martedì 17 aprile 2018

Etiopia 2 - La scelta

Itinerario di 29 gg

Dunque andiamo, è ora di partire e anche se non lasciamo propriamente gli stazzi e andiamo verso il mare e tra l'altro non è neanche settembre, cercheremo di raggiungere altri stazzi, forse più povere e lontani ancora, anche se le società agropastorali hanno da sempre le stesse caratteristiche di fondo che le accomunano. Noi invece, più prosaicamente, scivoliamo sulla pianura verso la Malpensa, uno di quegli ombelichi che raccolgono e aggregano i nuovi viandanti prima di proiettarli come una esplosione spargola ai quattro lati del mondo. Ma partiamo dall'inizio ed esaminiamo un attimo la ragione della scelta di questo viaggio di primavera, che mi ha portato verso questo sud del mondo, con una leggera deviazione rispetto alle mie tendenze consuete, abituate a sterzare ad oriente. Partiamo da quelle più statisticamente banali che vogliono l'arricchimento della collezione con la 105° bandierina da piantare sulla carta, in quel tentativo, in cui manca però ancora almeno un paese, di tracciare una linea di continuità che vada dal Mediterraneo a Città del capo, che se non è stata ancora una linea completamente tracciabile, sia quanto meno un percorso di caselle colorate da riempire come negli album dei bambini. Aggiungiamo che in un certo senso, man mano che si procede, la scelta dei paesi che rimangono da vedere diminuisce forzatamente, senza calcolare quelli temporaneamente inagibili che invece purtroppo continuano ad aumentare. 

Questa volta poi devo segnalare che non sono state estranee, oltre alle segnalazioni entusiastiche di amici, anche vecchie rimembranze di un album di figurine che avevo completato da ragazzino: Le razze umane, che oggi forse sarebbe pure una dizione politically incorrect, ma allora si diceva così e che mi era tornata tra le mani lo scorso. Infatti ai tempi, facevo la V elementare, ero rimasto affascinato da due immagini che avevo incollato con cura con un velo leggero di coccoina alla pagina: il Circasso, che raffigurava un guerriero dall'aspetto fiero con turbante e scarpe a punta in su e quella di una donna Mursi della valle dell'Omo, che esibiva il labbro deformato da un enorme piattello dipinto. Ero certo che prima o poi nella mia futura vita sarei andato in quelle terre a vedere con i miei occhi quella gente dalle acconciature così strane. Per la repubblica Karahajevo-Cerchieskaja, dovetti aspettare gli anni 90 e i miei trascorsi lavorativi nell'impero sovietico che si stava disfacendo; ma ormai laggiù, 70 anni di regime avevano cancellato i turbanti, che forse oggi si stanno malauguratamente riaffacciando e me ne dolsi, mentre ho dovuto aspettare fino ad oggi per andare a controllare se i piattelli di terracotta esistano ancora. Tuttavia la scelta di fare un giro anche se solo a vol d'uccello in questo grande paese, è stata dettata da un ampio numero di considerazioni. 

Infatti non si può non enumerare la molteplice serie di interessi che questo itinerario offre. Cominciamo dall'aspetto naturalistico, comune a molti grandi paesi dell'East Africa, con i suoi paesaggi sconfinati, i grandi laghi della Rift Valley che spacca il paese per il lungo, le sue peculiarità di flora e di fauna endemica, la variabilità degli areali, che spazia dalla depressione della Dankalia al disotto del livello del mare, ai grandi altopiani, alle montagne oltre i 4000, ai fiumi che ne scavano percorsi contorti in canon maestosi, rivelandone negli strati scoperti, la storia infinita che si perde nei milioni di anni. Abbiamo poi l'aspetto etnografico, essendo questa terra un vero e proprio crogiolo di etnie differenti, da quelle nilotiche dai tratti europoidi, a quelle più tipicamente africane, mantenendo soprattutto una vasta serie di gruppi di tribù che vivono ancora piuttosto isolate che conservano costumi ed abitudini tradizionali, molto lontane ancora dall'omologazione del nostro mondo. Bisogna poi considerare che questo è uno dei pochi paesi dell'Africa subsahariana che può vantare presenze storiche e archeologiche senza pari che abbracciano diversi millenni e che vanno dalle civiltà favolistiche di Aksum e del regno mitico della regina di Saba, alla penetrazione del cristianesimo nelle sue fasi iniziali, che ha fondato qui una delle sue ramificazioni storiche più lontane e che hanno resistito all'ondata d'urto dell'Islam, lasciandoci testimonianze architettoniche uniche.

Si passa quindi ai grandi regni medioevali, noti nella nostra letteratura fantastica come le terre del Prete Gianni, come quello di Gondar e Lalibela al nord o quelli tribali e selvatici di Konso al sud, per arrivare al moderno impero di Menelik e allo stridore d'armi e di eserciti di quando il nostro paese ha malauguratamente incrociato il loro, che allora chiamavamo Abissinia. Certo ci siamo stato solo per pochi anni, lasciando minime tracce rilevabili oggi, se non di truci massacri nella memoria delle genti e principalmente la pasta al pomodoro che si trova in tutti i ristoranti, anche se i commentatori incontrati, non so se per piaggeria al turista pagante o per verità storica, considerano di essere stati più fortunati di altri paesi nella scelta, non voluta, dei colonizzatori che il caso e i capricci della storia hanno loro assegnato. Non secondario è il fascino di poter incrociare i percorsi dei primi esploratori che risalivano queste lande sconosciute come il nostro Bottego, alla ricerca delle sorgenti del Nilo, pallino fisso dell'800. Infine, la fascinazione indicibile dell'essere questa terra la vera, unica ed innegabile culla dell'umanità, quel ventre fertile e generatore che attraverso diversi e successivi tentativi, ha evoluto rami contigui e sempre più efficienti di quel animale che, prima ergendosi sulle gambe posteriori e poi riconoscendo la possibilità di moltiplicare, oltre alla forza dei suoi arti e delle sue mascelle, anche l'uso di pietre, bastoni e quindi strumenti sempre più sofisticati, ha cominciato a camminare in ogni direzione alla conquista del mondo. 

Questo è di certo il rumore di fondo sempre presente durante tutto il viaggio, questa sensazione interna di essere in questo luogo antico dove è nato tutto, dove la piccola Lucy camminava incerta e forse ancora ingobbita, inconscia certamente, di esser capostipite lei o una delle sue sorelle di una progenie infinita che avrebbe conquistato tutto, mutando ancora continuamente aspetto e dimensioni per regalarci tracce dei suoi geni preziosi, mentre lasciava gli alberi incamminandosi sul fango tra i crateri verso terre sempre più lontane. Muoversi, migrare, cercare spazio dove vivere meglio. Ce l'hanno fatta solo i più intraprendenti trasmettendo questo impulso vincente a quelli che hanno generato dopo di loro e di loro noi conserviamo questo impulso ad andare, a muoverci, a scoprire cosa c'è dietro la collina. Non puoi non sentire questo vento in Etiopia, che spira sui vasti altopiani, tra le cime degli acrocori sparsi, soffiando tra le rocce erose dall'acqua che scende violenta segnandola terra rossa di unghiate profonde e violente, che soffia leggero sulle superfici dei laghi salati senza incresparle, quasi fossero immobili o ghiacciate, mentre invece l'aria torrida li imbalsama in simulacri di croste secolari di specchi bianchi e muti. Non puoi percorrerne le piste sconnesse senza avere continuamente dietro di te, le immagini di piccoli uomini in cammino incerto in cerca di una soluzione per diventare la specie dominante di un pianeta e poi forse inconsapevolmente o forse obbligatoriamente per distruggerlo. Un paese che fornisce dunque tanti spunti di riflessione, che cercherò di esporvi man mano che procederemo lungo questo lungo e faticoso itinerario.


SURVIVAL KIT

Diverse le soluzione per raggiungere Addis Abeba, la porta del paese. Mi sembra comunque che la soluzione migliore sia quella di utilizzare Ethyopian Airlines, che oltre ad essere una delle più efficienti linee aeree africane (e non solo), fornisce un collegamento diretto in meno di 7 ore da Malpensa a una delle tariffe inferiori del mercato. Gli aerei sono nuovissimi e comodi,conn distanze accettabili tra i sedili della classe bestiame. Inoltre prendendo il biglietto con questa compagnia, avrete i collegamenti interni a prezzi molto scontati rispetto al prezzo pieno, cosa da non sottovalutare se si prevedono spostamenti interni. Il costo del biglietto è stato di 575 euro coi consueti canali internet (inclusi i vari oneri accessori di carte di credito), con l'avvertenza di comprare di martedì, circa un mese e mezzo prima della partenza (sembra il momento migliore) e di essere flessibili sulle date.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Nessun commento:

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 108 (a seconda dei calcoli) su 250!