 |
| Kasri Qala - Cittadella - Khujand - Tajikistan - maggio 2026 |
 |
| Pavimenti di legno |
Ma all'interno della cittadella rimane ancora da vedere un'opera memorabile, terminata solo due anni fa e costruita evidentemente con il fasto necessario a magnificare proprio il lavoro di questi artigiani di cui vi ho detto. La forma del sontuoso palazzo che potremmo definire un museo che esalta la cultura del paese, è quella classica della grande costruzione sormontata da cupole costolate e ricoperte di piastrellatura blu che racchiude una serie di saloni consecutivi volti a mostrare la magnificenza e l'abilità costruttiva degli artigiani locali. Si entra solo con apposite sovrascarpe per impedire di rovinare i pavimenti che sono una serie straordinaria di intarsi di legni pregiati (di 18 essenze diverse) che disegnano una serie mirabile di fregi e arabeschi. Questi continuano sulle pareti e nei soffitti decoratissimi. Tutto l'ambiente è intriso dai profumi di questi legni odorosi. Gli oggetti esposti sono pochi, statue dei personaggi che hanno segnato la cultura, la letteratura e la scienza del Tajikistan e altri cimeli encomiastici del regime, tuttavia la visione di insieme è assolutamente stupefacente. Usciamo quasi storditi da questa profusione di materiali e di abilità tecniche profuse nell'opera. Anche l'esterno è circondato da bei giardini e fontane, come se volesse essere chiara l'intenzione di mostrare una facciata di bellezza e di capacità artistica al di là di ogni dubbio. Intanto comincia a fare caldo, non ci dimentichiamo che qui la quota è ancora bassa, siamo sugli 800 metri ed è ormai l'inizio dell'estate.
 |
| Ismoil Somoni |
Arriviamo dunque al monumento centrale per la città, quello dedicato all'eroe nazionale, quell'Ismail Somoni (o Samani a seconda della pronuncia) detto il padre della nazione tajika, l'emiro della dinastia samanide che unificò nel X secolo la nazione, creando uno stato potente e florido, anche se il mausoleo dei Samanidi si trova in effetti a Bukhara che allora faceva parte del regno. Il personaggio è ricordato anche nella moneta nazionale che porta il suo nome e anche la più alta montagna del paese di 7495 metri, si chiama ora picco Samani, denominazione che ha ormai sostituito il sorpassato Picco del Comunismo. Sic transit gloria mundi! Sotto il suo potere, si formò anche il substrato culturale che iniziò la vera rinascita del paese, a partire dall'ufficializzazione della lingua neo-persiana (il dari-tajiko) e della corte in cui vivevano personaggi come Avicenna, padre della medicina moderna, il matematico al-Biruni ed il capostipite della letteratura persiana, il grandissimo poeta Rudaki. La statua si presenta su una elevazione naturale, circondata da una serie di mosaici che raccontano tutta la storia del paese dagli albori, ad Alessandro, fino ai giorni nostri, attraverso naturalmente il periodo sovietico. Non manca, e questa è davvero una bella sorpresa, la raffigurazione della lupa capitolina che allatta Romolo e Remo, ma di questa stranezza e delle sue implicazioni storiche, che sono uno straordinario esempio delle commistioni culturali che si sono alternate lungo questa Via, vi parlerò più avanti, quando raggiungeremo la zona specifica, per ora pazientate, perché la storia è davvero interessante.
 |
| Lenin |
Rimaniamo invece per adesso a questa statua che magnifica il nazionalismo del Tajikistan che, guarda caso, ha preso il posto della famosa statua di Lenin, che prima faceva bella mostra di sé proprio qui e che adesso è stata spostata, quasi occultata in un parco periferico, ancora in via di rifacimento. Infatti proseguiamo fino ad arrivare in questa zona, dove seminascosta tra gli alberi, in mezzo a grandi lavori e montagne di terra che serviranno a formare nuove aiuole e viali di alberi ancora da piantumare, riesci un po' a fatica, a trovare la famosa statua, nella solita posa magniloquente con il braccio alzato ed il mento propositivo. La statua in alluminio, che si dice essere stata la più grande dell'Asia intera, è stata tagliata in pezzi per essere poi rimessa insieme incluso la relativa aggiunta di colossale falce e martello, di cui ormai si vedono pochi esemplari in giro ed è stata rimessa insieme qui, saldandone ben visibilmente le parti, non è chiaro se con un intento artistico o per spregio. Teniamo comunque conto che il periodo storico non è poi giudicato così male da queste parti, come già ho avuto occasione di sottolineare, anzi viene generalmente celebrato come quello in cui le produzioni agricole erano al massimo di tutti i tempi e l'ascensore sociale funzionava molto bene, mentre al momento, benché il paese sia in forte crescita economica, moltissimi giovani devono andare all'estero, spiccatamente proprio in Russia o in Cina per avere opportunità di crescita.
 |
| Al lago |
Comunque sia, proprio vicino al nostro profeta del passato, sta crescendo un nuovo monumento di dimensioni molto più consistenti, di cui evidentemente si reputa corretto evidenziare l'importanza, che encomia la partecipazione delle maestranze tajike che furono convocate nell'operazione Cernobyl, dove in molti furono chiamati a sacrificarsi per la risoluzione del disastro ecologico ambientale, anche se in realtà pare che l'utilizzo di costoro fu soprattutto volto all'opera di interpretariato, visto da un lato la babele di linguaggi che si ebbe, essendo convenuti ad aiutare, genti da tutte le parti dell'URSS e essendo ben nota la predisposizione linguistica dei Tajiki in tutte le lingue centroasiatiche. A questo punto, dopo esserci impegnati un poco a trovare l'uscita dal parco in costruzione, ci spostiamo fuori città per vedere una delle più importanti realizzazioni tecniche del paese, la grande diga sul Syr Daria, che ha formato il lago artificiale, detto il Mare del Tajikistan e con buona ragione visto che il bacino lungo la valle di Fergana ha una lunghezza di 60 km e una larghezza di 20 Km e oltre ad essere una delle fonti energetiche più importanti per il paese, ha anche decise funzioni idriche per l'agricoltura, essendo diventato anche un punto di sfogo per le attività turistiche e di svago per gli abitanti dei dintorni. Questo è detto anche il bacino di Qairoqqun e dista solamente una ventina di chilometri dal centro cittadino.
Percorriamo il lungo ponte che sfila lungo la sommità della diga, facciamola foto di rito davanti alla scritta I love Tajikistan, e poi giriamo un po' nei boschi circostanti che in effetti hanno formato un polmone verde che per un paese arido e fatto soprattutto di montagne scabre e solitarie, appare come un'oasi che raccoglie sempre maggiormente gli interessi di svago della popolazione. Sulle rive del bacino infatti sono sorti una serie di Sanatorj, le classiche istituzioni sovietiche di vacanza che sorgevano principalmente in aree di ferie, dove avevano diritto di andare in particolare i lavoratori meritevoli a trascorrere meritati periodi di riposo. Ricordo l'amico Eugenio che ripensava con particolare nostalgia ai momenti n cui era potuto andare a Kislovodsk, lo stabilimento termale degli zar, a "passare" le acque, nel Caucaso. I Russi hanno sempre avuto una particolare predilezione per le cure termali e "riposare" (la parola russa usata per fare le ferie) in questi luoghi era considerato il massimo e come è giusto avevano passato questa predilezione anche agli abitanti degli stati satelliti. Sta di fatto che anche qui ci sono i famosi Sanatorj, oggi trasformati in alberghi di semilusso, vicino al bacino dove si sono sviluppate una sorta di stazioni balneari con giochi d'acqua, piscine, zone di pesca e localini di ogni genere in cui mangiare trote e altra fauna ittica pescata nel lago.
 |
| La cupola del Kasri Qala |
Di stranieri non se ne vedono e noi siamo quindi subito oggetto di attenzioni da parte dei gitanti del week end. Veniamo prima invitati a entrare in uno stabilimento balneare, poi una famigliola che accompagna il padre in carrozzella fino a bagnarsi, vuole sapere di noi e delle nostre motivazioni a vistare il paese e immediatamente rimedieremmo un altro invito a cena a casa loro, da cui è difficile sciogliersi. Qui la gente è incredibilmente gentile ed è davvero un piacere fermarsi a chiacchierare con tutti quelli che incontri e che ti attaccano bottone. Alla fine il sole comincia a calare e rientriamo in città dove finiamo al Mevlana restaurant, uno dei più titolati della città, dove facciamo il nostro incontro con gli shashlik, un altro dei piatti fondamentali della cucina turca e del centro Asia tutta. Si tratta di robusti spiedini della lunghezza di una trentina di centimetri che inanellano bei tocchetti di carne nelle più diverse declinazioni, bovina, pollo, montone, misti, tritata o intera e perché no anche alternata a prodotti vegetali che di norma si vedono nella apposita parte del locale mentre sfrigolano incessantemente su una enorme griglia. Non c'è dubbio che questo sia uno dei piatti principe e che alla fine soddisfano sempre nella loro grassa e succulenta semplicità. Quello che stupisce è che quelli bovini che per loro natura e cottura, potreste immaginare piuttosto coriacei, siano invece sorprendentemente teneri e delicati, oltre che saporiti e gustosissimi, forse anche perché spesso i pezzi di carne vengino o lardellati di grassi dello stesso animale (denominati Napoleon) o alternati a blocchetti di carne più grassa (parti di coda del montone che qui ha una escrescenza pronunciata di lardo sottocutaneo) assolutamente deliziosa al gusto. Insomma diciamo che non potrete fare a meno di andare a dormire soddisfatti dell'esperienza.
 |
| Una porta lignea |
 |
| Il bacino |
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Nessun commento:
Posta un commento