martedì 10 dicembre 2013

Manuale di economia politica: Tagliamo gli sprechi?

Siccome vi ho promesso che non parlerò più di politica oggi voglio andare su un argomento più economico, che appare così banale da trovare d'accordo oltre che tutti i miei lettori, anche ogni politico che apre la bocca e dà fiato. Il taglio degli sprechi della spesa pubblica. Tralasciamo quella parte che riguarda i costi della politica. Quella va fatta in ogni caso e subito, non perché serva effettivamente a qualche cosa, se Renzi riuscirà a far tagliare un miliardo sarà certo un'impresa titanica e quasi impossibile,  ma perché sarebbe un simbolo, un'icona di merito, una mossa dal sapore etico e dimostrativo indispensabile a dare credibilità e forza, in modo da far accettare ogni successivo taglio. Parlo invece degli invocatissimi tagli degli sprechi, quelli di cui si occupano gli esperti di spending review e che per servire davvero all'efficacia del bilancio dello stato, devono essere almeno dell'ordine di cifre consistenti, tra i 50 e i 100 miliardi. Credo che tutti siano d'accordo su questo, politici di governo che ovviamente non lo hanno mai fatto potendolo fare,  politici di opposizione che lo chiedono a gran voce appena si siedono sui banchi non governativi, dimenticandosi che il giorno prima lo avrebbero potuto fare ma avevano altro a cui pensare, giornalisti di ogni tendenza politica e soprattutto i cittadini che ritengono in questo modo di aver trovato qualcun altro che paghi il conto al posto loro.  Posso andare contro corrente? Posso levare una fievole voce per dire che tutto questo è una illusione, che si guarda in una direzione del tutto sbagliata, improduttiva come le spese stesse e dannosa alla fine per il paese? Sono cretino? Intanto lo dico lo stesso. 

Partiamo dal fatto che se fosse una cosa facile o anche non molto difficile, sarebbe già stata fatta pure dagli innominabili politici che si sono succeduti negli ultimi venti anni. Poi bisogna considerare e accettare perché è la verità, che la spesa pubblica italiana è in effetti uguale o anche inferiore percentualmente a quella dei principali stati sviluppati che considerano moderno il nostro sistema di socialità. E' così, ficcatevelo nella zucca. Se volete sanità, istruzione e pensioni generalizzate, i costi sono più o meno questi e anche maggiori. Se a queste voci aggiungiamo gli interessi sul debito, gli 800 miliardi circa di spesa sono nella maggior parte (come hanno già rilevato tutti quelli che li hanno esaminati per tagliarli) a tutti gli effetti incomprimibili o quasi, se non si vuole cambiare il concetto di spesa sociale, tagliando le pensioni a chi le percepisce già (19 milioni di persone), togliendo la sanità a qualcuno (ma che siano milioni) o un po' a tutti, mettendo le scuole a pagamento come in altre parti del mondo, cose che tutti noi, io per primo, giudichiamo sommamente ingiuste. Eh ma no! Il coro si leva unanime da ogni bocca e dalle massaie al mercato, tutte grandi esperte di macroeconomia, noi parliamo degli sprechi e lì so ben io quanto si potrebbe tagliare! Posto che è ormai appurato che la platea su cui si potrebbe dunque andare per salvare qualcosa, sterilizzando i cosiddetti sprechi, sta tra i 100 e i 120 miliardi (cifra su cui tutti si trovano più o meno d'accordo) e che, effettuarci tagli, crea resistenze, ricorsi, frenate, sabbia nelle ruote, di proporzioni epocali e che sarebbe davvero utopistico sperare di ridurli del 50%, siete così sicuri che questo sarebbe una cosa buona e utile? Urla dalla piazza coi forconi in mano. 

Ma certo è ovvio, basta con le consulenze, basta con i corsi di formazione fasulli, basta con i 5000 euro per la sagra del capitone, basta soprattutto con le decine di migliaia di stipendi dati a gente che non ha niente da fare, guardie forestali, uscieri, auto blu o grige, regali di natale delle pubbliche amministrazioni, coi pranzi offerti a destra e a manca, mutande verdi comprate coi soldi miei e qui se continuo con l'elenco delle cose che indignano il benpensante, non mi basta lo spazio. Certo avete ragione, in teoria. Chi non si indigna a queste cose disdicevoli? Quindi eliminate queste, posto che  assommino alla cifra necessaria (tra i 50 e 100 miliardi) abbiamo risolto il problema? Col cavolo cara la mia gente. Accendete il cervello, pensate con le cifre non con il cuore e lo sdegno (sacrosanto). Ogni contributo fasullo o spesa immotivata soppressa, in macroeconomia significa soltanto un ulteriore calo del PIL già depresso. Ogni posto di lavoro di fannullone eliminato, sedia di impiegato provinciale o ministero liberata, ogni pranzo elettorale cancellato o auto blu non sostituita, significano aumenti della percentuale di disoccupazione e di richiesta di sussidio ulteriore di sopravvivenza, aumento delle code alla Caritas, carrozzieri che si suicidano, ristoratori che chiudono i battenti, commercio che langue, altre aziende che chiudono. Esattamente quello che  volevate evitare. Ogni provvedimento, ogni azione crea una reazione obbligata, che va considerata e valutata in modo che le sue conseguenze non siano magari ancora più dannose. 

Si potrebbe pensare allora di ridurre di 1/5 il 250 miliardi di pensioni (ma a tutti perché se fatto solo alle poche e scandalose pensioni d'oro, darebbe un importo miserevole e insufficiente alla bisogna) con un altro tragico dramma per il PIL e ulteriori code alle mense sociali, o far pagare ai malati metà della spesa sanitaria di 120 miliardi. Poi vi voglio vedere, altro che forconi. Mettetevelo bene nelle zucche il solo modo efficace per risolvere il problema è aumentarlo il PIL, non diminuirlo. Operare in modo che aumentino le occasioni di lavoro, di impresa, di investimento produttivo, rendendolo allettante, detassandolo se nuovo e agevolandolo in ogni modo. Spingere al massimo sull'emersione del nero e dell'evasione, incrementando, non certo diminuendo l'azione di Equitalia. Migliorare la legislazione sul lavoro, incentivando (fiscalmente) e facilitando burocraticamente la creazione di lavoro stabile. Evitare infine sommovimenti di governo che producano movimenti dello spread, che in questo momento, da solo è indirizzato a calare, al fine di non aumentare la spesa di interessi passivi. Le nazioni che erano con noi nella cacca, Irlanda, Portogallo, Spagna e anche guarda un po' la famigerata Grecia, stanno piano piano risalendo la china. Anche questo potrebbe aiutarci a discutere in sede europea condizioni più efficaci sul fronte di una spesa ragionata per creare nuovo lavoro. La decrescita felice, datemi retta, fa crescere soltanto la merda in cui siamo già fino al collo. E adesso basta davvero con la politica. Stavolta prometto.


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8 commenti:

il monticiano ha detto...

Dopo aver letto questo tuo post m'è sprto un problema: colme mi suicido? Gettandomi nel Tevere. Salendo all'ultimo piano del fabbicato dove abito e volare giù in strada?
Sei stato molto preciso.

Anonimo ha detto...

Perché basta? Bisogna continuare a parlare della Crescita, aiuta a crescere.

Enrico Bo ha detto...

@Monty - Ma va là, con quello che hai già visto tu nella vita, queste son bazzecole.

@Ano- - Sorry, sono anziano, non l'ho capita.

Anonimo ha detto...

Caro Enrico,
Sono d'accordo con te, con un debito pubblico che si mangia quasi 100miliardi di euro all'anno di soli interessi e grazie al governo Letta, e prima Monti, e prima Berlusconi, e prima... continua a crescere, solo cifre consistenti fanno la differenza. L'Europa ci chiede il pareggio di bilancio e l'aggiustamento dei conti, non mi risulta però che possa imporre come aggiustarli. Tu dici giustamente che se tagli 100 miliardi alle pensioni, sanità, istruzione, dipendenti pubblici... stai tagliando servizi fondamentali specialmente per i meno abbienti o risorse da spendere (stipendi pubblici) con ulteriore aggravio sul PIL. Ci sono però alcune macro-spese che se tagliate (o rimandate, perché no) creano immediatamente un risparmio notevole liberando risorse per altri impieghi, sto parlando delle spese militari e le spese per infrastrutture. Queste sono le due voci grosse di spesa in valore dopo pensioni, stipendi pubblici, ed interessi sul debito, che potrebbero essere investite in lavoro, università, innovazione. L'altro risparmio che dovrebbe essere affrontato in sede Europea è l'interesse sul debito, c'è un'alchimia finanziaria fasulla per cui tutte le banche Europee vengono finanziate dalla BCE a tassi prossimi allo zero mentre non c'è nessun accordo Europeo o alchimia finanziaria che eviti che il debito Italiano sconti il 4% quello Portoghese l'8% e quello Tedesco l'1,5%. Investire in innovazione e lavoro, nessun governo negli ultimi 20 anni lo ha fatto. Cosa ne pensi?

Enrico Bo ha detto...

@Anon - Carissimo, i dubbi che tu poni sono da valutare con molta considerazione, perchè in effetti potrebbero essere una o quantomeno parte di una soluzione praticabile. per la verità in questo momento non saprei dirti con precisione quali siano i bilanci della difesa e delle infrastrutture. Per quanto riguarda la difesa credo che la maggior parte vada in stipendi e per questa parte, vale il discorso fatto all'inizio, rimarrebbero i famigerati aerei , come voce grossa. Qui sembrerebbe facile tagliare anche per ragioni morali su cui mi sento sufficientemente in accordo. tuttavia mi sembra di aver capito che la maggior parte di questi soldi per gli aerei sarebbero in realtà da tradursi in lavoro per le nostre aziende, e qui il cane torna a mordersi la coda. Calo di spese = calo di PIL e di lavoro. Per le infrastrutture stesso discorso, ma qui si potrebbe giustamente valutare non di tagliare questi lavori, ma di scegliere quali sono maggiormente utili e da attuare prioritariamente . Ad esempio secondo molti sarebbe da preferire un'azione sul dissesto idrogeologico piuttosto che sulla TAV (che secondo me è utile lo stesso, ma potrebbe essere posposta) Tuttavia su questo argomento ho ancora molti margini di dubbio e vorrei avere maggiori elementi per giudicare, ma non dalle parti in causa prego, che quando parlano mi fanno subito andare sulla sponda opposta. Sull'argomento del livello dei tassi, però non ho capito il tuo punto di vista. Non ci sono alchimie finanziarie che determinano un tasso più oneroso rispetto ad un altro. Gli stati hanno bisogno di danaro e si finanziano sul mercato dove possono trovare chi questo denaro lo presta, all'interno dai risparmiatori o sul mercato internazionale. Il tasso è determinato dalla rischiosità dell'emittente, o per lo meno da quanto il prestatore di denaro ritiene rischioso l'emittente a torto o a ragione (visto che i soldi li tira fuori lui). Per questo è molto importante la credibilità e la stabilità. Se i soldi li va a chiedere una persona seria, magari la gente si fida a darli a un tasso più basso, se ci va un puttaniere che fa le corna o un comico che dice continuamente che i debiti non bisogna pagarli, tu glieli presteresti? Infatti checché se ne dica con le operazioni fatte fino ad oggi il sistema italia è più affidabile di prima e trovi sul mercato chi ti compra il debito decennale al 4% mentre prima ci voleva il 7%. Più hai credibilità (leggi serietà, stabilità, gente che non va a dire che bisogna uscire dall'euro) più trovi gente che ti presterà soldi a tassi inferiori. Non esiste un gruppo di gnomi che decide i tassi che gli pare a seconda di come si sveglia. Alla fine la tua frase finale ribadisce quello che ho detto io nel pezzo e di cui sono assolutamente convinto , Innovazione, scuola (a lungo termine) e spingere per creare lavoro in qualunque modo vincendo anche resistenze storiche che nella pratica non interessano più a nessuno. Per lavorare sul numeratore (il PIL) piuttosto che sul denominatore (la spesa). Che è un po' quello che invece dicono tutti, perché lo spreco in effetti è moralmente disdicevole, ma eliminarlo spesso economicamente non è risolutivo.

Enrico Bo ha detto...

Una aggiunta. Certo gli Eurobond potrebbero in parte risolvere quanto dici, ma bisogna convincere i paesi che metterebbero più soldi (come la Germania) che poi i paesi riceventi questi soldi non li buttino nel cesso. Ancora una volta è questione di credibilità, di serietà. Io sono convintissimo che se Monti fosse stato al governo per 5 anni , gli eurobond sarebbero passati. Certo che se cominci a dire che bisogna uscire dall'euro...

Anonimo ha detto...

Caro Enrico,
il tasso è determinato dalla rischiosità dell'emittente più l'emittente è piccolo, mentre più diventa grosso più il rischio diventa aleatorio e legato ad altri fattori, chiamiamoli alchimie, chiamiamoli stimoli alla crescita, chiamiamoli "troppo grosso per fallire" ma tant'è. E' fuori di ogni dubbio che se non ci fosse la BCE a garantire il rischio paese ed a prestare il denaro a zero interessi tutti i PIIGS sarebbero falliti da un pezzo, ed il resto dell'Europa a seguire. Né Monti né Letta per quanto più credibili di Berlusconi hanno raggiunto il pareggio di bilancio né la decrescita del debito pubblico né stimolato gli investimenti, il lavoro e la crescita del PIL. Le statistiche 2013 dicono PIL in discesa, disoccupazione in aumento, rischio povertà quasi al 30% dietro la sola Grecia ma davanti a Spagna, Portogallo... Solo il 4% di interesse non è merito di Letta che prima sparisce meglio è per tutti, ma solamente della valanga di miliardi riversati a tasso nullo e dalla garanzia di un fondo salva stati ad intervenire in caso di problemi. Mi guardo bene dal dire che bisogna uscire dall'Euro, senza l'Euro o meglio la protezione "Europea" saremmo probabilmente al crack ma magari no, vale sempre il discorso del troppo grosso per fallire quando dietro al fallimento dell'Italia ci finiscono anche gli altri paesi trainanti dell'Europa. L'Eurobond passerà il giorno in cui anche il 4% diventerà insostenibile, Monti o non Monti. Scendendo veramente nel piccolo, nel privato, per chiedere un mutuo prima casa mi stanno chiedendo un tasso più alto dell'anno scorso (quando lo spread era più alto ed anche il costo del denaro) e garanzie di parenti fino alla 3° generazione, nonostante io abbia un posto fisso come anche mia moglie e la rata sia meno di 1/5 del mio stipendio. Quindi?

Enrico Bo ha detto...

@Ano. - Caro Anonimo, certo è vero che il livello dei tassi è influenzato anche da molti altri fattori, ma il principale, rimane secondo me la credibilità del debitore, che si fonda sui numeri. Per questo il nostro spread rimane più alto di altri paesi, perché non riusciamo a far scendere il debito accumulato in 30 anni. (ci riusciva solo il vituperato Prodi). Spagna e Portogallo stanno risolvendo piano piano i problemi, ma a un prezzo molto pesante, basta guardare a quanti licenziamenti sono avvenuto nella pubblica amministrazione, cure da cavallo vere, non i pannicelli applicati da noi e già giudicati insostenibili(vedi forconi, ben guidati da detra per la verità). Per quanto riguarda le banche, qui bisognerebbe aprire un lungo discorso. Bisogna accettare il fatto che le banche non sono enti di beneficenza a cui interessa il bene del popolo, ma attività commerciali come le altre (in Cina banca si scrive Negozio dell'argento) che hanno come imperativa necessità (come tutte le altre attività commerciali, quella di sopravvivere. I tassi che applicano sono fatti considerando anche la quantità di prestiti che andranno in sofferenza (conosco persone che lavorano proprio in questo settore e non hai idea di quanti siano i debitori, che per qualsiasi motivo non restituiscono il debito). D'altra parte le banche non sono cretine e certo non rinuncerebbero ad una parte del loro business se ci guadagnassero. Infatti sono quasi tutte alla canna del gas.

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