lunedì 31 marzo 2014

Ancora a Saigon

Al tempio


Una scuola di Kung fu
Bisogna lasciare il delta. Gli obblighi del turista si scontrano inevitabilmente contro le pulsioni del viaggiatore che vorrebbe prolungare il tempo e gli stati d'animo, la voglia di non tornare più. Vorresti continuare la strada delle acque, rimanere in barca, navigare portato dalla corrente lungo i bracci dei nove draghi per raggiungere la promessa dell'odore tenue di salsedine che senti nell'aria, arrivare all'Oceano per perderti definitivamente. Le palme e le mangrovie scorrono lente e tu vorresti andare a sud, promessa eterna di mondi lontani e perduti, forse perdenti ma desiderabili. Trovare zanzare che non ci sono, il senso di selvatico ormai svanito. Vorresti proseguire il cammino fino alla punta estrema, c'è sempre una punta estrema che non si riesce a raggiungere, un'ultima Thule che rimane sogno irrisolto di un mondo perfetto che non esiste mai, ma che vorresti vero. Bisogna tornare invece, lasciare la barca, l'acqua le traversate in traghetto, le stradine di terra, i pomeli maturi ed i caschi di banane. Cerchi una scusa per rimanere più a lungo in un tempio a sentire monaci che salmodiando canti e preghiere, fanno vibrare diaframmi profondi. Poi la macchina riparte; altri paesi da attraversare, un grande ponte ad arco, immenso trionfo di cavi d'acciaio gettato su un mare di acqua, quasi un abnorme ripetizione mille volte più grande di quei ponticelli giapponesi a schiena d'asino, su uno stagno di ninfee. Tagli le risaie che diventano via via più grandi, non come quella del fratello di Hà, poco più di ottocento metri quadri con cui riesce a malapena a produrre il riso che basta a mantenere sé stesso; anche la moglie lo ha mollato, forse attirata dalle sirene della città, una vita troppo povera per resistere sempre a mollo coi piedi nel fango. 

Per le strade di Saigon
A poco a poco il traffico aumenta ed è di nuovo Saigon, polipo gigante dove l'acqua è sostituita dalla corrente infinita dei motorini, che ti prende e ti porta verso il centro, fluida ed inarrestabile. La sera scende rapida e puoi camminare nella notte ad ascoltare l'ansimare della città. Ormai hai acquisito dimestichezza e attraversi senza patemi, giri sui marciapiedi senza più urtare nessuno, ti senti molto più in sintonia che i primi giorni, puoi viverla quasi da abitante, apprezzandone meglio il movimento, che forse comincia ad apparirti meno convulso, tutto sommato non troppo angoscioso come in certe altre città cresciute troppo tumultuosamente. La vita dei marciapiedi è tutto sommato familiare, venditori, ristoranti di strada ed avventori, un popolo che passa il tempo su una riva mentre a fianco scorre il fiume. I giardini di notte non sono affatto angoscianti come in altri paese, ma pieni di vita, di gente che chiacchiera, che mangia, che passeggia. Negli spazi, gruppi di ragazzi che allenano il kung fu; sotto grandi gazebi, coppie che ballano il tango, scuole di danza improvvisate al suono di una radio messa per terra. La città continua a vivere e non ti dà nessun desiderio di ritirarti a dormire, anzi invoglia a scoprire punti nuovi di osservazione. Lungo i grandi viali spunta sempre in fondo, la enorme sagoma della Bitexco tower, dai profili evidenziati dalla luce, quasi un monito di futuro, appena stemperato dalla vecchia che sull'angolo frigge spiedini sulle braci di una carbonella antica. Certo, bisogna mangiare qualcosa, cerchi un ristorante ma non è mica una cosa facile. 

Dalla Bitexco Tower
E' pieno di gente, dappertutto c'è la coda che aspetta. E' pieno di ragazzi e di coppiette. E' San Valentino e la maggior parte delle ragazzine tiene in mano un mazzetto di fiori. Molti sono andati assieme al tempio a lasciare una preghiera, una piccola offerta, ad accendere un mazzetto di bastoncini di incenso, per chiedere fortuna, forse per cementare il loro fresco rapporto. Lasciano il motorino sul marciapiede e cercano in qualche modo un tavolo. Sono tutti pieni, ma i camerieri si danno da fare, corrono da ogni parte; come per magia compaiono altri tavoli ed altre sedie pieghevoli, che occupano spazi improbabili, tra i motorini parcheggiati, zoppicando alla meglio tra le sconnessioni delle radici degli alberi del viale, ostruendo passaggi ed entrate ai negozi. Senza pietà e senza alla fine impedire niente, chi vuole fa lo slalom ed entra lo stesso, nessuno si lamenta e la fiera continua a tutta birra. Piccoli uomini corrono dappertutto trafelati con piatti di noodles fumanti, ciotoloni di acqua bollente in cui gettare verdure, gamberi, fette di carne; i fritti sfrigolano, la birra schiuma, dappertutto una frenesia calma. Non hai voglia di andare a dormire, così continui a passeggiare tra i fumi degli scappamenti, pronto a trovare una scusa per rimanere sveglio ancora un po', a prendere un caffé al Trung Nguyen, dove fanno lo Special San Valentino con la cialda a forma di cuoricino. Chissà cosa direbbe zio Ho.

Notte a Saigon

SURVIVAL KIT

Trung Nguyen Coffee 34 Le Duan StreetHo Chi Minh CityVietnam - Una catena locale che si pone in concorrenza con Starbuks. Il caffé vietnamita è buono, i prezzi in linea con quelli che vogliono essere di un locale alla moda (anche se la metà del suo concorrente). Qui ne trovate una grande varietà di tipi e di presentazioni.



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2 commenti:

tentare, nuoce ha detto...

Quanto il bisogno di luci per non vedersi un buio che non è buio quando s'è buon compagno alla luce degli occhi

Enrico Bo ha detto...

@Tent - la luce serve, sempre, finta, fritta o ritinta, quantomeno all'Enel

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 104 (a seconda dei calcoli) su 250!