venerdì 30 gennaio 2015

In giro per Mandalay

La Mandalay Hill vista dal fossato del Royal Palace




Kuthdaw Paya
Avevo letto da qualche parte che Mandalay è una città un po' grigia e caotica, tutto sommato non molto interessante. Alla faccia! Se ci fai un giro, anche solo per dare un'occhiata sommaria alle cose principali, devi prendere nota di tutto perché sono così tante che alla fine non riesci a ricordare tutto. E' un po' questo il problema di questi giri un po' affrettati. Si corre il rischio di fare confusione, di confondere le cose tra di loro, cose che se fossero viste con calma una alla volta, si apprezzerebbero meglio, ma questo è il barbaro destino del turista che pur avendo a disposizione un mese deve correre come un dannato e alla fine lascia indietro tante, troppe cose. Allora oggi vi accompagno come un cicerone a pagamento, mancia al vostro buon cuore, attraverso il più classico dei city tour, per cui saltate in macchina e seguitemi. Cominciamo dal palazzo reale che occupa il centro città per un quadrato perfetto di circa un chilometro quadrato a simiglianza di tante dimore reali d'oriente. L'esterno è così suggestivo di notte, quando nel buio cittadino si specchia con le sue luci incerte nel largo canale che lo circonda, quanto imponente di giorno con le sue mura rettilinee scandite dalle torri di guardia a distanza regolare. 

Kyaung Atumashi
La parte interna, un grande parco squadrettato da strade sul tipo dell'accampamento romano, è completamente a disposizione dei militari e solo il piccolo quadrato più interno è occupato da una ricostruzione degli edifici del palazzo, ricavati dai disegni a disposizione, dopo che i bombardamenti della guerra lo avevano completamente distrutto, ma che rimane comunque di grande suggestione, incluso il piccolo museo alla fine. Questo luogo è la classica location dove le spose della capitale più abbienti, che hanno ormai incluso una parte della cerimonia all'occidentale, vengono a fare le classiche foto di rito, in abiti sontuosi, per la gioia dei pochi turisti che passano di lì. Poco lontano ci sono gli interi quartieri a nord della città, occupati da imponenti edifici religiosi. Il tempo a disposizione vi sembrerà sempre troppo poco, per perdervi tra i 700 stupa bianchi della Kuthdaw Paya, che racchiudono migliaia di stele di pietra su cui  tentare di leggere  il libro scolpito più grande del mondo, rimanendo attoniti davanti all'enorme stupa centrale dorato o per salire le balze successive del Kyaung Atumashi , che pur essendo totalmente ricostruito esercita con la sua mole una grande suggestione. Ma le sensazioni più indimenticabili le avrete di sicuro di fronte allo Shwenandaw Kyaung, un tempio monastero interamente costruito in legno di tek ormai annerito dal tempo.

Shwenandaw Kyaung
Ogni punto, ogni pannello, ogni porta è completamente ricoperta di sculture e bassorilievi di una finezza tale da catalogarlo come un'opera d'arte davvero totalizzante in ogni suo punto distinto. Era stato costruito come palazzo destinato ad ospitare il re all'interno delle mura, ma il suo destino fu curioso. Morto il re alla fine del 1800, il successore non riuscì a sopportare di vivere nello stesso palazzo a quanto pare infestato dal suo fantasma, che non si decideva ad abbandonarlo. Così l'intero edificio fu smontato e ricostruito all'esterno delle mura e regalato ai monaci per divenire monastero. Questo lo salvò così dalla distruzione completa subita coi bombardamenti che devastarono completamente il resto del palazzo reale. Vorresti rimanere per ore a guardare ad uno ad uno i pannelli con i loro minuti bassorilievi e la trina delle sculture e dei fregi lignei che percorrono ogni tratto delle pareti e infine alzare gli occhi e rimanere incantati davanti alla selva di guglie intarsiate, che la pioggia ed il tempo a poco a poco consumano, corrodono, ingrigiscono, rendendo a poco a poco le figure più arrotondate e meno riconoscibili, dopo aver cancellato ogni traccia dell'oro con cui era completamente dipinto. Un capolavoro davvero imperdibile. 

La scala che sale alla Mandalay Hill
Fatichi ad andartene via perché non puoi avere visto ogni scultura, ogni pannello, ogni guglia mirabilmente scolpita, ma il tempo corre ed è ora di arrivare davanti alla collina della città, alla base della quale sorge la KyaukTawgyi Paya, una sfarzoso seguito di sale colonnate coperte di minuscoli pezzettini di vetro colorato che risplendono negli ambienti semibui con riflessi misteriosi, fino ad arrivare alla colossale statua centrale di marmo, un monolite trasportato con una operazione ingegneristica imponente attraverso un canale costruito allo scopo. Ma intanto si fa sera, è quindi il tempo di salire la collina su cui sorge il tempio che protegge la città. La scala coperta che la risale comincia proprio davanti a questo tempio con l'ingresso ben presidiato da due statue di leoni bianchi di proporzioni adeguate. Sono i chinte messi a guardia della strada dal nat Bobokyi, lo spirito che impedisce l'ingresso ai malintenzionati. Salire da questo lato, in una oretta circa, sarebbe senza dubbio interessante, tuttavia percorrere la strada in auto ha il doppio vantaggio di non far gonfiare i piedi e di permettere la visita di altri siti, disposti lungo la strada, come un magnifico monastero-tempio, con sale popolate di basse colonne ricoperte di sculture a viticci o una scuola religiosa dove le classi di ragazzi sono ancora intente a terminare i compiti della giornata. Finalmente si arriva al termine della salita e tutta la cima della collina è occupata da un tempio completamente ricoperto di specchietti, di luci colorate, di neon che sfavillano e che illuminano pulsando statue dorate e pilastri scintillanti. 

Un monastero sulla collina
L'ultimo tratto in verità si compie attraverso una serie di scale mobili molto poco dignitose per un santuario, oppure attraverso un apposito ascensore, altro schiaffo alla punizione del corpo. In cima, zampilli d'acqua e bancarelle, altarini e statue dove esercitare le proprie devozioni, oltre agli appositi luoghi in cui fare le offerte del caso o acquistare gli strumenti adatti. Il luogo è affollatissimo, anche perché qui si accumulano tutti i turisti presenti in città a vedere l'ultimo raggio di sole che illuminerà di rosso la pianura circostante e la città che si stende ai suoi piedi. Gruppi di giovani monaci fermano tutte le turiste, in particolare le più giovani, ma unicamente al fine di esercitare il loro inglese malfermo, questo è lo scopo ufficialmente accettato. Intanto la folla si ammassa sempre di più sulla terrazza ad ovest sgomitando per prendere una posizione adeguata. Compaiono corredi fotografici degni di migliore uso e non appena il sole si insinua gigione e intrigante tra le nubi, spargendo rosso carminio per tutto il cielo, comincia il crepitio degli scatti, un mitragliare compulsivo condito da improperi per chi ti sta vicino e spinge per conquistare posizioni migliori. Quando, tra le gomitate dei giapponesi e le occhiate storte dei tedeschi, ogni cosa finisce tra un oooh collettivo e liberatorio, è tutto un corri e fuggi per conquistare posizioni utili nelle code infinite che si formano subito per la discesa. Torni mesto in città, pensando a quello che sarebbe stato rimanere lassù la notte, quando la folla se ne è andata, a guardare dall'alto la città ormai buia, con il quadro perfetto delle mura reali che si specchiano nell'immenso fossato.



SURVIVAL KIT

Royal Palace
Per la visita di tutta l'area storico turistica monumentale della città si paga un ticket cumulativo di 10.000 K . Il biglietto viene richiesto all'ingresso dei monumenti principali. Questo giro si può fare, di corsa in mezza giornata.

Una scuola religiosa
Palazzo reale.- Al centro esatto della città. Circondato da un fossato di 90 metri di larghezza e con mura di 8 metri. Le singole costruzioni visitabili sono al centro. Tutte ricostruite dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Museo con ricordi degli ultimi re in fondo. Salire sulla torre dell'orologio, curiosa costruzione a pianta ovale, da cui si ha una vista complessiva degli edifici. La sala del trono e il palazzo di vetro sono gli edifici più maestosi. Il tutto è molto fotogenico, specialmente le mura con le torri di guardia di notte.  

Kuthdaw Paya- Assieme ad un altro tempio vicino è caratterizzato da una serie di stupa identici allineati in quadro, ognuno dei quali contiene una serie di lastre di pietra su cui sono riportati tutti i canoni sacri del Buddhismo. Pagoda dorata maestosa al centro.

Due sposi nel palazzo
Kyaung Atumashi - Monastero completamente distrutto dal fuoco alla fine dell''800 e ricostruito da una ventina d'anni. Imponente costruzione quadrata a gradoni scandita da una serie di porte dorate che spiccano su un biancore abbacinante.

Shwenandaw Kyaung - Il palazzo d'oro, in realtà completamente costruito in legno su una sorta di palafitta ad un piano. Forse la più bella costruzione lignea del paese. Interno a colonne dorate. L'oro dell'esterno è scomparso con le intemperie. Assolutamente unico.

KyaukTawgyi Paya - Davanti alla Mandalay Hill. Monastero ricoperto di specchi colorati all'interno. Statua ottocentesca di un Buddha di marmo di 8 metri da 900 tonnellate. Interessanti affreschi che raffigurano la visita del re Mingun.

Mandalay Hill - Salita a piedi o in auto(meglio). Diverse costruzioni da vedere lungo la salita. Arrivati in cima (la collina è alta 230 metri ed è il punto più elevato della pianura) splendido panorama sulla città ed il fiume. Posto classico per vedere il tramonto. Prendere posto davanti alla balconata per tempo.

Vcafè Sky bar 25th St at 80th StDi fronte al lato occidentale delle mura, molto comodo, cucina occidentale, BBQ anche ben presentata, piatti da 5/6000 K , birra alla spina buona ed economica.

Il tempio in cima alla Mandalay Hill

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