sabato 18 settembre 2010

Recensione: Pavese - La spiaggia.

Niente di più adatto alla accennata vita da tricheco spiaggiato che la lettura di questo romanzo breve di Cesare Pavese, La spiaggia, appunto, che lui stesso non amava molto e che ha considerato un semplice esercizio di stile, una sorta di allenamento alla scrittura da sviluppare poi successivamente, utile insegnamento questo, ai desiderosi di cimentarsi nell'agone letterario.


Risulta però assai gradevole, mentre l'onda che si rivolta piano sulla riva e il chiacchiericcio dell'umanità varia che popola questo anomalo ecosistema, fanno da rumore di fondo, scorrere queste pagine lievi che raccontano di una Liguria degli anni quaranta dove la vita da bagnante non era affatto dissimile da quella odierna.


Una vicenda semplice da cui traspare bene la fatica di vivere di Pavese, il suo inscindibile legame con le sue colline lasciate a malincuore per questa vacanza in cui il disagio traspare continuamente e in cui si sottolinea, se mai ce ne fosse bisogno, il deficit interpretativo per quell'universo femminile così misterioso e di certo non solo per lui incomprensibile.


Una insondabilità che si ritrae da ogni tentativo di decifrazione, quasi che la donna sia, come probabilmente è, una specie diversa ed aliena e che rimane così sospesa in un'area estranea, destinata a non entrare mai in contatto, in sintonia. Una sessantina di pagine che vi riempiranno l'oretta necessaria a digerire il croissant prima di scivolare tra le onde che in questa stagione si fanno via via più frizzanti e frescoline.




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7 commenti:

il monticiano ha detto...

Se ho ben capito a te piace molto leggere quando sei in riva al mare o nelle vicinanze.
Io invece preferisco la quiete di casa, altrimenti perdo la concentrazione.

VD ha detto...

Ottima lettura!

enrico ha detto...

@ Monty - In realtà riesco a leggere pochissimo, soprattutto quando non riesco a fare altro e in riva al mare è uno di quei momenti.

@ VD - ma sì è roba che si legge volentieri.

enrico ha detto...

@VD e dimenticavo, benvenuta.

Annarita ha detto...

Come hai affermato "La spiaggia" può
essere considerata un esercizio di stile, una specie di rodaggio per i futuri scritti del nostro.

Lo stesso Pavese lo dicharò "un romanzetto" nei suoi "Saggi".

Complimenti per il nuovo template!

Salutoni.

riri ha detto...

Anch'io adoro leggere sulla spiaggia, sotto l'ombrellone.
Pavese è stato ed è un Poeta da una complicata personalità angosciata, un grande.Forse leggerlo in un posto pieno di luce rende più "chiaro"il sapore dei suoi scritti.
Bel post.
ps. io leggo dovunque, vizio o virtù?
Un cordiale saluto e buona domenica.

enrico ha detto...

@Annarita - Grazie, forse è troppo carico , ma io ho un po' il senso dell'horror vacui.

@Riri - Io vorrei leggere di più ma i pensionati sono sempre troppo occupati.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!