lunedì 15 febbraio 2016

Rajastan 19 - I volti di Pushkar




Un momento della sfilata
La notte è fresca tra le sabbie predesertiche appena fuori dalla folla di Pushkar. Una strana sensazione dopo il caldo soffocante della giornata passata a bighellonare per le strade del bazar e negli androni dei templi che trasudano umidità, su pavimenti scivolosi per il passaggio di tanti piedi. E' una delle tante contraddizioni dell'India. Se sei venuto così tante volte in questo paese forse volevi davvero cercarne l'anima, quella profonda nascosta tra le pieghe dei sari trasparenti, tra le rughe dei volti scavati, nelle grida del bazar, tra le spinte della folla che ti preme per andare avanti, nei cumuli a cono di spezia odorosa, nella tikka rossa che occhieggia sulle fronti mentre la testa ciondola per dirti di sì. Ma dov'è questa anima dell'India, dentro i templi umidi di sudore, tra le donne che versano latte e burro su neri lingam di pietra eretti verso il cielo o per le strade polverose dove la gente cammina senza sosta, sempre in marcia verso un altro dove, un diverso quando? Un gruppo di zingare balla al ritmo delle tabla, le anche si muovono nervose a scatti con un ritmo ammiccante davanti al fuoco, facendo brillare gli specchietti cuciti nella stoffa, le faville scoppiettano e scivolano via verso la'oscurità della notte tra le tende bianche. Anche i cammelli sono accosciati sulla sabbia. 

L'anima dell'India è qui, nella folla dei grandi assembramenti dove ti devi infilare senza timori per respirarla e comprenderla, forse amarla per la sua presenza costante che non ti lascia mai, anche quando riposa, silenziosa ma incombente. Sai che comunque domani si risveglierà, riprenderà vigore come una bella dormiente che si stropiccia gli occhi e pervade con il suo essere gli spazi, pretendendo attenzione, mostrandosi per quello che è, viva, necessaria,  condizionante. Il carretto dalle grandi ruote fatte con vecchi pneumatici lisi di camion demoliti, cigola sul sentiero sconnesso, affondando nella sabbia al ritmo altalenante e discontinuo del cammello che lo tira. Il vecchio che lo guida è seduto su uno spigolo e tiene le lunghe redini con una mano stanca, come non fosse neppure necessario, tanto il cammello sa dove deve andare. Quando passi lungo l'accampamento degli zingari, appena fuori della città, i bambini corrono dietro, inseguendo per un po' quel passaggio di ricchezza dal quale di tanto in tanto cadono briciole di contrabbando, attese, qualche volta pretese. -Gipsy- dice l'indiano con il disprezzo dovuto ai senza casta di tutto il mondo e la bocca si piega da un lato. Qui in più c'è la consapevolezza che chi si trova in quella posizione se lo è certamente meritato per essere stato pessimo in una vita precedente. 

C'è una giustificazione morale nel mantenimento di uno stato di cose, accettato anche da chi ne è vittima. E' giusto così, ognuno in questo modo sta la suo posto, mantiene un ritmo di vita immutabile scandito dai gong e dal ritmo delle puje. Quando ancora è mattino presto, gruppi numerosi di gente arrivano dai villaggi che i vari mezzi hanno scaricato ai margini delle prime tende che stanno aprendosi per accogliere i primi clienti. Oggi è l'ultimo giorno della fiera, forse il più importante, che culmina con la grande festa nello stadio centrale dedicato alle manifestazioni ed alle sfilate. Le gradinate tutto attorno sono già quasi piene e molta gente si affolla anche nella spianata davanti al palco. La gente si dispone in modo inconsapevolmente ordinato anche se le persone sono strette strette le une sulle altre, tanto che in molti punti non riesci neppure a passare. Sulle gradinate e sul campo grande come un paio di campi di calcio ci sono ormai molte migliaia di persone, in attesa che comincino le manifestazioni. Ogni giorni ci sono state gare di canto, esibizioni di gruppi folkloristici e prove di abilità e di destrezza, corse di cammelli, di cavalli e di carri. Ieri è stato premiato l'uomo con i baffi più lunghi che adesso si aggira mostrando il suo merito arricciato attorno al collo che nella prova non riusciva neppure ad estendere completamente allargando le due braccia. 

Ci sono giocolieri ed acrobati ai margini, che guadagnano qualcosa con le elemosine della gente negli spazi morti tra le varie prove. Lo spazio è così vasto che ogni angolo si presta ad innalzare due bastoni tra cui tendere una corda su cui una bambina di pochi anni balla, tenendosi in equilibrio con un pesante bilanciere. Si muove con destrezza dondolando sulle gambe e muovendo attorno due enormi, tristissimi occhi bistrati pesantemente da uno spesso tratto di kajal nero. Un uomo dagli occhi pungenti, che l'avrà comprata in qualche povero villaggio, volge attorno uno sguardo di rapina in cerca di offerte. Intanto si prepara la grande sfilata a cui partecipano figuranti arrivati dai villaggi, ognuno con i costumi caratteristici delle diverse tribù. E' uno spettacolo di colori e di esagerata stravaganza. Ti ci butti in mezzo con la brama smodata di raccogliere immagini e loro sono tutti lì, vogliosi di esibire la loro bellezza il loro colore, la loro diversità smagliante. I più gettonati sono i gruppi di Hijras, i transessuali indiani che formano una vera e propria casta, vivendo in comunità autonome perché cacciati dalle famiglie e considerati ancora peggio dei senza casta. Nella tradizione si intrufolano nelle feste di nascita o di matrimonio per augurare fertilità e potenza sessuale, raccogliendo offerte che vengono elargite pur che si levino dai piedi senza lanciare maledizioni di natura sessuale, molto temute da queste parti. 

L'acrobata


Qui ce ne sono diversi circondati dalle attenzioni di tutti i turisti a cui si concedono, mettendosi in posa con molta grazia. Ad un certo punto, tutto si blocca, arrivano dei SUV neri che entrano nel campo fin sotto la tribuna principale. Uno dopo l'altro arrivano tre politici  circondati dai vari sottopancia che salgono ai posti a loro riservati e cominciano con i vari discorsi per l'occasione. Vuoi che i politici se la lascino sfuggire? Non sia mai, di certo non mancano promesse varie ed esaltazione della libertà e della giustizia, terminate le quali , tra la soddisfazione generale, comincia lo spettacolo con centinaia di ragazze che ballano una danza tradizionale occupando buona parte dell'arena. E' poi la volta di varie gare da strapaese come il tiro alla fune maschile e femminile in cui trionfano le compagini degli ospiti stranieri, mente le ragazze indiane hanno la meglio nella corsa con l'orcio pieno d'acqua in testa e vorrei ben vedere. I politici li premiano con diplomi esibendo così la loro magnanimità. Una scolaresca di giovani ginnasti si esibisce in pose plastiche appesi ad una fune e poi finalmente viene il momento della grande sfilata. Ogni gruppo in costume compie l'intero giro dell'arena esibendosi in danze accompagnato dai suoi strumenti musicali. Ci sono gruppi tribali col corpo completamente dipinto da spiriti maligni che assumono pose plastiche che dovrebbero essere paurose, danzatrici che volteggiano leggiadre, gli Hijras che ballano leggeri tra uomini truccati da cavalli. 

Due Hijras
Un manipolo di omoni dai turbanti maestosi inalbera baffi colossali fregiandosi di fasce che li identificano come vincitori di gare di bellezza, mister Bikaner, Mister Desert e così via e poi ancora bande e ballerini fino a che l'intera spianata è completamente piena di gente coloratissima che suona e balla tra il ripudio della gente. Poi comincia la sfilata dei carri trainati dai cammelli bardati a festa, insomma la gente si diverte indicando i vari personaggi che passano e ridacchiando allo sfilare delle ragazze più belle. Intanto vengono portati via gli stalloni da monta che avevano gareggiato ieri, animali di una bellezza straordinaria e guardati a vista dai proprietari e dai loro servitori, giacché valgono probabilmente un patrimonio. Dietro tra le dune qualcuno ha già portato le proprie giumente per comprare qualche accoppiamento tra quelli migliori. Poi quando la festa finisce, lentamente tutti sciamano verso le vie del bazar, per renderle, se possibile, ancora più ripiene di folla, per gli ultimi acquisti,  la visita degli ultimi templi prima di raccogliersi a sera dove è fermo il mezzo che li aspetta per riportarli a casa stanchi ma allegri, con fasci di canne da zucchero, tridenti di legno, pacchi rigonfi sulla testa. 

La racconteranno per tutto il resto dell'anno questa gita e magari tra le occhiate che ci si lancia tra un camion ed il tetto di un autobus può essere nato qualche interesse particolare e qualche sensale sarà inviato a chiede una fanciulla in sposa. La fiera è finita, non avevo mai visto così tanta gente stipata in un solo posto. Il venditore di stoffe sull'angolo della via, dove mi sono riparato un poco per respirare mi dice che non ha mai visto un anno così magro. - In confronto agli altri anni, questa volta non c'era nessuno. Siamo in crisi nera. - e borbottando miserie, riavvolge con cura certosina i sari che aveva inutilmente srotolato poco prima. Quando torniamo al campo il sole sta tramontando. Le tende occupate sono ormai pochissime. Sono già quasi partiti tutti. Domattina, quando anche gli ultimi ritardatari caricheranno le loro valigie su auto e pulmini, si comincerà a smontare l'accampamento e gli ultimi cammelli si allontaneranno verso il deserto trascinando i loro carretti colorati e i gruppetti di sadhu, alla spicciolata cominceranno la loro marcia verso la prossima festa.. Anche per quest'anno, mentre sul cielo nero della città brillano i fuochi d'artificio, come grandi fiori i cui petali sfioriscono nel buio della notte, la festa è finita e con la festa se ne va anche la sua anima.

Aspettando la corriera


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5 commenti:

tentare, nuoce ha detto...

Al vai di pushkar, che a Rignano vuole dir dammi una spinta che c'ho il carretto che m'è andato en panne—tikka-tikka—, lingam nerbuti al s'incoccia a specchietti un ficca-ficca
Un'ammucchiata
Per i baffi al gagliardo, c'è la gnocca
Il Bagnasco non c'è—intrapreso in seghe—: nemmeno il dì a famiglia, family day al meschino con la tigna

Enrico Bo ha detto...

Ammucchiata è dir poco, affanna e manca respiro in giro , manca il fachiro ma il brahamano tiene mano, idolatra e deciso a castigar mutande pazze, trans, sollazze per non dir di ragazze. Dura vita d'angolo muto, bruciate vive tradite,cacciate o senza un rene, di dote deprivate. Tanti Bagnaschi a cacciar trans che s'aggiustano, solo puttani o jettatori.

Luisa ha detto...

ma che vi fumate???

Enrico Bo ha detto...

Roba forte, relazioni pericolore

tentare, nuoce ha detto...

Io ho ancora scorte—al viene da lontano—di nero al me lo fumo l'afgano

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!