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giovedì 18 marzo 2021

Luoghi del cuore 111: Ohrid, emozioni

 

Lago di Okrit - Albania - luglio 2014



Attrezzature di divertimento sul lago
Non sono un appassionato di laghi, ma arrivare a tarda sera dalla lunga serpentina che scende dalla montagna fino a Pogradec, mentre la luce diventava sempre più fioca e la immensa superficie dell'acqua diventava via via più vicina, è stato emozionante. E poi con questo lago avevo un appuntamento mancato da oltre venti anni. Già, era l'anno prima che scoppiasse la guerra, nell'agosto '90. Dall'altra parte era ancora Yugoslavia, ma i segnali di disintegrazione erano nell'aria, anche se era impossibile pensare ad una mattanza insensata come quella che la follia umana avrebbe prodotto di lì a poco. Ero a Ohrid, esattamente sulla riva opposta, adesso macedone, la bellissima cittadina col suo antico monastero che dà il nome al lago stesso. L'acqua aveva lo stesso colore e l'altra parte del lago, quello in cui mi trovo adesso, stava lì invitante e desiderabile, eppure esclusa da una barriera invalicabile, che aveva reso il paese delle aquile completamente isolato ed impenetrabile a chiunque. La voglia di attraversare quel confine era allora fortissima e dentro di me ci fu allora la certezza che prima o poi ci sarei arrivato dall'altra parte, per vedere cosa c'era oltre quello specchio d'acqua deserto, così diverso dagli altri, sempre solcati da navi e battelli di ogni dimensione, mentre lì tutto era solitario e spento, quasi lugubre. Il mondo fa in fretta a cambiare. Adesso il lungo lago è certamente diverso, sono scomparsi anche i bunker, sostituiti dalle tante costruzioni che hanno portato anche qui il turismo, locale per ora. Tanti alberghi nuovi grandi e piccoli, ancora certo in sovrannumero rispetto alla esile richiesta, ma bastanti a dare la sensazione della vacanza, di gente libera che cammina serenamente nei giardini della passeggiata del lungolago, tra bar e piccoli locali, da cui esce, neanche troppo a basso volume, lo scoppiettare  della musica balcanica, violini e clarinetti, mentre i fumi delle griglie riempiono l'aria di odori allegri e ti invogliano a sederti, rilassato a bere birra e mangiare spiedini e tzatziki. C'è tanta gente in giro. 

Quasi al tramonto
Fai fatica a pensare che due decenni fa, qui vigeva una specie di coprifuoco continuo e ognuno prima di parlare si guardava alle spalle, con la paura continua di sentire bussare alla porta, la mattina dopo, un drappello della polizia segreta. Qualcuno veniva qui con la speranza di farcela a scappare; entrava nell'acqua tra le canne nel buio, cercando di farcela a nuotare fino all'altra riva o con una barchetta, certo più sicura, ma così facilmente avvistabile dalle mitragliette delle guardie. Adesso che l'aria è diversa, l'unica cosa che può capitare è l'arrivo, sempre al mattino presto, della polizia edilizia, che, dopo avere però effettuati i tre avvisi regolamentari, giunga con la ruspa per buttare giù una, magari la tua, delle migliaia di case abusive che nel frattempo il benessere e la brama speculativa ha costruito a gran velocità lungo le tante coste bellissime di laghi e del mare. Comunque, la sera, passeggiare sul lungolago è davvero piacevole, mentre la luna ormai piena ne fa risplendere la superficie di argento vivo. La mattina si fa colazione davanti alla grande vetrata che guarda il lago, mentre i rilievi delle rive lontane si leggono appena in una infinita sfumatura di azzurri e di blu. Forse sarebbe anche divertente trascorrerci qualche giorno da queste parti, lasciarsi cullare su un barchetta, cercando di pescare una trota, senza spingersi troppo al largo, sul lago deserto e profondissimo, cercando di non udire le voci di quei tanti che cercavano di passarlo a nuoto, di notte, anche senza la speranza di farcela, pallidi fantasmi di un tempo passato, forse dimenticato per sempre. Non so che dire, il lago mi lascia sempre sentori di tristezza, anche con la sua bellezza cupa, che non induce al riso, ma mi lascia comunque un tuffo al cuore. Meglio andarsene forse, percorrendo la bella strada che lo costeggia, tra bassi canneti e piccole anse ingentilite da paesi addormentati. Poi ancora una volta la strada prende la via del monte, un altro passo dove puoi dare l'ultimo sguardo a quella superficie di un azzurro metallico, che da questa altezza ti appare ancora più immobile. Ohrid, Okrit, due nomi diversi per lo stesso luogo, finalmente ti ho avuto, ma non per questo, adesso, sono più felice.


mercoledì 30 marzo 2016

Il settimo libro

Avrete notato che ho fatto schizza per qualche giorno (si diceva così ai miei tempi quando non andavi a scuola, anche se era una cosa teorica perché in effetti non lo faceva nessuno, timoroso di terrificanti castighi, mi ricordo tre sospesi per aver fatto appunto schizza o "magno" come meglio si diceva). La ragione non è stata soltanto motivata dal fatto che nell'eremo dove mi ero ritirato a meditare non riuscivo a connettermi in maniera decente, ma anche perché sono oberato da impegni, grane da seguire, insomma una montagna di cose da fare, inclusa ad esempio la revisione finale del mio libro sull'India che volendo metterci un po' tutte le mie ultime esperienze, sta diventando un po' troppo pesante da gestire. Insomma speravo di concludere tutto in queste "vacanze " pasquali e invece ne ho ancora di cose da rivedere. Comunque sta venendo una cosa che mi piace e penso che lo pubblicherò sicuramente entro l'estate. Sono sicuro che avrà lo stesso travolgente successo dei precedenti.

Anzi, a questo proposito, colgo l'occasione per segnalarvi l'uscita del mio settimo lavoro: Due mari - Sicilia e Albania,  che comprende le mie impressioni ed emozioni di viaggio, oltre che a diverse interessanti storie che ho raccolto sul posto nei miei due viaggi nel Sud della Sicilia, una delle regioni italiane più affascinanti ed in Albania, un paese assai poco conosciuto e che invece merita assolutamente le vostre attenzioni. Chi fosse interessato lo può trovare dai link qui sotto, disponibile solo sul web tramite www.lulu.com (questo link vi rimanda alla mia vetrina autore del sito), dove sono disponibili anche tutti gli  altri sia in cartaceo che in ebook.


Due mari - Sicilia e Albania


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Grazie quindi a tutti quelli interessati e che in questo modo continueranno a darmi una mano in questa avventura e per adesso vi saluto e arrivederci alla prossima.

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Profondo lago
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Oh tartaruga
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Sopra il mercato
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Dito di luce

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Forte di pietra
Sotto la neve aspetti
L’assalto turco

mercoledì 10 settembre 2014

Taste of Albania 4


Un bacino vicino a Tirana - Albania - Agosto 2014

Verde smeraldo
Acqua estiva consoli
Il caldo abbraccio

lunedì 8 settembre 2014

Recensioni: A. Barbero - Lepanto


Uno storico di grande spessore per un evento storico di grande importanza. Questo ponderoso volume di Barbero, studioso e docente di storia medioevale, non racconta soltanto l’epica giornata della battaglia che segnò il discrimine tra l’Occidente e l’Oriente, ma il dettaglio accuratissimo dei due anni che precedettero l’evento. Con una documentazione sterminata, ricca di citazioni dei documenti dell’epoca dell’una e dell’altra parte, potrete gustarvi non soltanto il concatenarsi degli eventi e dei comportamenti dei vari personaggi del dramma, dal Sultano, al Papa, al Re di Spagna e ai dogi della Serenissima e di tutto il contorno di personalità dell’epoca che ebbero parte sostanziale negli avvenimenti, ma, e credo che sia la cosa più interessante, anche tutta la gestione pratica di una guerra navale, con dati e numeri circostanziati, da cui si evince quali fossero al tempo le cose che davvero contavano nel successo o meno di una operazione bellica. 

Il numero sterminato di braccia che servivano ai remi delle centinaia di navi, galere appunto, con la necessità continua di galeotti (con forzature verso i giudici dei tribunali all’emissione di sentenze adeguate), di cosiddetti buonavoglia, rematori reclutati a pagamento e di schiavi presi nelle razzie sulle coste nemiche. Il bisogno degli approvvigionamenti per questo sterminato numero di persone, denaro, armi, legno per i remi e tela per vele e il famigerato biscotto, che col vino era l’unico sostentamento di questo esercito di persone. Del problema delle malattie, dal tifo alla peste, che ne decimavano gli effettivi e che si rivelavano poi decisive negli esiti delle battaglie. Infine, la politica e la corruzione che hanno sempre fatto di ogni guerra occasione di guadagni e ricchezze. Un altro punto di interesse è la descrizione degli eventi che si svolgono in gran parte lungo le coste albanesi e che lo pongono quindi come ulteriore libro propedeutico ad un viaggio in questo paese. Godibilissime le parti dedicate agli attriti tra i vari protagonisti dell’epoca, i vari comandanti, i puntigli e le prese di posizione legate magari all’uso dell’appellativo Eccellenza in luogo di Altezza, che rischiarono più volte di mandare in rovina l’armata. 

Libro circostanziato che dà luogo a molte possibilità di giudizi e interpretazioni sui fatti del tempo, che avevano presentato la vittoria di Lepanto come un evento epocale che aveva salvato la Cristianità e condannato l’impero Ottomano alla decadenza. In realtà i fatti non sono stati esattamente questi, ma la battaglia seppure importante bloccò il Turco per un solo anno, mentre già in quello successivo la flotta ottomana era stata completamente ricostituita e da quel momento, progressivamente, fu la Serenissima a cominciare la sua inarrestabile decadenza, perdendo nel giro di pochi anni tutti possedimenti e i porti del Mediterraneo Orientale, mentre il resto dei regni cristiani perdevano anche tutto il nord Africa. La realtà cruda fu che questa operazione può essere definita il primo evento mediatico dell’epoca , che fu presentato ai popoli europei come la sconfitta inevitabile di un nemico spietato e crudele, una vittoria del bene sul male sotto le bandiere di Dio. In pochi mesi infetti l’Europa intera fu inondata di cronache, lavori di partecipanti, si direbbe oggi di instant book che cantarono un’epopea, ingigantendola al massimo e presentandone tutti i lati più smaglianti e parziali. Insomma, per gli appassionati di storia e non solo.

giovedì 4 settembre 2014

Taste of Albania 3

Una coperta  a Krujia

La nonna cuce

Al caldo del camino.

Mille colori

lunedì 18 agosto 2014

Recensione: Kadaré - I tamburi della pioggia

Ed eccoci al secondo ed ultimo purtroppo, suggerimento di lettura, diciamo così propedeutica al vostro futuro viaggio in Albania, ma di certo leggibile con gusto anche se si prevede di starsene a casa. Ancora Kadaré, il poeta romanziere albanese, che nella sua opera canta continuamente la sua terra. Un'altra città di pietra da raccontare, questa volta andando più indietro nel tempo. Ma qui, nessuna struggente poesia di mura che raccontano storie personali; risuonano invece suoni di guerra, clangore d'armi e grida di uomini. Questo I tamburi della pioggia è, come primo impatto, un romanzo storico che racconta l'inutile assedio che l'esercito ottomano portò nel XV secolo alla roccaforte di Kruja, allora  caposaldo e capitale albanese, in cui si rifugiò l'esercito rimasto al comando Skanderberg, il leggendario condottiero, per resistere all'avanzata turca che stava dilagando in tutti i Balcani. Naturalmente la parte squisitamente storica dell'opera è soltanto il pretesto per raccontare, da un lato l'epica della resistenza di un popolo all'invasore, sottoponendosi così all'inevitabile critica di voler esaltare l'isolazionismo del regime (il libro è del '70) e una propensione al nazionalismo che ha poi dato prove davvero funeste negli anni successivi in tutta la penisola balcanica, dall'altro gli aspetti della guerra, dai suoi orrori, al dipanarsi delle vicende personali. 

Così da un lato la glorificazione del popolo resistente, visto sempre nel suo insieme senza dettaglio di personalità specifiche, mentre dall'altro la contrapposizione dell'esercito invasore, di certo il più potente e organizzato dell'epoca, descritto minutamente nei suoi personaggi, dai comandanti, al poeta, alle concubine al seguito e a tutta quella umanità che all'epoca faceva da contraltare all'arte della guerra. E' il romanzo della continua contrapposizione, dell'eroe più debole e disposto a tutto per difendere caparbiamente un ideale (oltre ovviamente la vita) all'organizzazione moderna ed efficiente, ricca, potente, tra l'altro anche multietnica e meritocratica e forse per questo alla fine incapace di battere la forza dell'esaltazione che spesso ha il più misero contro il potente. La descrizione degli assalti, delle battaglie e della vita del campo sono magnifiche e cariche di poesia. Su tutto grava il caldo torrido dell'estate che sembra finire troppo in fretta senza che l'assedio abbia successo e l'ineluttabilità dell'arrivo dell'autunno con i suoi tamburi della pioggia che sanciranno l'inutilità dell'operazione e la sconfitta a cui il comandante in capo dell'esercito ottomano dovrà rendere conto. Anche questo è un libro che andrebbe assaporato tra gli ulivi che circondano la Kruja di oggi, distesi tra l'erba a guardare quelle mura dal basso, con il castello invitto che le domina, spiando sentieri e dossi dove si nascondevano i soldati e radure dove era acquartierato l'esercito. La pietra testimone dei fatti è ancora lì e il suo cantore la sa raccontare sommessamente come se volesse prendersi pause e lunghi respiri tra un colpo e l'altro del grande cannone.

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sabato 16 agosto 2014

Recensione : I. Kadaré - Cronaca della città di pietra

A conclusione delle chiacchierate albanesi, voglio darvi due indicazioni letterarie, da leggere prima o meglio durante il vostro viaggio. Purtroppo non ho conoscenze più approfondite di autori albanesi e per questo mi limiterò a citarvi due opere di Ismail Kadaré, scrittore internazionalmente conosciuto, ma ancora piuttosto discusso tra i suoi connazionali, per una sua supposta connivenza o quantomeno mancanza di presa di distanza dal passato regime. Tuttavia Kadaré nei suoi romanzi racconta la sua terra con tocchi di lieve poesia e a mio parere è molto adatto per il viaggiatore che si avvicina a questo mondo. In particolare questa Cronaca della città di pietra, che racconta la sua città di nascita, Gjirokastro. Direi che leggere il libro e passeggiare per le strade della città, sentire il rumore del selciato e guardarsi nella pietra delle sua case antiche è davvero coinvolgente. Anzi vi darei un suggerimento. Salite alla fortezza e, con il libro in mano, sedetevi sul bordo di un camminamento o dall'estremo delle mura. 

Avrete sotto di voi la magica città e potrete rivivere il racconto del piccolo bambino che esorcizza la guerra, trasformando l'orrore in gioco e curiosità. Vedrete attraverso i suoi occhi le case di pietra, il mattatoio, le stradine ed i muri improvvisamente animarsi delle ombre di personaggi di un mondo che non esiste più, ma che lì è vissuto. Le ragazze immaginate, le straniere bellissime di quella casa in cui le finestre erano sempre chiuse, i soldati che si alternavano, italiani, greci, tedeschi, i compagni di giochi, l'infinito stuolo di donne, zie, nonne e bisnonne, con le loro manie, le loro superstizioni e i presagi funesti, le paure, le cose che si dicevano e che un bambino non riusciva a capire, ma interpretava a suo modo. Il nonno che gli passava i sigari e gli avrebbe insegnato il turco, la donna baffuta, i vecchi ai tavolini dei bar a bere raki. Crescerà il bambino, ma al suo ritorno ritroverà solo ombre di quel passato ormai perduto, ma fissato per l'eternità nella pietra della città fatata. Poi scendete voi lungo i selciati bianche e neri delle strade ripide e ritrovatene l'anima raccontata. Non sarà tempo perso.

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venerdì 15 agosto 2014

50 + 1 motivi per andare in Albania

La pista per Okrit

Anche questa volta, a conclusione delle chiacchierate sull'Albania, che vi ho proposto da un mesetto a questa parte, vorrei darvi una piccola serie di motivazioni che potrebbero spingervi a visitare questo paese, un po' trascurato, ma dalle grandi potenzialità turistiche. Di sicuro ne dimenticherò molte e gli amici che ho conosciuto laggiù non me ne vorranno, ma il turista è così, un po' troppo entusiasta, un po' troppo superficiale e bisogna prenderlo com'è, d'altra parte, il cliente ha sempre ragione. 


  • Trovare il porto giusto per imbarcarsi e visitare Ancona, città dai pochi turisti e dai tanti punti di interesse.
  • Mescolarsi a chi torna su un traghetto di emigranti e immaginare storie.
  • Godersi i battibecchi alla buona alla dogana in attesa del visto
  • Guardare i palazzi colorati della nuova periferia di Tirana
  • Passeggiare nel Bazar di Kruja, indugiando tra i negozietti con vecchie porte di legno e calpestando antiche pietre.
  • Ascoltare la pace che spira in una tomba di dervisci, guardando la valle dalla sua balconata
  • Fare considerazioni sui rapporti tra cristiani e ortodossi
  • Passeggiare nel centro di Tirana, tra architettura fascista, comunista e moderna
  • Fermarsi ad ammirare il soffitto affrescato della moschea di Tirana
  • Farsi una pantagruelica cena di pesce al ristorante del mercato di Tirana e poi bere un bicchiere di raki forte in uno dei piccoli bar attorno alla piazza.
  • Ascoltare storie sul regime
  • Confondersi tra i paesaggi della montagna tra laghi blu e foreste
  • Osservare una donna in nero col velo bianco che accompagna il mulo carico di fieno
  • Fermarsi per una birra in un bar di paese
  • Passare da un bunker all'altro tra rocce e colline
  • Gustare ricotta e peperoni tiepidi in una casa isolata tra i monti
  • Seguire una pista nascosta per trovare un ponte romano perduto tra gli alberi
  • Osservare la superficie di piombo del lago di Okrit
  • Passeggiare sul lungolago tra fumi di griglie e orchestrine balcaniche
  • Camminare tra le mura antiche di El Bassani cercando cocci di anfore senza calpestare le tartarughe
  • Cercare di spiegare ad una contadina perché fotografi i vecchi tralicci di un pozzo di petrolio esaurito
  • Sentire i tuoi passi sul selciato bianco della cittadella di Berat
  • Fermarti a guardare le icone del museo della città nell'antico convento
  • Ammirare dall'alto i quartieri ottomani di Berat
  • Camminare nelle gole dell'Osum e le sue acque di smeraldo
  • Stupirsi delle scritte mussoliniane sulle casermette di Permet
  • Mangiare cinghiale con cipolle e cosciotto di capretto da Antigonea 
  • Perdersi tra i paesini di minoranze greche e rumene e scoprire una chiesetta abbandonata piena di pipistrelli
  • Pranzare a casa di qualcuno chiacchierando di vecchie storie di guerra e di alpini 
  • Bere un caffè turco sotto un pergolato di uva e ascoltare l'urlo delle cicale
  • Sentire storie di Byron e di Ali Pashà
  • Comperare del miele da un pastore tra le montagne
  • Rimanere attoniti davanti alla pietra di Gjirokastro e girare nella fortezza, nel bazar, tra le case
  • Guardare la valle dalla terrazza della casa di Zakate appena illuminata dal sole del mattino
  • Bere l'ayran fresco offerto dalla moglie di un pastore
  • Scendere in macchina lungo il greto di un torrente
  • Farsi un fritto di pesce davanti al blu di Porto Palermo
  • Scendere lungo una pista impossibile per arrivare ad una spiaggetta solitaria
  • Camminare lungo le scalette ed i vicoli di un paesino a picco sul mare, tra fiori, chiesette, asini e ulivi
  • Mangiare pesci alla griglia fino a scoppiare in un ristorante sulla riva del mare
  • Crogiolarsi al sole sulla spiaggia guardando la sagoma di Corfù che si fonde con l'orizzonte
  • Perdersi tra le colonne e le costruzioni in rovina di Butrinto
  • Mangiare una trota alla griglia vicino al torrente dell'Occhio Blu e guardare le ragazze che si tuffano ridendo
  • Chiacchierare coi poliziotti di pattuglia che ti fermano e ti fanno andare via sorridendo
  • Aspirare profondamente i profumi della macchia e della montagna
  • Rimanere attonito davanti agli affreschi di una chiesetta di paese
  • Girare in fuoristrada tra lagune, spiagge deserte e attraversare il mare in auto per raggiungere un antico convento
  • Guardare un airone cinerino che plana sull'acqua della laguna che ha visto le gesta di Antonio e Pompeo
  • Fotografare di nascosto una sposa vestita da meringa circondata da damigelle in rosa bonbon
  • Guardarsi l'ultimo tramonto dalla collina più alta di Durazzo
  • Rimanere sul traghetto ad aspettare con tristezza che la riva scompaia all'orizzonte
Anche questa volta ho cercato con malizia di convincervi, come avrete capito e di indurvi al viaggio. Spero di avervi quanto meno mossi a curiosità. Nei prossimi giorni parleremo ancora di un paio di libri che vale la pena leggere prima di partire o anche meglio durante il viaggio, se ne avrete il tempo. Per il riassunto dei dettagli pratici preparerò la consueta pagina dedicata. Poi passeremo ad altro.




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giovedì 14 agosto 2014

Mangiare in Albania


In un bar di paese.


Un piatto di pesce
Dunque, essendo arrivati alla fine di questa avventura albanese, direi che due paroline su cosa si mangia da quelle parti, ci vogliono, oltretutto è in linea con i miei interessi ed è una chiosa che uso fare sempre. Intanto bisogna premettere che i prezzi da quelle parti, sono molto inferiori a quanto siamo abituati a sostenere da noi, quindi in generale ci si può allargare parecchio, specialmente per quanto riguarda il pesce, che, non essendo nella loro tradizione culinaria, è in generale venduto al prezzo della carne; non parliamo poi dei crostacei, consumo assolutamente nuovo e richiesto solo dai turisti, quindi sotto a chi tocca, per gli amanti di vongole, cozze, gamberi, fasolari, conocchie, cicale di mare e perfino dei proibitissimi datteri di mare di cui , ovviamente, sconsiglio il consumo, anche per disabituare il mercato. Quindi, diciamo che tutta la parte della cucina di mare, che in generale ci piace moltissimo, è presentata a nostro uso e consumo, con piatti completamente importati dal gusto italiano, da quelli di pasta, a cominciare dai classici spaghetti allo scoglio, alle grigliate di pesce ed ai vari fritti misti. Comune anche il crudo di mare e tutti i molluschi. La qualità del pesce è ottima, tutto freschissimo, anche se orate e spigole sono spesso di allevamento e il tutto viene presentato e cucinato onorevolmente, considerando che molti tra quelli che sono in cucina, hanno fatto esperienza in Italia.

Enkli beve ayran a casa di un pastore
Le colazioni seguono l'andamento internazionale, dato che tutte le strutture sono piuttosto nuove, con uova, caffè, fiocchi e il solito ambaradan, ma in generale vengono arricchite dalla tradizione locale, quindi anche molto yogurt fresco, miele, frutta. La cucina di terra è invece molto più tradizionale ed è un misto tra le vicine slava e greca, con altrettanti richiami a quella ottomana. Grande frequenza di carni alla griglia, in generale gustose e tenere, sia bovine che di montone accompagnate da grandi insalate, con onnipresenti pomodori, cetrioli e melanzane di cui il paese è ricchissimo. Olio d'oliva molto saporito e olive piccole ma gustose sono anche alla base della tavola. La carne è anche presentata in spiedini o in palline di tritato. Comunissimo ovviamente anche il pollo arrosto o alla griglia, torte salate di erbe amare e frittate. Due o tre tipi di formaggi, presentati spesso anche in insalata "alla greca". Molto più frequente lo yogurt, che si trova sempre in tavola, anche sotto forma di creme fermentate o tiepido con peperoni oppure come bevanda mescolata all'acqua fresca, molto dissetante in estate. La pasta è un piatto di importazione che in generale sconsiglierei, se non nelle località di mare dove i menù sono molto italianizzati. I dolci sono quasi sempre a base di miele e per il nostro gusto un po' troppo ricchi e piuttosto stucchevoli. 

Salep alla cannella
Due parole sul caffè. Anche qui l'espresso la fa da padrone in tutti i locali dedicati ai turisti e anche in tutte le varianti che l'italiano ha imposto nel mondo, ma io vi suggerisco caldamente di scegliere, in tutti i locali che lo propongono e in particolare in quelli lontani dal turismo, quello diciamo così "alla turca", davvero un modo delizioso di gustare questa bevanda, scaldato nel pentolino di rame e versato poi nella tazza a decantare. Saporito, amaro e forte, lo gusti a piccole sorsate, cercando di indovinare il punto critico in cui il liquido si fa più spesso e diventa un mangia e bevi che inevitabilmente punisce l'ingordo che non sa fermarsi in tempo. E' una bevanda filosofica che insegna ad affrontare tante situazioni della vita e comunque anche se ti ritroverai la bocca impastata di polvere di caffè, il bicchiere di acqua gelata con cui viene provvidenzialmente servito, ti pulirà la bocca senza affanno, lasciando solo il retrogusto di quell'aroma orientale che ti farà affrontare con serenità il resto della giornata. Le birre locali sono tutte piacevoli da bere, non forti e dissetanti. 

A pranzo dal signor Archilé
Il raki o altri intrugli fatti in casa, allieteranno i vostri dopo pasto, se sarete a casa di qualcuno o seduti sotto le frasche di qualche bar di campagna. Spesso le padrone di casa vi proporranno tisane o infusi di erbe di montagna, alla salvia selvatica o alla menta, molto profumate e vere e proprie mani sante per gli stomaci. In ogni caso, oltre ai ristoranti, che stanno diventando sempre più eleganti e moderni, non perdete l'occasione se vi trovate in luoghi meno turistici dell'interno, di fermarvi in locande lungo la strada o nei piccoli paesetti, difficilmente rimarrete delusi dei menù pur semplici che vi verranno proposti e se non vedete nulla nei paraggi, chiedete alle prime case che trovate. Capiterà spesso di rimediare un invito a pranzo che vi darà modo di apprezzare quanto può essere piacevole una ospitalità sincera; inoltre questa rimarrà una occasione irripetibile per conoscere dal di dentro il modo di vivere delle persone che incontrerete e che magari, curiose delle vostre motivazioni che vi hanno spinto fino a loro, avranno voglia di ricambiare raccontarvi delle storie, in genere affascinanti. Il viaggio deve essere anche questo. Per il momento non mi viene in mente altro, ma state tranquilli che, in ogni caso, non morirete di fame.


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