giovedì 8 gennaio 2015

Recensione : O. Farinetti - Storie di coraggio

Libro intervista a dodici vignaioli italiani del nostro ineguagliabile maestro del marketing che trasforma in oro tutto quello che tocca.  Farinetti ha un dono prezioso. Riesce a intuito a riconoscere dove sta andando il mondo, cosa sta diventando di moda e, sfruttando la debolezza e il vento del momento, ci costruisce sopra della strepitose macchine da soldi. Da quando ha avvertito che il bisogno disperato di ritorno al passato, alla natura, al new age, al teobiolisticodinamicoecologico, sia diventato necessità insopprimibile in una società sempre più tecnologica, ci si è buttato a pesce, ben comprendendo che seguire un fiume in piena è molto più facile che andare controcorrente. Così ha inventato Eataly, una macchina da soldi straordinaria che pur basandosi moltissimo sulla fuffa (sapete bene come la penso sul bio e tutto il circo fasullo che c’è intorno) ha il grandissimo merito di valorizzare uno dei settori in cui il nostro paese è fortissimo e quasi senza rivali e sul quale certamente si deve puntare, con probabilità di successo per crescere. Farinetti ha ben compreso che in giro per il mondo, il nostro modo di vivere e di mangiare è invidiato e non ha bisogno neppure di pubblicità o di lancio, perché i futuri clienti sono già convinti a priori che i nostri prodotti siano tra i migliori in assoluto, basta saperglieli presentare nel giusto modo e con una corretta cornice. 

Certo che, a mio modo di vedere, puntare tutto sul biomionchioKmzerologico, presentandolo come il vero futuro dell’agricoltura per sfamare il modo, invece di essere una ricerca di eccellenze produttive che anche se contenitori di plus minimi, per le loro rarità e gradevolezza, trovano sicuramente una fetta corposa di clientela di gastrofighetti disposta a strapagarle, presenta il rischio che nel momento in cui passerà questa moda insensata e basata sul falso, tutto si smonti, ma io penso che questo non accadrà molto presto e che come si avvertirà un minimo cambiamento di vento, il nostro salterà su di un altro cavallo. Le doti per capirlo le ha sicuramente. Nel libro in questione, in cui si parla in toni estatici di vino, emerge bene la sua impostazione di marketing: far pagare e bene a chi vuole permettersi rarità e differenze qualitative pur minime, al di là dell’ottimo, per il raggiungimento delle quali la crescita dei costi diventa esponenziale.  D’altra parte ci sarà sempre chi vuole una Ferrari e può permettersela. Dalle chiacchierate coi vignaioli, anche qui una magnifica e perfetta marchetta pubblicitaria (ti verrebbe voglia di correre subito a comprarli tutti, i vini descritti, avendone i dané naturalmente),  traspare bene quanto il nostro autore vuole mostrare di sé e del suo business. Quale sia davvero la sua statura di uomo e non di mercante, molto discussa da qualcuno che ha modo di averci a che fare direttamente, questo non è dato di saperlo e forse non è neppure importante.


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2 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Non lo leggerò mai, io il mai astemio, questo Adolf bonario che si sente bene di quanto tu lo ami, il signore Coraggio al che tutti i dodici mesi sono maggio e fiero si racconta gran gurù come tutti i gurù

Enoteca, talvolta — che pare che ti facciano un piacere e sanno tutto — per una bottle single malt ed i clienti che ti guardano alteri, tu straniero

Enrico Bo ha detto...

@Pao - e devi sentir cosa ne dice chi lo ha subito di persona...

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