venerdì 10 aprile 2015

Tra edifici coloniali e divinità

Dopo l'Holi Festival




Trasporti
Calcutta non ha monumenti di grande rilevanza come Delhi, Mumbay o altre grandi città indiane, ma il visitatore di deve accontentare di piccole cose lasciate dagli inglesi che pure accendono alla memoria sinfonie di un secolo passato, come i classici edifici della BBD Bagh, la grande piazza circondata dai vecchi luoghi del potere o il Victoria Memorial Hall, un catafalco vittoriano con tanto di cupolone in marmo bianco, piazzato con largo respiro in un enorme parco, un polmone verde in cui l'aria sembra addirittura più fresca e meno umida e dove si affollano i visitatori locali. Gli indiani amano i grandi spazi dei parchi all'inglese coi prati verdi ben curati, una delle cose lasciate in eredità dalla potenza coloniale e ci passano volentieri le ore di riposo, quasi volessero prendersi una pausa dall'affanno della polvere e della confusione della metropoli che li circonda. La fila di carrozze ricoperte di specchietti e di archi fioriti all'ingresso, completano il quadro e sono utilissime alle spose che vengono qui a fare le foto di prammatica. Allo stesso modo, più in piccolo, il parco che circonda la cattedrale di St. John, viene popolato da famigliole che fanno picnic e gruppi di studenti che fingono di studiare mentre tacchinano le compagne. All'interno il suono dell'organo di un volenteroso musicista ricrea atmosfere in linea con le tombe neogotiche sparse nel giardino, dove leggi file di nomi inglesi morti qui, forse rosi dalle malattie e dalla nostalgia, forse tronfi della loro importanza spocchiosa di dominatori in un paese selvaggio, circondati da stuoli di servitori, mentre le diafane mogli morivano di tisi o di febbri malariche. 

Turiste indiane
Sono i lasciti classici delle odiati /amati colonizzatori, eppure stranamente, uno dei vezzi più gettonati dai visitatori è quello di accalappiare gli scarsi stranieri che ciondolano nei vialetti e prenderli nel gruppo per scattarsi infiniti selfies coi gli smartphone più disparati, generalmente cinesi, a testimonianza futura di essere arrivati dal paese nella grande e cosmopolita città. Poi è di nuovo traffico ingorgato da ogni specie di veicolo a trazione meccanica, umana o animale, che occupa spazi, aria e suono ricoprendo ogni cosa di polvere, fumi, decibel. Ti devi fare strada suonando all'impazzata per crearti un varco percorribile tra rishò a piedi o pedalanti che ti chiudono la via, carretti stracarichi di latte colorate, camioncini pieni di balle bianche impilate fino ad altezze impossibili, sciami di Api Piaggio gialle e nere che trasportano gente zigzagando in tutte le direzioni e auto di ogni epoca, vecchie Ambassador bianche e pesanti SUV giapponesi, minuscole Maruti e Nano, la miniauto da 2000 dollari per tutte le famiglie che doveva motorizzare l'India, ma  a cui esplodeva la batteria e pullman dalla carrozzeria ricoperta di scritte per nascondere la ruggine, tram che risalgono all'impero che sferragliano e camion giganti ricoperti di luci e pendagli beneauguranti, con consigli impressi sul retro come Horne please, come se qualcuno pensasse di farsi strada in altro modo. Ma ieri era Holi una delle più importanti feste Hindu. E' una specie di carnevale o di festa per l'arrivo della nuova calda stagione. 

Manifestazione di partito
Tutti sono autorizzati ad andare in giro fino a tarda notte, con sacchetti pieni di polvere colorata, prevalentemente rossa e lanciarla addosso a chi passa, meglio se indossa vestiti candidi. Dappertutto si vedono residui della battaglia del giorno prima. Sui marciapiedi e sui muri, ma soprattutto sul viso e sui capelli della gente che passa ridendo, si notano intense sfumature vermiglie, gialle o blu, che non è chiaro se siano lasciate in essere in qualità di medaglie al valore della battaglia compiuta o se rimangono per oggettiva difficoltà a lavarsele via. Uno dei quartieri dove il bombardamento deve essere stato più massiccio a giudicare dal colore delle stradine e dei vicoli, è il quartiere di Kumartuli, dove la religione di mescola all'artigianato per creare uno show continuo di colori e di forme inusuali. Subito dopo aver lasciato il grande corso di scorrimento, costellato da una infinita fila di bandierine rosse con falce e martello, di uno dei tre o quattro partiti comunisti che cercano visibilità scannandosi l'un l'altro come è tradizione in tutte le sinistre del mondo, ti infili in una serie di stretti e tortuosi budelli circondati da baracche basse, negozietti, ma soprattutto laboratori che altro non sono che bui antri dove una umanità dolente, impasta fango e crea strutture di cannicciato leggero con stecche di bambù come sostegno per costruire forme ed effigi di qualcuno di quei trecento milioni di dei del pantheon hinduista da esporre o fare sfilare durante le feste. L'apice del lavoro si ha a novembre quando si prepara la ricorrenza di Kali/Durga e tutta la città si para a festa per l'occasione. 

Le statue di Kumartuli
Ogni negozio appronta la sua specialità, divinità sedute dalle molte braccia, ballerine ammiccanti dalle vesti succinte, statue di Khrishna mollemente appoggiato su una gamba mentre suona il piffero e una delle sue Gopi preferite gli si aggrappa alla spalla innamorata. Poco più in là divinità tantriche allacciate in amplessi fantasiosi, Buddha dallo sguardo sereno, animali dalla genetica incerta e Ganesha ridenti con la proboscide oscenamente pendula. Le opere sono di ogni forma e dimensione, riprodotte a catena per formare un esercito  pronto ad essere schierato nelle processioni od esibito dai potenziali acquirenti. Non c'è occasione infatti in cui assieme ai suonatori e alle danzatrici di prammatica, non venga esibita una o più statue colorate della divinità interessata all'avvenimento. Ma la zona più affascinate del quartiere è quella dove si raggruppano le botteghe che rifiniscono le statue stesse ricoprendole di una iridescente gamma di colori così vivi e smaglianti da abbagliare l'acquirente visitatore. Braccia e carni rosa confetto, volti blu, labbra rosso vivo, con occhi neri e ciglia lunghissime e ammiccanti e infine tutto il caleidoscopio delle vesti ricchissime e ridondanti. Le botteghe stesse diventano templi con fedeli che portano offerte e accendono lumi. Fai fatica a lasciare il quartiere da cui non ti puoi portare via niente se non una serie di immagini sbiadite ed è di nuovo traffico ansioso. 

Laboratori a Kumartuli

Dopo la festa dell'Holi
SURVIVAL KIT
Victoria Memorial Hall - Costruito in marmo bianco nel 1901 in memoria della regina Vittoria. Vasto parco con l'edifico al centro con un museo. Ingr. ai giardini 10 R, al museo 100 R. Intorno carrozze multicolori. Spazio piacevole dove trascorrere un'oretta di tranquillità dal traffico della città e fare incontri con locali desiderosi di chiacchierare.

Una statua di Kali
Chiesa di St John .- 2/1, Council House Street, Kiran Shankar Roy Rd, B B D Bagh - Vicina al centro, con pronao neoclassico di colonne alla greca, costruita nel 1787 ospita il mausoleo del fondatore di Calcutta e altre tombe dell'epoca tra cui il Black Hole memorial. All'interno grande organo, spesso suonato e dipinto copia del cenacolo leonardesco con figura molto femminile al posto di San Giovanni.

Holi festival - E' il festival dei colori, durante il quale ci si bersaglia con acqua o sacchetti di polvere colorata e anche vernice. Quest'anno 2015 cadeva venerdì 6 marzo. E' una delle più antiche feste della religione Hindu e segna l'inizio della primavera. Termina con un grande falò che scaccia gli spiriti cattivi. Attenzione a non trovarvi al centro della battaglia.

Kumartuli - Quartiere nella parte Nord di Kolkata, popolato di fabbricanti di statue per i festival religiosi. Colore assicurato. Si raggiunge anche con la metropolitana. Da non perdere, uno dei luoghi più affascinanti della città.


Il Victoria Memorial Hall


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