martedì 24 gennaio 2017

Madagascar 20: Il parco dell'Isalo

Il canon del parco Isalo


Pachypodium horombense
Lo sai che prima o poi ti tocca, d'altra parte ci sei venuto apposta, venendotela a cercare, quindi bisognerebbe che la smettessi di lamentarti. Tutto vero, però quando ti leggi il programmino fatto e le ore di cammino che hai davanti, l'orizzonte si rabbuia e i distinguo cominciano a insorgere impetuosi dalla parte istintiva che cova nelle tue viscere di sportivo da divano. Comunque quello che è inoppugnabile, è che il parco Isalo viene descritto come una delle meraviglie naturali del paese e quindi un motivo per arrivare fin quaggiù ci deve essere. Ecco perché, di buon mattino ti presenti alle porte del parco dove gli accompagnatori, dotati di buone scarpe da trekking, sono lì in agguato della loro preda giornaliera. Il nibbio gira tranquillo nel cielo, tanto sa che prima o poi l'ingenuo topolino uscirà allo scoperto nella sua ansia di godere finalmente la libertà nella natura e basterà lasciarsi cadere dall'alto per acchiapparlo e trascinarlo dove vuole, forse addirittura felice di avere compiuto il suo dovere nel ciclo infernale della natura. René si vede, è uno dalla gamba buona, d'altra parte non farebbe questo mestiere, però vede subito con chi ha a che fare e quindi dosa ritmi e velocità, alternando storie e informazioni e lasciandoti il tempo di tirare il fiato con la scusa di ammirare il panorama effettivamente strepitoso che ti circonda. 

Il teschio
Isalo è un'area molto vasta in una zona di savana arida di tipo decisamente africano, all'interno della quale emerge uno zoccolo roccioso imponente che, attraverso le ere geologiche è stato eroso da vento ed acque fino a costituire formazioni naturali complesse e spettacolari, come molti altri canon che si possono trovare in giro per il mondo. Questo è certamente più piccolo e raccolto di fenomeni come il Grand Canon o altri della Namibia o del Nordamerica, tuttavia è anche ricco di interessi accessori che lo rendono una delle visite imperdibili del paese. Tuttavia, tanto per lamentarsi un po', l'arrampicata per raggiungere la sommità comincia subito a mettere a dura prova i polmoni e le gambe dei camminatori più bolsi e pesanti. Ti infili in una spaccatura naturale delle rocce e piano piano cominci a risalire verso la cima, circondato da erosioni maestose a cui la fantasia può applicare i nomi più calzanti. Volti coi nasi adunchi, animali, teschi paurosi. Certo questa è una terra estrema ed isolata che da sempre, come tutti i luoghi anomali, è stata avvicinata con rispetto dall'etnia Bara che popola da secoli queste terre isolate. 

Una bara
Così gli anfratti più lontani e difficili da raggiungere, quelli posti in posizioni estreme ed isolati tra le rocce, sono scelti per le sepolture rituali provvisorie e se guardi bene, in alto tra sporgenze e pinnacoli puoi vedere, in qualche grotta nascosta ed apparentemente irrangiungibile, protetta come appare da una parete scoscesa e quasi verticale, sporgere qualche feretro di metallo o di legno ricoperto di disegni geometrici colorati e corrosi dal tempo. Di solito vengono lasciati qui dalle famiglie per sette anni, ma il luogo prescelto deve essere davvero nascosto e difficile da trovare, non per difenderlo dai vivi, che nessuno si azzarderebbe a venire a disturbare il riposo dei morti, ma perché lo spirito del defunto non trovi la strada per tornare al villaggio a disturbare le persone, prima che il funerale definitivo lo consegni alla dimora eterna, finalmente in pace col mondo e disposto solo allora ad aiutarlo compiutamente. I panorami sono sempre più accattivanti ed estremi. Errivati sul plateau, puoi vedere il dipanarsi della valle sotto di te, scavata da antichi fiumi che hanno lasciato pareti corrose e stratificazioni che disegnano uno scenario maestoso. 
Huapaca dopo l'incendio

In fondo, dove ancora rimane qualche traccia di umidità, la palma forma una sorta di serpente verde che indica la vita, in alto tra roccia e terra gialla, solo arbusti stentati e secchi dove una vegetazione abituata a sopravvivere in condizioni estreme mostra le sue stranezze. Ecco il Piede di elefante, un erba camuffata da pianta che appare come un bonsai di baobab pur non avendo niente a che fare con quello, ecco una aloe endemica del parco che riesce a cresce di pochi centimetri al secolo e tante altre rarità botaniche che alleviano la fatica. Quando arrivi ad una spaccatura nella pietra che rivela una piscina naturale circondata da un palmizio verde, ti sembra davvero di essere arrivado ad un Eden nel deserto, qui capisci il significato di oasi. Il piede gonfio come una salama da sugo ferrarese, cerca subito ristoro nella pozza dove chi giunge si butta subito a sguazzare fino alla cascatella, tanto figurati se qui arriva qualche roba tipo bilarzia o similari. Prudenti va bene ma non lasciamoci prendere dalla psicosi negativa. Comunque appena rinfrescate le estremità, lenite del gonfiore della salita, meglio rinfoderarle subito e riposare tra gruppetti di teutoniche valchirie che espongono le loro abbondanze ai ridacchiamenti delle guide radunate sotto le palme "piuma" all'ombra. 

Insetto stecco
Beh, le prime tre orette di cammino sono andate e siamo ancora in vita. Se finisse qui, diciamo che l'avremmo scampata e per la verità René propone sempre, vista la lunga esperienza, a chi vuole un facile ritorno alla macchina, ma non sia mai detto che ci si tiri indietro davanti ad altre tre orette o più nella cosiddetta "valle della morte" che se si chiama così ci sarà pure un motivo. Il sentiero si muove sinuoso nella savana. Il sole, ormai è quasi mezzogiorno comincia a picchiare forte sulle zucche, anche se protette da regolari cappellini d'ordinanza. Bisogna bere, bere anche se la gola è così secca che l'acqua tiepida della borraccia non riesce a sciogliere il senso di carta vetro dello zero che ti raschia la gola fino a farti tossire, a farti cercare disperatamente qualche fantasma di albero che non c'è, solo cespugli rinsecchiti dove fermarti a cercare insetti stecco mirabilmente occultati tra i rami, che tra le risate della tua guida non riesci a vedere se pur lughi quasi dieci centimetri, che stanno lì immobili ad un palmo dal tuo naso. Quando te li indica, la meraviglia è tanta e per un attimo dimentichi quella bibita gelida che stai sognando da ore.



Il volto
Arrivare alla fine della piana è un incubo, sembra così vicina e invece l'orlo del dirupo della valle delle scimmie non arriva mai. Quando finalmente davanti a te trovi l'agognato baratro sei giunto al limite e ti ci getteresti volentieri, vedendo dall'alto la promessa di fresche cime di alberi fronzuti. E invece comincia proprio l'incubo vero, una discesa di almeno un'oretta fatta di gradini ripidi, alti e diseguali. Una vera barbarie per le ginocchia già male in arnese dell'anziano lamentoso. Comincia il calvario della discesa. Un'oretta di maledizioni e lamenti, quasi una sorta di mantra infedeli che si levano al cielo, accompagnando scricchiolii di legamenti malfermi, cigolar di di giunture artrotiche, fitte dolorose di talloni spinati. Insomma se non avete l'età, se non sapete valutare le vostre possibilità, state a casa, sembra dire la morale della storia. In qualche modo però, si riesce a guadagnare il fondo della valle, dove astuti inservienti sono in attesa di distribuire bibite lasciate a lungo nel ruscello a rinfrescarsi e cibarie di vario tipo per rifocillare i più affamati. Ma che sollievo sdraiarsi sulla riva, ricoperta di erba umida ad ascoltare il gorgoglio del torrente, che arriva dalla forra retrostante. Niente da fare c'è chi ancora non ne ha abbastanza. Sul programma c'era scritto otto ore e otto ore devono essere. Ecco Tiziana che si tira dietro un René piuttosto svogliato che forse avrebbe fatto volentieri a meno della terza parte del trekking e la conduce fino alla cascata, almeno per poter dire di non aver perso niente, avendo gigioneggiato anche con un pitone da alberi. 

Aloe isaloensis
Per i pigri un paio di orette da passare con i lemuri più simpatici del mondo, che hanno capito che stando lì qualche cosa rimane sempre. Rimane ancora tempo per arrivare dall'altra parte del parco, alla finestra dell'Isalo, una spaccatura quadrata in una roccia isolata in mezzo alla savana, circondata da una serie di menhir naturali che sembrano lasciati cadere dal cielo da una divinità divertita di vedere tutta questa gente che si dà da fare a rincorrersi in tondo. Il sole scende la roccia e ricompare sempre più arancio, poi rosso, poi viola. Senti solo il crepitare a mitraglia delle macchine fotografiche, mentre le guide si affannano a stappare bottiglie di rum alla vaniglia che, bisogna dirlo, va giù come l'acqua, così il tramonto sembra ancora più bello. Quanto ritorni al campo hai dato tutto, compresa qualche mille Aryani per dei lemurini di terracotta che l'ingegno di bambini offre alle auto che lasciano il parco, vuoi deluderli, anche se sono ancora così molli da perdere code e teste prima di metterli in valigia, anche loro hanno pur diritto di vivere. Le ossa gridano vendetta, i legamenti guaiscono minacciando future conseguenze, i muscoli si lamentano a voce bassa. Per fortuna sapienti e gentili manine di una massaggiatrice, in attesa al campo, ti regalano un'oretta di compenso meritato. Insomma, basta rompere, siam venuti apposta.

Un lemure

SURVIVAL KIT


Parco di Isalo - Presso il paesino di Ranohira dove potrete trovare diverse possibilità di alloggio. E' il parco forse più famoso del Madagascar, tipico per il suo habitat di savana secca. Parco roccioso attraversato da un canon con viste molto belle e formazioni rocciose dalle forme interessanti. Possibili trekking di 2/5/8 ore con guide, organizzate direttamente dagli alberghi o all'ingresso del parco dove stazionano le guide. Attenzione perché fa caldo e non ci sono punti di ristoro durante le passeggiate per cui portatevi l'acqua necessaria. Si possono vedere rarità botaniche come la "palma piuma" (Chrysalidocarpus isaloensis), il "piede d'elefante" (Pachypodium horombense), l'aloe dell'Isalo (Aloe isaloensis) e l'Uapaca, albero che resiste al fuoco grazie alla sua speciale corteccia, faunistiche come gli insetti stecco, camaleonti nani e lucertole e almeno tre tipi di lemuri: Il Catta, il ballerino e il sifaka. Sosta alla piscina naturale e una mezz'ora prima dell'uscita nel canon delle scimmie presso un ruscello dove si trova anche da mangiare da volenterosi grigliatori di spiedini. Fuori dal parco è uso andare nel luogo detto Finestra dell'Isalo a vedere il tramonto con aperitivo, molto suggestivo e consigliato.

Finestra dell'Isalo

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