venerdì 6 febbraio 2015

Le grotte di Hpo Win Daung


 Le Le grotte di Hpo Win Daung

Incensi
Al di là del Chindwin il territorio diventa più selvatico e anche le strade sono un pellegrinaggio tra buchi e strettoie. Non sai dire se sia meglio adesso o com'era fino a qualche anno fa, quando te la dovevi fare in barca con l'ultimo tratto in fuoristrada. Eppure questa è l'attrattiva principale di Monywa, una Petra in miniatura che sarebbe un delitto lasciare da parte. C'è ancora un breve tratto da fare tra le risaie circondate di palme da vino, poche capanne di agricoltori su una terra argillosa seminata a sorgo e panico che producono pannocchiette misere. Un contadino ha integrato il raccolto dei campi con una attività di vasaio, vista la terra argillosa che lo circonda. Il tornio dentro la capanna è quanto di più basico si possa immaginare, un buco per terra su cui è infisso un piolo con una ruota da girare a mano. Fa orci e vasi tondi dalla bocca stretta di diverse dimensioni. Ce ne sono cataste impilate alla rinfusa sul retro. L'omino è disperato, lo ha rovinato la plastica, anche per quattro soldi ormai la sua merce è quasi invendibile e il suo vicino ride. Lui sì che se la passa bene. Ha messo su una attività per la fabbricazione di bastoncini di incenso. E' un po' come da noi per le casse da morto, è una cosa che va sempre. Dà lavoro a tutte le donne delle capanne vicine e il movimento sotto la tettoia centrale, è frenetica. 

Le grotte
Chi li conta, chi li bagna di materiale profumato, chi li impacchetta a mazzette che poi si ammucchiano sul retro in cataste che attendono solo di essere ritirate da qualche grossista, che poi li distribuirà ai vari banchetti davanti ai templi. Il lavoro non manca. La strada prosegue serpeggiando tra i campi sempre più miseri e dopo acer superato la zona brulla delle miniere di rame recintate per chilometri dai cinesi pigliatutto, arrivi ad un gruppetto di alture di roccia mangiata dalle piogge e dalle radici del bosco. Imbocchi un sentierino pieno di scimmie che attendono solo che tu voglia guadagnarti qualche benemerenza per la prossima vita, dando loro qualcosa da mangiare, senza nemmeno essere troppo invadenti o aggressive come le loro colleghe di altri paesi; deve proprio essere una caratteristica birmana, questa cortesia delicata. A procurartelo, il cibo, pensano servizievoli donnine che così campano anche loro. Nel punto obbligatorio di passaggio, sta in agguato Ngwe Lai, forse ex contadino, che sbarca il lunario accompagnando i rari turisti che arrivano fin qui, attraverso la ragnatela di passaggi e sentieri che percorrono il sito. Non ha avuto un training particolarmente impegnativo, sa solo due parole: very nice e very old, diciamo più che sufficienti a descrivere il sito, oltre a conoscere l'ubicazione delle grotte più importanti. In effetti non c'è a disposizione una piantina della zona e le quasi 500 grotte sono sparse qua e là nella montagna, che si presenta come un dedalo di passaggi costellati di buchi, per la verità numerati. 

Fregi esterni
Ogni ingresso permette di introdursi in uno spazio, spesso molto ristretto e tale da contenere solo una o due persone oltre alle statue che fanno mostra di sé in fondo o ai lati, oppure un seguito di ambienti successivi sostenuti da pilastri scavati nel ventre del monte a simiglianza delle chiese rupestri della Cappadocia. La roccia calcarea sembra sufficientemente tenera per aver permesso un lavoro durato almeno quattro secoli e presenta quindi opere di stili diversi e di differente importanza, da quelle fastose e grandi con una parte esterna scolpita e decorata, ad altre minimaliste, semplici buchi rozzamente intagliati all'interno dalle cui pareti sono state ricavate statue più basilari. Ma la cosa straordinaria è che quasi tutte hanno le pareti ed i soffitti completamente affrescati, con un lavoro di una qualità davvero mirabile e raffinatissima. L'altra meraviglia stupefacente è come tutto ciò si sia conservato in uno stato tutto sommato ancora molto fruibile, considerate le condizioni climatiche e l'assoluto abbandono in cui questo sito è stato lasciato a se stesso per almeno  un secolo. In qualcuna delle grotte più importanti ci sono statue oggetto di devozione da parte di qualche fedele che arriva fin qui ad incollare i quadratini di fogliette d'oro, ma il luogo è compreso di una calma quasi irreale. Solo qualche uccello nascosto che gorgheggia e gli squittii delle scimmie che, comunque timorose, si avvicinano solo se intravvedono qualche possibilità di nutrimento. Una pace agreste, non vedi nessuno e potresti immaginarti tranquillamente in un secolo passato.

Le grotte all'"italiana"
L'aria è fresca e tersa, entri in una grotta dopo l'altra alzando gli occhi al soffitto basso che arrivi quasi a toccare e rimani incantato a guardare i mille fregi geometrici in rosso o in giallo e nero, oppure le minute figure che raccontano di epiche battaglie o di episodi edificanti della vita dei Buddha passati, di quello presente o di quelli futuri. Ngwe Lai ti martella, indicandoti la via e pontificando alternativamente con un very nice oppure very old. Deve pur guadagnarsi lo stipendio. Le sculture esterne sono più corrose dal tempo e mantengono quella patina di muffa scura propria del tropico. In un avvallamento laterale ci sono le grotte più maestose, con gli esterni intagliati come fossero vere e proprie facciate. Qui lo stile appare addirittura familiare. Sembra che agli inizi del '700 siano arrivati fin qui degli architetti italiani che ne hanno coordinato la costruzione e la mano è davvero inconfondibile nei frontoni quasi neoclassici e negli affreschi con vasi fioriti, putti e amorini assolutamente incongrui con le vicine statue di Buddha. Una sorpresa nella sorpresa. Comunque un luogo dove vorresti rimanere più a lungo e dal quale alla fine fai fatica a staccarti, col timore di aver trascurato qualche cosa o con la voglia di rivedere qualcuno degli ambienti più suggestivi. Capisci di aver visto tutto, quando Ngwe Lai corre via speranzoso nell'arrivo di qualcun altro. Anche le scimmie si spulciano l'un l'altra senza più badarti. Ormai quel che doveva arrivare è arrivato. Bisogna affrettarsi se vogliamo arrivare a Bagan prima del tramonto.

Affresci

SURVIVAL KIT


Hpo Win Daung - Complesso rupestre di 492 grotte di piccole dimensioni. Dal XIV al XVIII secolo. La maggior parte affrescate, tutte con statue di vari stili, molte delle quali sono state razziate negli scorsi decenni durante l'abbandono del sito. Ingresso 2000K. Non esistendo piantine della zona, meglio usufruire dell'aiuto di qualche accompagnatore abusivo che staziona all'ingresso (2000K di mancia). Il giro richiede al minimo 1 o meglio 2 ore e vale assolutamente la pena Ora ci si arriva con la macchina normale sul nuovo ponte sul Chindwin in circa 30 km da Monywa. Ci si può arrivare anche con mototaxi e traghetto.  

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1 commento:

Enzo Chiara ha detto...

Complimenti! Bellissime foto. Mi ricorda molto un templio che ho visto in India (in Andrah Pradesh) tanti anni fa...che bei ricordi! Grazie! Ciao!

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