domenica 14 giugno 2015

Sikkim: Pellegrinaggi religiosi

Il cortile del monastero di Pemayangtse



L'ingresso al monastero
Il Sikkim è un posto a sé. Non è India, così lontano dalla confusione e dalla calura delle pianure, con i suoi monti impervi e le stradine che li risalgono, eppure lo è, mantenendone lo stile, l'agglomerazione del tutto senza escludere, con il suo coinvolgere invece di respingere e non è Bhutan, con la sua aria esclusiva che tende a lasciare all'esterno di sé i problemi, col suo fare un po' snob di chi si ritiene superiore, eppure lo è con i tanti templi buddhisti, il suo spirito religioso che sembra pervadere i luoghi particolari, sempre individuati come sedi di sensazioni e forze ultrasensoriali, degne di essere osservate, isolate, trattate con cura. Polvere e un po' di affanno all'indiana, solitudine e difficoltà di accesso alla bhutanese, il tutto condito in salsa nepalese, altra componente che qui ha avuto tanta parte. Comunque passare da un luogo sacro all'altro è alla fine la necessità finalizzata di un viaggio alla conoscenza di questo piccolo paese, infatti non puoi fare a meno, pellegrino anche nolente, di percorrere i monti in una serie infinita di chilometri, per trovarti dopo ore appena dall'altra parte della valle, mentre il luogo che hai lasciato la mattina, lo rivedi lì, irridente, di fronte a te, la sera, solamente con una valle profonda ed apparentemente invalicabile, tra te e lui. In fondo, lontanissimo, un piccolo nastro d'argento che ha scavato tutto questo in milioni di anni, aiutato da terremoti devastanti. 

Un affresco esterno
Un territorio piuttosto ostile all'uomo, ricoperto di foresta fitta che non invoglia ad essere popolato, eppure anche lui, penetrato in profondità, esplorato, infine posseduto dalla pervicace volontà di adattamento di questa specie maligna ed pervasiva. Così questa nostra esplorazione sarà un continuo vagare tra i monti, alla ricerca di monasteri ed altri luoghi di devozione, con un occhio sempre volto ad occidente nella speranza ahimè finora vanificata dall'umidità, che rende l'aria difficile ad essere penetrata dallo sguardo infedele di chi vorrebbe solo vedere le balze rosate del Kangchenjunga per motivi estetici, invece che avvolto dall'aura della fede. Comunque, una volta cominciato il pellegrinaggio, il monastero di Pemayangtse, ti coglie impreparato all'ammirazione del ciclo di affreschi dedicato alle otto manifestazioni di Padmasambahva. Le pitture, in particolare quelle della grande sala di preghiera sono davvero belle, a prescindere che siano antiche o riprese da poco, cosa comune in questa terra di terremoti e di incendi continui che devastano di tanto in tanto questi luoghi di arte assoluta, oltre che sedi di religiosità diffusa. Un rutilare di colori da far girare la testa anche se la penombra che li avvolge pare voglia attutirne lo splendore senza riuscirci mai. Rimani incantato anche davanti all'opera barocca e complicatissima di un altare posto all'ultimo piano; un artifizio di complessità assoluta composto di centinaia di statue e pannelli di legno intagliato, scolpito, colorato in trine finissime e fantasiose, completato in cinque anni di lavoro, negli anni '60 da un monaco privo di un braccio! 

Decorazioni dei pilastri di sostegno
Tutte queste meraviglie, di questo e di tutti gli altri templi del Sikkim ed anche di quelli di cui vi parlerò nel vicino Bhutan, dovrete soltanto immaginarvele in quanto vige un rigoroso divieto di fotografare all'interno, a cui io mi sono ubbidientemente sottoposto, viste le raccomandazioni di chi mi ha accompagnato. Dovrete accontentarvi degli affreschi degli esterni, parimenti bellissime. In caso la vostra curiosità non sia ancora appagata, basterà dare un'occhiata nella montagna di immagini a cui dà accesso internet, in cui troverete molte immagini rubate da turisti meno osservanti delle regole. L'altra parte divertente di questi luoghi sono i giovani monaci da osservare nelle loro attività quotidiane, una vita diremmo noi da seminario, ma credo con qualche libertà in più. Anche se abituati ai turisti invadenti, questi ultimi hanno sempre una attenzione curiosa a questi estranei, che senza essere credenti buttano un occhio in ogni apertura possibile per spiare la loro vita quotidiana e quindi si sottopongono di buon grado a questa reciproca esplorazione. Sguardi tutto sommato uguali, di animali da zoo diversi che si osservano essendo entrambi convinti di essere dalla parte esterna della gabbia. Così quando il gruppetto di studenti esce quasi di corsa dalla sala refettorio, dove hai cacciato la testa attraverso la fessura dei teli protettivi, ti guardano con un sorriso al tempo stesso malinconico e irridente, mentre percorrono il grande cortile coperto di erba fresca. 

Il lago Khecheopalri
Un turista di Calcutta vuole assolutamente una foto con me davanti al grande telo che cala dall'alto all'ingresso a protezione degli affreschi. Poi fa un segno di preghiera a mani giunte rivolto alle figure dei guardiani della porta. Sarà induista o forse mussulmano, ma evidentemente non si sa mai, da queste parti si tende ad essere pragmatici. Nyingma Pa, berretti rossi, la setta dominante qui in Sikkim. Addirittura il paese, secondo la leggenda è stato fondato proprio da tre monaci di questo ordine, in fuga dal Tibet, dove i berretti Gialli avevano ormai preso il potere cercando di eliminare le sette concorrenti, come ogni brava divisione religiosa prevede sotto ogni cielo. Comunque adesso, almeno nominalmente sono tutti fratelli e le divisioni sono soprattutto rituali. Comunque questa via, che fa parte di uno dei più popolari trekking della parte occidentale del paese e che porta fino al campo base del Kangchenjunga, prosegue attraverso altre valli e crinali in una serie infinita di saliscendi in mezzo ad una natura davvero selvatica. Il sito del lago Khecheopalri è nascosto in fondo ad una di queste rientranze naturali, in mezzo ad un bosco di lecci e di felci giganti anche se siamo sempre a cavallo dei duemila metri di quota. Ha la forma di un'orma e già questo lo rende particolare, ma tutto il luogo, che ha davvero un'apparenza un po' cupa e misteriosa è un crogiuolo di leggende di cui vi rimando al sito che le racconta. 

Disegni di henné
La passeggiata nella foresta necessaria a raggiungere le sue sponde è completamente ricoperta da una galleria di aste che portano le colorate bandiere di preghiera, che la fede popolare continua ad aggiungere e dai muraccioli di mani, le pietre che i pellegrini appongono le una sulle altre con incisi i sacri mantra. Qua e là ciuffi di orchidee selvatiche ornano il sentiero su cui deporre i piedi. Sulla riva un lungo pontile coperto da percorrere a piedi nudi vi darà l'impressione di arrivare in mezzo a questo specchio di acqua immobile e plumbea, non turbata da alcuna miseria umana; pare che anche le foglie che cadono dagli alberi della foresta che lo circonda, vengano miracolosamente raccolte e fatte scomparire dai cigni che ne solcano lentamente la superficie, perché nulla possa turbarne l'immobile tranquillità meditativa. Un po' più di confusione nella piazza del paesetto dove le bancarelle dei mercanti del tempio, campano comunque di tutto questo, come è giusto che sia. Una ragazza dipinge l'henné sulle mani di una futura sposa, ridono entrambe. Quanti sentimenti comuni uniscono il mondo. Acque immobili e acque che precipitano dall'alto. Cascate che cantano le loro canzoni nelle forre ai lati della strada, sirene mobili che vorrebbero fermarti, mentre vai. Per raggiungere Yuksom, la prima capitale del paese fondata dai tre famosi monaci, ci vuole ancora un bel pezzo di strada.


Una cascata lungo la strada verso Tuksom

SURVIVAL KIT
Un monaco del tempio

Pemayangtse Monastery - Sulla popolare Dzongri trek route di 46 km che porta al campo base del Kangchenjunga, a pochi chilometri da Pelling, questo grande monastero, distrutto e ricostruito dopo i devastanti terremoti del '13 e del '60, è parte di un circuito di un famoso circuito di pellegrinaggio. Bellissimi gli affreschi e la sala di preghiera, davvero imponente.  

Khecheopalri  lake. - Lago sacro sia ai Buddhisti che agli Induisti, sullo stesso circuito di pellegrinaggio. Cupo e all'apparenza solitario, appare come un luogo davvero mistico, con le foreste che calano giù dai monti fino alle rive deserte e non percorribili. Una passerella di legno consente di arrivare sulle acque a compiere le proprie devozioni o semplicemente ad osservare i pesci che si muovono lentamente nelle acque profonde. Ingresso 10 R. Bancarelle per acquisto oggetti sacri e bandiere di preghiera nel paesetto. Sembra tuttavia che l'inquinamento del lago sia in aumento con il conseguente innalzamento dell'acidità delle acque. In ogni caso il sito ha una sua aura imperdibile.

Da Pelling a Yuksom 


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Una orchidea selvatica

3 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Sì: anch'io domando chi sia il chi sta dentro la gabbia aperta
Probabile, che ognuno porti sul groppone la sua propria per il mondo

Enrico Bo ha detto...

Quale più pesante? difficile decisione se non sai di portarla. Peggio se è chiusa.

Paolo nullo Pedone ha detto...

C'è il dubbio senza l'estasi che inganna, che fa gigante e nano: bello il dire non so, non è da capire

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