giovedì 19 febbraio 2015

Birmania: considerazioni conclusive

La magia di Bagan


Donne Pa'o al mercato
Eccoci alla fine davvero (mica tanto, qualche cosa penso la dirò ancora comunque). Si impone dunque, cosa a cui vi ho abituato da quando il blog ha virato verso l'aspetto travel, una sorta di riassunto finale che dia un'idea complessiva di quello che la Birmania mi ha trasmesso, o meglio di quanto io credo, del tutto arbitrariamente e con la solita presunzione, di aver capito di questo paese. Intanto mi sono convinto di una cosa, che il senso di esaltazione assoluta che hanno molti visitatori, comparato al piacevole, ma non esagerato entusiasmo che al contrario manifestano altri, dipenda moltissimo da fattori non concreti, ma dipendenti dalla situazione emotiva del visitatore stesso. Nel senso che, a mio parere, molto dipende dal fatto che voi visitiate questo paese andando nel sud est asiatico o addirittura in oriente per la prima volta oppure dopo aver già visto diverse o quasi tutte le nazioni dell'area. Mentre nel primo caso sarete annichiliti dalle visioni da cartolina dei tramonti sui fiumi, dal sole che sorge tra le guglie delle pagode, dai monaci che vagano per la questua al mattino, dalla quieta vita che scorre nei villaggi di campagna e poi ancora dai colori inusuali, dagli odori dei mercati, dai lavori agricoli senza tempo, dalle realtà tribali e dal complessivo straordinario fascino esotico, nell'altro cominceranno, inevitabilmente, a spuntare i paragoni tra luoghi, alcuni dei quali naturalmente più belli o che hanno lasciato emozioni più forti, magari perché appunto visti prima o in condizioni di luce e meteorologiche migliori e certamente perché la patina di esotismo è andata via via scemando nell'abitudine del déjà vu, dando una sensazione generale certo, non di delusione, ma comunque di piacevole appagamento, senza particolari esposizioni alle varie sindromi di Stendhal. 

Giovane monaco
E' difficile dunque fare una sorta di bilancio oggettivo, in particolare per me che come sapete, sono già stato abbastanza a lungo in tutti i paesi di questa area, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam e Singapore, ad eccezione della Malaysia. In ognuno di questi si trovano tratti comuni col Myanmar, tuttavia forse proprio per questo motivo è possibile farvi una disamina più distaccata, se ci riesco. Cominciamo col dire che la Birmania, sta seguendo, seppure con un po' di ritardo, la via della crescita economica tumultuosa e irregolare che, chi prima, chi dopo, hanno già intrapreso i suoi vicini. Il freno c'era stato e a lungo, provocato dalle restrizioni imposte dal governo militare, più rigido e dittatoriale che altrove, che negli ultimi due anni ha, superficialmente almeno, allentato le redini, anche se nella realtà questa situazione è solo nominale, mentre le elezioni vere, continuano ad essere procrastinate. Tuttavia la stretta autoritaria adesso si nota molto meno per le strade e nella vita di tutti i giorni, liberalizzando gli accessi ad ogni zona prima ristretta e dedicandosi a quanto pare, invece più astutamente, a mantenere il controllo dell'affarismo, degli appalti e dell'economia che poi alla fine è quella che conta. Quindi ormai, basta pagare e potrete visitare qualunque parte del paese con una certa facilità. Questo apre spazi interessanti in zone poco conosciute come il Rakhine, la zona Mon o Chin e il nord dello Shan e ha contribuito ad incrementare la richiesta turistica che sta crescendo in modo esponenziale, con la conseguenza che i prezzi hanno largamente sopravanzato la qualità dei servizi offerti, decisamente inferiori a quelli dei vicini e al tempo stesso più cari. 

Tramonto sull'Irrawaddy
Quindi un punto base è che viaggiare il Myanmar, anche col fai da te, non è più così economico come si poteva sperare a parità di strutture. Per quanto riguarda poi l'aspetto etnologico, il paese offre molto meno di quanto possono dare il nord del Laos o del Vietnam, le tribù più comode da raggiungere sono ormai quasi completamente omologate e spesso trovate solo più qualche anziana coi costumi tradizionali, tra un florilegio di telefonini touch screen, per non parlare delle donne Padaung (i famosi colli lunghi inanellati) ormai unicamente immagini per turisti tutto compreso. Però rimane l'atmosfera dei villaggi, ancora molto genuina e persa nelle pieghe del tempo, in quanto a stili di vita e che darà sensazioni davvero piacevoli se la saprete cogliere. L'aspetto religioso è quello che dovrebbe essere il basso continuo che accompagnerà il vostro soggiorno in ogni momento, anche se non dovete pensare a monasteri immersi nella meditazione, che vi aiutino a ritrovare la purezza al fondo della vostra anima buia e peccatrice. Il credo buddhista che permea fortemente tutta la nazione in ogni suo aspetto, è vissuto veramente come presenza inestricabile e permeante ogni momento della vita e della giornata, ma senza l'assillo mentale beghino, mentre è molto più presente e continuamente visibile l'approccio superstizioso, fatto di visite obbligate, di offerte, di spazio giornaliero dedicato a queste attività, considerate anche come svago rispetto alle durezze del lavoro e delle fatiche di una vita, in molti casi, specialmente fuori dalle città, ancora primitiva e tradizionale. 

Monaci in viaggio

Anche i monaci, al di là della tonaca, hanno un aspetto molto "laico" e si aggirano dovunque come per fare le loro cose, come tutti gli altri cittadini. Sono di certo molto numerosi e questo quindi incide sullo stile della società in generale ed in ogni caso rappresentano anche un centro di potere o quantomeno di opinione molto sentito dalla popolazione, tanto è vero che i monasteri più importanti sono centri anche di pensiero politico e in alcuni casi hanno rappresentato una opposizione forte al regime. Non si deve credere poi che lo status di religiosi buddhisti si accoppi automaticamente ad una nostra visione un po' favolistica, di mitezza e pensiero unicamente rivolto alla vita ultraterrena. Pare che in molti casi si siano menate le mani con una certa decisione contro il potere ufficiale e la supposta automatica arrendevolezza ed accettazione del diverso, si tramutino a volte invece in vere e proprie prese di posizione discriminatorie, ad esempio con i Rongyha mussulmani, minoranza, a quanto pare vessata inaccettabilmente, a quanto si dice, con violenze, soprusi di ogni tipo e privazioni della libertà, incongrui secondo il nostro sentire, soprattutto quando provengono da ambienti religiosi. Ma probabilmente questo è un topos comune in ogni tipo di pensiero religioso, molto accomodante quando è debole e minoritario, ma che diventa assolutistico e intollerante quando detiene un potere reale. Bisognerebbe saperne di più su questo aspetto, ma la gente interrogata al riguardo minimizza o cambia discorso. 

Il gigante di Bago
Tuttavia, non si può non rimarcare una gentilezza generalizzata davvero rara e decisamente accattivante rispetto ai vicini. In ogni esercizio, ma anche tra la gente comune che incontrerete, vi rimarrà impresso il sorriso sincero ed il desiderio di accogliervi e se necessario di aiutarvi senza secondi fini e questo miracolosamente, anche nelle zone più turistiche. Tutto molto lontano dallo scafato affarismo della Thailandia, dalla durezza che vedrete ben evidente nel fondo degli occhi vietnamiti, dall'arrendevole disinteresse della provata Cambogia e dal distacco mite di chi vive in un'altra epoca, dei laotiani. Qui tutti sorridono anche nelle condizioni più misere e parlano a voce bassa, difficilmente sentirete qualcuno gridare. Noterete grande differenza tra la vita delle città, più affannata e ormai tesa all'acchiappo della locomotiva economica che sta correndo, trasformando questo in un paese dalle mille opportunità, dai salari bassissimi e dai pochi contrasti sociali, per lo meno in questo momento e quella delle campagne, dei villaggi isolati, che vivono un passato non troppo antico, ma ancora tranquillo e scandito da ritmi lenti. La situazione femminile appare simile a quella dei paesi vicini, un passo indietro rispetto all'uomo, ma non troppo discriminata, per lo meno dove non c'è assoluta povertà. Poi emerge la bellezza del paese in generale. Boschi e foreste su colline selvatiche addolcite dai campi dove il territorio lo consente; pianure alluvionali attraversate dai grandi fiumi da risalire in barca, sentendosi cadetti inglesi che cercano fortuna nelle colonie; crinali e orizzonti punteggiati di slanciate punte di pagode dorate di ogni epoca e stile. 

Essiccazione del pesce
Anche qui non dovete lasciarvi condizionare dal nostro senso di ammirazione per tutto quanto è antico, anche come aspetto esteriore. La mentalità birmana e orientale in generale, sente la religiosità dei templi come luoghi  da vivere quotidianamente, quindi anche l'antico, deve essere continuamente restaurato, ridipinto, mantenuto a nuovo, se ci sono i soldi dei fedeli, anche perché questa attenzione è rispetto per il divino, diversamente il luogo stesso viene abbandonato. Quindi nessuno si scandalizza se antichi mattoni vengono imbiancato di calce o ricoperti di pittura colorata. Nuovo è bello e popola il tempio di monaci, fedeli, bambini che giocano, scimmie, cani e gatti che sostano nelle sale di preghiera senza dare fastidio a nessuno. E soprattutto, vi balzeranno agli occhi dovunque, le due ossessioni religiose assolute, l'oro, che rappresenta l'offerta principe ed il massimo della devozione, sia costituito da semplice pittura del tempio, che da ricopertura di lastre o dalle fogliette d'oro applicate dai fedeli sulle statue fino a ricoprirle completamente ed l'amore per il gigantismo, che ha prodotto opere uniche e maestose, statue ed edifici colossali che non vedrete da nessun altra parte. Anche la devastazione dei molti terremoti, assai frequenti qui, contribuiscono a rendere affascinanti alcuni siti, dove le rovine rimangono visibili accanto alle ricostruzioni. 

La caverna di Pindaya
Comunque è certo che la parte templare, dei siti religiosi e delle caverne popolate da migliaia di statue grandi e piccole, rappresenteranno il clou della vostra visita e, la quantità e la qualità di quanto vedrete, anche se non si raggiunge l'apice di Angkor Wat, rimarranno indelebili nella memoria. In particolare i due siti di MraukU e di Bagan rappresentano un unicum davvero imperdibile, più nel loro insieme globale che nelle singolarità dei diversi edifici, ma che vale assolutamente il viaggio. Se potete, poi, cercate di viaggiare su qualcuno dei tanti traghetti fluviali che solcano le mille vie d'acqua, mescolandovi alla vita reale; passeggiate nei tanti mercati di paesi e città; infiltratevi tra la gente dei centri affollati; camminate tra le capanne dei villaggi aspettando di essere invitati a condividere gli eventi del momento, dalla semplice vagliatura del riso, fino a qualche cerimonia rituale o a qualche festa di paese. Ne trarrete di certo impressioni incancellabili. Direi che non c'è altro da dire che non risulti troppo scontato; andate e godetevi il viaggio senza troppi pensieri, siete in un paese sicuro e facile da girare, senza apprensioni anche per donne sole e potendo, se siete nella stagione giusta, dedicate anche qualche giorno al mare, uno dei più belli e genuini di questa parte di Asia. Adesso non vi resta che partire.

I templi di Mrauk U

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2 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Vigliacco l'ammalato vagabondo che questa volta ci si lascia andare, a quel capire che non è capire ma sentire, dicendo anche di una oscura politica che, nella prima immagine che si pone, svanisce; in mezzo a una metà di popolanti che sono monaci, non si sa, vestiti in arancione e in mezzo agli alberi

Un saluto

dottornomade ha detto...

Non sono mai stato lì, ma sento davvero vicine le tue considerazioni. Probabilmente quando ci andrò ricaverò un'impressione simile :)

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