| Plov center - Kujand - Tajikistan - Maggio 2026 |
Passata la frontiera, la prima stranezza che ti si para davanti agli occhi è la fila di bisarche cariche di auto orientali, coreane, giapponesi, con la carrozzeria segnata da piccoli o medi incidenti che procedono ordinatamente verso il Tajikistan. Sembra che quaggiù, sia consueta l'importazione a prezzi stracciati di auto che necessitano di riparazioni evidentemente ritenute non giustificate dal punto di vista economico, che qui, terra di artigiani disponibili e capaci, ritrovano nuova vita. Pare che la stessa cosa avvenga anche per auto di annata provenienti dalla Germania e dintorni, forse di dubbia fonte, come accadeva una volta in Russia, organizzate da parte di appositi gruppi poco raccomandabili. Fatto sta che questo paese assieme al vicino Kirghizistan, che non ha fabbriche di produzione automobilistica, sia in fase di incremento del suo parco macchine in ogni modo possibile. Intanto noi procediamo lungo la bella strada che scende verso sud e procede sul terreno ondulato della grande valle di Fergana, il territorio semipianeggiante, unico o quasi del paese, dove è possibile praticare l'agricoltura, essendo tutto il resto occupato da infinite catene di montagne altissime. La scarsità di terreno a disposizione, solo il 10% del territorio è coltivabile, il resto è tutto estremamente montuoso, unito al fatto che il clima continentale dell'Asia Centrale, fatto di estremi considerevoli, con temperature invernali molto basse ed estive torride, accoppiate ad una forte aridità, rende il paese fortemente deficitario di derrate alimentari e quindi importatore netto dai paesi vicini, Cina in particolare che alla fin fine, qui esporta praticamente tutto, come vedremo via via proseguendo.
I campi sono principalmente coltivati a cereali vernini, ma vedi subito una forte presenza di frutteti, che sono la vera ricchezza del paese e questa è la stagione delle albicocche e delle ciliegie, che costeggiano quasi fossero viali, molte strade. Sui bordi della carreggiata, di tanto in tanto ecco i ragazzini che offrono cestelli ricolmi dei deliziosi frutticini rossi e non solo. Un'altra presenza che si dimostrerà costante anche nei prossimi giorni, è quella degli alberi di gelso, indispensabili per l'allevamento dei bachi da seta, una delle produzioni di punta del paese. Ma accoppiata a questa deriva anche una ricchissima produzione di more bianche dolcissime e nere leggermente acidule, ma più saporite, che ritroveremo a volontà per le strade e nei mercati, fresche od essiccate, vere e proprie minizollette di zucchero. In pratica questa può essere definita la pacchia del diabetico! La valle è larghissima e verdeggiante, una vera e propria oasi sul bordo di un paese tutto sommato arido, mentre le prime alture si notano solo in lontananza, ai bordi lontani che sfumano all'orizzonte, confondendosi con il blu del cielo, mentre si insinua tra le catene non ancora visibili dell'Hindukush a destra e del Pamir a sinistra. In fondo è proprio tra queste montagne che si ritrovano le ricchezze minerarie di cui campa questo paese. Non puoi far a meno di notare che ogni traliccio abbia in cima un enorme nido su cui emergono i lunghi becchi di una famiglia di cicogne, intente ad alimentare i loro piccoli. Ma per capire come funziona l'economia del Tajikistan, bisogna ripercorrere per un momento la sua storia recente.
Infatti come tutto il resto dell'Asia Centrale, questo territorio fu parte del cosiddetto Grande Gioco che ha contrapposto per tutto l'800 la Russia zarista alla Gran Bretagna ed i suoi interessi nel subcontinente Indiano. Entrato poi definitivamente nell'orbita sovietica dopo il 1929, il paese si trovò in una condizione di deciso straniamento alla sua dissoluzione nel 1991 e la costituzione del nascente Partito della Rinascita Islamica, ebbe una decisa influenza negli immediati sviluppi successivi, col tentativo di portare il paese nell'orbita del pensiero estremista afgano. Tutto questo portò a sette anni di una sanguinosa guerra civile che segnò soprattutto economicamente il paese, che ne uscì con le ossa rotte, pur essendo riuscito ad allontanare la minaccia del massimalismo religioso. In effetti l'Islam tajiko, in maggioranza sunnita, presenta anche una forte componente ismailita, decisamente meno severa e accomodante, nonché storicamente permeata dalla filosofia sufi, tollerante ed incline allo sviluppo dell'arte e della cultura. Tuttavia questo intermezzo bellico, ha segnato molto negativamente lo sviluppo del paese che è rimasto decisamente indietro rispetto ai suoi vicini, in particolare a Uzbekistan e Kazakistan che dispongono anche di risorse ben maggiori. In ogni caso la sensazione generale è che il paese sia in decisa crescita, sempre considerando che rimane profondamente nell'orbita russa e soprattutto della occhiuta influenza cinese, che investe a piene mani, in cerca della possibilità di espandere e rafforzare la Nuova Via della Seta che ritiene essenziale per le sue future visioni di sviluppo e che quindi, proprio per questo considera queste terre decisive zone di espansione della propria economia.
Dovunque vedi cantieri, macchinari e ambienti, ricoperti di scritte cinesi ed ogni opera pubblica di una certa dimensione è ormai targata con la tecnologia ed i soldi dell'Regno di Mezzo. Il Gran Khan ha ormai ripreso il dominio effettivo su questo mondo al di là della formale indipendenza. Così procediamo nella campagna tra campi di grano e di cotone, punteggiati in lontananza da fornaci di mattoni (cinesi), da cementifici (cinesi) e strade in costruzione dove operano enormi mezzi movimento terra (cinesi), fino ad arrivare a Kujand dopo aver attraversato il Syr Daria, lo Jaxartes di Alessandro Magno che segnava il confine nord del suo impero. La città è davvero ricca di storia. Qui sorgeva infatti la famosa Ciropoli, caposaldo del nord dell'impero Persiano, che Alessandro rase al suolo per fondare sulle sue ceneri Alessandria Escharte, l'Ultima Alessandria, dalle mura di oltre 6 chilometri erette in soli 20 giorni, come avamposto contro i nomadi Sciti, i barbari nemici che infestavano i territori al di là dei confini. In seguito la città cambiò pelle più volte, passando attraverso la nuova dominazione persiana e la successiva distruzione da parte degli Arabi durante l'espansione dell'VIII secolo, ma resistette ai mongoli cinque secoli dopo, per fare successivamente parte dell'Impero Timuride. Addirittura nella fase sovietica, fu denominata Leninabad, per tornare successivamente al nome attuale, anche se ricordiamo che è uno dei pochi luoghi dell'ex-URSS a conservare la statua di Lenin, addirittura la più alta dell'Asia Centrale, 24 metri, che tuttavia dopo la dissoluzione è stata smontata e riassemblata ricollocandola nel Parco della Vittoria, certo in maniera più defilata, alla periferia della città.
Intanto siamo arrivati in centro vicino alla Grande Moschea, proprio durante l'ora della preghiera, cosa che ci imbottiglia in un traffico piuttosto convulso, nel vicino parcheggio, dove la maggior parte dei mezzi vengono lasciati in maniera abbastanza creativa. Ma la nostra meta in realtà è un poco più prosaica, si tratta infatti del National Plov Center Restaurant, la cui caratteristica è quella di santificare quello che è in assoluto, il piatto principe dell'Asia centrale, appunto il Plov (o Plof). Questo piatto di cui ho già parlato in altre occasioni, rappresenta il cuore di questa cucina e lo si incontra continuamente, sia nei ristoranti che nello street food nei mercati di tutto il paese, in particolare a pranzo. Per tradizione dovrebbe essere preparato solo dagli uomini in un pentolone nero di grosse dimensioni, in mezzo al cortile all'interno delle case ed è in pratica un riso che viene rimescolato nel suddetto contenitore, con l'aggiunta continua di brodo di carne e di una serie infinita di ingredienti (ogni famiglia ha la sua personale ricetta) che vanno da ogni tipo di verdura, in particolare le carote, ma anche uvetta sultanina e altra frutta secca e carne, bovina o di capra. Il piatto è assolutamente vicino al nostro gusto, non essendo particolarmente speziato e risulta generalmente molto gradevole. Tuttavia considerate che per tradizione il pentolone non dovrebbe mai essere lavato, quindi era fonte di parecchie problematiche successive, io stesso ne ebbi di particolarmente importanti in occasione di una mia prima visita in queste zone circa 25 anni fa.
Ma qui siamo in uno dei più bei ristoranti della città e quindi ci lasciamo andare senza timori. La sala è molto elegante e le ornamentazioni, piastrelle e decori sono ricchissimi e ricercati, in particolare le ceramiche sfoggiano tutta la raffinatezza dei disegni di derivazione persiana a cui il Tajikistan è particolarmente debitore. La sala è popolata solamente da uomini, visto che tradizionalmente questo locale è frequentatissimo prima della preghiera nella vicina moschea. Ci vengono serviti due tipi di plov, con condimenti leggermente diversi, uno più deciso, l'altro un poco più dolce e poi alla fine un gran vassoio di frutta con ciliegie, fragole, melone e cocomero. Per la verità le quantità sono esagerate, ma per la conoscenza di questo piatto non potete esimervi dal visitare questo che sembra essere il locale ambasciatore assoluto del Plov. Quando usciamo, la macchina è ancora completamente bloccata e in attesa che la folla, finita la preghiera, smaltisca, ci fermiamo a chiacchierare con un gruppetto di militari della Stradale che ufficialmente dovrebbero regolare il movimento del traffico, ma che preferiscono, visto anche che fa un caldo torrido e che vista la situazione, sarebbe assolutamente inutile, raggrupparsi all'ombra di un grande albero all'incrocio delle strade principali.
Nell'attesa, ci avviciniamo e vedo subito che anche le mie scarne conoscenze di russo sono tuttavia ancora sufficienti ad un caldo contatto che ci fa subito capire quale sarà l'accoglienza della gente che incontreremo dovunque nei prossimi giorni. Un movimento di naturale simpatia che sfocia in grandi dimostrazioni di benvenuto e larghi sorrisi di piacere verso chi dimostra di apprezzare un paese lontano e poco conosciuto, venendolo a visitare Ci vengono subito chieste informazioni sul nostro itinerario e naturalmente sulle nostre impressioni, poi la discussione tra uomini scivola subito sul calcio, visto che l'Italia, in questo campo ha (anzi aveva) una certa fama. Naturalmente faccio subito la mia magra figura chiedendo notizie di Cannavaro, che invece è diventato il CT del vicino Uzbekistan e qui non sanno neanche chi sia e poi probabilmente non spira neppure una eccessiva simpatia, un po' come se dei turisti cinesi ci chiedessero notizie sull'allenatore dalla vicina Francia, capirà!. Poi tutti assieme si canta l'Italiano di Toto Cotugno, che nei paesi dell'est è ormai il nostro inno nazionale e di cui tutti conoscono le parole e le cantano anche senza comprenderne il significato. Vedremo presto come questa diventerà la colonna sonora di accompagnamento di tutto il nostro viaggio. Insomma la prima accoglienza non potrebbe essere delle migliori. Infine il traffico smaltisce, salutiamo i militi con grandi pacche sulle spalle e arriviamo fino al nostro albergo per posare le valigie e darci una rassettata, visto che abbiamo saltato la notte.
| Centro plov |
SURVIVAL KIT
Hotel Firuz - Lenina street 223 - Kujand - 3/4 stelle, molto bello, nuovo. Posizione centrale Bagno nuovo, pulito e ben fornito. TV, AC, frigo, kit tè, caffè. Acqua. Free wifi.Personale molto gentile. Doppia letto king a circa 30 € con colazione abbondante con crepes e uova. Consigliato.
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