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mercoledì 5 luglio 2017

Friuli 7 - Aquileia e Palmanova

Aquileia - La facciata della Basilica


La navata centrale
Infine bisogna andare. Il viaggio è finito e l'unica strada che rimane da percorrere è quella del ritorno. Dobbiamo lasciare questo Friuli che ci ha preso così tanto con i suoi paesaggi complicati, con le sue cittadine ordinate, con i suoi sentori di roba buona che ti lasciano nostalgia e deprivazione ancora prima di ripartire per tornare a casa. Inutile aggiungere, come buon peso, Trieste, una delle più belle città d'Italia e le possibilità di sconfinamento per apprezzare le chicche della vicina Slovenia. Insomma c'è di che ripartire tristi e coi musi lunghi. Ma lungo la strada si presentano ancora diverse opportunità che varrà la pena di esplorare e di cui voglio darvi conto. A poche decine di km daTrieste ecco la prima tappa da non perdere, la cittadina di Aquileia appena dietro alla laguna di Marano. Questo centro, che oggi conta solo poco più di 3000 abitanti, è un concentrato di storia che ha pochi uguali specie se facciamo riferimento al suo passato romano quando contava oltre 200.000 abitanti ed era una delle più importanti città d'Italia. Le vicende che sono seguite sono state tra le più movimentate del nostro paese. Punto di passaggio per innumerevoli invasioni barbariche, più volte distrutta e ricostruita fino al transito più famoso, quello di Attila che sulle sue rovine sparse il sale con l'intento di cancellarla definitivamente, devastata dalla peste in vari periodi e di nuovo ridotta ai minimi termini eppure sempre rinata dalle sue ceneri per l'importanza della sua posizione, sempre vitale per i poteri che si sono succeduti. 

Palmanova - La cattedrale
Morta e rinata mille volte, oggi il piccolo paese racchiude un notevole complesso di siti archeologici, apparentemente incongrui con le dimensioni attuali, come il porto romano, il foro e soprattutto la Basilica Patriarcale, un monumento di tale eccezionalità per bellezza e dimensioni che richiede una visita accurata. Questa Basilica è forse la prima costruita nel mondo dopo l'editto di Costantino e conserva una ricchezza unica, una serie di mosaici romani che rivaleggiano o addirittura superano quelli di Villa Armerina. La visita è molto bene organizzata con una serie di passerelle che consentono una visione dall'alto molto ravvicinata che li fa apprezzare nel modo migliore. La grandiosità della costruzione fa perfettamente comprendere l'importanza di questo sito nei tempi antichi. Rimani attonito a valutare le dimensioni di pilastri e navate ed in particolare nel vedere quanto continuamente viene alla luce non appena si procede in una ricerca appena più approfondita e che mostra sempre nuovi strati di costruzioni, reperti, mosaici, elementi sovrapposti gli uni sugli altri nelle diverse epoche e che costituiscono un patrimonio davvero ricchissimo e spesso ancora da scoprire. Ancora pochi chilometri ed eccoci a Palmanova, un'altra città ricca di storia, anche se più recente. Questa è infatti una delle tante città ideali, pensata per dimostrare un concetto di perfezione che ogni epoca ha voluto progettare per lasciare un segno del proprio pensiero. 

Palmanova - La piazza
Qui si trattava di creare una città con caratteristiche di difesa squisitamente militare di cui la Serenissima necessitava assolutamente in quei tempi di guerre continue. Da qui nasce la meraviglia del progetto che secondo alcuni potrebbe addirittura nascere da un'idea di Leonardo, che non potè però essere della partita perché impegnato a Milano. La caratteristica particolare dell'insediamento è la cerchia di mura in cui è completamente racchiusa la città, che racconta di una perfezione geometrica e matematica unica al mondo. La sua perfezione è tale che che da qualcuno è stata definita semplicemente non umana. Solo dall'alto però puoi apprezzare la meravigliosa stella a nove punte della fortezza, coi nove bastioni, le tre porte diaccesso, le diciotto strade radiali di cui sei principali che portano alla piazza centrale, un esagono perfetto su cui si affacciano la cattedrale e gli altri edifici principali, tali da rendere confusi i visitatori che si trovano di fronte ad un panorama identico a 360°. Una numerologia che ruota attorno al numero tre, sulla quale la città è stata costruita. Per la verità ci furono forti difficoltà apopolarla, una volta che i lavori terminarono, non piacendo a nessuno di andarsi a stabilire in una città destinata per sua stessa formazione, alla guerra ed a subire chissa quanti futuri assedi e orde di conquistatori affamati e a quei tempi non si andava tanto per il sottile, si sa, la guerra è guerra, tanto che per popolarla Venezia dovette ricorrere ai forzati prigionieri della repubblica. 

Palmanova - Le mura
Naturalmente poi nei fatti la città non fu mai assediata e dal punto di vista militare non servì mai a un fico secco, come del resto tutte le grandi barriere difensive della storia, dalle varie Maginot al forte di Fenestrelle. Per la verità la bellezza di tutto questo si apprezza poco durante la visita, essendo la sua perfezione evidente soltanto nella vista dall'alto. Di più, l'imponenza della cinta muraria di ben sette chilometri di perimetro, neppure si nota arrivando nella città, e questo proprio come caratteristica voluta per non farla apparire evidente e leggibile da parte di un eventuale assalitore. Infatti, sorgendo la città in una sorta di conca, le costruzioni sono tutte appena al di sotto della linea dell'orizzonte, proprio per non essere interpretabili dal nemico. La città ti appare nella sua evidenza soltanto dopo che hai oltrepassato una delle sueporte. Forse sarebbe opportuno poter fare una passeggiata sui sentieri agibili sulle mura stesse, per la verità ricoperte in molti punti da vegetazione inselvatichita e da rovi impenetrabili. Prima del rientro definitivo bisogna però ancora fare un paio di soste, anche per ottemperare ai temi agroenologici del viaggio. La prima è proprio vicino a Palmanova dove sono situati i famosissimi vivai Rauscedo che forniscono barbatelle di ogni varietà viticola a tutto ilmondo e quindi a Bicinicco, sede delle cantine Stocco per un assaggio ragionato sui vini di questo Friuli, una delle ricchezze assolute di tutta l'area. 

Il magazzino del Grana
Quindi ancora Refosco oltre a Friulano, Chardonnay, Merlot e molti altri ancora offerti a prezzi contenuti pur con il mantenimento di uno standard qualitativo valido. Rimane infine un'ultima tappa da fare al centro di affinamento del grana padano dalla Agriform a Sommacampagna. Certo dà un certo choc il colpo d'occhio del magazzino con 80.000 forme di grana che riposano i tanti mesi necessari a trasformarli nella delizia che arriverà sulle nostre tavole, specialmente se fai un rapido calcolo e riesci a valutare che in questa "banca", che mai nome mi sembra più appropriata, riposano all'incirca dai 25 ai 30 milioni di euro, cifre che vogliono comunque un certo rispetto. Quindi dopo aver assistito al classico taglio della forma, di corsa a riempire i pacchetti di Asiago, di Taleggio, di grana e di tante altre squisitezza  che vanno velocemente a riempire borse e contenitori vari, perché il turista è sempre lo stesso. Qualche cosa deve pur portarsi a casa, se no che viaggio è?! Un ringraziamento perà bisogna farlo e di cuore, all'amico Fassino e alla sua Italian Wine Travel, che ha curato il viaggio sopportando tutte le paturnie del nostro pretenzioso ma in fondo simpatico gruppo, assecondandone i vari desiderata che si aggiungono di volta in volta e all'Associazione del Museo dell'Agricoltura del Piemonte, che da oltre 40 anni continua la sua meritoria attività che include anche la preparazione di questi viaggi di studio, nella figura della sua Presidente onoraria Luciana Quagliotti e ai tanti soci che si dedicano conpassione a fornire sempre nuovi spunti di interesse. A questo punto arrivederci a tutti loro il prossimo anno.

Risultati immagini per Palmanova
Palmanova dall'alto - da casadelser.it

SURVIVAL KIT

Aquileia- A pochi chilometri da grado e comunque sulla strada del ritorno da Trieste. Per una visita veloce direi di non mancare assolutamente la basilica  con i suoi mosaici, per la quale consiglierei di approfittare del giro guidato. Un monumento assolutamente unico da non perdere e da assaporare con una certa calma. Calcolate almeno tre ore, se non voletevedere anche il foro e il porto. Per gli ingressi guardate il sito perché ci sono molte possibilità. Per la sola basilica è gratuito.

Il taglio della forma
Palmanova - Da vedere per la sua perfezione progettuale anchese il tutto non è molto apprezzabile da terra. Guardate prima sui varisiti, le mappe e le foto dall'alto, per poterne apprezzare meglio i punti divistache nonpotrete avere da terra. Direi che in un'oretta potrete sbrigare la pratica. 

Agriturismo Stocco - Situato a Bucinicco, a fianco delle omonime cantine offre pranzi abbondanti a prezzi convenienti, considerata anche la possibilità di abbinare l'assaggio della produzione della cantina. Aperitivo sotto il portico con prosecco. Grande cortesia e qualità del cibo molto valida, anche se noi , come gruppo, avevamo un menù fisso concordato. Locale curato e carino. Se gradite ilvino potrete anche farne scorta allo spaccio della cantina. Merita la sosta.

Spaccio Agriform - All'uscita dell'autostrada a Sommacampagna, può essere uno stop aggiuntivo alle gite verso il nordest. Possibilità di visitare il centro di conservazione del grana padano, vedere il taglio manuale delle forme e infine di approfittare dello spaccio per acquistare oltre al grana padano anche gli altri formaggi della zona come il Piave, il Montasio e molti altri ad ottimi prezzi.

Ilpiatto dei dolci all'agriturismo Stocco


L'aperitivo dello Stocco
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martedì 4 luglio 2017

Friuli 6 - Il Castello di Miramare


Il Castello di Miramare

La balconata sul mare
Di nuovo un piccolo salto inavvertibile ed inavvertito a dimostrare che questo è un altro di quei confini artificiosi che esistono solo per la mente e già sei ritornato sul mare, quel mare blu cobalto, sempre leggermente increspato che attrae e respinge nello stesso tempo. E' un mare dove ti sembra di poter respirare forte, di essere parte di un sistema più grande e coinvolgente, aperto al mondo; è il mare dei naviganti che partono senza sapere quando si potrà ritornare ed è anche luogo che ha sempre attirato personalità grandi che nascondono una vena di malinconia inespressa. In uno dei punti più belli della costa, Massimiliano d'Asburgo volle, alla metà dell'800, una dimora, un castello che permettesse di poter godere di tanta bellezza. La dimora, scelta poi per le stesse ragioni nel 1930 dal Duca Amedeo di Savoia, rimane oggi sul promontorio roccioso, con tutti i suoi fastosi arredi d'epoca, a guardia del grande parco adiacente. Entrare in questa bella costruzione neogotica è un emozionante tuffo in quell'epoca. Oltre alla visione del mare che incombe continuamente dalle grandi finestre rivolte ad esso, ti lascia senza fiato la fastosità dell'arredo d'epoca che puoi ammirare attonito lungo un percorso ben organizzato che ti conduce camera per camera a vedere ogni angolo del castello. Rimani impressionato soprattutto dal carico dei mobili di un ornato così ricco da risultare pesante, cosa resa ancora più cupa dal dominare della gamma di colori rosso scuro, dai drappeggi sontuosi, dall'atmosfera di impalpabile decadenza, quasi a presagio continuo del tragico destino che il futuro aveva in serbo per chi ha tanto amato questi luoghi. 

Il castello 30anni fa
La ricchezza e lo sfarzo della sala di rappresentanza al primo piano colpisce il visitatore come certamente avrà stupito gli ospiti dell'epoca. Nell'ultimo piano, l'appartamente del Duca Amedeo, ben più spoglio e minimalista con gli interessanti mobili del periodo studiati per essere comodi ed efficienti ed una ricca documentazione fotografica. Di norma all'interno del percorso viene anche allestita una mostra particolare. Questa volta veniva esposta una straordinaria collezione di oggetti e vasi orientali, una passerella godibilissima attraverso tutti gli stili di Cina e Giappone. Insomma un luogo che impressiona solo ad entrarvi ed a volgere l'occhio intorno. Per me rappresentava un ritorno dopo più di trenta anni, ma non ho potuto fare a meno di apprezzarlo e goderne come fosse la prima volta. Non meno interessante è il parco di 22 ettari che circonda il castello, ricchissimo di essenze arboree provenienti da tutto il mondo, che era stato progettato con cura maniacale utilizzando tutti i più importanti vivaisti del Lombardo Veneto e con l'importazione di moltissime essenze esotiche provenienti dalla spedizione intorno al mondo della fregata scientifica Novara. Bisogna tenere conto anche che l'intero promontorio di Grignano era di caratteristiche rocciose carsiche, quasi completamente spoglio di vegetazione e che quindi una grande quantità di terreno fertile fu fatto arrivare direttamente dalla Slovenia allo scopo di poter effettuare un efficace rimboschimento. 

Un sentiero coperto
L'insieme, con le sue diverse anime mantiene a volte un'apparenza selvatica del bosco all'inglese, mentre in altre zone mantiene la geometrica regolarità dei giardini all'italiana, con statue, tempietti ed altre costruzioni che mantengono viva l'intenzione di raffigurare profondamente significati legati alla vita di Massimiliano, che anche dal Messico continuò ad interessarsene inviando piante e specie botaniche locali. Anche la famosa e amatissima Sissi dimorò spesso al castello in occasione delle sue molte visite nella zona triestina. Ricordando anche che un'ampia zona che comprende un vasto tratto di mare antistante al castello è stata considerata parco marino e area protetta, lasci questo monumento con la voglia di ritornarci ancora, anche forse solo per riposare sopra una delle panchine che piazzate nelle zone più ombrose ti consentono di vivere in un non luogo senza tempo, dove immaginarsi in quel secolo di eleganza, di lotte, di irredentismo e di movimenti socali che hanno cambiato il mondo. Ritornare nel tardo pomeriggio nella vicina Trieste ti consente di dedicare ancora tempo al passeggio nel centro, magari scegliendo qualcuno dei megnifici ristoranti che si susseguono nei vicoli del ghetto per sentire più da vicino quel sapore di mare che sui moli del porto hai solamente annusato. Puoi terminare la serata nel caffè sulla piazza Unità d'Italia, a goderti l'aria asbugica che ancora senti spirare, sbocconcellando una fetta di Sachertorte, ma con lentezza, come di certo facevano le dame di fine secolo, per poter meglio gustare assieme al cacao amaro che si stempera nella dolcezza della confettura, le facciate illuminate che circondano la piazza per tre lati, mentre l'altro rimane così, aperto al mare ed a quello che immagini possa portare.

La camera da letto di Massimiliano


SURVIVAL KIT


Cormorani del parco marino
Castello di Miramare - Ad una decina di km dalla città è situato sul promontorio di roccia di Grignano con il parco giardino alle spalle e quello marino che lo circonda. Ingresso al castello 10€ ben spesi, gratis il parco. Dedicategli almeno tre orette o meglio un pomeriggio di bel tempo perdendovinei vialettipiù lontano o davanti al porticciolo ad aspirare atmosfere di altri tempi. Sul sito potrete fare prima un giro virtuale degli ambienti del palazzo. Informatevi delle mostre tematiche che periodicamente vengono organizzate nelle sale del castello.

Ristorante La chimerina - Via del pane 1- Trieste - In un vicoletto del ghetto, messo proprio davanti e costola naturale del La chimera di Bacco, più lussuoso, questo piccolo ristorante propone a prezzi congrui, piatti preparati con la stessa cura dalla cucina del vicino fratello maggiore, garanzia quindi di qualità della materia prima e dell'accuratezza della preparazione dei piatti. Abbiamo avuto un primo delicato con pasta fatta in casa e filetto di orata o tagliata di vitello, un dolcino e bevuto un buon bianco locale per 32 €. Presentazione curata e personale molto cortese. Da consigliare.

Dal molo

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lunedì 3 luglio 2017

Friuli 5: Al di là del confine


La danza macabra



La pieve
E' un attimo, non ti accorgi neanche che ci sia un confine, e sei già oltre, l'autostrada procede tranquilla mentre i colli sloveni sfilano al tuo fianco, non così diversi da quelli friulani che hai appena lasciato. Scarse case isolate e piccoli appezzamenti, vigne esposte a solatio e boschi rigogliosi che si arrampicano sui versanti della montagna carsica. Pochi chilometri dopo, non lontano da Capodistria, un piccolo paese costituito da poche case sparse che proteggono sul culmine di una collinetta un piccolo straordinario gioiello, la Chiesa della Santissima Trinità di Cristoglie o Hrastovlje come si dice in sloveno, circondata da un muro severo alto alcuni metri eretto a sua difesa in tempi in cui evidentemente il timore degli assalitori, da qualunque parte arrivassero, era una costante e reale preoccupazione. La chiesetta, vista dall'esterno è piccola e assolutamente poco appariscente, nascosta dall'alto muro da cui emerge solamente il campanile aguzzo. Attraverso la porta di ferro pesante, passi sulla striscia di erba verde e ben curata che la circonda, arrivi al piccolo portale di ingresso e qui ti appare la meraviglia che questa modesta costruzione cela a sorpresa al suo interno. Il luogo di culto conserva il più importante ciclo pittorico dell'Istria Slovena. Tutte le pareti, il soffitto, la minuscola abside sono coperte di immagini ancora ben conservate che contengono anche la firma dell'autore stesso, presente con molte altre opere meno importanti in diverse altre pievi istriane, Giovanni da Castua, che ha lasciato sulle pareti proprio il suo nome sia in caratteri latini che in alfabeto glacolitico, il primo metodo di scrittura slavo ideato da Cirillo per tradurre la Bibbia in slavo antico. 

La navata centrale
Siamo di fronte ai classici cicli di affreschi del genere biblia pauperum, che servivano a spiegare agli abitanti illetterati le sacre scritture come se fossero striscie di fumetti che raccontano in maniera semplice ed ingenua le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ci sono storie dei santi, soprattutto quelli protettori dalle malattie infettive, una piaga di certo terribile in quei tempi e quelle dedicate a Maria, dall'annunciazione fino all'incoronazione della Vergine. E poi il ciclo della Genesi e quello dei mesi sulla navata centrale e poi tutto il Vangelo, dall'adorazione dei Magi fino alla passione di Cristo. Forse però la parte più nota è la famosa danza macabra che occupa tutta la parte inferiore della parete meridionale, con la teoria di scheletri alternati alle persone importanti nella vita terrena, vescovi, mercanti, notabili, nobildonne, bessissime o ricchi in vita che la livella della morte ha reso uguali e che escono tristemente dalle tombe. Bisogna rimanere un poco col naso all'in sù per godere di questo palcoscenico di colori ancora molto ben conservati, per astrarsi nel tempo e cercando di sentirsi con l'animo di quei contadini della fine del quattrocento, proprio mentre si stava scoprendo l'America, che guardando ogni domenica queste figure sentivano l'ammonimento continuo che forse ricordava loro gli obblighi continui a cui erano sottoposti, all'accettazione di quella vita semplice che non consentiva di certo la possibilità di vedere molto oltre i crinali delle colline più vicine. Uscendo e percorrendo la stradina che porta alla via principale senti di essere fuori dal tempo, calpestando il tappeto di more dei vecchi gelsi e sfiorando grappoli di fichi che si avviano alla maturazione, tra odori di fieno secca e altra erba appena tagliata.

La volta
Nessuno alla vista nei campi poveri e privi di macchinari agricoli. Non ti stupiresti certo se da dietro alle siepi comparissero contadini in brache medioevali con pesanti marre di legno portate sulla spalla. Continui poi per strade laterali e sentieri in una campagna antica e quasi ti stupisci arrivando alla cantina Bordon nella vicina Decani, luogo di vigne sparse tra i boschi, traversando ponticelli su piccoli torrenti, nel vedere qualche auto, testimonianza di un tempo ed una civiltà diversa da quella in cui pensavi di trovarti. In questa piccola cantina che cura una dozzina di ettari di vigne vecchie che producono poco ma di grandissima qualità, oltre a tre ettari di olivi per un olio da amatori. Qui, gustando salumi e formaggi locali (non aspettandovi certo la varietà infinita delle produzioni italiane), ma di buon carattere e di gusti davvero piacevoli, la gentile padrona di casa, ti introduce ai vini della famiglia ed in particolare quel famoso Refosco dal peduncolo verde che rapportato al suo compagno friulano dal peduncolo rosso, era uno dei temi del viaggio. Non puoi non apprezzare il carattere forte di questo vino, qui chiamato Refosk (da rap fosc, grappolo scuro) che ti appare subito ricchissimo al naso con sentori di frutti rossi e in bocca con una grande complessità di sapori, equilibrato e correttamente tannico e pastoso, che l'affinamento in botti di rovere rende ancora più ricco di velluto, tale da renderlo ideale per carni e cibi impegnativi. Un altro assaggio interessante è il Muskat che qui vinificano quasi in secco e che dona sensazioni assolutamente diverse da quelle che vi potreste aspettare, con i palati abituati ai nostri moscati. Una bella scoperta di piacevoli esperienze tra queste colline poco popolose e spalmate di bellezza selvatica ed esclusiva.

La cantina Bordon


SURVIVAL KIT

Il piatto di salumi dei Bordon
Pieve di Hrastovlje - Non facile da trovare, poco dopo il confine. Per la visita contattare telefonicamente la signora Rozana che ha le chiavi (386.(0)31432231) e vi farà da guida tra i bellissimi affreschi del 1490. Calcolate almeno un'oretta per la visita se volete godervi in tranquillità lo spettacolo dei dipinti.
Cantina agriturismo Bordon - Dekani 63 - In mezzo alle colline, produttore di vini pluripremiato che merita visite ed assaggi. Oltre al refosco di cui si può fare provvista (sui 7 Euro), essendo il migliore che abbiamo assaggiato durante il viaggio, produce anche rosato, uvaggi di Cabernet, Sauvignon, Merlot e Shiraz oltre ai bianchi Malvasia e Moscato, oltre ad un pregevole passito e a poche preziose bottigle di olio EVO. Non dimenticate di assaggiare la minestra tradizionale della zona, gustosissima. Ha anche qualche camera dove potrete trascorrere del tempo, a mio parere sentendovi davvero in un altro mondo.



Vigneti sloveni


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domenica 2 luglio 2017

Taste of Friuli 1




Prosciutto dolce
Per lunghi lunghi mesi
Riposa in pace

giovedì 29 giugno 2017

Friuli 4 - Trieste


Piazza Unità d'Italia



Il canale
E' lì che ti aspetta. Bianca, seria, mollemente adagiata attorno alla grande baia, il cielo blu continuamente spazzato da un vento crudo e severo, anche quando è soltanto brezza marina, così differente dalla bora violenta, ma figlia dello stesso soffio celeste, dove le nubi passano veloci e senza fermarsi mai. Una città decisamente diversa dalle altre, asburgica e mitteleuropea, aperta come tutte le città di mare, cosmopolita da sempre che di certo si sente poco italiana, ad onta di tutta la vulgata della retorica nazionalista, piuttosto città franca, libera da vincoli e decisa ad approfittare della sua posizione unica, allo stesso tempo ponte tra oriente e occidente, portale di transito tra il mondo latino e quello serbo. Trieste ti accoglie subito nel suo salotto buono come si usa nelle famiglie di un tempo. La magnifica piazza dell'Unità d'Italia, grande, ariosa, aristoctatica, è certamente una delle più belle del nostro paese, circondata per tre lati da palazzi maestosi che mantengono una rara unità stilistica, con il quarto lato aperto sul mare, con la sua estensione simbolica del molo Audace che si estende verso le acque come a segnare l'unica via logica, mostrando un destino inevitabile. Questa è sempre stata una città di commerci internazionali dove le merci di tutto il mondo transitavano per cercare le vie per raggiungere gli altri mondi. Qui si sono sempre incrociate lingue diverse, parlate da uomini in altri luoghi nemici, qui pronti invece a parlarsi, a trattare, ad intendersi in qualche modo, che hanno il suono comune della lingua dei mercanti, quella degli affari, che ha la guerra e le frontiere come unici veri nemici. 

S. Giusto - Interno
Qui si sono mescolati nel tempo i modi aristocratici e quelli mercantili in un mix virtuoso che ha creato questo mondo in cui aleggia una atmosfera di altri tempi, di eleganza misurata, di benessere attento. Lungo le larghe vie dai bei locali frequentati, dalla piazza della Borsa, simbolo netto dello spirito della città, senti il tocco leggero di Sissi che accarezza con un sorriso triste, un mondo che ha vissuto feste galanti, crinoline e velluti, aromi di caffé e cioccolata. Nel tempo tutto questo ha saputo sviluppare una intensa combinazione culturale che ha goduto proprio di questo respiro internazionale che ha qui portato sensibilità così diverse e spesso contrastanti. Così dappertuto puoi vedere ricordati la poesia di Saba, l'intenso rovello psicologico di Svevo, il genio di Joyce che qui soggiornò a lungo, incontrando le statue di bronzo che li rappresentano, come passanti casuali di un mondo che hanno intensamente vissuto. Tutta la città mostra una ricchezza accorta e accumulata nel tempo, con le sue sfilate di palazzi dalle facciate che fanno a gara nel mostrare le possibilità economiche di chi li ha costruiti, che creano vie diritte e piacevolmente camminabili, con molte aree pedonali che invitano al passeggio elegante, alla sosta nei tanti caffé, sentendosi circondati da solida bellezza. Anche le chiese mostrano lo stesso andamento dal quale sono circondate. 

S. Giusto - Facciata
Una dopo l'altra, trovi la maestosa facciata neoclassica di S. AntonioTaumaturgico che segna l'antico punto d'arrivo del canale che penetra l'abitato, la chiesa serbo ortodossa di San Spiridione e in faccia al mare, la greco ortodossa S. Nicolò dei Greci, con i suoi bellissimi mosaici, fino ad arrivare alla non lontana Sinagoga, tutte frequentate assiduamente e ancora una volta testimoni di questo melting pot europeo e balcanico. Ma la visita imperdibile che ti consente un compendio finale completo è quella del castello di S. Giusto in cima alla collina che domina lacittà e dalla quale puoi avere il miglior colpo d'occhio completo che ti lascia apprezzare il teatro che si apre davanti a te abbracciando il mare, socio eterno di affari e piaceri. Che spettacolo deve essere assistere alla famosa Barcolana che riempie questo specchio d'acqua di migliaia di vele gonfiate dal vento. La cattedrale di S. Giusto con la sua severa facciata che rimanda a tempi ancora più antichi, il pesante campanile quadrato, la severità delle sue navate di pietra, seguito naturale della scalinata che porta alla città bassa, non possono lasciarti indifferente. Da queste pietre respiri bellezza antica che ti porterai dietro nel resto del viaggio. Un'ultima emozione puoi coglierla nella piazza dell'Unità, la sera, quando le facciate delle quinte illuminate formano lo scenario d'accoglienza o di addio di una delle città più belle d'Italia.

Piazza Unità d'Italia

SURVIVAL KIT

Hotel B&B - Via S. Anastasio 1- Doppia con colazione attorno ai 70 €. Buon rapporto qualità -prezzo. Albergo appartenente ad una catena di recente formazione dallo stile giovanile, che cerca di mantenere prezzi concorrenziali, limitanto di conseguenza al meglio i servizi. Stile molto minimalista nell'arredo e nell'intonazione generale. Camere grandi e spaziose. Free wifi, TV, AC. Bagno spazioso con dotazioni minime. Pulito e silenzioso. La mia camera al secondo non presentava problemi di nessun tipo, mentre altri componenti del gruppo hanno riscontrato problemi per camere al piano terreno o all'ultimo. Colazione molto basica con prodotti industriale in una saletta insufficiente alla dimensione dell'albergo che obbliga a turni nel caso di affollamento. Altro vantaggio la posizione centrale vicina alla stazione che consente di spostarsi a piedi comodamente in centro.

Birreria Forst - Via Galatti 11- Classica pizzeria/birreria di grandi dimensioni. Piatti piuttosto standard e specialmente nel caso di gruppi, tirati via con una certa approssimazione. Il filetto di orata era praticamente immangiabile riscaldato e rinsecchito, il resto accettabile in rapporto ad un prezzo probabilmente basso. Come birreria passi ma come ristorante lascierei perdere.

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mercoledì 28 giugno 2017

Friuli 3: Tra le vigne del Collio

Lecolline di Rocca Bernarda


Cividale del Friuli - Foto T. Sofi
E oggi riprendiamo il nostro cammino nelle terre friulane partendo da Cividale, una cittadina davvero bella e gradevole che si addossa alle rive scoscese del Natisone. Puoi partire dal ponte del diavolo che lo scavalca con due arcate ardite e tonde, mentre sotto, la corrente scorre furiosa, rumoreggiando. Il pilastro centrale poggia su un grande masso al centro del fiume che si è scavato il corso profondo nella roccia calcarea. Le leggende sulla sua costruzione, di diavoli costruttori in cambio di anime gabbati dai ragazzini del posto, ti inseguono mentre risali le stradine contorte che raggiungono la piazza centrale. Non puoi perderti il museo archeologico ricco di reperti, dopo aver dato un'occhiata al delizioso tempietto longobardo dell'VIII secolo e al Duomo dall'interno cinquecentesco di grande imponenza. Ma è solo passeggiando lungo le strette vie del centro storico reso particolarmente piacevole dalla sua lucida uniformità medioevale, che ti fa includere senza esitazioni, questa piccola cittadina, tra i luoghi imperdibili della zona. Acqua a catinelle purtroppo, ma anche rimanere un po' sotto i lunghi porticati ad aspettare che per lo meno diminuisca l'intensità della pioggia, ha il suo vantaggio, puoi goderti con calma gli scorci della piazza e le belle facciate dei palazzi circostanti. 

Rocca Bernarda - L'azienda
Bisognerebbe fermarsi un po' di più, però la tappa successiva incombe e la Villa Rocca Bernarda a Premariacco offre, oltre alla straordinaria vista tra le colline del Collio, anche l'opportunità di entrare nel mondo del Refosco, che è, tra le altre cose, uno dei temi del viaggio. La costruzione in cima al colle è davvero magnifica, circondata dalle vigne ordinatissime che disegnano le linee sinuose a giropoggio nelle colline digradanti segnate qua e là da file di antichi cipressi, tra i quali spicca quello all'ingresso di almeno 500 anni. Una passeggiata attraverso gli ambienti della palazzina fornisce l'occasione per ammirare i magnifici mobili d'epoca, mentre ti viene raccontata la storia della famiglia e della proprietà, oggi passata all'Ordine dei Cavalieri di Malta. Ma diciamo la verità, siamo tutti, più di ognialtra cosa, ansiosi di prendere parte all'assaggio della produzione che si svolge in una bella sala dai mobili severi. Si comincia con un interessante Friulano, pastoso alla bocca e piacevolmente mandorlato (la nuova denominazione che ha sostituito quella radizionale di Tocai, non più utilizzabile dopo la ben nota vicenda giudiziaria che ha dato ragione alle pretese ungheresi).

I vigneti
Si passa quindi all'assaggio del Refosco dal peduncolo rosso (tema che ci accompagnerà nel resto del viaggio), così chiamato dal colore del graspo, un vino davvero convincente per la sua struttura, l'intenso bouquet fruttato ed il persistente retrogusto di mandorla che lascia in bocca. Ma la sorpresa maggiore è stata data dal Picolit, vino da dessert meditativo, una vera chicca, rara e preziosa per profumi e delicato sapore gradevolmente dolce ma non stucchevole, con i suoi sentori di albicocca e di miele che lo rende ineguagliabile con la pasticceria secca e perché no, con i grandi formaggi stagionati, che non avevo mai asssaggiato e che quindi è stata una piacevolissima sorpresa. Ti lascia in bocca un delizioso gusto di frutta matura che ti mette la voglia del successivo biscotto per poterne bere ancora un altro sorso e poi ancora e ancora. Rimane poi il tempo per rimanere seduti sui marmi antichi fuori del muro di cinta della villa ad inebriarsi del panorama che ti circonda, gli occhi persi tra il verde cupo dei cipressi, il verde chiaro delle viti lungo le terrazza digradanti della collina, l'azzurro cupo e già grigio del cielo imbronciato che pare voglia trattenerti lì ancora un poco, prima di lasciarti prendere la strada che scende in curve tortuose verso Trieste.

Rocca Bernarda - La villa
SURVIVAL KIT

Cividale del Friuli - Ritagliatevi almeno 2/3 ore per una rapida visita del centro storico della cittadina. Da vedere: Il ponte del Diavolo con le sue leggende, il tempietto longobardo o Oratorio di S. Maria (10 -13/15-18), il Museo Archeologico con importanti reperti tardo romani e longobardi, il Duomo cinquecentesco e la chiesa di SS. Pietro e Biagio del '300. SE avete più tempo ci sono moltre altre cose interessanti come il monastero di S. MAria in Valle o l'ipogeo celtico. Fate una sosta a uno dei deliziosi bar sulla piazza, magari assaggiando una fetta di Gubana.



Rocca Bernarda - Bella villa castello nelle colline del Collio vicino a Premariacco, dove potrete prenotare una bella visita guidata con degustazione vini che potrete poi eventualmente acquistare. Panorama splendido e location da favola che merita la visita assolutamente.




Cividale - Dal Ponte del Diavolo - Foto T. Sofi
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