giovedì 16 aprile 2015

Assam: I rinoceronti di Kaziranga

Nel parco di Kaziranga


Un rinoceronte
E' ancora buio. Sono le 5:30 del mattino. Omero direbbe che le dita rosate dell'Aurora stanno per allungarsi nel cielo. Una brezza quasi fresca spira leggera dalla foresta, sulla piana di erba mezza secca, che dal suo normale sviluppo di un paio di metri si è ridotta di almeno la metà. L'elefante è una massa scura che grugnisce brontolando mentre strappa un fascio di verde da un cespo vicino con gli occhietti semichiusi, forse infastidito dal compito che lo aspetta ogni mattina, caricarsi sul groppone un paio di turisti e farsi un giro fino al punto dove le piante sono più fitte ed ogni tanto passa una tigre. Non è che gli vada molto di incontrarle per la verità, ma Basu il suo mahut, gli sussurra parole dolci sopra il grande orecchio che sventaglia un po', poi lui, continuando a ruminare si avvicina al trespolo e si lascia cavalcare, tanto siano grassi o piccolini, i suoi passeggeri, non li sente neanche. Rahul è un bravo elefante, sufficientemente docile da farsi questa camminata di un'oretta senza sbuffare troppo, tanto la strada è sempre la stessa tutti i giorni. Ogni tanto si ferma, mentre la luce sale un poco. Intorno sembra un paesaggio delle fiabe. Dalla terra tra le erbe sale una specie di nebbiolina rada che rende tutto un po' irreale come in quegli spettacoli dove una macchina sbuffa vapore da sotto per nascondere i musicisti quando cominciano lo show. 

Daino
Seminascosti tra i cespugli, a gruppetti o isolati, piccoli daini alzano il musetto vedendo la grande massa che si muove sballonzolando nell'erba. Quattro antilopi più grandi invece non fanno neppure cenno a spostarsi. L'elefante che ci segue è femmina ed il suo piccolo le sta vicino come un'ombra, quasi si confonde con lei che di tanto in tanto gli dà un colpetto con la proboscide per farlo andare avanti. Si sta abituando a quello che sarà inevitabilmente il suo destino. Sempre meglio che trascinare tronchi nella foresta. Il sole è ormai emerso dalla nebbia quando una grande groppa grigia e rugosa si muove davanti a noi tra le canne. Un bel rinoceronte con il piccolo al fianco che pigramente si sta spostando verso una pozza fangosa, masticando erba. Forse ci vede appena, la vista dei rinoceronti è proverbialmente molto limitata; questo pare non accorgersi del nostro passaggio. Poco più in là, un'altro e poi altri due ancora. Non c'è da stupirsi, Kaziranga è il parco che contiene i due terzi di tutti i rinoceronti indiani, oltre 2000, incluse 180 tigri e molti leopardi, ma queste sono piuttosto timide e non si esibiscono volentieri. A un certo punto Rahul sente qualche cosa che non gli piace, si ferma e comincia a dondolare la testa e a sbattere le orecchie alzando un poco la proboscide. 

Branco di elefanti selvaggi
Basu gli carezza il testone peloso, accompagnandolo con qualche randellata di bastone, ma piano, quasi per abitudine che per altro. Il piccolo si rintana tra le zampe della madre. Non c'è verso, avanti di lì non si va; poi un frusciare d'erba nella foschia del mattino, qualche cosa che prima c'era e adesso non c'è più, un fantasma a strisce gialle e nere, che rifiutando di apparire, preferisce rintanarsi nel fitto della boscaglia. Alle 7 il sole è ormai alto e il caldo comincia a farsi sentire, gli animali si spostano all'ombra e sulla veranda del lodge la colazione è pronta, porridge, banane e thè robusto dell'Assam. Forse James Brooke lo assaporava nello stesso modo, anche se deluso dall'impossibilità di afferrare l'imprendibile Sandokan, ma lui, la tigre l'aveva appena uccisa con un colpo secco di fucile, come quello che sta ancora lì appeso al muro sotto le corna del bufalo nero. Al pomeriggio un altro lungo giro in fuoristrada, fino alle immense spiagge che fanno da cassa di espansione all'infinito letto del Bramaputra che fa da barriera al parco. Ancora tanti rinoceronti, almeno una decina, da soli o a gruppetti di tre o quattro, scimmie e ungulati di ogni genere. Non mancano i cinghiali dalle lunghe zanne, ornamento principe per molte tribù dei dintorni e che popolano anche i monti circostanti. 

Le ormedella tigre
Ogni tanto incontri gruppi di birdwatchers che sono grandi frequentatori della zona, non solo per il famoso bucero e l'aquila nera che sorvola le cime più alte degli alberi, ma per la quantità di avifauna che popola numerosa questa zona umida a sud dell'Himalaya. Ci sono molte specie endemiche e altre di passaggio, fatto sta che quando vedi un gruppo di occidentali e non solo, con naso per aria in direzione di un boschetto di alberi fitti, ne riconosci subito le nazionalità dalle dimensione dei binocoli e dalla lunghezza dei teleobiettivi, mastodontici specialmente quelli dei giapponesi. Quando arrivi stentando a passare nella pista parzialmente occupata dal loro mezzo, agitano la mano dietro la schiena, stizziti, come dire passa in fretta e senza far rumore, mentre non perdono d'occhio il puntamento degli strumenti verso i rami alti delle piante. Se si sente un frusciar di foglie e si prevede il corto volo dell'hornbill tra un ramo e l'altro è subito un crepitar di mitraglia, raffiche di foto speranzose di cogliere l'attimo fuggente, la piuma magica illuminata dal raggio di sole. Li ritroverai alla sera a cena, mentre si raccontano di scatti meravigliosi di uccellini colorati, di richiami speciali che scovano qualunque preda. Sul sentiero di terra invece  ogni tanto vedi le tracce degli zamponi della tigre passata forse nella notte. Poi, solo i rumori della jungla tra i rami alti. E' ora di rientrare.

Rinoceronte indiano

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2 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Un cappottino alla rinoceronte — pur'anco a timbro d'un farlocco Armani — sì me lo accatterei, l'aria che tira

Enrico Bo ha detto...

@Paolo, amico caro, non serve pur dura la pelle e l'anima, coi tiri duri che sparan qui e d'intorno.

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