 |
| Il monumento alla guerra patriottica |
 |
| Il registan |
Un'oretta di tregua per riprendersi dal viaggio e poi via in centro, che il tempo scorre ineluttabilmente e noi alla fine ne abbiamo sempre poco. Partiamo da uno dei punti topici della città, che come quasi tutte quelle antiche, di una certa importanza dell'Asia Centrale, ha il suo Registan e qui risalendo addirittura a Ciro il grande, ci mancherebbe pure che no ce l'avesse! Proprio in centro città infatti eccoci in uno dei punti pulsanti di movimento e di gente. Siamo infatti di fronte al gran bazar dove è presente l'insieme di costruzioni che raggruppano l'Antica moschea, una Madrasa e il mausoleo dello sceicco Musil ad-Din, un famoso teologo mistico e poeta sufi del XII secolo, al quale Khujand ha dato i natali. Certo la tomba è successiva di un paio di secoli alla sua morte, ma anche di qui passò la furia devastatrice mongola che come l'implacabile livella tutto rase al suolo, ma fu successivamente ricostruita nel 1394 con la sua famosa cupola traslucida verde blu che è quasi un faro che attira senza meno l'attenzione di chi capita nei dintorni. Sia la vecchia moschea dell'800, con le eleganti colonne di legno, con la base sagomata, più minuta che le fanno sembrare quasi in equilibrio precario e che sostengono un soffitto a cassettoni finemente decorato che la nuova, novecentesca più luminosa e di maggiori dimensioni, meritano la visita, così come i minareti che con i pali di sostegno orizzontali, che fuoriescono abbondantemente dalle sagome verticali, tipici di strutture simili dell'architettura islamica anche molto lontane, ornano la piazza, per la verità visibilmente occupata alla sua entrata da un monumento ispirato da quello schema brutalista sovietico immediatamente riconoscibile, a ricordo della guerra patriottica e che fa mostra di sé generalmente in ogni piazza importante dell'ex-URSS che si rispetti.
 |
| Il minareto |
Ma appena al di là della piazza si apre l'importante bazar Panjshambé o Mercato del giovedì, secondo una modalità di denominazione comune a tutto il mondo islamico, di identificare anche i luoghi col giorno della settimana in cui ci si svolge il mercato. L'importanza dei bazar (o suk altrimenti detti) per tutta l'Asia di tradizione turco-islamica, appare evidente a tutti i viaggiatori. In fondo questa struttura è la base dello sviluppo economico di questo mondo. Attorno ai mercati infatti nasce la via della seta, attorno a loro, crescono e si sviluppano le città che fungono da punti che tracciano l'itinerario che collega il mondo antico in una rete lungo la quale corrono certamente le merci, ma assieme a loro, si muovono i sapienti e soprattutto le loro le idee e lo sviluppo che ha realizzato il progresso di tutto il mondo moderno. Ecco perché dovunque meritano di essere visitati, anche solamente per confrontarne le proposte, le merci che li caratterizzano, le etnie che li popolano e anche le forme architettoniche che li contraddistinguono. Questo mercato, uno dei più grandi del paese, è costituito da una pomposa struttura sovietica, con altissime colonne che sostengono il soffitto di un enorme salone dove si allineano i banchi che, come in tutti i mercati orientali sono carichi all'inverosimile di merci, ben suddivise per tipologie. Come negli altri dell'Asia centrale, la parte del leone la fa la frutta secca, la vera ricchezza del paese e qui vedi davvero tutte le tipologie possibili di questa merce.
 |
| Frutta secca |
Ci sono banchi di sola uvetta che ne espongono decine di varietà diverse, alcune di dimensioni esagerate, con acini rinsecchiti lunghi addirittura diversi centimetri. Altri invece espongono un misto completo che vanno dalle albicocche, il frutto principe dell'area, alle pesche, mele, meloni, fragole, frutti di bosco, frutta in guscio di ogni tipo, datteri, giuggiole e come ho già detto more di gelso, bianche e nere, che non avevo mai visto in questa forma. Il materiale è presentato sotto forma completamente disidratata oppure anche come la conosciamo noi, leggermente morbida. L'assaggio è d'obbligo, i venditori non fanno che offrire materiale per stimolare l'acquisto, alla fine del giro ne hai di certo mangiate più di quanto avrai comperato, ma la cosa è piuttosto divertente. Ci sono banchi che vendono invece composizioni nelle quali la frutta secca diventa materiale per comporre bellissimi disegni in base ai colori; altri vendono zucchero in cristalli, altri ancora sale, miele o semi secchi di ogni tipo, dai fagioli ai semi di zucca e similari. Una parte del mercato è dedicato ai fiori esposti in belle composizioni di mazzi e vasi barocchi. Naturalmente c'è poi tutto il classico settore della frutta e verdura classica, dei macellai e così via. Un prodotto specifico di questa zona, che nonostante l'allevamento, è povera di formaggi, sono le palline di yogurt solido, uno dei sistemi di conservazione più comuni per i latticini. Ci sono interi banchi che offrono il prodotto in pasta oppure confezionato in queste famose palline, dalla forma di grosse birille bianche, ammonticchiate in cataste senza fine e che sono gettonatissime.
 |
| Non |
Ma il settore più piacevole alla vista è certamente quello dei panettieri. Ogni banco ha un suo forno in fondo al salone e man mano che il materiale viene cotto sulla pareti del forni stessi (
tandoor) dove vengono per così dire incollati, con l'aiuto di un cuscinetto di stoffa su cui è adagiata la forma preparata, viene ammonticchiato e trasportato ai banchi di vendita. Il pane tradizionale si chiama
Non, da non confondere con il
Xleb di tradizione russa, un pane scuro e compatto dalla forma del nostro pane a cassetta, ed è decisamente bellissimo, una specie di opera d'arte, una sorta di fiore rotondo con la corolla divisa in tanti settori, ricoperto spesso di semini di sesamo croccanti, con il centro ornato da un disegno ottenuto dal battere di un apposito strumento, che spesso riporta la sigla del mastro panettiere. Una firma di qualità insomma. Il pane è fragrante e scrocchiarello, quando viene estratto ancora tiepido dal forno, davvero buonissimo ed indimenticabile, tanto che continueresti a mangiarne fino a non averlo completamente finito, ma diventa un po' più gommoso e meno mangiabile quando si raffredda. In questa zona non appena veniamo identificati come italiani, non si riesce più a sfuggirne vivi. Tutti vogliono offrirci una forma, farci assaggiare la loro produzione, raccontarci la loro storia. Uno è stato il fornitore ufficiale di pane per il cantiere che ha costruito la grande diga fuori città, lavoro che è durato alcuni anni e lui si è appuntato questo merito come una medaglia al valore, secondo lo stile da sempre in voga nel passato regime.
 |
| Panettiere |
Al di là dell'interesse specifico, bisogna che si renda subito conto di qual è il mood di questo paese, come del resto anche dei suoi vicini, una disponibilità ed una cortesia quasi commovente verso il visitatore, che con la sua presenza testimonia un interesse, anche per il solo fatto di essersi impegnato ad arrivare fin qui. La senti forte la simpatia, la voglia di comunicare, il rendersi disponibile senza secondi fini, anche solo offrendoti una piccola cosa per dimostrarti accoglienza, per farti sentire bene. L'Italia poi,
ça va sens dire, fa sempre premio. Approfittiamo anche per cambiare qualche soldo tanto per avere un minimo di
argent de poche per i souvenir, ma alla fine di cento dollari, ne avanzeremo ancora. Attenzione che qui come in molti altri paesi, fanno molto i difficili sulla qualità delle banconote. Per cambiare quei pochi dollari infatti, abbiamo dovuto esibire una bella serie di cinquanta dollari, esaminati con estrema cura nei dettagli, le pieghe, gli eventuali segni e scartati poi senza pietà, al minimo segno di usura. Ricordatevene quando li ritirate in banca, perché questa è prassi comune ormai in moltissimi paesi, dove i cambisti fanno i difficili, restituendoti poi pacchi di banconote sudice e spiegazzate, quando non incollate con lo scotch. Fuori del mercato ufficiale, intanto, si stende tutta una ulteriore parte dove prendono posto i banchetti dei contadini che arrivano da fuori città ad offrire la loro produzione fresca.
 |
| Lamponi |
E qui la fanno da padrone le produzioni di stagione, in particolare ciliegie, frutti di bosco, more, albicocche e va discorrendo, A guardare bene però, non è che i prezzi siano così interessanti, anzi per noi certo sì, appaiono bassi, ma per stipendi che sono quasi sempre sotto i 400 euro, gli statali anche attorno ai 200, non è che si possa comprare poi così tanto. Comunque non riusciamo a venirne fuori senza aver comprato un secchiellino da chilo di lamponi davvero squisiti. E intano ci trasferiamo al Museo Storico Regionale di Sughd che fa parte dell'antica cittadella. Oltre ad una serie di reperti a partire dall'epoca paleolitica trovati nella zona appunto della Sogdiana, di cui la città era il centro, il museo, che si presenta dopo un rinnovamento moderno e piacevole, è dedicato particolarmente all'epopea di Alessandro Magno, con un intero salone sotterraneo ricoperto di mosaici in marmo che ne raccontano la storia e le battaglie che hanno interessato l'area della Sogdiana. Magnifica poi, la testa di cavallo e la statua di Timur Malik, di 4 metri, l'eroe che condusse la resistenza della città a Gengis Khan e hai detto poco. Magnifico anche l'antico e rarissimo elmo di un guerriero Saci, oltre ad una mirabile collezione di antichi tappeti tajiki, che per me che sono un amatore, hanno rappresentato una vera chicca. Insomma direi una realizzazione con molti pezzi da non perdere. Diciamo che considerato il viaggio, la giornata è stata piena e per cena riusciamo a mandar giù solo una insalata e completiamo con un pieno di frutta tra quella che ci ha gentilmente fatto trovare in camera il delizioso Jamshed, che ormai lo abbiamo capito, si prodiga in ogni modo solo per farci contenti e il secchiello di lamponi comprato al mercato che viene quasi completamente finito, per assicurarci una notte vitaminica e probabilmente non priva di conseguenze, ma la gola è una brutta cosa.
 |
| La moschea |
SURVIVAL KIT
 |
| I mosaici di Alessandro |
Da vedere a Khujand - Dedicate alla città almeno una giornata completa. A partire dal
Mercato Panjambé, sulla stessa piazza, il complesso di
piazza Registan con le due moschee, i minareti, la madrasa e il mausoleo. Alla
cittadella distante un paio di chilometri, vedere innanzitutto il
museo storico del Sughd rinnovato (ingresso 30 Somoni), possibilità di guida in inglese. La cittadella è stata completamente restaurata, con criteri più vicini alla mentalità cinese a cui non non siamo usi. All'interno le
case degli artigiani da visitare. Dalle mura
vista del parco circostante e del Syr Daria. Il
Palazzo di Arbob, copia del palazzo d'inverno di S. Peterburg, appena fori della città. A 20 km dalla città infine,
serbatoio di Qayroqqum, detto il mare del Tajikistan, bacino artificiale di una enorme diga, con molti sanatori sovietici, dove vanno gli abitanti a passarne i weekend.
 |
| Il cavallo |
 |
| Yogurt |
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Nessun commento:
Posta un commento