mercoledì 4 febbraio 2015

La piccola monaca di Sagaing


A scuola

Ava Bridge
Phyu Phyu è una bambina dagli occhi tondi e dolcissimi. Avrà nove o dieci anni e cammina svelta svelta sulle sue gambette magre e a piedi nudi, avvolta dalla sua tunica rosa confetto. Non era molto contenta quando le hanno rasato a zero i capelli a cui teneva tanto, prima di essere portata al tempio dove è avvenuta la sua consacrazione, necessaria per poter frequentare la scuola buddhista sulla collina di Sagaing. Anzi quella mattina, prima di arrivare, era piuttosto ingrugnita mentre, con la famiglia, era partita dal villaggio sul cassone di un trasporto collettivo. Però, quando il mezzo si era fermato prima del ponte di ferro e tutti erano scesi per mangiare qualcosa ad una delle bancarelle di fianco alla strada, era rimasta quasi stordita e le erano passate di mente le lacrimucce che aveva versato mentre la mamma la rasava. Il grande fiume, l'immensa distesa d'acqua che correva lungo la valle e che pareva non aver mai fine, stava lì davanti a lei, che non lo aveva mai visto, ma solo sentito raccontare. Non lo aveva immaginato così grande, con le isole di sabbia che lo separavano in rami più piccoli e le lunghe chiatte che scendevano lente lungo la corrente. Anche il ponte di ferro con le sue arcate rotonde che lo attraversava le dava quasi un senso di vertigine, come se passargli sopra volesse dire precipitare da un momento all'altro verso quella superficie piatta ed infinita. 

La collina di Sagaing
Ma la cosa che la lasciava davvero senza fiato era la collina al di là del ponte, quella che doveva essere la loro meta. Poco oltre la riva del fiume cominciava infatti una salita regolare verso la cima arrotondata e dolce, che attraversava una serie di boschi fitti. Lungo tutto il crinale occhieggiava una serie numerosa di pagode dorate di ogni forma e dimensione che spuntavano dal verde, punteggiando il paesaggio di lampi accesi dai raggi del sole ormai alto nel cielo. Qualcuna, grandissima, era circondata da una serie di stupa più piccoli e apparentemente minuti per la distanza, altre, con la base bianca, sorgevano in punti più scoperti, altre ancora apparivano quasi rosate, forse perché più antiche. A guardar bene si intravvedeva anche, tra gli alberi, la lunga scalinata che risaliva il fianco della collina verso la pagoda più grande. Ne aveva sentito parlare tanto dalla madre e dalle sorelle più grandi, della collina di Sagaing. Tutti coloro che vi avevano già fatto un pellegrinaggio, raccontavano le giornate trascorse lassù come un passaggio continuo tra statue e sale ricoperte di ori e di specchi, di monaci santi che pregavano e di occhi misericordiosi del Buddha che benedicevano i visitatori. Così attraversò il fiume quasi di fretta per il desiderio di arrivare al tempio il più presto possibile. Si fermarono però un poco alla pagoda Kaunghmudaw, ancora in basso nella pianura, per guardare quella forma così strana, tonda tonda e non affusolata ed elegante come le altre che sembrano lanciare il loro zedi dorato verso l'alto con una curva armoniosa. 

Studentesse
Così la mamma le raccontò la leggenda del re che la costruì, tanti secoli fa, e di come il lavoro non andava mai avanti, qualcuno diceva perché non c'erano i soldi delle offerte, ma la verità era che il re proprio non sapeva che forma scegliere per quel tempio nuovo che avrebbe voluto differente dagli altri, per distinguersi insomma. Il tempo passò, fino a che la regina esasperata non si stracciò la veste mostrando il suo seno prosperoso e così la forma fu finalmente decisa. Poi, la salita della lunga scala fu dura, ma rimase di nuovo senza fiato, arrivata alla Umin Thounzeh, una balconata a mezzaluna a ricoprire una lunga grotta popolata di decine e decine di grandi statue di Buddha in meditazione che si ripetono tutte uguali, guardando la valle sottostante. Rimasero poi a lungo sotto il grande stupa dorato che da 700 anni sta a guardia della valle, ma l'interno del Soon U Ponya Shin, l'antico santuario delle elemosine dove sostarono prima dell'arrivo, le incuteva quasi un senso di timore, tanto era popolato di statue terrifiche dai colori vivaci, riflesse mille e mille volte negli infiniti specchietti di cui erano foderate pareti, soffitti e persino pavimenti su cui dovevi stare ben attenta a non scivolare. Percorsero i lunghi corridoi in silenzio fermandosi solo un poco a pregare davanti alla grande statua seduta al centro, dove lasciarono un piccolo cesto di banane che la mamma aveva comprato prima di entrare e due bastoncini di incenso. 

Al refettorio
Camminarono infine per tutto l'ultimo tratto in silenzio e la mamma la abbracciò a lungo prima di lasciarla davanti alla convento che sarebbe stata la sua casa per un po'. Alla scuola poi fu tutto un brulicare di altre bambine come lei, con cui ridere e scherzare, in fondo era tutto piuttosto divertente compreso vedersi circondata di tutte quelle testoline pelate, quando si giocava nel cortile o durante le ore di lezione in classe, dove erano ammucchiate nei piccoli banchi. Oggi siamo già quasi a metà dell'anno scolastico e la lezione di inglese è l'ultima della mattina. Così, mentre la maestra sta scrivendo il nome di una serie di animali sulla lavagna e Phyu Phyu assieme alla sua amica sono distratte da un paio di turisti grassi che le spiano fuori della grande finestra che dà sul cortile, ci stanno giusto un paio di risatine a vedere quanto sono lunghi e brutti i loro nasi e la lezione è finita e tutte le sessanta ragazzine della terza corrono fuori gridando nel cortile. In un attimo si aprono le cateratte ed il cortile è tutto pieno di bambine e bambini di ogni età. Le tuniche rosa sono circondate dalle tuniche marroni e tutti corrono, giocano, chiacchierano, avviandosi al di là della strada al refettorio all'aperto, dove ancora una volta i bimbi si accalcano per prendere posto sulle lunghe panche di una serie di tavoli già apparecchiati. Phyu Phyu si volta per un ultima volta a guardare i due turisti e poi corre via per non rimanere indietro. I capelli ricresceranno presto, anche se già adesso è sempre una bellissima bambina.
Umin Thoungzeh


SURVIVAL KIT

Kaunghmudaw
Sagaing Hill - A 20 Km a sud di Mandalay. Il biglietto valido per tutti i monumenti è lo stesso di Mungun 3000K, con cui potrete visitare entrambi i siti, ma non viene mai richiesto. Sostate all'Ava Bridge, il ponte inglese costruito nel 34 da cui si vede un bel colpo d'occhio sulla collina, a cui si sale tranquillamente in macchina. Non perdersi la visita alla scuola Buddhista e relativo refettorio con centinaia di bambine e bambini monaci.

Kaunghmudaw Paya - Inusuale tempio con lo stupa centrale dorato che spicca nella pianura anche dall'alto per la sua curiosa forma a tetta, alto 45 metri, di circa 400 anni. Circondato di bancarelle con molte venditrici di tronchetti di tanakha, la pianta dalla cui corteccia si ricava una pasta da spalmare sul viso per proteggersi dal sole.

Soon U Ponya Shin  - Santuario di sette secoli con grande stupa dorato al centro e tempio completamente foderato di mosaici in vetri multicolori. Molto frequentato dai pellegrini che vanno a fare le offerte.

Umin Thounzeh - Disposto su una vasta terrazza a mezzaluna, questa lunga serie di grotte  affacciata sulla valle, ospita 45 statue uguali di Buddha in meditazione. Vista splendida su tutto il territorio circostante.

L'uscita da scuola

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

3 commenti:

Pierangelo ha detto...

Veramente un bel racconto complimenti per la fantasia.

Enrico Bo ha detto...

grazie pier

Enzo Chiara ha detto...

Bellissimo racconto!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!