sabato 5 luglio 2014

In Angona?

La padellata dopo averne già consumati due bei piatti
Il treno è arrivato in un attimo. Il tempo di assorbire due vecchiette che si lamentano di figli e nuore in caccia di eredità,  ma loro erano molto vigili e mica si sarebbero fatte fregare e ecco la stazione di Ancona. Città che vale la pena di una giornata in cui comunque devi aspettare un ferry che arriva il giorno dopo di quanto previsto. Una città tutta in salita (e in discesa ovviamente) però fatta di scale gentili, che non offendono anche nel pomeriggio assolato, e poi la vista del mare che la circonda ti fa scordare la fatica. Una città vecchia fatta di vicoletti e stradine deserte che non hanno sviluppato un contesto di commercio turistico e così rimangono ancora più fascinose, con quell'antan d'antico fatto di vecchie facciate di palazzi, di chiese davvero belle come Santa Maria della Piazza, una trina di colonnine romaniche e sculture dalle suggestioni templari che meravigliano, fino alla cattedrale di San Ciriaco, altro gioiello che troneggia dall'alto sulla città intera e sui due mari che circondano il capo. 

Poi la parte nuova, più ariosa, con la sfilata di palazzi fine 800, fino all'estremità del Passetto con le sue spiaggette ancora poco popolate. Un ascensore ti salva da ulteriori scale, anche se a danno del morale. Bisognerà mettere qualche cosa sotto i denti, anche per salvare la serata. Così,  solidarizzando con un gruppo di tedeschi che passano il turno innalzando al cielo pinte di birra, a parziale vendetta dei gallici tifanti Uruguay, che a Menton mi avevano innervosito parecchio, ho subito una padellata per due, assolutamente sufficiente per quattro, di crostacei fenomenali e voglio specificare astice, gamberoni, scampi, fasolari, cozze,  vongole e lumache di mare, annegate in sughetto rosso con qualche pacchero qua e là,  tanto per darsi una giustificazione.  Avrei voluto provare altri pescioloni che passavano in fianco a me, ma vi assicuro che non ci stavano più.  

D'altra parte meglio fare scorta per i giorni di carestia, non si sa mai. Poi il sonno del giusto, non ce l'ho fata neppure a vedere il Brasile e stamattina, baldo e tonico, si fa per dire, eccomi al porto ad aspettare di congiungermi coi miei traghettatori. Attorno all'arco di Traiano, l'umanità varia tipica di tutti i porti del mondo. Qui però si sentono le lingue dell'Oriente a fare condimento a questa aria balcanica che spira da est. Caronte è pronto, saliamo tranquilli, circondati da gente che forse questo tragitto lo ha già fatto una volta in un altro senso e che adesso tornano a casa in vacanza, con la fierezza senza acrimonia di chi ce l'ha fatta a costruire qualcosa, anche se deve essere stato difficile, molto difficile.

Ancona - Piazza del Papa

SURVIVAL KIT

Da Alessandria comodo Freccia Bianca, 4 ore e mezza. 53 €.

Ad Ancona. Hotel Dorico - Modesto 2 stelle, ma comodissimo davanti alla stazione. Apparenza squallidina, ma pulito e funzionale allo scopo con 40 € la camera. 

Bus per il centro 1/4 dalla seconda pensilina davanti alla stazione scendere a piazza Kennedy, ai piedi della città vecchia, da qui bel giro a piedi fino alla cattedrale poi per tutto il centro, corso Garibaldi e Viale dela Vittoria fino al Passetto. Prendere l'ascensore : salita +discesa 1€.

Ristorante Il giardino - Viale della Vittoria. Consigliatissimo, specialità pesce, prezzi per noi del nord, modesti. Circa 30 € per 1/2 e dolce. Molto gentili ma prenotare prima perché è sempre affollatissimo.

Traghetto Adria line per Durazzo, parte e arriva quando può.

Trinacria 15: Siracusa


Siracusa - l'orecchio di Dioniso


Or chi fuggir potrà l'ultimo danno

Dove repente un procelloso fiato
Di Mezzodì ci assalga, o di Ponente,
Che de' numi anco ad onta, il legno sperda?
S'obbedisca oggi alla divina notte,
E la cena nell'isola s'appresti.
Come il dì spunti, salirem di nuovo
La nave, e nell'immensa onda entreremo".

                                                                   Odissea VII

Siracusa - Latomie
Ma la città è anche molto altro, non solo  Ortigia, con tutta la sua antichità e i suoi luoghi della storia. La zona archeologica, dal teatro greco all’anfiteatro romano è enorme e ti mette di fronte a quanto ha da offrire al riguardo il nostro paese. Ma di certo la parte più misteriosa e unica sono le Latomie, di cui la città è piena e che ha arricchito il sottosuolo di una Siracusa sotterranea che bisognerebbe fermarsi a scoprire. Intanto cammini sul fondo di queste antiche cave ormai sommerse dagli alberi e dal verde, immense e piene di angoli nascosti, in cui sarebbe facile perdersi. L’immenso orecchio di Dionisio attrae la folla, meraviglia naturale in cui tornare bimbi, sbattere le mani, darsi sulla voce per sentirne l’eco, mormorare a bassa voce per verificare l’acustica, tutte le classiche mosse da turista tipo, eppure irrinunciabili. Il Museo Archeologico è un’altra gemma splendente in questa città luminosa. Ricchissimo di reperti mirabili, ci puoi passare la mattina a rigirarti di sito in sito, dagli elefanti nani della preistoria, alle statue della classicità, trascurando per sazietà di vista vasi e reperti che da soli altrove farebbero mostra a sé, attirando schiere di visitatori entusiasti. Ma non è finito., Nel sottosuolo, è appena aperta una nuova esposizione: Il Medagliere, con una sterminata collezione di monete e di gioielli in oro e argento. 

Il medagliere - Museo Orsi - Orecchini in oro
Quasi ti sfuggirebbe, ormai sazio di tante cose, ci butti un’occhiata  e Rosalba Riccioli sta lì ad accoglierti, non ti lascia andar via, si raccomanda che tutti gli altri del gruppo vengano a vedere tanta meraviglia e poi con una competenza da vera appassionata, ti illustra, ti racconta, ti fa apprezzare la raffinatezza di queste opere di artisti straordinari, da osservare con la lente, tanto sono minuti i lavori di incisione, di bulino, di conio. Ecco i tesoretti, ritrovati in pentole nascoste durante la fuga o prima di qualche incursione di assalitori, rimasti lì sotto terra, mucchio di ori usciti dalla pentola spaccata, testimoni muti di quanto alla fine non si può portare con sé in eterno. Ecco orecchini perfetti e minuscoli che mani di un orafo artista hanno sbalzato con perizia per i lobi teneri di qualche bellissima, ormai polvere anch’essa. Facciamo notare che è già passata l’ora di chiusura e non si vorrebbe approfittare. “Siete venuti da lontano, non potete perdervi queste cose e mi raccomando parlatene quando tornerete” e avanti per un’altra mezz’ora. Questa è la Sicilia che ho incontrato io. Passione, voglia di fare, dedizione e tanta tanta competenza, altro che menefreghismo e lavoro da statali. Grazie Rosalba. Un bel bagno di addio a Fontane Bianche appena fuori città, un paio di arancini, poi alla sera per chiudere il cerchio, l’Agamennone al teatro greco. Atmosfera incredibile. Gradinate zeppe di appassionati e guarda caso di studenti, silenziosi, rapiti dalla vicenda e dalla suggestione del luogo e della storia.  Anche questa, una cosa da non perdere.

Siracusa - il teatro greco




SURVIVAL KIT

Area archeologica – Comodo parcheggio 3€ - tutta la giornata – Ingresso 10 €. Calcolate anche una mezza giornata per Teatro, Anfiteatro e Latomia Paradiso, da vedere con calma e passeggiando lentamente, anche perché se ci arrivate in piena estate, rischiate di morire di caldo.  Se c’è qualche rappresentazione consiglierei di non perderla perché l’ambiente è molto suggestivo. I biglietti però vanno prenotati con molto anticipo perché è sempre pieno.


Museo Orsi - Il medagliere - Monete della Magna Grecia
Museo Archeologico Orsi – Viale Teocrito 66 - 9:00 – 18:00 – 8 € -Anche qui non basterebbe mezza giornata. Su due piani si visita bene in quanto il percorso è obbligato e studiato molto bene, quindi non vi perderete nulla. Appena aperto Il Medagliere, mirabile da guardare con calma e salutatemi per favore la gentilissima Dottoressa Rosalba e per piacere scrivete due righe quando uscite, che alla gente che ce la mette tutta per fare bene il proprio lavoro, bisogna dare un minimo di soddisfazione .




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Al teatro greco


venerdì 4 luglio 2014

Di nuovo in viaggio.

Eh sì,  sono già sul treno alla mattina presto. Presto almeno per me, voglio dire, quasi le nove e mezzo insomma. Sono partito di nuovo, non vogliatemi male, è un po' come una malattia. Ecco perché oggi ho interrotto per l'ennesima volta il racconto, siciliano e rinviato al mio ritorno anche il break sul delta del Po che ancora vi devo. Lo so non sono affidabile, ma abbiate fiducia in me, io le promesse le mantengo, mica come certi altri, solo che ci vuole un po' di tempo a fare le cose. Mentre mi scapicollerò su e giù per strade scoscese e percorsi sconosciuti, vedrete, la Sicilia terminerà il suo ciclo come per magia, in automatico. Intanto vi racconto di questa opportunità che mi si è presentata quasi per caso e che ho voluto prendere al volo, in quanto l'Albania è uno dei paesi che mancano dal mio album delle figurine e già l'idea di riempire il vuoto mi eccita. Poi il giro con un gruppo di fuoristradisti che promettono strade inconsuete, ancor di più. Nuovi amici, nuovi cieli da conoscere insomma. 

Intanto andiamo al barcone che aspetta ad Ancona, che sembra parta quando pare a lui, forse è uno di quelli che facevano la strada al contrario qualche anno fa, adesso con l'aria che tira, rischiamo di trovare un'emigrazione inversa, in cerca di opportunità in terre nuove. Mah, forse è meglio non scherzare troppo su questo argomento, troppo serio per questo spazio da cazzeggio. Non so se avrò l'opportunità di raccontarvi qualche cosa in diretta. Sarà comunque un giro per le montagne albanesi a ricercare cose che pare siano di grande interesse in un paese ancora da scoprire, vedremo. Nello zaino affardellato, poche cose oltre al coltellino svizzero e al sacco lenzuolo, il tablet (che bel giocattolo, eh?) con su caricati tre libri di Kadare, tanto per sentirmi à la page e un taccuino di appunti, che volete sono antico. Intanto un ritardo di sole venti ore del barcone, mi offre anche l'opportunità di vedere una città, Ancona, in cui non sono mai stato e anche questo è positivo, non vi sembra? La Freccia Bianca corre veloce lungo la pianura padana. Campi infiniti di frumento appena trebbiato e verdi distese di mais che sta crescendo, è l'agricoltura vera questa, bellissima, prodigio dello sforzo intellettuale e fisico dell'uomo, non quella della chiacchiera. Ci sentiamo dopo.

giovedì 3 luglio 2014

Trinacria 14: Ortigia

Siracusa  Ortigia - Piazza del duomo


Ninfe leggiadre, la immortal Neera.
Come l'augusta madre ambo le ninfe

Dopo il felice parto ebbe nodrite,
A soggiornar lungi da sé mandolle
Nella Trinacria

                                     Odissea VII

Ortigia - Mercato del pesce
Siracusa, una delle città più belle del mondo? L’ho letto su Fb da parte di un siracusano entusiasta. Suvvia non esageriamo, però se ci pensi bene, non è che c’è andato tanto lontano.  Ortigia è l’isola delle meraviglie, dove la città nasconde le sue bellezze, non le più importanti antichità classiche, ma il tessuto vero del suo carattere, la sua anima barocca. Un piccolo mercato all’ingresso, vicino alle rovine del tempio. L’Italia è davvero un paese unico, c’è questa commistione che ti fa apparire naturale il mescolarsi di spezzoni di colonne corrose dai millenni e banchi di pesce dove il vociare dei mercanti è forse lo stesso di allora, forse quei frammenti antichi neanche la notano la differenza, certo la lingua un po’ diversa, ma uguale il richiamo, l’offrire, la merce gettata sul banco, come allora, come sempre. Forse cambia il senso di chi passeggia tra i banchi, sempre meno alla ricerca di merce, più attento invece a quanto si vede, a quello che si sente, in cerca di sensazioni antiche che forse non ci sono più, mentre i venditori sono ormai annoiati da un turista che guarda e fotografa invece di comperare, che non ha più bisogno di niente, che si nutre solo più di immagini più che di sostanza. Ma il tessuto cittadino è splendido, vie lastricate e lucide, una piazza salotto da cui puoi osservare le facciate della storia, una cattedrale tempio che nelle sue mura nasconde le colonne dei suoi 2400 anni di vita. Chiese che ospitano Caravaggio, musei in palazzi antichi essi stessi opere d’arte impagabili, Palazzo Bellomo e Antonello da Messina e la fortezza sul mare, blu cobalto. Tutto intorno questo mare lambisce l’isola, fino alla sua punta, dove miracolosa la fonte Aretusa scorga proprio in fronte al mare tra papiri ed i cigni tra i canneti. E qui di fronte alla storia dei millenni, diventi partecipe di una storia minima, in un certo senso struggente, di uno dei tuoi compari di merende, che fin qui ti ha condotto perché a questi posti è legato da un filo di Arianna misterioso e indissolubile. 

Ortigia - Antico lavatoio sotterraneo
Di certo piemontese pieno e orgoglioso, ha però un legame di sangue proprio quaggiù, da dove il genitore è partito in un tempo lontano e qui vantava proprietà ora disperse e perdute per sempre. Proprio di fianco alla fonte eterna, una casa di fronte al mare, in cui ogni volta l’amico torna come per ritrovare una radice che, ogni volta, diventa sempre più forte e imperiosa. Ora c’è un ristorante, il proprietario, ormai amico, lo accoglie sempre come un reduce dal fronte, che ha sempre nuovi amici a cui mostrare quello che era, quello che poteva essere e non è stato, quello che non potrà essere più. Allora si va sotto a vedere le antiche colonne di epoca romana dove era nascosto forse un antico bagno termale diventato poi un lavatoio, forse una fonte dove fanciulle e sacerdoti intessevano feste dionisiache. Rimane lì a guardare a lungo dopo avertela mostrata, con un occhio un po’ triste e ogni volta dice: “Pensa un po’, questo posto era mio”. Adesso ci fanno i matrimoni, oggi un tedesco e una danese, rapiti dall’atmosfera del luogo, sono lì circondati di fiori e invitati, brindano e vivono la loro favola in un luogo magico. Forse, rapiti dalla favola, in molti si ubriacheranno stasera, Bacco e Venere vorranno ancora imporre ai satiri e alle vestali le loro leggi. Per adesso sono ancora piuttosto composti, dice una cameriera passando coi fritti misti. Noi accompagniamo di sopra l’amico, quasi strappandolo a forza. Rimane solo il rito consolatorio della pasta alla Norma, il nero di seppia, gli spaghetti alla Siracusana, le seppioline e la gran grigliata mista, che certo non può cancellare il passato, ma aiuta. Quando torni alle macchine lungo il mare, la notte è quasi fredda e l’amico non ha voglia di parlare.

Ortigia - Dal forte
SURVIVAL KIT

Ortigia – Parcheggiare in uno dei due grossi parcheggi che sono all’entrata dell’isola, appena passato il ponte.  Al mattino, interessante mercato del pesce. Mangiare una cassata o una granita sulla piazza a uno dei due bar di fronte alla chiesa e godersi il panorama. Non mancare la visita all’interno della cattedrale e all’altra chiesa sulla piazza che ospita un Caravaggio.

Palazzo Bellomo -  Via Capodieci 14 – Ortigia – 8 € - Pinacoteca regionale con pezzi di grande interesse (incluso Antonello) in un palazzo ben restaurato.

Ristorante Il vecchio lavatoio – Via Castello Maniace 8 – Ortigia - 0931.463637 – ristorantespizzica@hotmail.it – Cucina tipica siciliana, posizione magnifica sul lungomare di fianco alla fonte Aretusa. Antipasti misti.


B&B Villa Sunset -  Fontanebianche – Siracusa – 338.9832790. info@villasunset.it . Poco fuori della città, in piena zona balneare. Una villetta nuova, gran colazione, latte di mandorla. Free WiFi. 60 €. Pulito e camere abbastanza spaziose. Molto tranquillo.

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mercoledì 2 luglio 2014

Trinacria 13: Noto

Noto - La cattedrale


La feconda ci apparve isola amena,
Ove il gregge del Sol pasce e l'armento;
E ne giungean dall'ampie stalle a noi
I belati su l'aure ed i muggiti.
                                              Odissea VII



Qualcuno dice che la parte sudorientale della Sicilia sia quella in assoluto più bella. Decisione difficile senza dubbio, data la concorrenza, di certo è quella più splendente con la fantasmagoria delle sue facciate barocche, con la ricchezza dei suoi palazzi, con il colore della sua pietra che non riesce ad essere bianca quando il sole picchia feroce dallo zenit e che si dipinge di oro quando cala la sera. I paesi che passi, sono uno più bello dell’altro e vorresti fermarti in ognuno ad esplorare con attenzione ogni strada, ogni vicolo come fosse l’unico e invece devi tirare via, andare sempre con la maledetta fretta del turista che ha le date fissate come mannaie in attesa di cadere. Modica e Scicli bellissime e uniche, ma il più grande gioiello di questa terra è Noto, città felice che né l’uomo, né il terremoto hanno saputo sfigurare, ma rimane lì fiera ed orgogliosa della sua bellezza ricca e sfarzosa. Quante chiese, quanti conventi, quanti palazzi che l’unità di stile mirabile del barocco siciliano rende progetto perfetto e compiuto nel suo ordine squadrato.


Noto - Dal convento di Santa Chiara

Percorri il lungo corso centrale tra le due porte e la sfilata di facciate monumentali pare non finire mai, fino alla grandiosità della piazza con l’immensa scalinata che conduce all’ingresso maestoso della Cattedrale. A lato un’altra quinta perfetta chiude la piazza. Sull’angolo il convento di Santa Chiara, con la piccola chiesa da visitare ed i corridoi delle suore di clausura, stretti e celati, da percorrere in silenzio per arrivare fin sulla cima per poter osservare attraverso le grate la navata sottostante e più sopra ancora, superati gli ambienti dove forse nascevano gli squisiti dolcetti delle monache, arrivare alla grande terrazza del tetto, da cui osservare il mosaico infinito dei tetti della città e tante altre grate in ferro battuto sparse in ogni dove. Chissà quanti sguardi dall’alto, celati dalla regola, mentre la vita correva sotto, invidiata, desiderata, forse solo interpretata o vista con distacco. La discesa dell’infiorata è circondata dai palazzi più ricchi e importanti. Balconi dai ferri ridondanti e bombati come voleva lo stile grasso e desideroso di mostrare l’opulenza, di meravigliare il passante, di lasciarlo immaginare quanta potenza racchiudevano quelle mura. 

Il tufo usato nella costruzione è la pietra perfetta, tenera e facile da lavorare, si presta docile alle bombature e alle curve che voleva lo stile e poi quel magico rivestimento, quell’intonacatura quasi misteriosa che la riveste, la rende così liscia ed invitante, quasi a voler essere carezzata con dolcezza segreta condita di malizia e le dona quel colore unico di giallo dorato che i raggi del sole riverberano accentuandola all’infinito fino a che non cade il giorno. Difficile vedere qualcosa di più esaltante. Mai barocco appare meno sovrabbondante e più adatto, mai sfumatura di colore così perfettamente giusta. Datemi retta, non continuate a camminare qua e là cercando il punto di vista migliore, l’angolo più fotografabile. Fermatevi, lasciatevi vincere dalla bellezza. Sedetevi lungo il corso, ai tavolini di un bar pasticceria del centro. Ordinate i celebri cioccolatini ripieni di pistacchio e di arance e rimanete lì a lasciarvi affascinare dall’ambiente intorno a voi. Intanto lasciate che il cioccolato fonda da solo nella vostra bocca, i sentori e il profumo del cacao si diffonderanno aggredendo i vostri recettori e placandone ogni sentimento negativo. Girate piano la testa e intanto mangiatene un altro, ma lentamente, che la serotonina si sviluppi e aggredisca la vostra accidia. Altro che meditazione, troppo yang direbbe il monaco, non badateci, questo cioccolato è esperienza unica, esagerate pure, compenserete con lo yin del pesce che allieterà la vostra cena.



SURVIVAL KIT

Monastero di Santa Chiara – ingresso al piano superiore 2 Euro. Vista bellissima. Si può avere anche dalla vicina chiesa sulla grande piazza centrale, che propone una visita guidata all’interno del suo convento. Le pasticcerie sono tutte lungo il corso.

La Cattedrale chiude dall’una alle 4. C’è un parcheggio comodo sulla via che arriva sul Corso centrale. L’ufficio del turismo che è sulla piazzetta dietro i giardinetti, ha una piantina con segnalate tutte le chiese e i palazzi principali da vedere.


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martedì 1 luglio 2014

Recensione: U. Eco - Storia della bellezza


Ormai uno dei saggi classici più noti di questo famoso autore alessandrino che, non per dire, ha frequentato il mio stesso liceo. Un lungo excursus sul tema della bellezza e di come questa sia stata interpretata nei millenni, secondo i diversi punti di vista e gli approcci filosofici del mondo antico, del Medioevo e di tutti i movimenti artistici degli ultimi secoli. Oltre all’aspetto filosofico dell’argomento, è di grande interesse tutta la ricchissima serie di rimandi letterari che vengono riportati a supporto dei diversi momenti e dei differenti concetti, a cui il bello viene associato e discusso. Ma non basta, in quanto ogni pagina è giustificata da una iconografia di opere artistiche, quadri, sculture, disegni, miniature di tale bellezza e coerenza da rendere di per se stesso un godimento lo sfogliare il volume, oltre che leggerlo. Il succo che ne deriva è sicuramente un senso di relativismo che, e non potrebbe essere altrimenti, è proprio della nostra epoca. Un tomo che non sta male in ogni biblioteca.

lunedì 30 giugno 2014

Recensione: C. Thubron -Il cuore perduto dell'Asia




Libro imperdibile per chi programmi un viaggio in uno o più dei paesi dell’Asia centrale, dal Turkmenistan al Kirghizistan. L’autore è uno scrittore di libri di viaggio e come tale esamina con molta cura il percorso di questo lungo e magnifico itinerario, raccontandone, cose da vedere, aspetti particolari e interessi specifici. Naturalmente è anche uno spaccato su un mondo così lontano da renderlo di per se stesso interessante. Un altro punto a favore del libro è dato dal fatto che la vicenda è vissuta proprio alla caduta dell’impero sovietico, un momento assolutamente particolari che rende l’interesse ancora più vivo. Le persone incontrate, le difficoltà date dal momento, la bellezza del percorso, invitano a considerare questo come un possibile viaggio per tutti. Il momento specifico in cui si svolgono i fatti fa un po’ il paio con quell’altro magnifico volume di Terzani, Buonanotte signor Lenin, che aggiunge altra legna al fuoco. Mi sono piaciuti molto entrambi, anche perché molti di questi stessi luoghi, li ho visti e ho vissuto anch’io quel micidiale, inaspettato e difficile passaggio da un mondo ad un altro. Un cambiamento a cui la maggior parte delle persone che incontravi non era preparata e tutto questo ha condizionato scelte, comportamenti e vicende.



sabato 28 giugno 2014

Recensioni: Yousafzai - Io sono Malala



Oh Malalai di Maiwand 
Levati ancora per far capire ai pashtun il canto dell’onore,
Le tue parole poetiche fanno girare il mondo,
Ti prego levati ancora.


 Rahmat Shah Sayel


È giunto finalmente il periodo dell'anno dedicato alla meditazione, alla preparazione dei nuovi e futuri viaggi ed alla lettura,  il tutto corroborato dall'aria del mare o dei monti. Partiamo quindi con questo veloce instant book, scritto, con l'aiuto ovviamente di una giornalista inglese, dalla ormai famosissima ragazzina che la follia talebana ha tentato di spegnere con un colpo di pistola lo scorso anno. Libro comunque interessante anche se si tratta della classica operazione editoriale di marketing che sfrutta l'ondata di commozione per il fatto orribile in sé. Malala, in ogni caso non è certo soltanto una sprovveduta studentessa delle superiori di un paesino della Valle dello Swat in Pakistan, ma un'attivista a tutto tondo, guidata dal padre, un insegnante fortemente impegnato nell'opposizione ai talebani nel suo disgraziato paese, sul fronte dell'istruzione soprattutto femminile. Per fortuna Malala è riuscita a salvarsi e continuerà la sua certamente brllante carriera politica, ora che è assurta alla notorietà internazionale e noi glielo auguriamo di cuore, per lei e soprattutto per le tante Malale di quei mondi lontani. Il libro è anche molto indicativo di quanto in Occidente non si sia ancora capito a fondo il fenomeno del fondamentalismo islamico. Infatti, contrariamente a quanto si crede, quest'ultimo, non è veramente in lotta contro l'ovest, ma è necessario rendersi conto davvero che in questi anni è in corso una feroce partita tra le diverse fazioni dell'Islam, per la supremazia religiosa e per le ricchezze nascoste nel sottosuolo di quei paesi.  Il rimpianto è anche quello, per noi, di dover rinunciare a vedere luoghi sicuramente di grande interesse per chissà quanti anni ancora.

venerdì 27 giugno 2014

Cote d'azur: Cap Ferrat



Villa Ephroussi -Cap Ferrat

Come avrete capito sono in terra di Francia, quindi fino al mio ritorno devo contentarmi delle connessioni posticce che trovo qua e là.  Tuttavia mi corre l'obbligo, essendo come mio solito alla spasmodica ricerca della bellezza, di relazionarvi della mia giornata di ieri, trascorsa in quel luogo di delizie per i sensi che è Cap Ferrat. Davvero non si stenta a capire come, chi avesse il grano e in quantità consistenti, venisse da queste parti a trascorrervi porzioni durevoli del proprio tempo. È stato il caso della baronessa Beatrice Ephoussi de Rothschild, rampolla della famosa famiglia di banchieri europei (sulla cui storia c'è un interessante libro di cui ho parlato qui), che costruì nel punto più panoramico dell'istmo che collega la penisoletta alla terraferma una villa bellissima, circondata da giardini spettacolari (ingresso 13 €, parking incluso). Qui potrete ammirare la vera joie de vivre della belle epoque, forse uno dei periodi di splendore più felici che ebbe l'Europa. La baronessa che qui dava feste e ricevimenti all'altezza della sua rilevanza nella società del tempo, provvide anche a riempirla di tesori di ogni genere, che da ricca ed appassionata collezionista quale era ne fanno oggi un museo di tutto rispetto. 

Dalle porcellane (Meissen, Sevres) ai tappeti e gli arazzi delle manifatture più famose (Gobelins, Savonnerie) a mobili di artisti famosi, per non parlare ovviamente di quadri e statue di ogni epoca, dagli antichi italiani, ai fiamminghi e ai francesi naturalmente. Passaggiare nelle sale riccamente arredate della villa è una continua sorpresa e la meraviglia continua nei quattro ettari di giardini che la circondano, suddivisi in una serie ordinata di temi, dal fiorentino, al giapponese, allo spagnolo, al provenzale, a quello esotico ricchissimo di essenze importate e piante grasse di ogni parte del mondo e infine a quello alla francese. Nel centro, ogni venti minuti, una serie di giochi d'acqua mirabili,  zampillano seguendo il ritmo di musiche di corte. Un insieme davvero coinvolgente che si appaia al panorama dei due versanti sul mare azzurro come non mai e non potrebbe essete diversamente dato il luogo, dove, terminata la visita, potrete gettarvi, dalla vicina spiaggetta di Beaulieu, fatta di pietroline finissime che non rimangono attaccate ai piedi, mentre alle vostre spalle un'altra costruzione famosa,  la villa greca Korylos, domina la punta dell'altro piccolo capo che chiude graziosamente l'insenatura. Un  lungo bagno con la splendida vista prepareranno la vostra serata ad essere ornata da una congrua marmitte du pecheur, batemi retta e seguite il mio consiglio. 

I giardini

giovedì 26 giugno 2014

La vergogna

Accidenti, sono solo in terra straniera, in preda ai barbari. L'altra sera ero isolato in mezzo ad una tribù di Galli assatanati che gioivano della nostra disastrosa prova. Grida e insulti ad ogni nostra mossa, evviva e incitamenti agli inesistenti eppur bastevoli Uruguagi, approvazioni ad ogni indegnità arbitrale. Stavo lì acquattato a godermi l'indecente e così ancor più godurioso pareggio sufficiente all'immeritato passaggio, quando il golletto beffa ha scatenato un'apoteosi, gettandomi nel più nero sconforto.

Cheffiguradimerda!!!!!!!!!!

Ora sono qui, cercando di rubacchiare qualche scampolo di connessione, sulla porta di un McDonald, abusivo. Il wifi è peggio che in Italia.  Martedì fuggiro' in incognito dalla perfida Mentone per ritornare dall'esilio ai patri lidi. Aspettatemi.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!