lunedì 29 giugno 2026

Pam 10 - Verso Istaravshan

Natrix tassellata - Tajikistan - giugno 2026

 

LA fortezza Mug Teppe
E' arrivato il momento di lasciare Khujand, per proseguire nella verdissima valle di Fergana che scende a sud ovest, proseguendo lungo la frontiera uzbeka, verso la città di Istaravshan, nome dato dal nuovo regime alla antica Uroteppe (o Ura-Tyube). Questa per la verità era una zona stepposa e inadatta all'agricoltura, ma dopo i grandi lavori del regime sovietico, che intendevano addirittura deviare il corso dei fiumi, si è trasformata in una zona irrigua diventata ben coltivabile a cotone, frutteti e addirittura a risaia. Infatti si vedono file di donne nei campi che stanno sarchiando il cotone e qui sembra che proprio per quanto riguarda il cotone, ci siano ancora problemi con la manodopera, problemi analoghi a quanto accadeva, perlomeno così si dice, nel vicino Uzbekistan, quando, a quanto sembra, ci sono ancora schiere di studenti costretti alla lavorazione dei campi ed alla raccolta del cotone per quasi un semestre ogni anno e senza alcuna retribuzione. Ma non ho dati precisi in merito per potervi essere più preciso. Intanto ci fermiamo lungo la strada, ci sono dei ragazzi infatti che offrono qualcosa, tenendola seminascosta nelle tasche in misteriosi sacchettini. Quando ci fermiamo e scendiamo dall'auto, si avvicinano con aria complice e poi aprono i sacchetti, mostrando la merce. Si tratta niente di meno che di serpentelli di piccolissime dimensioni, non più di una ventina di centimetri di lunghezza e più sottili di un mignolo, che si agitano all'impazzata cercando di sfuggire in qualche modo, adesso che sono stati estratti e si sentono quasi liberi e quindi autorizzati a cercare una via di fuga. 


Moschea Kok Gumbaz
Ma i ragazzi, che sono dei veri e propri cacciatori di serpenti, li trattengono in qualche modo ricacciandoli poi all'oscuro dei sacchetti. Si tratta di minuscoli rettili delle risaie, non velenosi, probabilmente si tratta di Natrix tessellata, una sorta di orbettini in miniatura o bisce tassellate, che sembrerebbero, a dire dei venditori, fornire una cura assolutamente magnifica per il mal di gola ed altre malattie polmonari. Non ho indagato più oltre sulla modalità di assunzione e su quali parti dell'animale vengano utilizzate alla bisogna, ma come sapete la vicina Cina è maestra in questo tipo di cure e quindi certamente ci sarà un apposito bugiardino fornito a corredo per la posologia. Purtroppo non essendo interessati più di tanto, appagata la curiosità iniziale, lasciamo i ragazzi a cercare altri clienti, continuando a fermare le macchine di passaggio e riprendiamo la strada, resi tranquilli del fatto che le nostre gole sono in ottima salute, almeno per il momento. Dopo poco arriviamo in città e andiamo subito verso la collina da cui la città stessa prendeva il nome, dove sorge la fortezza di Mug Teppe e che la domina dall'alto. Il luogo è molto antico, ha festeggiato da poco i 2500 anni dalla fondazione, ma probabilmente l'insediamento è molto più antico. Qui la fortezza sogdiana, che si contende con Khujand la possibilità di essere la famosa Ciropoli dell'antichità, era già presente con la sua cinta di mura e fu presa d'assalto e conquistata nel 329 a.C. da Alessandro, diventando poi punto focale della futura via carovaniera fino al XIII secolo, quando fu rasa al suolo da Gengis Khan, che non la perdonava a nessuno. 

Comunque questo era certamente un sito archeologico di grande importanza, studiato con grande cura durante tutto il XX secolo dagli archeologi sovietici, ma come si sa, nessuna buona cosa rimane impunita e nel 2002 in occasione  dei festeggiamenti per i 2500 anni dalla fondazione, si pensò bene di costruire ex-novo il grande portale oggi visibile e quindi l'intero sito fu circondato da un alto e nuovissimo muraglione. Dopodiché si pensò di fare cosa buona per lo sviluppo locale con l'intervenire all'interno con le ruspe spianando il tutto e costruendo una sorta di Colosseo bianco circondato da un bel giardino. Ovviamente la maggior parte delle vestigia archeologiche sono andate spianate dai bulldozer e irrimediabilmente distrutte, salvo un piccolo tempietto zoroastriano e poco altro. Pare che gli archeologi ed i professori che avevano partecipato agli scavi nei decenni precedenti, dove si procedeva con spatola e scopetta, quando hanno visto le ruspe all'opera si siano messi a piangere, ma che non abbiano suscitato molta comprensione, si sa, di fronte al progresso... Il panorama sulla città è comunque esaustivo ed all'interno di un piccolo museo, si può vedere qualche oggetto superstite dello scempio ed un po' di foto di quanto c'era prima. A questo punto, messe da parte le considerazioni troppo critiche, non ci resta che scendere verso l'antico cento cittadino, Shahri Khona, che invece è ancora piuttosto ben conservato, con una serie di viuzze strettissime con case antiche costruite con mattoni crudi, di fango mescolato a paglia, un vero e proprio labirinto di costruzioni che si estende a partire dall'arteria principale di via Lenin, tra le quali puoi intravedere portali di vecchie moschee, mentre le case sono costeggiate dai fossati delle fogne ancora a cielo aperto. 

Il custode
Passiamo quindi da un quartiere dove si nota un certo assembramento di uomini tutti vestiti in modo simile, con lunghi abiti scuri ed il consueto cappellino cilindrico colorato in testa. Si tratta di un funerale, al quale di norma partecipano solo gli uomini, con appunto, quell'abito da cerimonia e che vanno dapprima a radunarsi presso la casa del defunto per poi accompagnarlo fino al cimitero per la sepoltura. Noi invece arriviamo su una piazzetta da cui si accede alla moschea e la relativa madrasa di Kok Gumbaz (la cupola blu) in stile timuride, un edificio storico del XV secolo, eretta dal figlio di Ulug Beg, il conservatore che ce l'aveva col padre, al contrario grande modernizzatore, al punto da buttarlo giù dall'osservatorio famoso da lui costruito a Samarcanda. L'edificio è ricoperto di belle piastrelle turchesi ed era stato chiuso durante il periodo sovietico e trasformato in magazzino, come è accaduto del resto a tanti edifici religiosi. Oggi si pensa ad un restauro conservativo e l'edificio sarebbe chiuso. Ma il nostro Jamshed si rivolge ad una casa vicina, mentre noi aspettiamo sotto l'ombra di un gelso gigantesco che domina la piazzetta davanti all'ingresso. Subito vengono un signore anziano con la moglie che ci aprono il portone invitandoci ad entrare, facendoci anche un sacco di feste. Così mentre noi giriamo un po' all'interno osservando le vecchie strutture e i malandati affreschi dei soffitti, corrono in casa per portarci un gran piatto di dolcissime more appena raccolte. 

I nipoti
I nipoti, carinissimi, provvedono alla distribuzione. Siamo all'ombra dell'albero secolare chiacchierando, mangiamo more nere e sporcandoci le mani, come quando ero bambino, lungo i vialetti di Valle San Bartolomeo, mentre la signora ci racconta in una lingua che non comprendiamo, quanti nipoti ha, i loro nomi e le loro età. Ma come è bello girare per il mondo ed avere la sensazione di essere nel cortile di casa! Il vecchio che poi ha 65 anni, come ci tiene a farmi sapere, ci saluta quasi commosso e contento della nostra visita, dischiudendo una grande arcata di denti d'oro che brillano al sole, così come le maioliche azzurre della cupola. Ci sarebbero molte altre cose da vedere in questo antico centro storico, dal complesso dei mausolei di Sari Mazar, uno dei quali era detto la Casa dei demoni, così chiamato dai sovietici, per dissuadere i bambini dal giocarci, con un parco nel quale ci sono alberi, si dice, di 800 anni, fino alla moschea di Hazrat-i Shoh con mirabili soffitti dipinti e quella delle quattro cupole (Chahor Gumbaz). Insomma la città meriterebbe una sosta più lunga anche se di solito viene saltata dai normali circuiti turistici sempre governati dalla fretta. Il problema che questi monumenti sono generalmente chiusi proprio a causa del loro stato piuttosto precario in attesa dei necessari restauri. Ma adesso noi dobbiamo andare verso la maggiore attrazione cittadina, il Gran bazar, dove si possono trovare all'opera i migliori artigiani della città, gli stessi pronipoti di quelli che in passato l'avevano resa famosa lungo tutta la Via della seta.



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