lunedì 27 febbraio 2012

Lettere dal Laos 10: Vientiane.

I buddha di Wat Si Saket.


Un portale del Pha Kaeo.
Una capitale specchio del paese. Una città tranquilla, senza l'affanno compulsivo di un traffico fuori controllo così comune nelle metropoli asiatiche moderne. Te ne puoi andare a passeggiare lungo i marciapiedi, buttando l'occhio nelle pasticcerie e nei localini da cui la mattina esce il profumo delle corte baguette fresche; andar per mercati, affollati e stretti, anche qui rigurgitanti di merci affastellate, ma dove non senti l'aggressività dei venditori di altri cieli, dove la contrattazione è meno serrata e mordente; sostare nei templi tranquilli dove statue antiche ti osservano benigne, all'apparenza senza giudicarti, proponendosi soltanto come esempio di serenità. La bicicletta è d'obbligo per percorrere le strade piane del centro, spostandosi tra i vari punti di interesse con la giusta lentezza per favorirne l'approccio psicologico. Il Wat Si Saket ti offre le sue migliaia di immagini del Buddha che occhieggiano dalle pareti interne del chiostro, mentre l'interno del sim è ricoperto da un ciclo di splendidi affreschi che raccontano i Jataka, storie buddhiste canoniche. Il Wat Haw Pha Kaeo, più severo con le sue statue vecchie di secoli, il suo decoro meno sgargiante, le alte colonne rastremate, la cui bellezza antica ti sa affascinare, concede il suo giardino ad un momento di riposo, per arrivare al grande stupa dorato del Pha That Luang, il vero simbolo della religione buddhista del paese, che con le sue alte guglie splendenti domina la vasta spianata. 

Lo stipa di Pha That Luang
Sostare in un tempio buddhista è diverso che visitare luoghi di culto di altre religioni. Non avverti l'invito a credere che pervade le chiese cristiane, l'agitazione convulsa dei templi induisti o la severità un po' maniacale delle moschee e neppure il disincanto pratico delle sinagoghe. L'atmosfera che vi domina è davvero un senso di grande libertà responsabile; non avverti richiesta di adesione, minacce punitive, indagine sulle tue scelte di vita, ma creazione di una spazio di serenità a cui aderire è scelta personale e non meritoria, lo fai per stare meglio con te stesso, per liberarti, se vuoi, degli affanni della vita, delle passioni convulse che possono generare mostri, per allontanare l'angoscia della vita, scacciando il timore della morte, senza necessità della promessa di premi futuri, ma semplicemente perché è meglio così. Anche i monaci hanno un atteggiamento disincantato, offrono assistenza religiosa ai postulanti con bonomia e con fare sotto sotto ironico, compensando i fabbisogni di spiritualità credula e superstiziosa secondo richiesta. 

Uno spazio aperto a tutti e che si rivolge a tutti senza dare giudizi, metafora di una non-religione che vuol essere spesso solo stile di vita. Ma non di sola spiritualità vive l'uomo, tanto per invertire  il senso di un pensiero famoso e proprio per nutrire coerentemente anche il corpo oltre all'anima, non c'è niente di meglio che le bancarelle del lungo fiume alla sera, quando il grande giardino si riempie delle tende provvisorie del night market, piene di stoffe colorate e di paccottiglia turistica a cui non riesci comunque a dire di no. Una dopo l'altra, le piccole griglie fumanti su cui si ammonticchiano rosolati a dovere, polli, costine di maiale, pesci di grandi dimensioni fanno mostra di sé in una sfilata di offerta che acchiappa senza bisogno di buttadentro. Il profumo della carne pervade l'aria, ti devi sedere e approfittare di questo ben di Dio, così poco vegano per la verità, ma questo è in fondo l'essere liberi. Un bel frullato di papaya  e sei già pronto per il riposo del giusto.
Monaco al Pha Keo.


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5 commenti:

Nidia ha detto...

E' vero, nei templi buddusti si respira serenità, lentezza, intensità; meno spirtualità per quello che ho percepito io.

Massimo ha detto...

@ Enrico

Avresti dovuto vedere la Vientiane del 1995, ti sarebbe sicuramente piaciuta.

Io dopo 7 anni di jungla (va be', quasi jungla...) trovo il traffico di Vientiane insostenibile e stressante.

E poi e' sempre piu' difficile parcheggiare l'elefante!

;)

Adriano Maini ha detto...

Sento qui aleggiare lo spirito della Storia. In un bel paese dei cui tempi antichi si sa in genere ben poco.

enrico ha detto...

@Adri - in effetti la storia antica laotiana è piuttosto povera, essendo sempre stato terreno marginale, di prontiera , predato via via dai suoi più potenti vicini, Vietnam, Cambogia, Thailandia, Birmania e oggi la potente Cina, trascurando il periodo coloniale.

enrico ha detto...

@Nidia - Concordo assolutamente.

@Max - Immagino e questo paese mi ha sempre attirato, fin da quando alla fine degli anni 70, miei amici semifreack me ne raccontavano meraviglie. E in effetti, i tuoi elefanti fanno parte di una favola che è stato bello vivere.

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