venerdì 27 aprile 2012

Niǎo.


Carattere tradizionale
Il bravo Linneo ha messo d'accordo tutti e ormai il suo sistema di classificazione, ordinato e logico, è appannaggio di tutto il mondo; ma anche i cinesi, nell'antichità avevano un loro sistema classificatorio, basato sull'osservazione della natura. Ad esempio gli animali erano divisi in cinque grandi famiglie: nudi, pelosi, piumati, con le scaglie e con la conchiglia. I piumati erano poi divisi in due sottogruppi: a coda lunga e a coda corta. Il carattere che rappresenta l'uccello a coda lunga è uno dei pittogrammi più identificabili dell'intera lingua cinese. La sequenza che vi mostro nell'intestazione evidenzia come si è modificato il segno in oltre 2000 anni, a partire dal primo delizioso uccellino visto di fianco fino alla stilizzazione finale del carattere tradizionale in cui sono rimaste evidenti il becco appuntito davanti alla testolina rappresentata dall'occhio, mentre le due alucce si sono unite in un solo tratto orizzontale e sotto la lunga coda appunto si evidenziano i quattro puntini della traccia lasciata dalle zampette, che nel carattere moderno per semplicità sono state unite in un tratto unico sacrificando anche l'ultima traccia delle ali. Questo è il moderno carattere di Niǎo - 鸟 che appunto significa uccello, assai usato in molti dei famosi proverbi cinesi. Uno di più noti è: Shi niao zai shu, bu ru yi niao zai shou (dieci uccelli su un albero, non come un uccello in mano) che mi pare in inglese suoni più o meno uguale a prescindere dal numero di uccelli citati, mi pare 5 ed è equivalente al nostro: Meglio un uovo oggi che una gallina domani. 


Carattere semplificato
La poesia come sempre si spreca in questa meravigliosa lingua, così Isola (dǎo - 岛) è raffigurata da un uccello sopra una montagna, con riferimento agli scogli che ospitano colonie di uccelli marini. Ma gli uccelli come gli uomini, non sono tutti uguali, ci sono i fagiani le cui lunghissime piume ornano il cappello dei generali e la fenice, uccello regale che non a caso è simbolo dell'imperatrice e in fondo alla scala ci sono i corvi, uccelli davvero sgradevoli e dappoco. Ecco dunque il corvo ( wū - 乌 ), uccello ultimo nella classifica morale dei volatili, disegnato con lo stesso carattere di uccello ma privo della pupilla, che nera su nero appunto non si vede. Una società classista, quella cinese ed ecco il proverbio che la descrive: I corvi non vanno a dormire con la fenice, evidentemente questione di classe sociale,  i nobili d'animo non si mescolano con gli ignavi. Che sia davvero un uccello da nulla e assai disprezzabile lo si capisce bene dall'espressione in cui Corvo è unito al verbo Avere ( 乌 有 - wū yǒu  -  avere un corvo) che significa proprio Niente, nulla. E' quello che ha il cacciatore quando dopo lungo appostamento si ritrova in mano una cosa inutile, neanche buona da mangiare, che non serve a niente, nella visione utilitaristica cinese per cui quello che non è utile all'uomo non vale nulla. Chissà se in qualche espressione, il carattere di corvo si unisce concettualmente ai politici. Ma non credo, i cinesi sono molto rispettosi e poi nell'ideogramma non è incluso il concetto di Dannoso. Devo chiedere al mio amico Ping. 


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori

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3 commenti:

Ciccola ha detto...

Bellissime queste spiegazioni! Io, senza l'aiuto in alto dove si vede come si è passati da una forma esplicita a un disegno stilizzato avrei avuto difficoltà a vederci un uccello. Forse devo allenare la vista e l'immaginazione...

enrico ha detto...

@Cicco - Certo non è facile, ma proprio la presenza di tutta l'evoluzione della scrittura in 4000 anni aiuta molto anche se per la verità molto spesso le opinioni sono discordanti. E' una sorta di studio di etimologia, ma è molto più facile prendere cantonate sulla scorta della poesia. Inoltre bisogna fare anche conto degli errori di trascrizione che hanno spesso modificato i caratteri nel tempo.

Adriano Maini ha detto...

Grande conferma dell'antica raffinata arte dei cinesi. Però, quel povero corvo ... dai tempi di Esopo (o di Fedro?) sempre trattato male a ogni latitudine, allora!

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