sabato 31 gennaio 2015

La purezza della giada

Andando al lavoro


Un cliente al Jade Market
Se vuoi goderti il mercato della giada devi andarci al mattino presto, quando l'aria di Mandalay non è ancora troppo soffocante, anche se siamo ancora nei mesi "freschi" ed i pullman dei turisti sono ancora davanti agli alberghi in attesa che le colazioni siano servite, i pancake sbocconcellati e le banane sbucciate. I banchetti bassi ricoperti di pietre grezze sono già circondati dai compratori professionisti che si aggirano con aria furtiva qua e là, buttando occhiate fintamente distratte alla merce esposta. I venditori invece, fingono altrettanta noncuranza, come ancora intorpiditi dalla sveglia troppo precoce, in realtà, attenti come falchi a mettere in evidenza i pezzi migliori. Poi uno si siede e comincia a toccare le pietre con noncuranza, senza far capire bene quale gli interessa davvero, l'altro lo squadra cercando di capire se è davvero interessato o se curiosa soltanto, per carpire i prezzi, se se ne intende davvero o se gli puoi rifilare una giada di scarto a un buon prezzo facendogli credere di aver fatto un grande affare. Ma qui sono tutti professionisti. Tirano fuori le loro pilette per illuminare la pietra in controluce e calcolarne la trasparenza e il grado di lattiginosità, ne sfiorano le asperità, sembrano capire la qualità anche solo toccando la parte esterna, grezza delle pietre ancora da tagliare. Qualcuno ha con sé misure disegnate su carta, campioni di braccialetti o pezzi già lavorati, che sovrappone a quelle sui banchi per calcolarne la correttezza delle dimensioni volute. 

Un venditore del jade Market
I blocchi sono lì allineati, alcuni verde intenso, altri quasi bianchi con venature di un verde pallido e sfumato. In tutti però indovini quella sottile malìa della pietra rara che appare come sprigionare un anima interna, fatta di volute, di segni nascosti, di morbidezza incongrua alla materia stessa. Più oltre vedi semilavorati, palline catalogate per dimensione in cui puoi indovinare future collane o pezzi più minuti non ancora lucidati su cui incidere, ricavare oggetti minuscoli, bassorilievi di divinità o animali fatati. Altrove ci sono pezzi già nati con le contorsioni impresse nella pietra, già marchiata da colori e venature che ne percorrono le curve indicando a chi la lavorerà il suo destino, come se al suo interno si potesse già scorgere la figura futura, ormai indelebilmente presente, solo da far emergere con paziente lavoro di scalpellino e fresa. Bisogna valutare bene prima di decidere. In ogni caso ci vuole sempre parecchio prima che si passi alla contrattazione. Alla fine qualcuno se ne va a mani vuote o passa ad un altro banco, mentre altri caricano qualche pietra più o meno grande sul loro carretto o se la portano via a mano se la dimensione lo permette e la danza prosegue. Non c'è la confusione rumorosa degli altri mercati, tutto si svolge ad un tono più basso e anche i fasci di soldi passano di mano più furtivamente. 

Nel monastero

Più in là, verso l'ingresso principale, ci sono i banchetti per i turisti con gli oggetti lavorati ed i souvenir, altra clientela ed altro stile e anche più ragazze giovani alla vendita. I professionisti se ne vanno via alla chetichella dal retro prima dell'arrivo dei pullman. Quasi di fronte al mercato,  uno dei più grandi monasteri di Mandalay, il Ma Soe Yein Nu Kyaung, quasi una città con migliaia di monaci, pare sia un vero centro di pensiero, da cui partono anche campagne di opposizione e per questo è tenuto sempre d'occhio dal governo. Ci sono stati disordini e bastonature negli scorsi anni. Al mattino presto c'è già un gran via vai di giovani monaci. Non fosse per i sai rossi, sembrerebbe una qualunque università, con capannelli di studenti con fasci di libri sotto il braccio, che discutono tra di loro o si fermano a leggere i fogli appesi nelle grandi bacheche sotto la torre dell'orologio. In fondo spicca una nuova costruzione a molti piani. E' evidentemente il monastero del futuro, una sorta di grattacielo religioso. Anche lì lo spazio comincia a contare. Invece se vuoi incontrare una gran bella massa di fedeli, devi andare in periferia, nella zona degli scalpellini, dove sorge il grande tempio Mahamuni. Qui c'è una delle statue del Buddha seduto più venerate. Quattro metri di paciosità sorridente ultramillenaria, si dice trafugata a Mrauk U, che i fedeli hanno già ricoperto di uno strato di fogliette d'oro di oltre 15 centimetri di spessore. 

Lavacro dei Buddha
La  folla preme per arrivare al sancta sanctorum interno, ma, purtroppo le donne che non hanno diritto di applicare l'oro votivo e rimangono sedute nei lunghi corridoi che conducono ai quattro lati della statua a pregare, guardando la devozione estrinsecata dai loro compagni su grandi schermi al plasma appesi al soffitto. Al massimo per sfogare il loro fabbisogno di sacro, possono andare a lavare le file di statuette poste davanti alle fontane nei giardini. I maschi, invece, possono accedere, salendo alcune ripide scalette di ferro alla base della statua ed affollarsi attorno, attendendo il turno per scartare con cura il quadratino di carta dentro al quale è conservata la sottilissima foglietta di oro zecchino, che, appena inumidita, si applica al punto preferito della statua stessa premendola con attenzione, perché la sola pressione la faccia incollare sulle altre sottostanti. Solo il viso rimane libero, lavato e lucidatissimo ogni mattina alle quattro da un drappello di monaci che si dedicano con virtù a questo compito. Bisogna farsi largo e attendere pazientemente in fila per poter compiere questo atto di devozione, comunque lo strato di oro che ha ormai ha avvolto tutta la statua è davvero impressionante. 

Nei cortili del tempio
Poi, per uscire nei cortili, bisogna ancora farsi largo tra la folla, che è la parte più interessante del sito, composita e colorata con torme di ragazzini vestiti a festa che vengono qui condotti a festeggiare il raggiungimento della maggiore età. Tutti si aggirano nei cortili, ammirando i dipinti e le statue, incluso un gruppo di bronzi razziati ai Khmer ed esposti sotto una tettoia, enormi gong, statue hindu di Shiva, ahimé evirate o di Airawata, con alcuni punti lucidissimi a causa degli sfregamenti continui dovuti alla credenza di guarigione sicura per la corrispondente parte del corpo. Già che ci sei e che la schiena ti duole sfreghi anche tu, suoni un colpo di gong e via a socializzare con i gruppi e le famigliole che sostano seduti nei vari cortiletti a mangiare e a passare il resto della giornata. In effetti per il popolo birmano il pellegrinaggio e la visita ai templi è parte della vita e corrisponde in fondo ad uno svago e ad un passatempo gradevole perché si compie con la famiglia, come se fosse una qualunque scampagnata. Massimo vantaggio: si trascorre il tempo con gli amici ed i famigliari in allegria e si acquisiscono meriti morali. Poi si torna a casa. Meglio di così!

Incollando l'oro


SURVIVAL KIT

Blocchi di giada grezza
Jade Market - Sulla 87° street. Meglio andare al mattino presto per vedere il mercato vero, passando dal lato orientale. Più tardi, entrando nel mercato principale ingresso 1000 K. Se non ve ne intendete, evitate di investire grosse cifre, ci sono pezzi che a voi sembreranno più o meno uguali, che costano 10 $ o 1000$. Vedete un po' voi. La solita collanina o braccialettino circolare in cui vostra sorella a casa non riuscirà ad infilare la mano, da 5$ o poco più, saranno sufficienti a levarvi la voglia.

Le statue Khmer
Ma Soe Yein Nu Kyaung - 39° street - Il monastero più grande e politicamente più importante della città. Poco visitato dai turisti perché di scarso interesse architettonico, è non lontano dal Jade Market e ci si può vedere la vita quotidiana dei monaci giovani. Una specie di Università Buddhista  con edifici moderni.

Mahamuni Paya - nella zona sud della città. Sulla strada per Amarapura (si può unire a questa visita). E' uno dei templi più frequentati dai locali. Potrete (se siete maschio) cimentarvi nella coda per appiccicare foglie d'oro sulla statua bimillenaria al centro. Il resto del tempio è una specie di museo di statue antiche e affreschi delle guerre tra i re birmani. 


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