lunedì 15 settembre 2014

Taste of Albania 9

Okrit - il lago - Albania agosto 2014

Profondo lago
Nell’acqua scura affonda
Un triste affanno

Greetings from Lichinga

Viali grandi circondati da maestosi alberi di jacaranda che, terminato l'inverno cominciano a tingere le punte dei rami in ciuffi di fiori blu lavanda. Qualcuno che si è già portato avanti col lavoro è già un'esplosione di colore. Lungo i fianchi della strada striscie di terra rossa polverosa che colora le povere scarpe dei camminanti che si muovono sui bordi senza tregua.

domenica 14 settembre 2014

Greetings from Maputo

Africa difficile, Africa povera anzi poverissima o forse no a giudicare dalle dimensione dei fuoristrada che si vedono intasare le strade della capitale o dai telefonini in mano ai ragazzi che bighellonano davanti alle decine di centri per la telefonia. Sono giri strani che fai fatica a capire. Gente per strada che cammina per non andare in nessun posto. Palazzi che crescono, crescono e non si capisce dove vogliono arrivare. Una economia difficile da interpretare e da capire. Cinesi silenziosi, ma che sono ovunque e lo vedi dalle insegne e sulle targhe dei cantieri. Africa dura, difficile.

Taste of Albania 8

Tra le rovine di Elbasan - Albania 2014

Oh tartaruga
A conquistare il mondo
Corri affannata

venerdì 12 settembre 2014

Taste of Albania 6

Il Bazar di Krujia - Albania agosto 2014

Sopra il mercato
Saggio, indichi il cielo
Dito di luce

giovedì 11 settembre 2014

Taste of Albania 5

Il forte di Krujia - Albania - agosto 2014

Forte di pietra
Sotto la neve aspetti
L’assalto turco

mercoledì 10 settembre 2014

Taste of Albania 4


Un bacino vicino a Tirana - Albania - Agosto 2014

Verde smeraldo
Acqua estiva consoli
Il caldo abbraccio

martedì 9 settembre 2014

Di nuovo in partenza

Bene sono qui che faccio l’ultimo bagno, al caldo del sole della Côte. Mi prendo il fresco di quest’acqua limpida e garbata, ricca dei profumi di un Mediterraneo amico. Poche ore e poi bagagli pronti, già in macchina, me ne torno a casa. Lì troverò una valigia già approntata con previdenza da giorni, masserizie, documenti, visto, medicinali, contante e buona voglia di partire. Domani sera, il mio Garuda dalle ali d’argento, mi porterà via di nuovo dalle incipienti nebbie della pianura, in un lungo lungo volo verso sud. Un altro richiamo africano a cui non sono riuscito a resistere, breve ma spero intenso e che al mio ritorno vi racconterò con la solita piaggeria, sperando di interessare qualcuno dei miei venticinque lettori (non scherzate, dopo che ho dato una piega più da viaggiatore al blog, più o meno tanti siete rimasti). Non temete comunque o miei fedelissimi, sarò circostanziato come sempre (quindi pochissimo) ma ricco, se ne riuscirò a raccogliere, di sensazioni e di storie, che sono poi le cose che mi piace di più raccontare. Non so ancora bene quanto potrò vedere o magari fare. E’ un viaggio un po’ al buio, ma non dispero tuttavia che sia come sempre interessante e popolato di immagini. 

Che ci volete fare, non riesco a stare fermo più di tanto, anzi più passa il tempo e più cresce in me l’ansia di cercare di approfittare degli ultimi sprazzi di voglia e perché no di forze, che ahimè, cominciano a scarseggiare, come è logico nei corpacci debilitati dal peso e dagli anni. Comunque fin che ce la facciamo direi di non mollare. Intanto, per ripristinare una forma accettabile, ho cominciato una dieta spietata, che mi ha già permesso di perdere 1 o 2 chili, con grande vantaggio della mia mobilità generale; al mio ritorno da questo giro, che spero sarà improntato alla più rigida continenza, potrei avere delle sorprese in termini di bilancia. Vedremo. Comunque, tranquilli, per i prossimi giorni vi lascio, come di consueto, una serie di immagini e di pensierini che spero interessanti ugualmente e che di certo non vi faranno rimpiangere la mia assenza. Si tratta solo di una dozzina di giorni, nei quali probabilmente non potrò dare cenni di vita; in caso fosse possibile, però, non mancherò di buttar giù qualche frasetta a caldo. State in campana che vi curo. A presto comunque. Spero. 

lunedì 8 settembre 2014

Recensioni: A. Barbero - Lepanto


Uno storico di grande spessore per un evento storico di grande importanza. Questo ponderoso volume di Barbero, studioso e docente di storia medioevale, non racconta soltanto l’epica giornata della battaglia che segnò il discrimine tra l’Occidente e l’Oriente, ma il dettaglio accuratissimo dei due anni che precedettero l’evento. Con una documentazione sterminata, ricca di citazioni dei documenti dell’epoca dell’una e dell’altra parte, potrete gustarvi non soltanto il concatenarsi degli eventi e dei comportamenti dei vari personaggi del dramma, dal Sultano, al Papa, al Re di Spagna e ai dogi della Serenissima e di tutto il contorno di personalità dell’epoca che ebbero parte sostanziale negli avvenimenti, ma, e credo che sia la cosa più interessante, anche tutta la gestione pratica di una guerra navale, con dati e numeri circostanziati, da cui si evince quali fossero al tempo le cose che davvero contavano nel successo o meno di una operazione bellica. 

Il numero sterminato di braccia che servivano ai remi delle centinaia di navi, galere appunto, con la necessità continua di galeotti (con forzature verso i giudici dei tribunali all’emissione di sentenze adeguate), di cosiddetti buonavoglia, rematori reclutati a pagamento e di schiavi presi nelle razzie sulle coste nemiche. Il bisogno degli approvvigionamenti per questo sterminato numero di persone, denaro, armi, legno per i remi e tela per vele e il famigerato biscotto, che col vino era l’unico sostentamento di questo esercito di persone. Del problema delle malattie, dal tifo alla peste, che ne decimavano gli effettivi e che si rivelavano poi decisive negli esiti delle battaglie. Infine, la politica e la corruzione che hanno sempre fatto di ogni guerra occasione di guadagni e ricchezze. Un altro punto di interesse è la descrizione degli eventi che si svolgono in gran parte lungo le coste albanesi e che lo pongono quindi come ulteriore libro propedeutico ad un viaggio in questo paese. Godibilissime le parti dedicate agli attriti tra i vari protagonisti dell’epoca, i vari comandanti, i puntigli e le prese di posizione legate magari all’uso dell’appellativo Eccellenza in luogo di Altezza, che rischiarono più volte di mandare in rovina l’armata. 

Libro circostanziato che dà luogo a molte possibilità di giudizi e interpretazioni sui fatti del tempo, che avevano presentato la vittoria di Lepanto come un evento epocale che aveva salvato la Cristianità e condannato l’impero Ottomano alla decadenza. In realtà i fatti non sono stati esattamente questi, ma la battaglia seppure importante bloccò il Turco per un solo anno, mentre già in quello successivo la flotta ottomana era stata completamente ricostituita e da quel momento, progressivamente, fu la Serenissima a cominciare la sua inarrestabile decadenza, perdendo nel giro di pochi anni tutti possedimenti e i porti del Mediterraneo Orientale, mentre il resto dei regni cristiani perdevano anche tutto il nord Africa. La realtà cruda fu che questa operazione può essere definita il primo evento mediatico dell’epoca , che fu presentato ai popoli europei come la sconfitta inevitabile di un nemico spietato e crudele, una vittoria del bene sul male sotto le bandiere di Dio. In pochi mesi infetti l’Europa intera fu inondata di cronache, lavori di partecipanti, si direbbe oggi di instant book che cantarono un’epopea, ingigantendola al massimo e presentandone tutti i lati più smaglianti e parziali. Insomma, per gli appassionati di storia e non solo.

sabato 6 settembre 2014

L'arrière pays di Nizza

La valle del Var

Quante volte ho già detto che l’arrière pays della Costa Azzurra è di una bellezza senza uguali! Eppure ogni volta me ne stupisco e ne gioisco come se non ne fossi già oltremodo convinto. Anche perché tutte le volte che giri il muso dell’auto fuori dall’autostrada e punti sulle montagne che stanno alle spalle della costa, hai sempre nuove sorprese, sempre nuovi soggetti da ammirare. Per esempio basta fare pochi chilometri dietro a Nizza, prendere verso l’interno la valle del Var e girare verso sinistra a Pont Charles Albert. La strada si inerpica subito verso l’alto. Come sono piccole e strette le stradine su questi monti! Ma in un attimo ecco che, arrivi a Gilette, un paesino dove dalla piazzetta del comune, una contorta serie di scale e scalette ti conduce sino alla cima, dove ben nascoste tra le case, trovi le rovine di un vecchio castello, ma soprattutto hai una vista spettacolare sulla stretta valle dell’Esteron che laggiù in basso, serpeggia, blu intenso tra il verde scuro dei boschi, scavandosi la via per arrivare al grande letto ghiaioso del Var che lo attende con la calma apparente e sorniona dei torrenti estivi. Un'altra stradina tortuosa ed ecco Bonson, anche lui abbarbicato ad uno sperone che ti consente di dominare tutta la valle. In fondo sono paesini da nulla, ma c’è qualcosa nell’aria tersa, in questa luce abbagliante, nel rosso dei gerani e nel profumo di rosmarino e di lavanda, che ti lascia contento di essere venuto. 

Poi la strada prosegue nella valle della Vesubie, un altro minuscolo affluente del Var, attraverso gole contorte, strette e minacciose, incuneandosi lungo il corso del torrente che scorre in basso fragoroso e insolente. E’ un ambiente selvatico e scuro, dove la luce fatica a penetrare tanto sono alte le pareti del cañon, rocce dure e nude, granito vivo dove stentati alberelli faticano a stare abbarbicati ai piccoli spazi loro concessi. Da un lato vorresti rimanere a lungo qui nel fondo del lato oscuro, dall’altro ne vuoi venir fuori quanto prima, riguadagnare il sole e la luce, così risali la montagna per arrivare a La Bollène e goderti lo spettacolo dall’alto, circondato da boschi di querce e castagni così fitti da resistere anche allo sguardo. Ancora più in su per una strada ripidissima e tutta curve per arrivare al Col di Turini, quasi 1700 metri e se vuoi all’anello dell’Authion, oltre 2100 metri, foresta piena di pini verde scuro che incombono sulla strada a formare quasi un tunnel tra un tourniquet ed il successivo. Radio Nostalgie suona Gilbert Beaucau. Qui si correva un rallie famoso; erano i giorni di Silvie Vartan e Dalida. Che ci posso fare se sono vecchio! E poi giù tutte curve in una discesa vertiginosa, una specie di toboga tra alberi, boschi e foresta, mentre il sole cala sempre di più, baluginando tra le foglie basse, che ormai cominciano a colorarsi di giallo e di rosso. Accidenti che bella giornata. Mi sa che rimane appena il tempo per arrivare al mare, buttarsi in acqua, tanto il costume ce l’ho e poi preparasi per una insalata di polipo tiepido e una bella grigliata gamberi, orata e coda di rospo. Tanto il pesce non ingrassa.
Bonson

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!