domenica 12 febbraio 2012

Lost in the jungle.

La jungla come la raccontano nei libri. Salgari, Rambo, Full metal jacket, la sensazione e' quella. A qualche chilometro dalla Cina, la foresta pluviale laotiana e' densa e fitta, dura da penetrare.  Pochi metri e sei perduto e lui, l'uomo della foresta che ti porta, che dall'ambiente che lo circonda ricava tutto quello che serve per sopravvivere, si sente a suo agio perfettamente. La fatica invece e' fatica vera, coi piedi che scivolano, l'acqua che entra dappertutto, il fango rosso che ti colora la pelle nascondendo il sangue che sgorga dalle ferite delle sanguisughe. Sudore e ansimare sordo dei corpi non adeguati, fuori tempo e fuori luogo. Poi arrivi sul crinale e la sagoma ancora lontana del villaggio ti ripaga di tutto. Capanne di frasche e di legno. Bambini che ridono dietro ai maiali. Mani sapienti di ragazze Akha che non hanno conosciuto il rumore degli elicotteri che arrivavano da dietro la collina con il loro vento di morte, ma che dalle nonne, che quegli orrori hanno vissuto, hanno imparato chissa' come, a massaggiare i muscoli provati. Una stuoia nella Longhouse dove stendersi al calar della notte. Solo il canto dei galli stamattina per ricordarti il nuovo giorno con le sue sfumature aranciate dietro le colline alte, velate di nebbia azzurrina. Uomo d'occidente che ti stupisci della normalita' dell'alba che incombe tra le risaie a gradoni e gli alberi della gomma, quante cose hai dimenticato!

4 commenti:

il monticiano ha detto...

Immagino i respiri di sollievo di quegli esseri umani. Mi auguro che possano continuare a vivere in pace nel loro "paradiso" in terra.


ps. Enri', il mio stipensio mensile nel '56 era di 30.000 lire, pensa che pacchia.

Sandra M. ha detto...

Ma che meravigliosa avventura stai vivendo??!!

Adriano Maini ha detto...

Mi sembra di essere lì, in una dimensione ancora più emozionante di quella di tanti libri che ho letto!

enrico ha detto...

@mnty i tempi cambianoahiime

@Sandra, Adri domani torno, e dettagliero

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