venerdì 27 febbraio 2015

Xīn shuǐ


Scusate se vi ho un po' trascurato, ma questi giorni scivolano via in una affannoso corri corri senza concludere niente. Il fatto è che ci sono talmente tante cose da fare e da sistemare prima della partenza che hai la quasi certezza di non riuscire a sistemarle tutte mentre sono lì lì per scadere. Ma accidenti c'è anche la sgradevole sensazione che nessuno voglia fare il suo lavoro con precisione e soprattutto dedicandoci attenzione. Così, se vai in banca per cambiare un assegno ti fanno girare due filiali con informazioni sbagliate, se vai in un ufficio assicurativo ti compilano i documenti con la targa sbagliata, se prendi appuntamenti, questi vengono saltati senza avvisarti, insomma ognuno fa un po' quel che gli pare, un sistema diremmo alla va là che vai bene. Qualcuno dirà che fino a ieri, perlomeno così sembra, lo stipendio era sicuro in particolare per le sine cura, forse se domani non sarà più così, complice il job act, la gente ci metterà un po' più di volontà a far le cose per bene? Non so. L'uomo forse è geneticamente fatto così. Ben lo sanno i cinesi per i quali lo stipendio o salario che dir si voglia si dice anche: xīn shuǐ  , che significa Legname e acqua (il primo carattere, in cui c'è anche il segno di vegetale e quello di ascia, per far meglio capire che per avere la legna bisogna far fatica e tagliarsela e solo allora diventa materiale che può fungere anche da pagamento). 

Forse una volta questo era il compenso previsto per il lavoro, legna, intesa in senso lato come parte di quanto hai prodotto e che veniva data come compenso e acqua da bere. In fondo il senso è comune anche ai nostri modi di dire, salario viene da sale, credo, merce data in compenso della fatica e da noi si dice anche, se ricevi poco, caricarsi di legna verde, quella che non brucia neanche, insomma. Però quando uno non è responsabilizzato, lo stipendio è una cosa che arriva comunque, fai tanto o fai poco e non è che i buoni cinesi non se ne rendano conto, tanto è vero che Comunità collettiva, Lavoro comune, insomma di tipo social maoista, quello che aveva condotto alla carestia e ai 30 milioni di morti per fame si dice: dà guō fàn -  -  mangiare dalla grande pentola comune, nel senso che alla fine quando è ora di mangiare si mangia tutti, quando è ora di darsi da fare le cose cambiano e i più si defilano. Quindi ecco qua gli ultimi ideogrammi di oggi (era da un po' che vi lasciavo stare su questo argomento eh?): tiě fàn wǎn -   - (Mangiare nella) ciotola di ferro. Cosa vorrà mai significare nella colorita e sempre delicata metafora del celeste impero? Vuol dire Posto fisso, quello talmente sicuro che fornisce ogni giorno la ciotola di riso proverbiale, poca ma in un contenitore talmente robusto che anche se cade a terra non si romperà mai. Meditate.

Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

1 commento:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Grande paese, i gialli, i volitivi
Fossero dei buzzurri, sarebbero gemelli statiuniti

Ma quanto mai si rassomiglia, tutt'attorno il suo tondo, l'uomo che insegue l'essersi un erectus da un per sempre che va, d'evoluzione, all'entropia fintanto arriva un ultimo che si azzanna il penultimo; e le ciotole in ferro, quelle in coccio, quelle che tu neanche l'hai mai avuta, a fare archeologia, al non servir mai più

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!