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domenica 18 settembre 2011

Recensione: J. Le Carré – La spia perfetta.

Oh, finalmente un classico libro da ombrellone. La più tipica delle spy stories, con tutti gli ingredienti per renderla accattivante e farti velocemente arrivare alla fine delle 500 pagine di repertorio. Anche col sole che ti batte sul coppino, le avventure di Magnus Pym, fascinoso e perfetto agente inglese che scompare senza lasciare tracce, mettendo in subbuglio i servizi dell’Est e dell’Ovest allo stesso tempo. I flash back si susseguono senza lasciarti il tempo di tirare il fiato e tutta la complicatissima vicenda si snoda a poco a poco e da incomprensibile diventa col procedere delle pagine più chiara e logica. Lo stile barocco di Le Carré, esperto conclamato del Grande Gioco, complica un po’ le cose e farete un minimo di fatica a prendere il ritmo, ma dopo un poco vorrete capire anche voi dove sta il bandolo della matassa. Diciamo pure che non è una delle sue cose migliori ma dalla metà in poi corre veloce e, distesi sull’asciugamano, è meglio questo che leggere le previsioni sull’economia europea del prossimo periodo, seguendo le interviste degli esperti del settore.


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mercoledì 6 ottobre 2010

Recensione: McEwan - Lettera a Berlino

Proseguo con le mie letture estive e oggi parliamo di un altro classico libro da spiaggia. Si tratta del lavoro più noto di Ian McEwan, pubblicato nel 1989, Lettera a Berlino. Si tratta della più classica delle spy stories, una situazione tipica della guerra fredda dei pieni anni '50. Ambientato nella livida Berlino divisa di quel tempo, mi è parso di ripercorrere la mia visita di pochi anni dopo in quella città, quando il muro era la presenza incombente, il Charlie point la frontiera tra due mondi e il grigiore assoluto di uomini e ambiente si stendeva sui viali e sui palazzi come una cappa ossessiva. La storia è discretamente descritta e, anche se oggi la si avverte come un po' datata, il triller corre veloce fino alla fine lasciandoti in bocca quelle sensazioni d'antan tipo Il nostro agente all'Avana.

Mi sembra comunque un po' al di sopra dei romanzacci tipo Ken Follet, tanto per capirci, che da quando è uscito col fatto che Il nome della rosa è troppo noioso in confronto ai suoi e che preferisce Dan Brown, ha finalmente gettato la maschera, chiarendo la sua posizione nel ranking. Mi sembra che ne abbiano anche ricavato un film dato che la vicenda si presta molto bene, con le sue scene che alternano suspence e violenza, condite ed alternate con mestiere alla parte che riguarda la vicenda amorosa della coppia protagonista. Diciamo un paio d'ore da spendere sotto l'ombrellone. Se volete entrare nella parte, caricate sul vostro iPod (so che siete tutti tecnologici) i brani citati nel libro che ripercorreranno, se siete della mia leva, tutta la vostra giovinezza, da Elvis di Heartbreak Hotel, al Rock around the clock di Haley, passando per Little Richard e Ellington. Se volete l'elenco completo date un'occhiata qui. Voi, come regalo extra beccatevi questo Chuck Berry con Maybelline, che è sempre un bel sentire.







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