lunedì 4 luglio 2016

Cigni selvatici – Jung Chang 1991

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Un libro di grandissimo interesse, non certo per il suo valore letterario, aspetto in cui mi è parso piuttosto debole e immeritevole della notevole fama avuta, con milioni di copie vendute e innumerevoli traduzioni, ma piuttosto perché illustra con grande dovizia di particolari tutta la storia complicata e poco conosciuta della Cina del secolo scorso, fino all’esplosione economica degli ultimi trenta anni. L’autrice racconta le vicende personali della sua famiglia fin dall’inizio del novecento con la caduta dell’impero. I tre personaggi chiave della storia, nonna, madre e lei stessa con le loro stesse tristissime vicende tormentate e spesso angoscianti, sono protagoniste importanti della storia violenta di questo paese che ha vissuto un secolo davvero terribile, di guerre, povertà, massacri e violenze inaudite. Naturalmente lo stato di transfuga da un mondo chiuso ed impenetrabile quale era la Cina degli anni settanta, che stava appena uscendo dal Maoismo più crudo, influenza profondamente i giudizi dell’autrice, certamente condizionati anche dalle situazioni estreme che lei e la sua famiglia, come milioni di altri cinesi hanno dovuto subire. Depurando il racconto dai toni spesso esageratamente idillici o catastrofici, per cui ogni personaggio che si incontra è cattivissimo o buonissimo, ogni paesaggio è di una bellezza esagerata o di uno squallore senza fine, si apprezzeranno senza dubbio le situazioni particolari, alcune davvero gustose che riescono a raccontare la vita di tutti i giorni di un popolo che ha subito davvero molto dalla storia in un periodo nel quale quel mondo era da noi assolutamente sconosciuto e spesso mitizzato, proprio stravolgendo la portata di quegli orribili difetti che ogni tipo di totalitarismo porta con sé inevitabilmente. Un mondo in parte scomparso e oggi inavvertibile per chi viaggia in quel paese, ma che è assolutamente bene conoscere e ricordare.

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