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lunedì 28 febbraio 2011

Il Milione 39: Bile di serpente.


Il lungo giro dell'ormai plenipotenziario del Khan, Marco Polo nell'Asia del Sud-est sta volgendo alla fine e, lasciate le provincie più meridionali, la sua delegazione ripercorre la via del sud della Cina attraversando Lo Yunnan, che ancora oggi è abitato da interessanti minoranze, i cui costumi curiosi, sono spesso segnalati dalle guide che accompagnano i turisti tra ammiccamenti e risolini a mezza bocca.

Cap. 116

...in questa terra à un bello costume, che nol si tengono vergogna se uno forestiere giaccia co la moglie o co la figliola ch'egli abbiano in sua casa; anzi lo tengono a bene e dicono che i loro idoli glieni danno molti beni temporali e perciò fanno larghità di loro femmine. Quando un uomo di questa contrada vede che gli vegna uno forestiere a casa, incontamente esce e comanda a la moglie ch'al forastiere sia fatto ciò che vuole come a la sua persona e esce fuori per tre die. Il forastiere fa appiccare suo cappello a la finestra a significare ch'egli è ancora là dentro perché il marito no v'andasse e fin che quello segnale stae, quello non vi torna.

Ma questa è anche la zona degli animali strani, sconosciuti agli europei che il nostro Marco toglie dalla bacheca del leggendario, descrivendoli bene secondo la realtà, mondata dalle fantasticherie dei viaggiatori.
Cap. 118

E in questa provincia nasce lo grande colubre, el grande serpente così dismisurato che ogni uomo ne dovrebbe pigliare maraviglia, e sono molto orribile cosa da vedere. Lì ve n'à di lunghi 10 passi e grossi 10 palmi, ma ànno due gambe dinanzi presso il capo e non ànno piede salvo un'unghia come di leone; lo ceffo molto grande, la bocca tale che bene inghiottirebbe un uomo, li denti grandissimi ed è sì ismisuratamente fiera che no è uomo o bestia che non ne abbia paura.

Direi che è una delle più belle descrizioni medioevali del coccodrillo allora confuso col serpente, animale presente anche nello Yangzé e ormai estinto. Non mancano poi gli accenni alla farmacopea tradizionale che dalle parti di questi animali trae ancora oggi una delle sue ragioni d'essere e si mescola con la cucina fino a farne un tutt'uno esotico e parte sostanziale di tutti i racconti turistici che si rispettino.
Cap. 118
E incontamente ch'è morto, li cavano lo fiele del corpo e vendollo molto caro perciò ch'è la migliore medicina per tutte le cose dal morso del cane rabioso a quando una donna non riesce a parturire o per altri mali e prontamente lo be(v)uono. Ancora la carne si vende perchè molto buona da mangiare.... e poichè è contrada molto inferma, mangiano riso assai e vino fanno di riso e spezie ed è molto chiaro e buono.

Così anche a me è capitato nel Guang Dong di subire innumerevoli cene a base di bo zuo fan, riso gratinato nell'ananas con carne varia, godetevi la ricetta completa qui da Acquaviva assieme ad una deliziosa lirica di Li Po, e di assistere alla scelta del serpente tra quelli esposti nelle gabbie e che ti viene esibito vivo prima dello scuoiamento e della relativa bollitura. Che sia poi così buono, non esagererei, diciamo un'anguilla con tanto di brodino di accompagnamento da gustare con grandi sorrisi e cenni della testa approvanti, per la gioia dei tuoi commensali che spiano le tue reazioni sputacchiando gli ossicini del famigerato colubre, in attesa che alla fine arrivi, atteso con ansia il cameriere con la sacchettina di bile, esibita e mostrata a tutti come il sangue di san Gennaro, prima di essere rotta dentro il tuo bicchiere di grappa di riso trasparente che come per magia si colora di un bel verde smeraldo. Un amaro digestivo di fine pasto, che da bravo ospite d'onore ti scoli tra l'approvazione generale, non prima di aver subito l'enumarazione di tutti i benefici a partire dai mali di fegato, per arrivare naturalmente all'incremento certo della potenza sessuale, chiodo fisso dell'universo maschile di tutti i tempi, che ci rimanda al primo inciso del racconto di oggi.



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giovedì 18 novembre 2010

Il Milione 30: Vino di riso.


La parte centrale di Pechino, ripete dopo secoli lo schema ordinato, si potrebbe dire da accampamento romano, che ha mantenuto nel tempo, lo stessa che ha visto Marco Polo, che forse anche oggi riconoscerebbe i grandi viali diritti e larghi, in un certo senso sorprendenti per una città il cui progetto urbano risale a quasi mille anni fa.

Cap. 99

...or sappiate per vero che 'l grande Sire à ordinato per tutte le mastre vie, che vi siano piantati gli albori lungi l'uno dall'altro, su per la ripa della via, due passi. E questo acciò che li mercatanti o altra gente no possa fallare la via, quando vanno per cammino e questi albori sono tamanti che bene si possono vedere da la lunga.

Era davvero un piacere, quando ero laggiù, passeggiare per questi ampi viali, dai marciapiedi larghi che alternavano i parchi agli isolati di Hu Tong, le tradizionali case cortile che la rivoluzione non era riuscita a distruggere completamente. Quando già la primavera ed un pallido sole cominciavano a riscaldare l'aria, camminavi più lentamente osservando un mondo in grande fermento intorno a te. me lo sono sempre sentito vicino, il nostro Veneziano, mercante come me, ma osservatore curioso di quel mondo così nuovo e diverso, attento a spiarne differenze e punti in comune, cose positive e difetti. Di certo è la caratteristica mercantile quella che attira di più l'occhio. E' tutto un susseguirsi di negozi, bancarelle, attività commerciali e artigianali, mercati e luoghi di ristoro per soddisfare una folla in ricambio continuo con le sue continue necessità. Le bancarelle dello street food, poi sono dappertutto e sempre affollate di gente che mangia e beve a tutte le ore del giorno e della notte, come è tipico delle città vive. E' tutto uno sfavillar di fuochi sotto i wok anneriti dall'uso e pieni di olio sfrigolante dove saltano pastelle, spaghetti, tocchetti di carne di ogni tipo, fumi e vapori di cotture lente e profumate, odori di spezia, che tanto interessavano a Marco, e fiumi di bevande, bottiglie di liquori tradizionali (magari, per deformazione professionale, io andavo controllando il tappo delle bottiglie più moderne, dei quali avevamo fatto una grande fornitura all'azienda più importante) e piccoli contenitori di terracotta di vino di riso da bere riscaldato o da usare nei tanti piatti proposti, dal pollo dei tre bicchieri ai teneri e profumati bocconcini di manzo con le cipolle che ci racconta qui la nostra vivandiera Acquaviva, sapientemente aromatizzati da questo alcool morbido e vellutato e da gustare nelle piccole ciotole da tenere in mano, mentre le bacchette pescano nel cibo fumante tentando di afferrarli.

Cap. 100

Ancora sappiate che la magiore parte del Catai bevono un cotale vino com'io vi conterò. Egli fanno una pogione di riso e co molte altre buone spezie e concialla in tale maniera che egli è meglio da bere che nullo altro vino. Egli è chiaro e bello e inebria più tosto che altro vino, perciò ch'è molto caldo.
Piace ai cinesi bere in compagnia, le liriche Tang, da Li Po a tutti gli altri poeti successivi, fanno di questo vino la base della convivialità e dell'amicizia. Quando il mio amico Ping mi portò a casa dei suoi suoceri, parlammo di tante cose, compreso il calcio, argomento in cui noi italiani siamo ritenuti intenditori. Proprio il suocero era appassionato di questo sport e ammirava il nostro paese anche per questo (tutto serve nelle relazioni internazionali, meditate). Bevemmo assieme e quando me ne andai volle regalarmi due contenitori di quell'alcool, non solo bevanda ma spesso, anche simbolo di amicizia. Li ho ancora qui, non ho potuto togliere la ceralacca che li sigillano; mi piacerebbe farlo assieme ancora una volta, perchè questo è il loro senso.



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