Visualizzazione post con etichetta tanaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tanaro. Mostra tutti i post

sabato 26 novembre 2016

Di nuovo a bagno?

L'acqua a pochi cm dal bordo dell'argine - Foto Alessandria news


Son tornato, son tornato, tranquilli. Sano e salvo come sempre e che mi capita appena prendo possesso delle avite mura? Che precipito in pieno pericolo di rialluvione. Così mentre stavo cercando di recuperare sonno, ecco megafoni e macchine della polizia che invitano tutti ad andare ai piani alti e a portare le macchine in piazza Garibaldi. Accidenti, pigiamato e già con l'occhio cisposo, salti giù dal giaciglio e corri a tirare fuori le macchine e ad immetterti in una folla terrorizzata che cerca di arrivare alla parte più alta della città già intasata di gente e mezzi. Nella concitazione si dimenticano i telefoni e a momenti le chiavi di casa. Sarebbe stato bello rimanere chiusi fuori. Comunque tutta la città è in piena emergenza, visto che questa volta anche la Bormida sta uscendo. Si rientra a casa affannati e di corsa e si rimane in attesa del peggio. Comunque la macchina preventiva sta funzionando bene e comunque vadano le cose sarà una bella e utile esercitazione, tipo quelle che fanno in Giappone per i terremoti. Certo che gli alessandrini partecipino compatti e disciplinati e senza criticare è già una gran cosa, ma quando c'è la strizza e l'hai già provata una volta l'alluvione, stai con le orecchie basse e corri. 

Le notizie si rincorrono e l'acqua arriva quasi ad una spanna dal bordo dell'argine vicino al Tiziano, cioè dietro a casa mia e non si può prevedere se continuerà a salire. Verso le 4 si ferma, poi lentamente comincia a calare. Insomma una bella nottata, ci siamo arrivati al pelo, poi per lo meno nel centro i nuovi argini hanno tenuto bene e ad una piena ben superiore a quella del '94. Basta vedere quanto c'è di acqua nella campagna attorno alla città. Che dire, per ora sembra che l'abbiamo scampata. Sinceramente mi interessa poco andare a vedere se le cause sono il clima sempre più aggressivo, la mancanza di manutenzione dei letti dei fiumi per colpa di un malinteso e falso ambientalismo d'accatto o che altro. Mi piace solo constatare che il nuovo ponte ha funzionato, che i lavori fatti a suo tempo sono stati efficaci e che la macchina di prevenzione emergenze ha funzionato molto bene con decisioni tempestive. Quindi ad ognuno la sua parte di merito per avere evitato una tragedia che nelle vecchie condizioni sarebbe stata ancora più grande di allora, a chi ha fatto bene le cose prima e a chi si è mosso molto bene adesso dando l'impressione netta che anche eventi piuttosto grossi ed improvvisi, possono in qualche misura, se non essere controllati, almeno essere messi nella condizione di ridurre al massimo i danni. Grazie ancora a tutti quelli che hanno trascorso tutta la notte per noi al servizio di questa emergenza.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


sabato 9 novembre 2013

Pescare in Tanaro.

Il ponte Cittadella nel 2006

Pensate che una volta nei due fiumi alessandrini c'erano i pesci! Cose che un ragazzo di oggi stenterebbe a credere. Erano di tre tipi, che il nostro dialetto sghembo faceva suonare come: i quajaster, i stric' e 'l cipii. C'era sempre qualche pescatore che con delle piccole reti si appostava vicino al ponte della ferrovia al Bormida o dopo il ponte Cittadella (abbattuto indecentemente nel cuore della notte ad agosto) sul Tanaro e passavano la giornata a calare e tirare su. Mio papà mi portava ogni tanto, quando ancora non andavo a scuola, dopo avermi appollaiato su un sellino che aveva montato sulla canna della bicicletta, sul ponte. C'era una specie di balconcino che si estendeva verso il fiume e ti dava la sensazione di essere sull'acqua. Io mi godevo quella vertigine improvvisa, come una sorta di piacere, di brivido, mitigato dalla mano sicura che mi teneva avvolto. Guardavo giù e aspettavo che l'uomo sul barcé, la tozza barca da fiume su cui stava seduto, si scuotesse dal suo apparente torpore e con uno sforzo di braccia che appariva potente, sollevasse il bastone che teneva tra le mani. Questo si fletteva, ogni volta quasi fino a spaccarsi; guardavo il filo appeso che si tendeva, alzandosi a poco a poco, poi i quattro angoli della rete emergevano a fatica dal flusso della corrente. C'era come una forza maligna che la tratteneva verso il basso; quasi ci volevi indovinare qualcosa di grosso e pesante, una pesca miracolosa che quella volta avrebbe riempito la barca. Allegavo gli occhi nello stupore gioioso della cattura, forse l'istinto del predatore alberga nel fondo di ogni uomo. Invece era solo il gran peso dell'acqua che a poco a poco sfuggiva verso il basso, liberando la rete dallo sforzo, finché con un ultimo strappo l'ultimo punto si liberava del fiume con un piccolo strappo che la  faceva quasi schioccare. 

Al centro, invece del tesoro atteso, tre o quattro sottili fettucce d'argento saltellavano impazzite. Erano gli stric',  gli "stretti"  appunto, piccoli pesciolini dai ventri magri e allungati.  Il pescatore, inclinava la rete verso il centro della barca e li faceva scivolare all'interno sul fondo, dove finivano la loro agonia disperata contorcendosi a lungo a ricercare l'acqua. Quando tornava a riva, a volte il mio papà andava a contrattare un po'. Parlavano a lungo in dialetto, prima di trovare un accordo; io me ne stavo lì, zitto ad ascoltare, forse è anche da lì che mi sono appassionato all'arte della contrattazione. Poi ce ne tornavamo a casa con il cartoccio nella borsa nera di pelle finta trapuntata. La mia mamma, che già lo sapeva, si era tenuta pronta una pentolina di smalto bianco con due manici, un po' scheggiata da una parte; ci metteva le cipolle che aveva già tagliato a fettine sottili e preparava il carpione, dopo aver pulito i pesci. Io assistevo a tutta l'operazione toccando ogni tanto col dito, i dorsi argentati per provarne la consistenza. Poi mica li mangiavo, non mi piaceva, allora, il gusto forte dell'aceto e avevo una paura terribile delle spine; negli stric' ci sono più spine che carne, in verità. Mio papà invece ne andava matto e se li mangiava di gusto, facendo grandi mugolii di soddisfazione e magnificandone la bontà con larghi gesti della mano, ma forse lo faceva per invogliarmi all'assaggio, come si fa con i bambini inappetenti. Per decenni non ho visto più nessuno pescare nel Tanaro. Chissà, o erano spariti i pesci o era scomparsa la fame. Mi dicono che adesso ci sono diversi extracomunitari che pescano dalla riva, ma di nascosto, forse è proibito farlo, ci vorrà la licenza. Forse devono essere ricomparsi sia i pesci che la fame.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


giovedì 30 aprile 2009

E' spuntato il sole

Ormai la piena è passata, la strizza di andare a bagno anche, sembra che spunti il sole, possiamo preparare la griglia per domani e pensare tranquilli a quella giornata del novembre 94, in cui ci ha lasciato la pelle un po' di gente da queste parti. Ero uscito in macchina con la bambina e passando vicino al ponte Cittadella avevo notato il solito affollamento di pensionati, bicicletta alla mano che, come si dice da queste parti "i eru andacc a 'uardè Tani". Ma il Tanaro è sempre stato considerato fiume amico, non come quella poco di buono della Bormida che ogni tre per due saltava fuori e allagava i campi fino alla Moisa, mandando a bagno tutte le cascine della zona. Continuava a piovere da quattro giorni, ma non c'era turbamento nell'aria, solo pensionati che stavano a guardare il fiume. Comunque a mezzogiorno torno verso casa e acc... hanno chiuso la stada Lungotanaro, come mai? ci sarà qualche incidente? faccio il giro e arrivo sotto casa mentre la bambina cala giù, vedo dalla curva davanti alla piscina un velo d'acqua che sta venendo verso di noi. Ma, starà mica uscendo il Tanaro? Mando su l'infante e mi dico che forse è meglio andare a parcheggiare un po' più in là verso la stazione. Torno di corsa e vedo che l'acqua sta arrivando davvero, corro nel garage sottoterra (bel deficiente), mentre l'acqua comincia ad entrare, ma piano e riesco ad uscire con l'altra macchina che porto in luoghi sicuri, ricorro indietro e decido di cercare di salvare anche il camper che stava proprio davanti a casa. Salto su, metto in moto, il mezzo parte ma l'acqua anche e fatta marcia indietro per girarmi, l'acqua entra nel motore e tutto si ferma, così in mezzo al corso, contromano. Salto giù e avevo già l'acqua alla cintura (ri-bel deficiente), cerco di riguadagnare la porta di casa mentre mia moglie che era scesa nell'ingresso ormai allagato mi grida di sbrigarmi. Riesco ad entrare e mi accorgo di aver perso le scarpe. Intanto di sopra al quinto piano la bimba risponde al telefono, è mia suocera da Torino che ha sentito in televisione notizie preoccupanti e vuol sapere. La bimba ingenua dice:" C'è l'acqua dappertutto, mamma e papà sono per strada, non so se tornano..." In quel momento va via la corrente e le linee telefoniche si interrompono (i telefonini non c'erano, ricordo che eravamo ancora nella preistoria). Alla povera donna sta per venire il coccolone. Rientriamo. Intanto l'acqua sale e un silenzio tombale ricopre tutto, solo gli allarmi delle macchine in sosta che chissà perchè da sottacqua gridano per essere aiutate, alcune lampeggiano, su altre si muovono vorticosamente i tergicristalli; anche le auto hanno un anima? Da ogni condominio un fiume nero di gasolio esce dalle caldaie e invade le strade, come un liquame marcio e puzzolente di cadaveri che si sparge per le vie dopo una strage. Un pomeriggio tetro, passato imbaccuccati sui balconi e dalle finestre a controllare se l'acqua continuasse a salire, senza voglia di commentare con i vicini. Il nostro camper in mezzo al corso, fungeva da misuratore; verso le quattro del pomeriggio, l'acqua era a trenta centimetri dal tetto, tutte le altre macchine erano ormai completamente sott'acqua. Lì si è fermata per tutto il giorno. Sceso il buio, mi ricordo solo lo sciabordio del gommone dei pompieri che passava dicendo col megafono di stare in casa (ma dove potevamo andare?) e un passaparola di finestra in finestra di qualcuno che stava male, chissà che fine ha fatto, o che forse c'era rimasto uno nel garage (forse pensavano che fossi io?). Però è assolutamente diverso vedere una calamità naturale in televisione e trovarcisi poi dentro, anche senza conseguenze gravi. Il fango, la puzza e tutta la schifezza del giorno dopo l'ho rimossa; mi ricordo solo con tenerezza la mia bambina in cortile, in stivali e impermeabilino rosso, con in mano la canna dell'acqua che, tutta compresa, lavava i giocattoli vecchi che erano in cantina coperti di liquame.

mercoledì 29 aprile 2009

La crisi morde ancora

Ricevo dall' amico Federico, evidentemente informato dei fatti la seguente storia e ve la giro, in quanto mi sembra illuminante.


Heidi è la proprietaria di un bar a Berlino. Per incrementare le vendite, decide di offrire ai clienti -per la maggior parte ubriaconi perdigiorno- la possibilità di bere pagando in seguito. Tiene i conti su un taccuino, concedendo in pratica agli avventori un mutuo subprime. Quando la voce si sparge, i clienti affollano il bar di Heidi. Le vendite esplodono. Approfittando della libertà dei clienti di pagare con comodo, Heidi aumenta il prezzo per vino e birra, le bevande più richieste. I suoi profitti crescono. Un giovane e dinamico consulente della banca locale si accorge che i debiti degli avventori sono una garanzia per il futuro, e così aumenta il credito di Heidi presso la banca. Non ha ragioni per preoccuparsi, dato che vede i debiti degli alcolisti come garanzia collaterale. Nella direzione generale della banca, esperti di finanza trasformano gli asset del cliente in Bevibonds, Alcoolbonds e Vomitbonds. I bonds sono poi piazzati sul mercato globale. Nessuno capisce cosa significhino i nomi, o come i bonds siano garantiti. In ogni caso, il prezzo continua a salire e si vendono alla grande.Un bel giorno, malgrado il prezzo sia ancora in salita, un manager del credit-risk della banca (che viene poi licenziato perché pessimista) decide che è ora di richiedere il pagamento dei debiti contratti dai beoni al bar di Heidi. Ma loro non possono. Heidi non riesce a ripagare il suo debito bancario e fa bancarotta. I Bevibonds e gli Alcoolbonds crollano del 95%. I Vomitbonds hanno una migliore performance, e si stabilizzano dopo una perdita dell'80%. I fornitori di Heidi, che le avevano garantito pagamenti posticipati, e avevano investito nei bonds, si trovano davanti ad un disastro. Il fornitore di vino fallisce, quello della birra viene acquistato da un concorrente. La banca, invece, viene salvata dal governo dopo frenetiche consultazioni dei leader dei vari partiti che avevano anche da pensare a candidare diverse veline nelle vicinissime elezioni, mentre i fondi necessari per l'operazione di salvataggio sono reperiti grazie ad una nuova tassa pagata dagli astemi.


Vorrei sapere cosa ne pensano, Leo, Paola e Stefano, che da esperti del settore mi potrebbero consigliare, vista la mia intenzione di emettere dei Blogbonds a lungo periodo. Intanto oggi c'è il sole e il Tanaro sembra stia calando, mentre ieri sera era ancora come da foto allegata delle 21:00, almeno a vederlo dalla mia finestra, quindi posso cominciare a ungere la griglia per venerdì.


Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!