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venerdì 5 novembre 2010

Moscato d'Amburgo.


Beh, i miei trascorsi con la vitis vinifera sono andati ben oltre al taglio dei grappoli di cui vi ho parlato l'altro giorno. In effetti, come ho detto, capii presto che non ero adatto ai lavori che fanno abbassare la schiena e, di chiacchiera in chiacchiera mi è toccato fare il responsabile di due cantine sociali, attività che sconsiglio assolutamente, foriera com'è solo di grane e di eventuali manette facili, specialmente se uno volesse fare le cose in maniera corretta. Ma questo è un altro discorso. Oggi invece mi voglio ricordare di un momento piacevole. La vendemmia è per le cantine un momento di grande confusione. Tutti i conferenti premono per consegnare l'uva al più presto. Si formano lunghe file di carri e bigonce, fuori del cancello, già al mattino presto e poi avanti tutto il giorno a scaricare, in un bailamme di liti per le precedenze e soprattutto per il controllo della qualità del prodotto.

E già, perchè gli agricoltori sono tra i più furbi della terra ed è proprio per questo che tutti li fregano continuamente. In quel periodo, nelle cantine come la nostra, non c'era l'obbligo della consegna totale, quindi molti conferenti furbastri, portavano in cantina l'uva peggiore, quella che non riuscivano a far fuori diversamente, salvo essere poi tra i primi a lamentarsi che, a fine anno, i prezzi pagati fossero troppo bassi. Il momento clou era quello in cui si prelevava il campione per controllare la qualità e di conseguenza il prezzo finale. I più astuti disponevano un po' di uva buona nella parte del carro dove tentavano di pilotare la presa, altri tentavano di guidare benignamente la mano del campionatore. Il mio fido uomo, rotto a tutte le astuzie, fingeva di accontentare, specialmente i più insistenti, poi con mossa svelta e carica di esperienza, aggiungeva un grappolo mezzo acerbo che ripristinava la corretta lettura dei famigerati gradi Babo. Una lotta continua. Anche l'abbinata pesatura, pilotata con perizia, riusciva sempre a riportare la giustizia.

Anche i più prepotenti se ne andavano a casa contenti e sicuri di aver fregato la loro comunità, atteggiamento questo così comune e che spiega tante cose quando si scelgono i propri rappresentanti. Ma le persone non sono tutte uguali, qualcuno portava tutto il suo prodotto con chiarezza e fiducia e cercava di farlo al meglio. Lo sapevamo bene e questa uva veniva dirottata in una vasca a parte per avere poi il vino migliore che avrebbe bilanciato con il suo prezzo, il resto. Questi generalmente non chiedevano niente, anzi erano quelli che si fidavano completamente. Proprio per questo e per l'utilità del servizio che rendevano al prodotto finale, gli segnavamo sempre un mezzo grado in più, cosa che avrebbe permesso di compensare un po' meglio la qualità che ci davano.

Uno di questi, un vecchietto che aveva vigne buone e non cercava favori, lasciava sempre una cassettina di Moscato d'Amburgo, che consegnava di soppiatto al cantiniere dicendogli: -Daila au Dutùr- Era un uva meravigliosa, blu come il lapislazzulo coperta di spessa pruina chiara, forse i grappoli più belli della sua vigna, ordinatamente disposti su foglie fresche di vite, per renderla ancora più attrattiva. Profumava di terra umida e il suo dolce aroma si spargeva in bocca appena l'acino, gonfio e grosso, si spaccava schiacciato dalla lingua contro il palato. Che buona. Non ho mai più mangiato un'uva così. Lui era tra i primi della coda, arrivava la mattina presto prima delle 6, così io non l'ho nemmeno mai visto, per ringraziarlo di quella gentilezza formale, un gesto antico da famiglio, da vassallo che porta il suo frutto migliore alla tavola del signore che arriva dalla città, per dimostrargli la sua capacità, il suo amore per la terra, la sua fedeltà. Forse è così che comincia la corruzione.


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domenica 23 maggio 2010

Lettere dalla Kampuchea 17: Coccodrilli a colazione.


Stoung è solo un piccolo paese sulla strada per Phnom Penh, la Lonely neanche lo nomina. Uno slargo sulla nazionale, un distributore di benzina, la guesthose di fronte e una serie di piccole strade laterali che si perdono nella campagna tra le risaie. Il fiumiciattolo che scorre di fianco, lo Stoung appunto, è ridotto ad un rigagnolo e pescarci l'acqua da trattare con l'acquedotto, è diventato un problema. Nella cittadina un po' di attività, che vanno dagli allevamenti di coccodrilli di cui si può gustare lo spezzatino in molti locali, ad un piccolo imbottigliatore di acqua, il mercato, una piazza dove ieri sera si proiettava un film all'aperto con un improvvisato schermo fatto con un grande lenzuolo, una storia d'amore tra le risaie. Qualche bancarella con i palloncini da rompere con le freccette per vincere un pelouche o una scatola di biscotti, una festa di paese come tante, in tante parti del mondo. Dalla terrazza, la vita ti scorre sotto già la mattina presto. Proprio davanti alla fermata degli autobus una donna ha aperto un tavolino. Ha due grandi contenitori, uno pieno di noodles, l' altro di una broda dove galleggiano frammenti di difficile riconoscimento e verdure varie. La gente si avvicina, lei prende un piatto di metallo smaltato, lo passa in un secchiello pieno di acqua lurida per sciacquarlo, poi con una mano afferra una manciata di noodles, li ricopre con una mestolata di di brodo e li serve in mano ai clienti con un paio di bacchette prese da un mazzo che spunta da un bicchierone di latta. I clienti si siedono su una panca di fianco e in pochi minuti si pappano la colazione e restituiscono le stoviglie con qualche centinaio di Riel. La donna ripassa il tutto nel secchiello e le rimette tra quelle pulite. In mezz'ora ha servito almeno una trentina di persone, un'attività commerciale assolutamente redditizia. Nel paese infatti c'è movimento, girano soldini, il mercato è colmo di merci, dappertutto pubblicità di telefonini, il prodotto più ambito. I miei amici hanno lavorato qui per una settimana, è stato fatto qualche arginello a valle per garantire un po' di acqua fino all'arrivo del monsone e adesso che l'acquedotto è stato dotato di un sistema automatico di clorazione ed è stata fatta l'istruzione al personale, tutto funziona bene e si prevede che gli allacciamenti aumenteranno in maniera consistente. E' passato qualche anno da quando è entrato in funzione e il drastico calo dei problemi legati a malattie gastroenteriche è un segno molto rassicurante. Però il progetto per un terzo acquedotto è fermo, mancano i fondi per adesso, la Comuntà Europea per il momento ha altro a cui pensare e non si sa quando si potrà parlarne in termini concreti. Per il momento ci si contenta di questi piccoli interventi, per farlo funzionare meglio in modo che dia qualche reddito da poter reinvestire nell'impresa. Non è male vedere che quando qualcuno chiacchiera poco, ma ha buona volontà di fare, le cose funzionano. Anche perchè quando le cose vanno avanti, comincia a girare un volano positivo che coinvolge un po' tutto. Noi ce ne torneremo oggi nella capitale, ancora un paio di giorni e finirà anche questo mio percorso. Siamo qui ad aspettare il pulmann che purtroppo non si fermerà a Skun, lungo la strada, dove la specialità sono gli enormi ragni pelosi, che vengono serviti fritti in grandi canestri, dicono gustosissimi; all'autogrill troveremmo solo grilli in composta e uccellini appena schiusi glassati, ma sono specialità per amatori, io mi sono già riempito a colazione con la famosa omelette di cipolle, vanto della guesthouse Sokimek. Mentre trascinavo il mio valigione verso l'uscita, per poco non calpestavo due topini che correvano verso la cucina, ma erano decisamente lenti per essere topi, ho guardato meglio e mi sono tranquillizzato, erano solo due blatte, marroni e carnose, un po' grosse davvero però.

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