, passò al bar di mattina, prese Gino da parte e gli spiegò che doveva partire, non aveva un soldo, figuriamoci per saldare il conto, forse al night neanche lo avevano pagato, però lui non se l'era sentita di filarsela all'inglese, come si diceva allora "in punta di piedi". Volle a tutti i costi lasciare a Gino in pegno un flauto, il suo secondo strumento, promettendo che sarebbe ritornato a regolare, poi scomparve. Gino, che nonostante i nostri rimproveri e le prese in giro, ha un gran cuore, rimase quasi ossessionato da quel fatto. Il topo morto stava lì in un cassetto, oltre che sul suo stomaco e come lui stesso ha detto, ogni volta che lo apriva, "si sentiva come un negriero, un padrone di casa sfruttatore di disgraziati". Due anni dopo, inaspettato, Leed ricomparve sulla porta del bar, accolto come un amico che arriva da lontano. Voleva pagare il suo debito, ma Gino rifiutò e concesse la cosiddetta grazia e benedizione. Leen fu sorpreso naturalmente e forse capì di trovarsi tra amici. Senza dire nulla, estrasse dalla custodia, che portava sempre con sé, il suo sax e appoggiò sui tasti le sue grosse dita. Tre note morbide e calde come il rum del suo paese quando il primo sorso comincia a scorrere in gola e attaccò I walk alone uno dei pezzi preferiti da Gino. Quelli che erano lì, rimasero muti ad ascoltare quello che voleva essere un suo gesto di ringraziamento. Finito il pezzo, riavvolse lo strumento ed uscì dalla porta con un gesto della mano. Non si vide più da quelle parti.

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sabato 14 giugno 2014

Taste of Sicily 7

Spaghetti al nero

Nero di seppia 
una nota di dolce
sai mescolare

quando ricca ti abbracci
alla rucola amara.


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venerdì 13 giugno 2014

Taste of Sicily 6

Noto - La cattedrale

Gioiello d'oro.
Il sole nella pietra 
firma il suo nome.


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giovedì 12 giugno 2014

Taste of delta 2

Porto Tolle - rist. Italia - giugno 2014


Col moscardino
Gambero solitario
Friggendo vai

Finché non more il giorno
Ed erra l'armonia...


Taste of Sicily 5

Siracusa - Foto T. Sofi


Al nuovo Ulisse
non celi più Sirene,
Scoglio di pietra


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mercoledì 11 giugno 2014

Taste of delta 1

Comacchio - giugno 2014

Come il pesce cola' dove impaluda,
Nei seni di Comacchio il nostro mare,
Fugge da l'onda impetuosa e cruda
Cercando in placide acque ove ripare
E vien che da se stesso si rinchiuda
In palustre prigion, né può tornare
Che quel serraglio è con mirabil uso
Sempre a l'entrare  aperto, a l'uscir chiuso.

T. Tasso - Gerusalemme liberata , VII 46


Lungo il canale
In terra di Comacchio
Sguscia l'anguilla

Taste of Sicily 4

La scala dei Turchi - Foto T. Sofi

La vela nera 
che annuncia il Saraceno
temi di nuovo.

Sulla scogliera bianca,
stanca aspettare i vinti.


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martedì 10 giugno 2014

Taste of Sicily 3

Agrigento - Valle dei Templi - Foto T. Sofi


Ormai caduto,
il sole è troppo caldo.
Povero Icaro


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lunedì 9 giugno 2014

Taste of Sicily 2


Selinunte - foto T. Sofi



Tra i fiori grigi
alzi le dita al cielo,
oro di pietra,

Selinunte assolata

su una quinta d'azzurro.






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