sabato 16 agosto 2014

Recensione : I. Kadaré - Cronaca della città di pietra

A conclusione delle chiacchierate albanesi, voglio darvi due indicazioni letterarie, da leggere prima o meglio durante il vostro viaggio. Purtroppo non ho conoscenze più approfondite di autori albanesi e per questo mi limiterò a citarvi due opere di Ismail Kadaré, scrittore internazionalmente conosciuto, ma ancora piuttosto discusso tra i suoi connazionali, per una sua supposta connivenza o quantomeno mancanza di presa di distanza dal passato regime. Tuttavia Kadaré nei suoi romanzi racconta la sua terra con tocchi di lieve poesia e a mio parere è molto adatto per il viaggiatore che si avvicina a questo mondo. In particolare questa Cronaca della città di pietra, che racconta la sua città di nascita, Gjirokastro. Direi che leggere il libro e passeggiare per le strade della città, sentire il rumore del selciato e guardarsi nella pietra delle sua case antiche è davvero coinvolgente. Anzi vi darei un suggerimento. Salite alla fortezza e, con il libro in mano, sedetevi sul bordo di un camminamento o dall'estremo delle mura. 

Avrete sotto di voi la magica città e potrete rivivere il racconto del piccolo bambino che esorcizza la guerra, trasformando l'orrore in gioco e curiosità. Vedrete attraverso i suoi occhi le case di pietra, il mattatoio, le stradine ed i muri improvvisamente animarsi delle ombre di personaggi di un mondo che non esiste più, ma che lì è vissuto. Le ragazze immaginate, le straniere bellissime di quella casa in cui le finestre erano sempre chiuse, i soldati che si alternavano, italiani, greci, tedeschi, i compagni di giochi, l'infinito stuolo di donne, zie, nonne e bisnonne, con le loro manie, le loro superstizioni e i presagi funesti, le paure, le cose che si dicevano e che un bambino non riusciva a capire, ma interpretava a suo modo. Il nonno che gli passava i sigari e gli avrebbe insegnato il turco, la donna baffuta, i vecchi ai tavolini dei bar a bere raki. Crescerà il bambino, ma al suo ritorno ritroverà solo ombre di quel passato ormai perduto, ma fissato per l'eternità nella pietra della città fatata. Poi scendete voi lungo i selciati bianche e neri delle strade ripide e ritrovatene l'anima raccontata. Non sarà tempo perso.

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1 commento:

Paolo Nullo Pedone ha detto...

Ognuno le sue mura; non so di Kadaré ma so di muri e d'altro, ormai lontano al tempo ma vicino, che gli assomiglia e mi ha visto il ragazzo che ancora il medesimo ragazzo ma di una certà età

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