lunedì 6 gennaio 2014

La scacchiera vuota

La scacchiera sta lì appoggiata di costa sul cassettone. I pezzi ammonticchiati alla rinfusa nella scatola. Non credo che sarà più usata per molto tempo. Lui era l'unico con cui giocavo a scacchi. Gli piaceva molto disporre i pezzi con cura sulle caselle, partiva sempre coi neri. Appoggiava la testa alla mano come per pensare meglio e ragionava a lungo prima di muovere, con tanti ripensamenti, dispiacendosi di avere fatto una mossa avventata subito dopo avere mosso il pezzo. Quando la partita era compromessa, scrollava la testa dicendo: -Devo proprio imparare a giocare.- Quando vinceva, era tutto contento e cercava di consolarmi se ero stizzito per qualche errore di troppo, con un: - Dai lascia vincere anche me qualche volta!- Poi andava ad accendersi il computer per mandare qualche lettera a qualcuno o scannerizzare una foto, mandare gli auguri per Santa Barbara, fare l'elenco delle medicine per l'IRPEF, anche se aveva quasi 97 anni. Orgoglioso del traguardo raggiunto, triste per non potere più fare tante cose che avrebbe voluto fare, alzando gli occhi al cielo, scrollando un po' la testa e ripetendo tra sé e sé: - Povero Giuseppino -. Mi mancheranno il piglio deciso del Generale; i suoi racconti di guerra, l'Africa; il colpo di granata che gli portò via il sacco di sabbia da sotto il braccio mentre era addormentato dopo tre giorni di fuoco inglese; la prigionia ad Amarillo coi quadri dipinti sulla tela dei sacchi di farina. Il mio ritratto non è riuscito a finirlo, sta ancora lì abbozzato sul cavalletto nella sua camera; non gli venivano bene gli occhi, mi ha detto.  Neanche questa mattina ho sentito il cigolio della sedia a cui si teneva per venire a fare colazione, con la porta che si apriva e la sua voce ormai un po' indebolita che diceva: - Comincia una nuova giornata -. Se ne è andato così, stamattina, proprio il giorno della Befana, con una giornata di sole per fortuna, lui che non amava il freddo e la neve. Non ho fatto a tempo a dirgli che la sua amata Juve aveva vinto. Era l'ultimo dei nostri quattro anziani, mio suocero. Il prossimo sarò io. Mi mancherai Giuseppino. 

9 commenti:

Manuela Garreffa ha detto...

Sentite condoglianze.

Juhan ha detto...

Condoglianze. In questi casi non so mai cosa dire ma sento anche mio il dolore.

Anonimo ha detto...

Novantasette anni sono un traguardo invidiabile! mi sembra di aver capito che se n'è andato in poche ore. Ha avuto la fortuna di una buona morte...... Un caro abbraccio a Tiziana e a tutti voi. GLM.

Laura ha detto...

Anche a 96 anni la morte è sempre una cosa triste e non si è mai preparati. Vi siamo vicini.

tentare, nuoce ha detto...

Sì, lo conosco quand'arriva l'accade solitario che sa entropia e t'impara a morire

Enrico Bo ha detto...

@Tutti - Vi ringraziamo tutti di esserci vicini.

Marco ha detto...

Servono a ben poco le parole (le nostre), ma le tue sono Piene ed è forse per questo, per quello che sei che il tuo ritratto non ha mai avuto gli occhi.

giovanna robbiano ha detto...

Dalle tue parole si capisce quanto bene gli volevi, immagino il dolore tuo e di tua moglie, vi sono vicina.Un forte abbraccio. Vanna taichi

Fredy & Franco ha detto...

Hai in cuore grande Enrico!!
Ti abbiamo conosciuto in un viaggio in Terra Santa con don Raffaele e ci dispiace di non aver approfondito l'amicizia. Carla e Loris sono però sempre il nostro tramite e ci sei entrato nel cuore.
A te e Tiziana soprattutto il nostro abbraccio affettuoso!

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