domenica 29 aprile 2018

Etiopia 6 - Mizan


Local Beauty

Al mercato
Mentre la strada scende verso sud ovest,si comincia a perdere quota. Dai grandi altopiani centrali che oscillano tra i 1500 e i 2000 metri, il terreno declina con una serie di colline attorno ai mille metri. Cambia il clima, improvvisamente più caldo e umido e intorno a noi aumentano il verde e gli alberi, in una natura improvvisamente più rigogliosa e "africana", accomunata col precedente territorio soltanto dal colore rosso della terra e dal fango al limite della strada, segno inequivocabile che sta cominciando la stagione delle piogge, che ha il risultato inevitabile di rendere quasi impraticabile la maggior parte delle strade di tutta l'area, isolandone spesso per giorni o settimane, i villaggi dispersi appena pochi chilometri dalle strade principali. Continuamente tocchi con mano che questa è una terra difficile sotto molti aspetti, climatologia, altitudine, collegamenti, rifornimenti e molto altro. Qui le case "moderne" sono più rare e prevalgono villaggi antichi con le capanne di paglia rotonde, raggrumate a gruppetti attorno a cortiletti delimitati da rovi spinosi successivi, dove ricoverare la sera, il bestiame al pascolo. Tuttavia anche in queste lande che forse un tempo erano assolutamente desolate e spopolate, puoi vedere una densità abitativa notevole. 

Canna da zucchero
Bisogna sempre ricordare la vitalità di questo continente disgraziato, che nonostante guerre, carestie ed emergenze sanitarie che lo hanno decimato, ha comunque più che quintuplicato i suoi abitanti in meno di un secolo. L'Etiopia, uno dei paesi più poveri del mondo, ha felicemente superato oggi i 100.000.000 di abitanti, con una progressione che appare inarrestabile e che di certo solo un vero e tangibile miglioramento delle condizioni socioeconomiche, potrà limitare e ridurre. Il segno chiaro sono i numerosissimi gruppi di bambini di ogni età che si muovono sparsi lungo le strade ed i sentieri in vicinanza dei villaggi e dei centri più grandi. E' quasi metà giornata e nelle scuole di ogni ordine e grado, quasi tutte poste appena fuori dai centri, c'è il cambio di turno, imposto proprio dal sovraffollamento. Una istruzione di base teoricamente fornita a tutti, anche se le scuole vere quelle che ti promettono l'ascensore sociale, sono per la maggior parte private e a pagamento. Tuttavia bisogna rilevare che l'istruzione nelle università statali viene garantita anche ai non abbienti e nei vari campus, agli studenti vengono forniti vitto, alloggio e libri gratuitamente, sotto forma di prestito che verrà prelevato dagli stipendi dei futuri sei anni. 

Mizan Teferi
Un altro aspetto che noti visivamente nell'attraversamento dei centri abitati è l'appartenenza religiosa degli abitanti costituita dagli abiti delle donne. La maggioranza cristiano ortodossa porta larghi scialli bianchi, mentre le mussulmane, penetrate nel paese in tempi recenti sono spesso velate quando non portano addirittura un niqab nero che scopre solo gli occhi, qualcuna addirittura esibisce i guantini. Piccole moschee sorgono accanto alle grandi chiese della tradizione e mi viene assicurato che per il momento non ci sono attriti evidenti. Di tanto in tanto, ed è capitato più volte durante il viaggio, incontri immense processioni di persone completamente coperte di bianco che attraversano un paese dirigendosi verso un punto imprecisato della campagna. Si tratta di funerali, tanto più affollati quanto maggiore era l'importanza sociale del morto. Tutti seguono in silenzio la bara portata a spalle. Anche al ritorno, la processione si disperde molto lentamente come se la comunità volesse rimane ancora un poco stretta nel ricordo di chi l'ha lasciata. Raggiungiamo abbastanza velocemente la cittadina di Mizan Teferi, disposta lungo tre o quattro vie principali sterrate su un costone che domina una valle successiva. Si tratta soltanto di 220 chilometri e anche se la strada è tutta un buco si arriva per l'ora di pranzo. 

Il ristorante dell'alberghetto è chiaramente il ritrovo dei benestanti locali, gruppi di amici e amiche e coppiette in cui l'accompagnatore cerca di fare colpo sulla ragazza, adeguatamente truccata per la festa, ed è affollatissimo a tutte le ore. Qui viene servito di tutto, anche diversi tipi di carne bovina e di pollo, nonostante siamo in periodo di Quaresima, che impone il veganesimo diffuso e diversi giorni di digiuno in particolare al venerdi. Certo non è un obbligo, ma in generale nei ristoranti trovate solo injera fir fir, la crepe di cui già vi ho detto con una mestolata di wat, uno stufato vegetale di legumi vari e lenticchie con diversi gradi di speziatura. Qui invece è disponibile anche il tibbs, frammenti sminuzzati di carne bovina, per la verità molto coriacea, serviti su un piccolo braciere sfrigolante. Ad un tavolo vicino un dongiovanni ammiccante fa il cascamorto con una fata dall'acconciatura complessa che si ritrae con sorrisi complici, mentre ordina un cocktail dall'apparenza mefitica, costituito da una bottiglia divino dolce, una birra e una Coca, mescolati con cura dal cameriere complice, dentro una caraffa di plastica che poi la coppia si scola golosamente. Pare che qui sia la bevanda di tendenza. Un giro al mercato consente la misura della povertà assoluta delle merci disponibili. 

Mercato dei vestiti
Una sosta alla locale Telecom per fornirsi di una Sim etiope, fornisce una ottima occasione per misurare il funzionamento della macchina burocratico amministrativa. Intanto devi subito prevaricare una lunghissima coda di gente in religiosa attesa di ottenere udienza dagli impiegati e dai vari addetti, ma in quanto faranji, sembra che si abbia una prelazione indiscussa e pure attraverso step successivi, riesci ad accedere all'ufficio che dispensa i bramati contatti con la rete. Il costo è minimo, 30 birr, un euro, ma la pratica di registrazione con passaporto e la serie di incombenze richieste necessitano un certo tempo e diversi passaggi. Naturalmente non sono dotati della Sim della corretta dimensione per il mio cellulare, ma niente paura, in questi paesi tutto nella pratica si risolve. Infatti appena fuori, un baracchino del mercato, al servizio dell'utente che vende anche i cartoncini con i PIN per ottenere traffico (un altro euro), dispone di una apposita fustella su cui tranciare la Minisim per trasformarla in Microsim e renderla utilizzabile nel mio apparecchio. Naturalmente poi il tutto non funziona affatto e non si riesce in alcun modo né a telefonare, né a collegarsi. Poco male, tutto viene preso con naturalità. Potrebbe essere la rete che non funziona, o il mio apparecchio, o la Sim stessa naturalmente, si vedrà nei prossimi giorni, no problem. Intanto Lalo va a comprare i materassi che ci serviranno nei prossimi giorni, quando anche l'alberghetto che al momento sembra così basico, scomparirà del tutto.



SURVIVAL KIT

Al lavoro
Salayish Hotel - Mizan - Pare sia l'unico hotel accettabile, comunque discreto per una cittadina che non dispone di strade asfaltate. La parte migliore è il bel giardino del ristorante (piatti principali attorno ai 150 birr), dove potrete mangiare, avere la colazione e bere una bibita osservando i clienti che vogliono stare nel luogo evidentemente più trendy della zona. Le nostre camere al primo piano (attorno ai 300 birr) che davano sul cortile erano molto piccole e con molti malfunzionamenti di luce ed acqua, caratteristica però comune a tutti gli alberghi del paese. Dotazioni basiche e wifi solo teorico. Spesso va via la corrente. Comunque non lamentatevi che troverete di molto peggio.

Gimma -Tizan - 220 km

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