sabato 6 febbraio 2016

Rajastan 13 - Una notte a Jodhpur

Il forte di Jodhpur

Un cortile interno
La notte a Jodhpur avvolge la città in un mantello magico. Il buio nel quartiere antico è punteggiato di fioche lucine gialle che con la loro presenza non riescono ad illuminare molto di più del loro angolino chiuso dalla contorsione dei vicoli e dagli stretti passaggi. I negozi sono ormai quasi tutti chiusi. Qualcuno con le aperture parzialmente ostruite da residui o da chiusure che apparentemente non vengono toccate da anni, tanto che questa parte di città, più che addormentata sembra quasi morta. Solo qualche vacca sdraiata in un angolo a continuare una ruminazione lenta e difficile. Fatichi ad immaginare la confusione, il rumore assordante e la folla che la percorrevano solo qualche ora prima. Pure, percorrendo a piedi i vicoli, dove una macchina fa fatica ad inoltrarsi alla ricerca dell’albergo, avverti segnali di vita, scoppi lontani di petardi, ultimi epigoni del Divali appena trascorso, una voglia di far festa che tarda a spegnersi. Canti modulati arrivano da una piccola moschea dalle cui alte finestre escono lame di luce verdognola, un segnale di sacro misto ad una affermazione di esistenza. 

La porta del Sati
Da dietro una sporgenza arriva un salmodiare diverso, anche qui è preghiera, ma più ritmata e festosa accompagnata dalle note di un armonium. E’ un minuscolo tempio jain, bianco di marmi poveri, non più grande di una stanza, affollato all’inverosimile, mentre la gente è ammassata anche di fuori nel vicolo. La voce di un sacerdote alza il canto in contraltare a quello dei fedeli, in una sorta di salmo responsoriale. Ti puoi infilare facilmente nel gruppo della gente che preme curiosa e subito ti viene fatto spazio, tra inviti e sorrisi. Dalla soglia puoi vedere bene quanto succede dentro. E’ una festa a cui partecipa tutto il quartiere. All’interno c’è anche una grande tavola completamente imbandita di cibi di ogni genere, in attesa di essere distribuiti a tutti, non appena sarà terminata la cerimonia. Subito sei invitato ad entrare. La condivisione con lo straniero curioso è vista sempre come una gradita manifestazione di interesse, ma non è neppure bello mostrarsi troppo invadenti, così si rimane a guardare la festa un poco defilati cercando di non disturbare troppo. 




Una sala
Dietro, sopra i tetti malandati e le terrazze digradanti delle casupole del bazar, sulla enorme roccia che domina la città intera, la sagoma incombente del palazzo reale grava con le altissime mura sullo strapiombo della nuda roccia, alta più di cento metri che finisce direttamente sulle ultime case. E’ illuminato dal basso per sottolinearne la sagoma imponente, le torri ed i merli pesanti dai quali ancora spuntano le bocche da cannone, le bocche da cui veniva gettato l’olio bollente sugli assalitori. E’ presenza fissa che racconta la storia favolosa di questo paese, fatta di battaglie sanguinose, di guerrieri pronti all’estremo sacrificio per mantenere l’onore, di ricchezze sterminate calcolate a chili di oro e di gemme, misurati sulle pubbliche bilance, di dame e regine che non esitavano a gettarsi sulla pira del sacrificio nella purificazione del sacro sati, per seguire il marito morto o per non cadere vive nelle mani del nemico invasore, supremo ed insopportabile disonore. Storie di tempi passati che il palazzo immenso ancora racchiude dietro le porte pesanti ricoperte di puntali di ferro per non essere abbattute dagli elefanti dell’assalitore. 

La camera da letto
Aggirarsi nei cortili circondati da bovindi traforati, percorrere le mille sale ricoperte di specchi e di mobili antichi, di altalene di legno su cui puoi immagini ancora le fanciulle che si dondolano ridendo nell’attesa infinita di essere chiamate al cospetto del loro signore, ti immerge nella favola, la senti vicina e concreta mentre scorri le mille miniature ed i dipinti sulle pareti. La folla dei visitatori attorno a te svanisce in fretta se sei coinvolto da questo ambiente unico, se esci su un terrazzino e vieni avvolto da un volo di colombe, mentre sotto di te, quella città vecchia che avvolge il palazzo, come accarezzandone le pendici, ti sembra lontana con la sua povera e sudicia miseria, il suo sentore di marcio che la fa rimanere così lontana dalla favola, immersa nel bisogno di vivere ogni giorno. Ho riguardato le immagini che mi ero riportato a casa quando, tre decenni fa, stavo in piedi, in questo stesso punto a guardare verso il basso scorgendo appena l’altro palazzo sulla lontana collina di fronte ed il mausoleo di marmo bianco che sorge solo al suo fianco. 

La città blu
Le casette che stavano sotto abbracciate alla roccia, erano quasi tutte dipinte di un blu forte reso ancora più brillante dall’acqua del monsone d’agosto, non per nulla Jodhpur è conosciuta ancora adesso come la città blu, proprio per questa tinta con cui si dice i bramini amassero distinguere le loro abitazioni dalle altre e che altri più prosaicamente attribuivano invece al fatto che questo colore allontana le zanzare. Oggi, trent’anni dopo, il blu si è spento, appassito e quasi svanito in un azzurro chiaro che quasi potresti confondere con un bianco appena un poco sporcato di tinta. Il mondo cambia molto in fretta e tutti noi abbiamo così il tempo di assistere a cambiamenti che, riassumendoli nel ricordo, ci stupiscono e spesso ci spaventano. Ma penso che sia inutile recriminare su questa perdita del passato recente, ricordandone e esagerandone spesso solo le parti positive. Bisogna accettare la vita ed il suo scorrere, anzi credo che sia bello apprezzare questa possibilità, forse unica, che è stata concessa alla nostra generazione, quella di essere stati testimoni di mutamenti epocali, potendoli valutare proprio perché li abbiamo vissuti direttamente.

Il palazzo
SURVIVAL KIT

Il Jaswant Tanda
Jodhpur  - Con Jaipur e Udaipur è l’altra delle grandi città imperdibili del Rajastan. La parte vecchia fatta di casette cubiche ammonticchiate davanti alla rocca su cui sorge il forte, è racchiusa dalla cinta delle mura ancora ben conservata e tra le sue stradine tortuose in cui i mezzi passano a fatica, puoi sentire tutti gli odori dell’India, dagli incensi dei templi, ai fiori che marciscono lentamente, alle spezie, alla puzza di fogna che corre in rivoli sottili alla base delle case.



Merhangarh – E’ il forte che domina la città, forse il più suggestivo del Rajastan, vi si può arrivare a piedi da qui in 500 metri di dura salita o in macchina attraverso una tortuosa strada che risale la collina. Ingresso 500R (400 ai senor) con audioguida + 100 per le foto. I bastioni arrivano fino a 36 metri di altezza e da qui si domina un panorama completo sulla città ed il territorio circostante. Possibilità di arrivare in cima con un ascensore (35 R) e percorrere il giro in discesa. Una serie di porte colossali sbarra di tanto in tanto la tortuosa salita. Dietro una di queste, la Loha Pol si nota un bassorilievo di piccole mani, una per ogni sati (sacrificio) compiuto da una delle vedove del palazzo. L’interno del palazzo dalla mirabile e raffinatissima architettura è un ricco museo in cui si possono vedere, dipinti, mobili, palanchini, armi, manoscritti, fotografie ed ambienti dell’epoca. Da non perdere la camera da letto del maharaja e il vicino zenana, la parte dedicata alle donne. Si può fare anche un suggestivo itinerario a piedi sui bastioni.


Jaswant Thanda – Ingresso 30R + 25. Mausoleo di marmo bianco riccamente istoriato che sorge a qualche centinaio dimetri dal forte, in un bel giardino. Da qui splendida veduta della città e del vicino forte. Lontano qualche chilometro si scorge la sagoma del Umaid Bhawan Palace edificato all’inizio del secolo scorso su una collina.

Umaid Bhawan Palace


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