sabato 13 febbraio 2016

Rajastan 18 - I ghat di Pushkar


I ghat del lago di Pushkar

 
Un ghat
Il fresco pungente della notte ha lasciato spazio ormai da ore ad una calura resa ancora più soffocante dalla massa di corpi umani che occupa ogni spazio libero nelle strade. Ma questa folla composita e colorata ha uno scopo, si addensa e preme per scendere le gradinate che attraverso stretti vicoli conducono dal bazar al lago sacro che fa da punto di attrazione centrale della città. Sono i ghat, le scalinate che in molti luoghi dell'India facilitano uno dei momenti chiave della religiosità hinduista, l'accesso al bagno sacro, all'incontro del corpo dei fedeli con l'acqua che avendo già in sé, per la sua indispensabilità alla vita, una natura intrinseca di prodigio divino, diventa attrazione magnetica e fondamentale per la salvezza, se ulteriormente nobilitata e resa ufficialmente sacra da qualche motivazione leggendaria categorizzata da scritture o dalla credenza popolare. L'hinduista sa che immergendosi in queste acque, sarà ricoperto da una sorta di aura salvifica; è certo che bevendola, ne sarà guarito e protetto; lasciandovi fiori ed offerte acquisirà meriti; facendovi spargere le sue ceneri compirà un deciso salto in avanti nella ruota delle reincarnazioni. Chi può, dopo aver eseguito le abluzioni di rito, ne porta con sé a casa la maggiore quantità possibile, raccolta in un vaso per mantenerne più a lungo gli effetti, sia esso contadino che la raccoglie in recipienti di vile coccio, sia invece raja i cui servitori riempiranno per lui preziosi e giganteschi contenitori d'argento da portare nella sua lontana reggia o addirittura in giro per il mondo nei suoi viaggi di piacere. 
L'immersione

Tutto questo in fondo non ha sostanziali differenze dalla cristiana acqua di Lourdes, che quella dà luogo anche a guarigioni miracolose. Tutto ciò per osservare che le differenze tra il sentire degli animi umani hanno vie preferenziali spesso più vicine di quanto si creda. Il luogo più celebre dove questo avviene è, come ben noto, la città di Varanasi ed il fiume Gange, dove si svolge il famosissimo Khumba Mela, probabilmente il più grande raduno umano di ogni tempo, ma molti altri luoghi hanno questa prerogativa ed il lago di Pushkar è uno di questi. Qui apparve Vishnu sotto forma di cinghiale, Brahma vi si bagnò e una parte delle ceneri di Gandhi vi furono disperse e direi quindi che ce n'è più che abbastanza.. Scendere verso la superficie del lago con questa folla affannata e credente, dà la stessa sensazione di misticismo e di coinvolgimento assoluto, che è così comune avvertire in tutti i luoghi dove avvengono le grandi concentrazioni religiose. Leggi negli occhi della gente l'ebbra felicità di chi crede, la gioia intensa di chi è lì proprio per compiere un dovere fortemente voluto e non imposto. Al contempo tutti sorridono e sembrano in pace con i vicini, un po' come, se avete notato, quando in chiesa ci si scambia il segno di pace, momento in cui tutti appaiono fervidamente disponibili verso il proprio vicino, che di norma manderebbero volentieri a quel paese o avrebbero scannato nella riunione di condominio della sera prima. 

Il tempio slkh
Facendoti largo tra la gente e ponendo attenzione a non calpestare lembi dei sari che strusciano la scalinata o ad inciampare in chi, magari infermo o claudicante, sta già seduto sulla gradinata, arrivi fino al bordo delle acque, che, vicino alla riva, risultano inevitabilmente ed ancor più essendo acque immobili di lago, limacciose e cosparse di materiali galleggianti, fiori in decomposizione o altre cose non identificate su cui non vuoi indagare più a fondo. Stormi infiniti di piccioni volteggiano sulle rive come storni romani, appoggiandosi poi sulle cupole dei molti templi che circondano tutto lo specchio d'acqua e rilasciando anche loro un tributo alla festa. Ma tra la folla fitta che si dà pace avendo ormai raggiunto la propria meta, c'è anche una fitta fauna di stanziali che come in ogni punto di assembramento religioso, vive distribuendo il proprio, del resto richiesto, servizio. Mentre tutti i venditori di offerte, fiori e corone, assieme alle cibarie, bevande ed altri generi di sostentamento, sono confinati al di fuori dell'area più propriamente sacra, sui ghat, vive una fauna permanente di sacerdoti, santoni, sadhu e dispensatori di riti vari che provvedono alle bisogna dei fedeli. Mentre mi aggiro a piedi nudi come tutti, sguazzando nella fanghiglia degli ultimi gradini, attento a non scivolare platealmente e circondato dalla benevolenza di un folto gruppo di matrone imponenti che si gettano poi con con convinto furore dionisiaco tra le acque scure del lago, vengo acchiappato al volo da un sedicente uomo di fede a cui non riesco a sfuggire. 

Un sadhu
Tra le approvazioni convinte di chi mi circonda che apprezza evidentemente la mia partecipazione, il ministro di Dio non vuole assolutamente farmi sfuggire l'opportunità di una benedizione globale, i cui benefici effetti potrebbero condizionare positivamente tutto il resto della mia vita, incluse quelle future. Cercando quindi di non dare troppo nell'occhio e malignamente sfruttando anche l'occasione per un po' di scatti proibiti, ma che vedo con piacere assolutamente tollerati, mi adatto al rituale. Il sant'uomo, dopo avermi certificato di essere un brahmino a tutti gli effetti, mostrandomi la cordicella che da sopra la spalla gli circonda petto e schiena da tutta la vita, cosa che è evidente anche dal colore ambrato della stessa e quindi autorizzato a compiere il rito, comincia la serie di giaculatorie, recitate con voce un po' di maniera e a mio parere un po' frettolosa e poco convinta. Una cosa un po' tirata via insomma. E' pur vero che prima è avvenuta una trattativa sul costo dell'operazione, che partendo da una benedizione globale, diremmo Urbi et orbi, del costo di cento dollari, si è via via ridotta, con una pacata ma ferma discussione a un dollaro e mezzo, ma vivaddio avrei voluto un po' più di concentrazione. Comunque dopo avermi chiesto i nomi di tutto il mio parentado, madre, padre, fratelli che non ho, moglie e figlia, che provvede ad inserire via via nella recitazione dei vari mantra, la cosa procede spedita con continui cenni di benedizione, apposizione di materiali vari sulla fronte per certificare e mantenere l'effetto e i continui tentativi di immersione nella pozza antistante dalla quale anzi, cerco continuamente di cavare anche i piedi. 

Resisto convintamente anche al tentativo di farmene bere almeno un sorsetto, adducendo i miei precetti religiosi antecedenti, cosa che in una religione onniinclusiva come l'hinduismo, viene subito accettata e, dopo una ulteriore serie di benedizioni vengo, per giunta finale, santificato con l'imposizione del famigerato giro di filo giallorosso attorno al polso che, annodato con cura, non dovrò togliere fino a che non si spezzerà da solo per consunzione, pena anni di disgrazie infinite, peggio dello specchio rotto. Regolato il conto che scompare nelle pieghe del dhoti bianco sporco del sacerdote, che si muove subito in caccia di altri clienti, risalgo lentamente la gradinata cercando di assorbire le sensazioni forti che emanano da quella folla di credenti che emergono dall'acqua con le vesti bagnate appiccicate al corpo, con gli occhi sereni e fieri di aver compiuto quanto andava fatto e che loro fortunatamente avevano potuto fare. C'è un senso di appagamento in questa risalita dall'Ade che si differenzia decisamente dalla concitazione affannata della discesa, di pacata consapevolezza che ti fa rallentare ad ogni passo, forse anche perché in alcuni punti le gradinate sono abbastanza ripide. Chissà. Comunque gli astanti ti accompagnano con sguardi benevoli e puoi riprendere la tua personale via sacra, di tempio in tempio attorno al lago, fermandoti magari di più dove sono più numerosi gli assembramenti di sadhu che convergono qui da tutta l'India per l'occasione. 

Dopodomani, terminata la festa, come un esercito di fantasmi, si metteranno tutti in marcia a piedi verso il luogo scelto questo anno per il Khumba Mela che nel marzo del 2016 si svolgerà ad Haridwar, piccola città santa bagnata dal Gange, nello stato dell'Uttarakhand a circa 600 km da Pushkar. Sono uomini che hanno abbandonato tutto per una vita raminga e contemplativa, vivendo in caverne o lungo le strade, seminudi vestiti di arancione e di giallo, con enormi cespi rasta in testa, raccolti in crocchie prodigiose di varie fogge. Nei particolari momenti di maggiore sacralità, alcuni si cospargono completamente di fanghiglia bianca e cenere faccia e corpo, quasi da sembrare fantasmi non umani; altri portano sul viso l'identificativo della loro devozione, il tridente di Shiva o le tre linee bianche orizzontali sulla fronte. Li trovi a gruppi, con le loro barbe cespugliose ed enormi, sotto fronzuti alberi di banian o davanti ai templi a mostrare la ciotola che raccoglie qualche offerta che consente loro di sopravvivere di poco e povero cibo. Mostrano facce patibolari in genere, qualcuno non sembra neppure troppo a posto di testa, non si sa se in conseguenza o come premessa del loro stato, tuttavia sono circondati dal rispetto popolare. La città ne è piena e quando si muovono, da soli o in gruppo spostandosi da un tempio all'altro, la folla si apre e li lascia passare chiudendosi poi dietro di loro, come quell'acqua santa a cui tutti anelano. 

Davanti al tempio sikh invece, un palazzo splendente di marmo bianco dalle cupole tonde e generose come mammelle, i sacerdoti del Guru Nanak si muovo decisi per convogliare la folla che vuole entrare anche qui. L'aspetto è guerriero, i turbanti frigi blu e lance e sciaboloni al fianco, le immense e curatissime barbe bianche, è religione di combattenti orgogliosi che pone sopra ogni cosa l'onore questa, cosa li rende alquanto fumantini, non c'è che dire, però subito dopo l'ingresso ecco i pentoloni bollenti per distribuire cibo a qualunque bisognoso si presenti non importa il suo credo. I templi Jain, anche questi di candido marmo, diffondono invece un richiamo chioccio dagli altoparlanti esterni, mentre sacerdoti dalla bocca bendata per non ingoiare insetti o altri esseri viventi, l'importanza assoluta della vita sopra ogni altra considerazione, stazionano davanti alla soglia. Il tempio di Brahma, uno dei pochissimi esistenti in India dedicati alla figura centrale della Trimurti e invece così poco venerato, qui è, al contrario, essendo forse il più importante della città, preso d'assalto ed è quasi impossibile salire la lunga e ripida scala che conduce all'interno. Tutto intorno intanto, la furia commerciale del mercato impazza, i mercanti nel tempio, che tutta la città stessa si può considerare tale, tempio e bazar in una commistione indegna ma realistica, compiono il lavoro a cui sono destinati. Affari, affari e in fretta che questi sono i due ultimi giorni, poi, per un anno è finita.

Sacerdoti Sikh


SURVIVAL KIT

Out of the blue restaurant - Main Market road . Kapra bazar. E' uno dei ristoranti più noti della città e molto frequentato dai turisti in quanto offre un menù molto vario con cucina indiana, cinese, italiana con molti piatti internazionali, più vari, dagli israeliani ai thailandesi, pizze incluse. E' apprezzato soprattutto da chi è esausto dalla piccantezza della cucina indiana e cerca un momento di relax. La posizione è un altro punto a suo favore, soprattutto con la magnifica terrazza che consente una bellissima visuale da un angolo del lago e sui ghat più affollati. I prezzi sono nella norma (sulle 2/300 R per piatto principale), anche bassi se si considera la clientela composta quasi esclusivamente da turisti. La qualità dei cibi è accettabile considerata la varietà delle cucine proposte, certamente senza sindacare troppo sulla rispondenza agli standard nazionali di bruschette, pizze e spaghetti e immagino possano dire la stessa cosa i clienti di altre nazionalità paragonando i vari falafel o altro alle loro cucine casalinghe. Personale molto gentile soprattutto il proprietario che insiste ad affermare che il suo è il miglior caffè espresso del Rajastan in ragione della macchina arrivata direttamente dall'Italia e che richiama solo per questo clienti da centinaia di chilometri!

Un fedele ai ghat

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Sadhu

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