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giovedì 8 ottobre 2015

Umbria 7: Todi e Orvieto


Orvieto - Il Duomo

Todi - Piazza del Popolo
Eccoci a Todi, città di respiro più ampio anche se di fondo mantiene tutte le caratteristiche e le suggestioni di quanto vi ho già raccontato nei post precedenti. Anche qui balconate, chiese, facciate di palazzi e piazze. Più ariose, meno raccolte, dove ti puoi sedere ad un tavolino e rimanere a guardare la vita che ti scorre accanto con lo sfondo della nostra storia medioevale che fa da quinta a ravvivare la memoria. Pezzi come la tomba di Jacopone o gli affreschi di Masolino, tanta roba insomma, ma come sempre, inutile star qui ad allungare il brodo, meglio cercare qualche posticino per celebrare il connubio tra arte, storia e cibo, per poter andare a dormire tranquilli di avere speso bene il proprio tempo. Questo dovrebbe essere il nostro assillo man mano che il tempo passa e ne fa rimanere sempre quantità minori. Dedicare allora sempre meno tempo (e spazio) a nuove cose da avere e sempre di più a trovare sensazioni, sentimenti, emozioni. Ad imparare cose nuove; aùn aprendo, sempre imparo, è il titolo di un bel disegno di Goya che raffigura un grande vecchio con la barba fino ai piedi che si appoggia ad un bastone, che ho visto una volta esposto in un reparto di geriatria. Forse questo è uno dei segreti dell'invecchiamento.

Orvieto  - Il Duomo
Come sempre però, riposare tra il verde aiuta anche. Sono state giornate faticose e rimane ancora una bella mezza giornata da spendere su uno degli altri gioielli che il nostro paese propone al mondo. Orvieto e il suo duomo. Anche qui devi forzatamente rimanere senza parole di fronte ad un'opera del genere. Una gemma preziosa che sporge dal castone di un anello mirabile, appoggiato sulla larga cima di un monte che si leva dalla pianura circostante. Te lo puoi guardare da lontano, ammirandone le proporzioni ed il colpo d'occhio di insieme, gli archi sottili dei contrafforti che alleggeriscono l'oggetto, assieme alla scansione orizzontale dei bianchi e neri alternati, con la facciata, quasi un coperchio prezioso che suggella un contenitore di meraviglie. Poi ti avvicini per apprezzarne i particolari, i colori, i bianchi dei marmi usati, gli altorilievi che riempiono ogni riquadro, i minuti disegni dei mosaici colorati, sempre più perfetti man mano ti approcci e ne puoi apprezzare le perfezione, come in quelle macchine di visione che restringono man mano il campo fino a mostrarti particolari sempre più minuti, eppur curati come l'insieme tutto. Infine entri a godere di tutto quanto il contenuto ti può dare, una sfilata di opere d'arte dagli autori celeberrimi che pure non ti par vero di poter vedere cosi vicini, tutti insieme, una cappella dopo l'altra. 

Orvieto - Duomo - Cappella Brizio
Beato Angelico, Benozzo Gozzoli e Luca Signorelli nella cappella di S. Brizio, varrebbero da soli il viaggio, con quei diavoli volanti che ghignano portando sulle spalle i corpi nudi dei dannati. E poi tutte le altre cappelle con dipinti, affreschi, sculture, intarsi lignei, ognuno meritevole di essere guardato ed apprezzato da solo. Lasciate un ultimo pensiero nella Cappella del Caporale, alla Madonna dei Raccomandati pezzo notevole del Memmi che dà spunti di riflessione su quello che comunque fa parte della nostra storia, qualcuno direbbe del DNA degli italiani, nel bene e nel male. Insomma c'è di che averne abbastanza, ma anche se il destino di questa visita è comunque solo un mordi e fuggi (e spesso è stata più mordi che fuggi), approfittate almeno del Museo dell'Opera alle spalle del Duomo e spingetevi, anche per vedere quali panorami circondano la città, almeno fino al termine della via principale che la percorre tutta per il lungo, fino al proverbiale Pozzo di San Patrizio, quasi una esperienza mistica che attraverso una discesa agli inferi porrà questioni esistenziali alle vostre ginocchia, provate da una settimana di saliscendi infiniti, perché è inutile recriminare, ma nessuno o quasi, arriva direttamente in Paradiso se non dopo aver, con fatica e dolore aver attraversato il Purgatorio. Allora avrete capito che è venuta l'ora di tornare a casa dopo una settimana memorabile. Grazie amici!
Orvieto  - Il Duomo - Interno


SURVIVAL KIR

Orvieto - Il Duomo  - La facciata
Todi - Un'altra cittadina da non perdere. Passeggiare, passeggiare passeggiare. Godersi i palazzi: Comunale, del Popolo, del Capitano, dei Priori, forse il più suggestivo e i tanti altri minori sparsi per la città. Le chiese, almeno il Duomo nella bella piazza del Popolo con la sua scalinata e San Fortunato con la sua magnifica facciata e la tomba di Jacopone. Infine le mura e i balconi sulla valle di Piazza Garibaldi. In mezza giornata non potrete avere di più.

Orvieto - Città murata aggrappata alla cima del colle che racchiude una serie di monumenti davvero importanti. Se vi limitate al Duomo, pensate di spenderci almeno un paio d'ore. Ogni cosa all'interno ed all'esterno va assaporata con pazienza. Non perdetevi nulla e approfittate anche del Museo nel retrostante palazzo dei Papi, con la sua raccolta di nomi altisonanti. Come giunta ricordate il proverbiale Pozzo di S. Patrizio (62 metri e € 5/ 3,50 i ridotti) e l'ennesima Fortezza di Albornoz.

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Hotel Villa Luisa -  via Angelo Cortesi 147 - Todi. Piacevole albergo 3*, nel verde anche se un po' fuori città, occorre l'auto per andare in centro. Camere normali e ben dotate. Free wifi e ottima colazione. Ampia piscina. 75 Euro la doppia. Molto silenzioso, dispone di ristorante. Personale gentile e disponibile.
Orvieto - Pozzo di San Patrizio

Ristorante Pane e vino - Via Ciuffelli 33 - Todi - All'apparenza trattoria rustica, è invece un ristorante di una certa qualità con ampia scelta di piatti tradizionali. Oli con bruschette e fave con pomodoro. Poi lunette alla ricotta o risotto di zucca delicato o zuppa ceci e porcini sapida e gustosissima (la consiglio), poi filetto al tartufo, o cosciotto di agnello succulento o stinco di maiale sontuoso. Dolci, crescionda inclusa. Tutto senza enfasi come si conviene ad un ambiente di tono casalingo ed amichevole Calcolate 30/35 euro, ma uscite soddisfatti.

Umbria - Da una balconata di Orvieto









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mercoledì 7 ottobre 2015

Umbria 6: Narni e dintorni

Foligno - Chiesa di  S. Paolo Apostolo

Narni - La rocca 
Questo Egidio Albornoz Cardinale non fu certo architetto, ma committente, però, un po' come il Vauban in Francia o il Bertola dalle mie parti, ha lasciato in centro Italia una bella serie di edifici di valenza militare, tra Rocche e Fortezze, che ti ritrovi ad ogni piè sospinto. Sono ovviamente tutte in posizioni strategiche e quindi dominanti il territorio, fatto sta che se vuoi avere una vista spettacolare su una vasta area, cerca una delle sue fortezze e da lì te la godi. Narni (l'antica Narnia, chissà se nella saga fantasy si sono ispirati proprio a questo nome?) non fa eccezione e da qui, sotto i suoi imponenti e squadrati bastioni, puoi avere un bel punto di vista sulla Valle, prima di scendere in città ad ammirare le magnifiche porte e farti una lunga passeggiata per la lunga via centrale gustandoti le facciate che ti scorrono accanto. La città, non si sa perché, ha un'aria più antica e severa delle altre dei dintorni. Insomma non voglio più farvi perder tempo con le ripetizioni. Tutta da vedere. Prima di proseguire invece, mi corre l'obbligo di fare un cenno alla chiesa di S. Paolo Apostolo a Foligno, realizzata da Fuksas nel 2009 su un campo container dismesso del terremoto del 97. Siamo nella terra dove nei secoli, gli architetti hanno sfogato tutto il loro valore e la loro fantasia. Un susseguirsi di stili che si sono inseguiti nel tempo, dominando e servendosi al meglio dei materiali che la zona forniva, sovrapponendosi via via a quanto creato prima e lasciando una  mirabile visione d'insieme di quanto la mente umana riesce a produrre in questa arte, l'architettura, che non è come le altre espressioni artistiche fini a se stesse, ma mette il marchio del genio umano su un' opera fatta non per il piacere di farla, ma in quanto riveste una necessità, una utilità pratica. Probabilmente ogni tempo ha avuto lo stesso problema. 

Narni 
Gli artisti classici che ripetevano la falsariga del passato, l'Accademia insomma e gli innovatori che gettavano le basi di qualche cosa di nuovo, di inatteso, che sicuramente avrà stupito e disorientato i fruitori del tempo, non abituati alla novità, cosa che di certo avrà scatenato la discussione su cosa ci azzecca questa schifezza con le bellezze che ci circondano. Credo che questa dibattito, di certo mai pacato, ma dai toni vivaci, sia uno dei topoi classici  di ogni tempo e questa opera la riproponga se possibile ancora con maggiore forza. Si tratta di una sorta di grigio parallelepipedo di cemento armato dall'apparenza prossima al disfacimento, che ricorda alla lontana un silo per cereali privo di manutenzione, contenente all'interno un secondo parallelepipedo sospeso da terra, con la luce che arriva dall'altro attraverso aperture irregolari delle pareti o dal basso, una linea di vetrata appena distinguibile da lontano, intenzionalmente quasi nascosta e minimalista, a cui si accede attraverso una lunga e nuda spianata, un sagrato sempre di grigio cemento in leggera salita. L'interno è completamente spoglio e vi spiccano solo, come opere artistiche, le stazioni della via Crucis alle pareti, di Paladino e, a stridente contrasto con le loro dorature, alcune statue lignee antiche con il tabernacolo ed il crocifisso. Il primo impatto, almeno per me, è ovviamente di totale sconcerto. Quale è la giustificazione di glorificare la bruttezza esteriore totale e disarmante, se non quella di voler sottolineare l'idea di una religione e soprattutto di una chiesa che, per andare avanti, deve spogliarsi di ogni esteriorità per sottolineare l'unico valore dell'interiore e del sentito? Forse deve essere questa la chiave di lettura. 

Foligno Interno della chiesa di S. Paolo Apostolo
Per carità ci sono di certo già state le lezioni di Le Courbusier, ma devo dirvi la verità che io non sono ancora pronto per questo e mantengo una ignorante posizione di totale perplessità, crogiolandomi nella speranza che sia la stessa che provavano i contemporanei di Giotto al vedere le sue strane figure apparentemente così goffe e tridimensionali se paragonate agli splendori delle superfici luccicanti e ricoperte di oro di Simone Martini e dei Lorenzetti. Per fortuna che io ci capisco poco di queste cose, sono un contadino prestato alla chiacchiera e che pretende di voler dire la sua su tutto, quindi mi perdonerete senza bastonarmi. Ma voglio ancora condurvi lungo questa via Flaminia, che mirabilmente fa da fil rouge in questa regione, per arrivare ad un sito poco visitato e che invece a mio parere merita una sosta. A pochi chilometri infatti troverete, disperse in una ampia campagna, i resti di Carsulae, una vastissima area archeologica di una notevole città, proprio a cavallo di questa via romana e cresciuta di importanza grazie a questa. Gli edifici rimasti sono abbastanza imponenti e dà emozione ripercorrere lentamente, quasi in totale solitudine queste antiche pietre. Intorno soltanto la pace dei prati e delle colline digradanti all'orizzonte. Sembra di ascoltare il passo delle calighe dell'esercito della legione che marciava verso la Gallia o il rombo lontano degli zoccoli barbari nella sua decadenza, di certo non dovuta alle invasioni, ma alla crisi commerciale avvenuta per la perdita di importanza di questo ramo della Flaminia. Invece è solo un gruppo di tedeschi che è calato da un pullman e sciama festoso tra le terme e il foro masticando panini alla porchetta. Alla fine è sempre una questione economica.

La via Flaminia a Carsulae

SURVIVAL KIT

Paladino - La stazione VIII della Via Crucis
Narni - Dopo aver fatto una sosta panoramica alla Rocca, parcheggiate in fondo al paese in alto, arrivando dalla porta della città, poi proseguite lungo la via centrale arrivando alla fine al Duomo e a Porta Romana. Nel centro Palazzo dei Priori e palazzo del Podestà e un paio di belle chiese. Non dimenticate il Museo Eroli con Benozzo Gozzoli e Ghirlandaio.

Foligno - Io ci farei comunque un salto per poter dire la vostra sull'opera di una archistar famosa, questa chiesa di San Paolo Apostolo apparentemente fatta apposta per far discutere. Aggiungo per mera cattiveria che presso alcuni siti è censita tra gli edifici più brutti del mondo.

Carsulae - ingresso 5 €. Poco visitato a dispetto dell'enorme parcheggio che vi obbligherà ad una bella camminata nel verde per raggiungere l'assolata area archeologica. Aggiratevi lungo la massicciata della Flaminia ancora molto ben presente con le incavature delle ruote dei carri (a doppia corsia) tra il Foro, le Terme, il Teatro, la Basilica, l'Anfiteatro, la Cisterna e l'imponente Arco di S. Damiano. Sicuramente non ci saranno molti visitatori. Approfittatene per godere di una atmosfera assolutamente unica e coinvolgente.


Carsulae - Un ambiente dell'anfiteatro


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lunedì 5 ottobre 2015

Umbria 5: Spoleto

 
Spoleto - Il Duomo


Fortezza Albornoz - Il ponte delle Torri
Spoleto è una città tutta da godere, un poco un riassunto di questa Umbria immersa nella natura e nella storia. Intanto te la puoi guardare dall'alto della magnifica fortezza, già raccontata da Goethe, che da un lato ti farà da balcone sulla città e dall'altro ti conduce, attraverso l'antico ponte delle Torri, diritto nei boschi selvatici del monte. Solo allora puoi scendere verso il centro e la storia, passando di chiesa in chiesa, dopo aver sostato all'antica casa romana ed i suoi mosaici, fino alla piazza palcoscenico dove, passato il teatro, vieni attirato magneticamente verso il basso dalla facciata della Cattedrale, dove devi concederti almeno un'oretta di estatica ammirazione davanti agli affreschi di Lippi e del Pinturicchio. Poi girare, camminare, andare su e giù senza sosta per tutto il giorno, vincendo la fatica delle discese e delle risalite e va già bene che c'è un ricco sistema di scale mobili, senza perdersi il museo con l'antico teatro romano a fianco, anche qui stupenda commistione di vestigia di due millenni diversi. Quanta roba ragazzi! Insomma una città magnifica misurata credo sia per viverci che per fare il turista, con dintorni ancora più straordinari. Non ultimo devo dire che nelle due sere che mi ci sono fermato, ho avuto due esperienze gastosensoriali che, di questo spessore, non avevo da qualche tempo, diciamo assolutamente rimarchevoli. Non so se qui intorno il cibo è sempre interpretato in questo modo ed a questo livello, ma accidenti, qui davvero non verresti più via. 

S. Pietro - Altorilievi della facciata
Un inno alla qualità globale, dall'ambiente, alla forma, alla bontà del cibo e non ultimo il prezzo. Direi da venirci apposta solo per questo, non fatemi dire di più se no sembra che faccia una marchetta da travel blogger pagato. Magari eh, anzi se qualcuno vuol farmi delle proposte, si faccia pure avanti senza vergogna! Uscendo dalla città per tornare al vostro agriturismo disperso nel verde, non fatevi mancare una piccola sosta per gustarvi la facciata della Basilica di San Pietro extra Moenia, ricoperta da magnifici altorilievi del XII secolo, con scene della vita del Santo, raccontate con deliziosa naiveté, come quelli del lupo studente e della volpe finta morta, forse la più bella facciata dell'Italia centrale. Da rimanervi incantati a guardarla, anche senza entrare, l'interno barocco essendo poco interessante se non per la sua cupola ellittica, unica nel suo genere da queste parti, che all'epoca avrà di certo suscitato commenti del tipo piramide del Louvre. Queste contaminazioni ci sono sempre state, riconosciamolo. Sarebbe interessante sapere come le prendevano i contemporanei. Se fossero criticoni scontenti come i no-tutto di oggi, contrari ad ogni inserimento del nuovo nell'antico, con la parziale scusante della perdita di armonicità, come se fosse possibile rifare una cosa con lo stesso stile del passato, cosa ancor più stonata e finta, oppure se plaudissero incondizionatamente alla novità come in quelle epoche in cui bisogna buttar via tutto perché "vecchio", bruciando magari nel camino i mobili dell'800 per sostituirli con quelli di lucente "fòrmica", come ricorderete certo, accadeva negli anni '50. Mah, ogni epoca ha le sue, di magagne. Noi oggi, per fortuna, possiamo star qui dopo secoli a godercele.

Spoleto - Cortili
SURVIVAL KIT

Nella fortezza
Spoleto - Una delle più belle città del'Umbria, a prescindere dalle manifestazioni culturali. Godetevi i vari monumenti storici della città che è dotata di ben 8 scale mobili per agevolare le visite a piedi, dopo aver lasciato l'auto nei comodi parcheggi di periferia. Meglio cominciare la visita dall'alto, dalla fortezza Albornoz e scendere via via lungo le vie della città. C'è un biglietto cumulativo che consente l'ingresso al museo ed in altri punti di interesse principale. Comunque da non perdere appunto, il complesso del Museo e del teatro romano, la Cattedrale, la casa romana, tenendo conto che per i ricchi della capitale dell'epoca questa era terra di vacanza fresca e salubre e la fortezza Albornoz. Fermatevi a cena, è un consiglio importante.

Villa Rosa Country House - "Agriturismo" in posizione è magnifica. 70 € la doppia. informarsi per tempo se c'è posto perché qui staziona per parecchio tempo, la troupe di Don Matteo, quando girano in zona. A soli 3 km dalla città vi sentirete assolutamente in campagna nel verde. Molto nuovo, pulito, il verde all'interno deve ancora crescere un po', camere ampie e discretamente arredate. Colazione abbondante, free wifi, ampia piscina, dotato di ristorante se non avete voglia di uscire.

Una scalinata
Ristorante Al tempio del Gusto - Via Arci di Druso 11. - Frutto del lavoro di 3 generazioni, davvero un gran ristorante! Con circa 30 € abbiamo avuto, intanto con una presentazione spettacolare (ricordatevi che si mangia anche con gli occhi e che la maggior parte delle persone, bendata non distingue il formaggio dal semolino), un delizioso preantipasto (paté, pappa al pomodoro e bocconcino di salmone), poi una serie di piatti che non starò qui ad elencare per non farvi stare male dal desiderio, se volete date un'occhiata alle foto qui e tanti vi basti, ma andateci mi raccomando.

Ristorante Apollinare - Via S. Agata - Attorno ai 35 euro. In una viuzza laterale alla piazzetta dove eventualmente si può anche parcheggiare, ecco un ristorante di grande tradizione. Tanto per risognare: Pappa al pomodoro e crema di zucchini, caramella con caciotta e tartufo nero/ uovo morbido con crema di patate, gnocchetti con le vongole e salsa di zucchini delicatissimi o passata di lenticchie. Secondi assolutamente straordinari: scamone o agnello cotti a bassa temperatura di una tenerezza e sapidità mai sentiti o maialino in rete di lardo. Tralascio i dolci (crescionda locale, sfera di cioccolato e altro, slurp). Rapporto qualità prezzo eccellente. Assolutamente imperdibile se siete in zona e anche per andarci apposta, in particolare per le carni.

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domenica 4 ottobre 2015

Umbria 4: Alle Fonti del Clitunno

Trevi


Bevagna - S. Michele - Interno
Accidenti questa Umbria è davvero affascinante, per tante volte che tu ci vada, trovi sempre qualche cosa che ti manca, che non hai mai visto e ti chiedi come sia possibile essertelo lasciato sfuggire. Bevagna è un'altra piccola gemma di questo territorio, questa volta nella pianura, un intreccio di strade che ti conduce da una chiesa all'altra. Beh, qui una riflessione va fatta. Uno dei grandi meriti della religione è anche questo. Io credo che più della metà dei capolavori d'arte presenti nella nostra terra sia dovuto esclusivamente ad un insieme di combinazioni concordanti, la pietas dei fedeli, la necessità di affermare la potenza della chiesa, l'intento di usare opere con intento didascalico al fine di legare le menti del popolo, il bisogno di marcare il territorio investendovi le enormi ricchezze raccolte dal transito dei pellegrini, dalle offerte e dai lasciti, insomma un meccanismo virtuoso di creazione di PIL e di lavoro che ha lasciato dietro di sé, quasi come effetto secondario, opere meravigliose di arte imperitura ed edifici che hanno dato il via ad interi periodi architettonici. A Bevagna puoi rimanere ore col naso in su ad esplorare le sculture delle facciate, magari con al fianco un anziano pensionato (da che pulpito vien la predica, si potrebbe dire) che invece di andare a controllare i lavori e le buche, ti spiega i significati ed i simboli invitandoti a cercare la testa del figlio di Barbarossa tra gli altorilievi di San Michele. 

Montefalco - La Piazza centrale
Certo siamo nella terra dove se non sei attento, mentre cerchi facciate di palazzi e chiese medioevali, inciampi in resti di colonne di templi romani. E' tutto un succedersi di ere che si sono accavallate lasciando residuo si sé al di sotto di quelle che son venute dopo e che le hanno ricoperte senza pietà e cognizione e anche diversamente, se così non fosse stato, l'Italia intera sarebbe ricoperta di pietre, magari usate più volte, colonne rubate e basi di nuova bellezza, cimeli sotterrati e poi riportati alla luce per ritornare nell'oblio, ancor più di quanto non lo sia. Che meraviglia! Poi attraversi la campagna di uve e girasoli tra colline più dolci ed eccoti a Montefalco ad ammirare la valle dalla lunga balconata di mattoni rossi. Un altro balzo ancora ed eccoci a Trevi, con la sua pianta rotonda e le piazzette salotto. Ma come fa uno che viene dalle pianure degli Stati Uniti o dal gelo dei bui inverni del nord a non innamorarsi di posti come questo, a non sognare di potere abitare in questa pace di paese, sedie impagliate e bicchieri di vino, profumi di cucina e ombra nascosta nelle navate delle chiese, tra sentori di santi ed incensi. Il cinese o il russo magari no, si gireranno intorno a chiedere dove è l'outlet più vicino e a domandarsi come mai non vengono riparate e rimesse a nuovo con facciate di vetro e di cemento, tutte quelle case dai mattoni sbrecciati, così vecchie e cadenti. Meno male che ognuno la vede a suo modo. Ma l'Umbria è anche terra di acqua. Nell'Appennino piove molto e tutto ciò rende questo cuore d'Italia verde e fresco, ricco di rivi, sorgenti, ruscelli. Così puoi sentir cantare l'acqua che sorge dalla sponda della terra, tra antichi ruderi. 

Trevi - Portici
Certo che gli europei che si facevano il Gran Tour, arrivavano qui e lo credo che venivano forzatamente presi dalle varie sindromi di stupito stordimento. Le fonti del Clitunno hanno affascinato i "turisti" per secoli. Questa acqua fresca e antica che scorre e gorgoglia su un tappeto verde di vegetazione, in un dedalo di canaletti, alberi e prati percorsi da anatre, germani coloriti e cigni nobili, sta qui da millenni, a lasciarsi cantare da poeti e da più prosaici gruppi di famigliole coi bimbi urlanti ed i cartocci dei panini con la porchetta. La bellezza è di tutti in fondo e anche la scolaresca vociante alla fine rimane incantata davanti al tempietto poco più in là, ma che come sempre, a gurdar bene tempio non è, ma chiesa rifatta usando il preesistente, lastre, mattoni, colonne, come mattoncini di un Lego con cui, disponendole in modo diverso, puoi ricostruire architetture mirabili sempre nuove, diverse, pur sempre perfette, dedicandole a Dei appena venuti a sostituire quelli più antichi. Questa è secondo me, una delle cose che più sorprende e fa pensare, il sovrapporsi delle culture nel tempo, capaci di nascere sul vecchio, usando in fondo gli stessi strumenti e materiali, per ricreare nuove vestigia, destinate esse stesse ad essere superate e a loro volta riciclate. Una metafora della natura obbligata a ricostruire se stessa di nuova vita ed organismi sempre diversi, via via  utilizzando sempre la stessa materia, le stesse molecole, gli stessi atomi. Devi correre però, è il destino barbaro di chi non vuole trovare il tempo del fermarsi a riflettere, ma deve sempre, continuamente andare avanti fino alla prossima tappa. Spoleto.

Il tempietto delle Fonti del Clitunno


SURVIVAL KIT

Bevagna - Da piazza Silvestri, circondata di opere mirabili con la fontana al centro, San Michele (facciata da commentare con attenzione), palazzo dei Consoli e teatro Torti, (cercate di riuscire ad entrarci è un gioiellino), procedete verso la piazza Garibaldi con la chiesa ed il convento di S. Francesco. Ampio parcheggio appena fuori della porta di ingresso della città.

Montefalco - Posizione magnifica con belvedere sulla valle. Mura  e museo Civico con Benozzo Gozzoli e Perugino, infine chiesa di Santa Chiara. Ma passeggiate a lungo tra vicoli e piazzette fermandovi per un aperitivo e soprattutto ricordando che questa è la zona del Sagrantino.

Trevi - Dalla Piazza Mazzini con palazzo comunale e Torre civica. Viuzze e piazzette rinchiuse in una caratteristica pianta rotonda in cui perdersi passando da una all'altra delle magnifiche chiese, ognuna delle quali ospita capolavori dei maestri rinascimentali.

Fonti del Clitunno - A pochi km da Trevi, sempre sulla via Flaminia, storico luogo da cui sgorgano sorgenti sotterranee dalle montagne vicine, costituendo un area piacevole e poetica, prima di formare il torrente che scende a valle. Qui hanno sostato tutti, da Plinio a Carducci, scrivendone, io non vorrei abusare. Intorno è pieno di luoghi di ristoro in cui fermarsi per godere del luogo. Poco vicino (si va a piedi) un magnifico tempietto chiesa, un vero gioiellino tra le cui pietre fermarsi un attimo a meditare sulla bellezza. Ingresso 2 €.

Le fonti del Clitunno


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sabato 3 ottobre 2015

Umbria 3: Da Gubbio ad Assisi

Assisi


Vie fiorite
La campagna che circonda questo agriturismo sulle colline vicino a Perugia è davvero incredibile. Una balconata su una grande valle verde, in cui lontana intravedi nella luce netta del mattino, la sagoma di Assisi con i suoi muri dorati, carezzati dal sole che sta salendo. Davanti solo ulivi che digradano verso il basso. Basta fermarsi un attimo a guardare e subito comprendi per forza che questa è una terra dove nascevano i Santi. Poi prendi una strada tortuosa tra le colline ed in un attimo eccoti a Gubbio. Basta rimanere un po' sulla balconata della piazza davanti al castello e sei già ripagato, un caffè nel giardino in alto vicino alla cattedrale e quella vista non vuole scomparire, rimane lì, un fondale fisso. Tetti rossi allineati come colpi di spatola di un pittore della domenica a giocare di chiaroscuro, con toni appena diversi tra loro, un Pantone perfetto tra cui non c'è da scegliere. Basta questo, tutto il resto è in più. Un piccolo balzo e sei già a Spello, un altra salita tortuosa verso l'alto tra le facciate allineate delle case. Forse è questa la caratteristica comunque tra questi borghi. Salire verso l'alto. Cercare una condizione mentale più elevata, portarsi in su, più prossimi al trascendente. Questo si è sempre cercato tra questi colli. Forse è un sentito che nasce dalla terra o dall'aria, tra questa vegetazione forse un tempo ancor più fitta di boschi e selvatico, oggi addomesticata certo ma ancora così antica. 

Assisi
Difficile lasciarsi indietro l'appena visto. Sarà l'arte che popola ogni canto segreto, sarà l'odore di tartufo che si effonde dai negozietti dalle ante di legno. Un altro balzo e sei già ad Assisi, cercando di non farti condizionare dalla folla strabocchevole. Ma come ti puoi stupire se tanti vogliono venire, vedere, sentire qualcosa nei luoghi più belli del mondo. Sarebbe molto strano se non ci fosse nessuno, anzi sono ancor pochi, forse. Qui passeggi di chiesa in chiesa, fino al raggiungere il fulcro della città, pur se defilato all'estremo di uno dei suoi confini, dominante sulla valle. La grande basilica rinata dopo il terremoto, segno inequivocabile che quando si vuole si può e rimanere immobilizzati con la testa verso l'alto a guardare, girandosi si qua e di là senza riuscire a staccare gli occhi, fino a che il collo non ti fa male. A cercare di assorbire quella matericità delle figure, il loro spessore, la mano che per prima si è inventato quel riuscire a far indovinare l'esistenza di un corpo sotto quei mantelli, dove indovini schiene, muscoli, gambe, dove finalmente si è trovata la capacità di raffigurare le tre dimensioni dove ce ne sono soltanto due. Una straordinaria e irripetuta precognizione del cubismo, sulla quale campeggiano volti veri ed intensi che si sono finalmente lasciati alle spalle le stilizzazioni e gli stereotipi del passato. Una vera rivoluzione dell'arte. Chissà come saranno stati giudicati da chi li vide per la prima volta, quando caddero i drappi che ancora li ricoprivano ed i committenti li abbracciarono con lo sguardo. Li avranno capiti? Sarà apparsa così chiara e folgorante la scoperta di uno stile ed di un mondo nuovo e completamente diverso dal passato? 

Assisi - Basilica superiore
O qualche frate saccente avrà storto il naso a questa modernità sconvolgente, a questo modo diverso di rappresentare il reale, forse troppo reale e apparentemente meno ieratico e trascendente, troppo materiale ed umano. Chissà. Difficile a dirsi. La processione della folla continua, in ogni anfratto della basilica. Non puoi perderti nulla, vorresti stampare nella mente ogni centimetro quadrato di quegli affreschi, di quel blu smagliante che lascia tutti senza fiato. Fuori della chiesa, quasi un parco, il bosco di San Francesco, dove puoi scendere tra gli ulivi fino al fondo della valle. Una specie di decompressione psicologica per assorbire il matrimonio perfetto di arte e natura, prima di salire nel bosco fitto, fino al lontano Eremo, un luogo di culto con un piccolo convento dell'epoca del Santo che pare qui si sia ritirato con pochi discepoli. Quanta simiglianza con i piccoli gompa himalayani, nelle forme e nel concetto. Quel volersi isolare nella privazione dei bisogni del corpo, a privilegiare quelli della mente. Certi iter mentali religiosi sono evidentemente uguali dappertutto. In fondo chi idea nuove religioni è pur sempre uomo ed evidentemente nel genoma della nostra razza, così profondamente uguale in ogni parte del mondo, ci sono le medesime pulsioni, gli stessi meccanismi di pensiero. E' fatica andarsene. Abbandonare i luoghi di Francesco e di Giotto, due rivoluzionari tra loro contemporanei. Probabilmente ci sono momenti nella storia che agevolano lo scatenarsi di idee che vanno a stravolgere il passato e a dare decise sterzate agli eventi futuri. Saranno certo le condizioni storiche, ma mi piace pensare che anche la terra in cui sono nati abbia una parte importante in questo rivolgimento.

Assisi - Bosco di  S. Francesco

SURVIVAL KIT

Se avete poche ore per ognuno, questo è il minimo indispensabile:

Gubbio - Da visitare almeno il Palazzo Ducale col Museo civico (2,50 Euro), S. Ubaldo e il Duomo. Poi come in tutti i paesi d'Umbria, camminare per le vie, godersi lo spettacolo del paesaggio dalle balconate e per chi lo ha seguito individuare i vari luoghi di Don Matteo.
Gubbio - Tetti

Spello - Vedere le porte della città e percorrere la via centrale ammirando ogni angolo coperto di fiori, fino all'alto belvedere. Non perdere lungo la salita lc chiesa la cappella baglioni nella Chiesa di S. Maria Maggiore con gli affreschi del Pinturicchio e le ceramiche di Deruta del pavimento.

Assisi - Chi è credente qui se ne farà una panciata. Gli amanti dell'arte pure. Ovviamente la basilica superiore ed inferiore coi cicli di Giotto e di Cimabue con aggiunta di Simone Martini  e molti altri che da soli costituirebbero la base di un museo dedicato in molti paesi del mondo. Poi il tempio di Minerva sulla piazza del Comune. Poi passeggio per la città o giro delle mura, scendere il bosco di S. Francesco e ammirare la città dal basso. Infine un salto all'Eremo delle carceri, romitaggio davvero molto suggestivo. 

Ripa Relais Colle del Sole - Meraviglioso agriturismo in ottima posizione per visitare i dintorni o fermarsi in pausa relax anche più giorni, con dotazioni quasi lussuose, enorme piscina. Camere graziose e ben arredate, Tutto nuovissimo e funzionante, in un oasi di verde, ulivi e splendido giardino di piante officinali. Sorprendente rapporto qualità prezzo. Free wifi. 60 Euro la doppia (70 le lux). Consigliatissimo anche l'annesso e elegantissimo ristorante dove si fa la ricchissima colazione. Ci abbiamo mangiato due volte. Tortino di fave con crema di pecorino, Tagliatelle o gnocchetti con ragù leggeri con tartufo nero o risotto al limone delicatissimo, tagliata di chianina, dolci squisiti, personale molto professionale e gentile. Vini decisamente validi a prezzi decenti. 33 Euro a testa.

Assisi - L'Eremo delle carceri



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venerdì 2 ottobre 2015

Umbria 2 - Perugia


Il Trasimeno


Corciano
Seguire la strada in questo paesaggio verdissimo è davvero un piacere. D'altra parte è uno dei punti di forza dell'Umbria, ci mancherebbe! Così la chiazza azzurra del Trasimeno ti cogli quasi impreparato, una crasi delicata a riempire un vuoto tra le colline circostanti. Anche se non avessi voglia o tempo, come fai a non fermarti a Passignano, passeggiare un poco sul bordo lago senza staccare gli occhi da quella superficie immobile, un poco malinconica, le due isole a fronte, il battello che lascia lentamente il porto per cercare l'altra sponda. Il lago, luogo di scenari nascosti del pensiero, che accentua la malinconia e attira in maniera morbosa la mente a fermarsi a sostare, a non muoversi più. Sembra punto di forza intrinseca che annulla le volontà, nuova Ogigia ricca di promesse segrete o dimora di Circe che annulla la voglia di partire con le sue malie avvincenti. Chissà, almeno devi farci un rabbocco di colazione con l'occhio perso sulla linea che congiunge la superficie dello specchio all'aria che ci si riflette. 

Perugia - Il Duomo
Poi si continua e questo è luogo dove ti troverai ogni giorno di fronte alla scelta di dove fermarti e vedere e cosa invece scartare, lasciare indietro, con la consapevolezza di perderti altrettanta bellezza e interesse. Così non è facile scegliere ed ogni paesello potrebbe nascondere la meraviglia e rischi di perderlo, lasciandolo indietro. Capiti a Corciano e non pare neppure un paese reale, tanto è perfetto con  tutte le sue case in pietra, le piccole vie che circondano la parte centrale più alta, da cui scende la colata di pietra sui bordi del colle. La chiesa, le piazzette, tutto è antico ma par come nuovo. Evidentemente qui c'è stata un'opera pesante di restauro, forse dopo il terremoto, che ha messo tutto il paese in condizioni davvero ideali. Può darsi che con tutti questi fondi qualcuno sia rimasto attaccato dove non doveva, per carità, però alla fine il risultato è apprezzabile. 

Perugia - La piazza con la Fontana
Quando hai voglia di maggior polpa ecco davanti il monte dove sorge Perugia e qui è peccato fermarsi poco, tante sono le cose da fare e da vedere. Oppure puoi percorrere le lunghe strade a scala in salita per arrivare alla gran piazza centrale, dove il mezzo sta incastonato il gioiello della fontana, circondata dai palazzi bianchi del potere antico dei secoli. Un sacco di giovani naturalmente, dato il carattere della città, che ne fanno un ambiente vivo al di là dell'imponente flusso turistico. Quando sei stanco, basta percorrere qualche vicolo che ti allontana dal corso centrale e subito arrivi alle balconate che ti danno la vista di quanto circonda la città, panorami mozzafiato, da godere, magari spaparanzati in qualche baretto sulle mura. Hai voglia distarci anche di sera ovviamente quando la città si ravviva di gente che si muove tra le vie ed i ristorantini in fondo ai vicoli. Hai voglia di fave e pecorino, di scorzone nero e di sapori antichi. Insomma fai fatica ad andartene anche se hai scelto di andare a riposare nela pace della campagna tra ulivi e profumi di erbe officinali. E' sempre più entusiasmante questo giro.

Perugia - Palazzo dei priori

SURVIVAL KIT

Cappella di San Severo
Passignano sul Trasimeno - Uscire i vista lago dal raccordo autostradale e entrare nel paese che si snoda sulle rive del lago. Potete prendervi un caffè cn vista o aspettare il traghetto che fa il giro del lago. Luogo calmo e piacevole. Palio delle barche a luglio, ma credo che faccia un po' caldo.

Corciano - proseguendo verso sud est dopo il lago per pochi km, troverete questo delizioso paesino, in cui fare un giro di un'oretta per godersi, fuori stagione le stradine deserte e le sue torri in una atmosfera poco affollata. Scorci fotogenici.

Perugia - Città che merita almeno un paio di giorni. Passeggiare nel centro antico godendosi le facciate dei palazzi e i panorami dall'alto, senza dimenticare i passaggi sotterranei. Da non perdere la Fontana Maggiore, Palazzo dei priori, San Lorenzo, il Pozzo etrusco e la Cappella di San Severo con l'affresco di Raffaello e Perugino (col Pozzo ingresso 3 Euro)

Osteria A PrioriVia dei Priori, 39 - Posto simpatico e giovanile. Trattoria che serve piatti tipici umbri, nel pieno centro di Perugia. Molto nota per la sua qualità è sempre piena. I posti non sono molti quindi bisogna sempre prenotare. Chiuso la domenica. Servizio cortese e professionale, un po' lento, ma lo dicono prima. Piatti davvero deliziosi noi abbiamo provato taglieri di salumi e formaggi, stracciata con tartufo nero, fagioli con panzanella, maltagliati con le fave, strangozzi al tartufo  veramente eccezionali, zuppa di lenticchie, carpaccio di chianina, caciotella fusa con tartufo nero ottima , dolci e biscottini col vin santo, una bottiglia ottima e caffè. 30 euro a testa per 3 piatti, davvero un ottimo rapporto qualità prezzo. 30 Euro. Molto valido e consigliato.



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mercoledì 30 settembre 2015

Umbria 1: Cortona

Arrivando a Cortona



Cortona
Bene dopo la Baviera è giunta l'ora di dare conto del breve giro fatto a maggio in Umbria col solito gruppo di amici gaudenti, molto desiderosi di nutrire di cultura e bellezza i loro cuori, ma inclini anche ad accontentare in modo adeguato i richiami all'assunzione di calorie necessarie a sostenere l'impresa, calcolandole sempre purtroppo in eccesso, ma selezionandole con una certa attenzione. E mi è sembrato subito di capire che questa è la terra giusta per chi nutre questo tipo di interessi. Non starò allora in questa serie veloce di post a raccontarvi troppo la favola del lupo (non a caso saremo anche a Gubbio), perché l'Umbria è troppo ben conosciuta per non aumentare l'inutile florilegio di banalità che potrei pescare e spalmare per un po' di giorni, anche se solo virtualmente, per allungare il brodo, ma darò una semplice serie di indicazioni per tratteggiare più che altro un itinerario di cose, che pur essendo imperdibili esse stesse, mi hanno obbligato, giocoforza, a trascurarne altre parimenti importanti. 

La piana dalla balconata di Cortona
Dunque eccoci qua, in un piovoso giorno di maggio, digerito lo stress accumulato dopo il passaggio degli innumerevoli autovelox posti a trappola sulla A1, approdati a Cortona, che veramente sarebbe anche Toscana, ma possiamo per estensione considerare come la porta dell'Umbria per chi arriva da nord. Che delizia questi paesi del Centro Italia. Ti sanno dare il completo senso di tardo medioevo che gli stranieri cercano nel nostro paese, essendo intimamente convinti che anche il resto sia tutto così. Stradine contorte in salita, stretti vicoli costellati di botteghe, case e palazzi che trasudano il tempo e la storia, botteghe che credevi ormai scomparse. Insomma ti sposti non solo nello spazio. Così ti godi queste piazzette irregolari, le viste sulla valle inevitabilmente verde, il cimitero fuori le mura, le antiche chiese. Pietra e marmo. Ognuna poi ha le sue. Rimane solo il tempo, passando tra le case di buttare un occhio alle trattorie per individuare subito quella che farà gli strangozzi  o i pici migliori e scegliere alla fine quella da dove esce più profumo di tartufo nero, che sarà pur meno nobile di quello dell'Albese, ma intanto ha un costo abbordabile ed è pur tanto buono. Bon appetit.


Una via centrale
SURVIVAL KIT

S. Maria delle Grazie
Cortona - Da vedere il Duomo, il Museo Diocesano col Beato Angelico e Luca Signorelli, la defilata chiesa di S. Maria delle Grazie in Calcinaio e poi camminare per le vie del centro partendo dalla piazza della Repubblica.

Hotel Seven - Via Speldavecchio 1189 -  Ho pagato 70 € la doppia con colazione abbondante con brioche appena sfornate. Situato in una vecchia villa ristrutturata alla base della collina della città Nuovo e quindi pulito e moderno, bene arredato. Stanze piccoline ma tutto bene in ordine e funzionante. Unico lato negativo: è fuori città a circa 4Km per cui dovrete usare la macchina per andare in centro, però è molto tranquillo e silenzioso. Free wifi. A fianco c'è anche grande ristorante con megapiscina.

Trattoria Dardano - Via Dardano 24 - Trattoria tipica con menù tradizionale toscano. Ragionevolmente economica. Piuttosto affollata, quindi meglio prenotare. Servizio gentile e professionale. Bruschette di antipasto, pici al sugo di anitra, ribollita, filetto di chianina o porcini fritti, cantucci col vin santo. Tutto buono. Il tutto per 22 Euro a testa. 

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Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 121 (a seconda dei calcoli) su 250!