lunedì 12 dicembre 2016

Madagascar 3: First impact


Antananarivo sud, dal palazzo reale

Cavarsi dalle panie aeroportuali e dalla coda di circa un'oretta che ti permetta di ottenere il visto di ingresso è operazione faticosa che ti fa, come sempre, apprezzare l'opportunità che hai avuto di vivere in Europa e nell'attesa, oltre ad osservare l'umanità varia che ti circonda, hai anche occasione di ragionare su tutti quelli che si sbracciano e urlano per imporre ogni giorno all'umanità, nuove barriere, varchi da superare, chiusure ed impedimenti a una libertà che non è soltanto un bisogno primario dell'uomo, ma è anche uno, e forse il più importante germe del progresso e del benessere dell'umanità. Il mercante è nemico delle frontiere, cerca ricchezza e porta ricchezza al suo passaggio. Il soldato porta soltanto miseria, violenza e morte. Ma la storia viaggia senza seguire la logica, si muove secondo cammini segreti, spesso assolutamente casuali, per cui oltre alla fortuna di nascere, che già rappresenta una probabilità molto vicina a quella di fare 6 al superenalotto, devi anche augurarti di venire al mondo nel posto giusto, meditazione che si ripresenta ogni volta che percorri le strade di questa terra. Così appena vieni proiettato fuori da quel non luogo che è l'arrivo, ti muovi subito in questo nuovo mondo di cui cerchi di afferrare subito similitudini e differenze rispetto a quello che conosci. 

La megalopoli africana ha caratteristiche quasi uguali in tutto il continente, in generale più feroce, crudele ed insicura delle sue compagne asiatiche, dove ci sono sicuramente i guasti potenti dell'inurbamento selvaggio, ma dove anche è innegabile che ci sia stata negli ultimi anni una svolta decisa. Le grandi città di questo continente invece presentano tutte, almeno quelle che ho visto, la caratteristica comune di non dare ancora la minima opportunità al crearsi di una nuova classe media, una borghesia che sia in grado di caricarsi sulle spalle il compito di una crescita più generalizzata. Il tutto, il caos urbano, la carenza di strutture e servizi, il sovrappopolamento delle baraccopoli, lo sviluppo disordinato e convulso, è corresponsabile di una sensazione generale di insicurezza, probabilmente ingigantita e sovrastimata, che si traduce in continui consigli di attenzione ossessiva a ladri, borseggiatori e violenti vari, che ti vengono propinati, certamente in buona fede ed in alcuni casi dettati dall'esperienza diretta, da tutti coloro con cui vieni in contatto. Antananarivo, la capitale, Tana per gli amici, è anche questo. Una enorme città sviluppatasi caoticamente, essendo assolutamente priva di un piano regolatore, su una dozzina di colli, dove l'arrivo di nuovi abitanti dalle campagne circostanti è in continuo aumento. 

Un milione e mezzo nel 2005, oggi quantomeno raddoppiato, di ex contadini e allevatori che sono arrivati quaggiù in cerca di opportunità di vita, forse non tanto migliore, ma più comoda e con una maggiore disponibilità di beni materiali e che nella maggior parte dei casi hanno trovato invece soltanto maggiori difficoltà a procurarsi anche solo il minimo vitale e che sono finiti in baracche di lamiera o di stracci lungo le rive dei canali fognari delle sterminate nuove periferie che si vanno via via formando. Non soltanto il benessere, ma anche l'opportunità di accedervi in misura limitata, rimane in mano a gruppi ben definiti, generalmente orientali, arabi o emanazioni di ex colonizzatori, che mantengono le chiavi del commercio e dello sviluppo. Per i locali rimane solo la possibilità di fornire manodopera dequalificata e sovrabbondante, che permette salari saltuari appena sufficienti per sopravvivere. La frustrazione di chi ha studiato pensando di trovare qualche tipo di ascensore sociale, è palpabile in tutti quelli di questa categoria con cui vieni a contatto. 

Si può dire tranquillamente che il malcontento borbotta e sobbollisce sotterraneaneo, cosa che in parte dà luogo a generici abbandoni del tipo, tanto non c'è niente da fare, tanto i politici son tutti ladri e corrotti e un sentimento di rivalsa anche verso il resto del mondo, che non capisce e spesso approfitta, un mugugno che è sempre pericoloso in attesa di gocce che facciano pericolosamente traboccare il vaso, alimentando estremismi che facilmente possono tracimare in violenza. Gli stessi aiuti sono avvertiti come inutili gocce che non producono miglioramenti duraturi e che sono destinati ad isterilirsi non appena cessino le fonti. Questo sarebbe un argomento molto interessante da dibattere, magari ci ritorneremo su. Tutto il resto è una distesa di case piccole e disordinate, come tanti mattoncine del Lego gettati a manciate attorno ai due bacini d'acqua della città, a corona di un centro di costruzioni coloniali in semirovina. Qua e là i bubboni del neocolonialismo cinese, fanno spuntare nuove realtà costruttive che cercano di replicare, anche se in minore, indirizzi esterni a questo mondo per appropriarsene, lasciando solo qualche briciola sul campo, come ogni buon invasore economico è solito fare, se gli si lascia libera la strada. 

Proprio l'assenza di grandi edifici rende questa città immensa e difficilissima da percorrere per vie di movimento incongrue al traffico moderno, anche se la presenza di mezzi è ancora minima, vagando tra agglomerati fitti, baracche e risaie. Per questo abbiamo deciso di lasciarla momentaneamente da parte e di prendere la via dell'altopiano. Ci ritorneremo dopo, avendo magari le idee un po' più chiare. Ci vuole almeno un'ora o più per farsi largo tra le piccole e contorte vie che portano fuori città, fino a quelle che vengono chiamate strade nazionali, residui della dominazione francese e spesso rimaste tali da allora. Tra buche e scossoni, poi le case cominciano a diradarsi e la terra rosso vivo dell'altopiano, con le sue colline ancora secche in attesa delle piogge, ti circonda in breve. Una terra calda e viva, così diversa dalla città. Un luogo dai profumi di un esotismo diverso, né africano, né asiatico ma decisamente creolo, da scoprire a poco a poco, con la calma consueta a queste terre, se mi seguirete con pazienza.




SURVIVAL KIT

Visto - Non è necessario procurarselo prima della partenza. All'arrivo in aeroporto, cercate di scendere velocemente per mettervi subito in coda che è generalmente molto lunga, senza perdere troppo tempo, in particolare se arrivate dopo un altro aereo. L'ufficio è subito dopo l'arrivo e prima del controllo passaporti, ma lo individuerete subito dalla massa disordinata che vi si accalca. Ci sono almeno cinque passaggi dopo aver consegnato il passaporto, per cui fate attenzione quando venite chiamati, quattro o cinque per volta, al timbro successivo o alla foto con prelievo impronte o per il pagamento di 27 Euro a testa (meglio averli contati). Prestate orecchio per non perdere il turno in quanto i nomi vengono pronunciati con difficoltà. Non agitatevi, tanto ci vuole sempre lo stesso tempo. Se fuori c'è qualcuno che vi aspetta, lo sa e aspetterà che abbiate finito.

Cambio - Conviene cambiare subito all'aeroporto, in quanto è molto più veloce che in banca e anche perché al di fuori dei centri turistici le possibilità sono limitatissime. Inolte il tasso proposto è il migliore. Le carte di credito sono praticamente inutili al di fuori dei grandi alberghi internazionali, se li praticherete. In giro, per le cifre superiori ai 10€, vengono accettati anche gli Euro, ma non le monete. Tenete conto che se dovete solo mangiare, fare acquisti e per le mance, la vita costa pochissimo, per cui evitate di cambiare troppi soldi all'inizio. Se siete degli spendipoco come me calcolate tra i 70 e i 100 Euro a settimana per tutto, più alberghi e macchina. Attualmente il cambio è: 1 Euro = 3400 Arary, preparatevi quindi a pacchi di banconote da 10.000 Ar. Cercate di avere scorte di 1000 Ar. e 2000 Ar. per le mance, costante continua del viaggio.

Sicurezza - Consuete cautele. Sembra, ma potrebbe essere esagerato, piuttosto pericoloso girare da soli a Tana, soprattutto in certe zone del centro vicino alla stazione ed in qualche mercato. In particolare sembrano particolarmente attivi i borseggiatori. Un mio amico è stato derubato con destrezza appena uscito dall'aeroporto, per cui usate le opportune cautele, soldi e documenti distribuiti e ben nascosti, macchine fotografiche e telefonini non esibiti. Tuttavia non fatevi prendere dalla paranoia, questi fatti sono molto esagerati spesso da chi abita fuori città o da chi ha interesse a proporsi come accompagnatore, anche se la prudenza non è mai troppa. Fuori della città mi pare che non ci siano problemi. Quindi rilassatevi e pensate a godervi il viaggio.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


Nessun commento:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!