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venerdì 1 ottobre 2010

Con la mamma non si scherza.

Non è detto che col passare degli anni le teste cambino. Dunque i tarli della mente rimangono duraturi anche quando i ragazzini bulli diventano appunto stimati professionisti, pronti a far capolino quando meno te l'aspetti, anche se contenuti dall'esperienza e da quel barlume di ragione che prende nel tempo il sopravvento, anche se resi magari più barocchi dalla malizia aggiunta con l'età. Dunque, uno del gruppo le cui prodezze ho raccontato nei giorni scorsi, era ormai cresciuto e, messa su famiglia, già con figli grandi, non faceva (quasi mai) sospettare la sua natura burlona . Un giorno, appena ritirata la nuova auto, aveva avuto l'incarico di andare a prendere la madre che viveva sola, per condurla nella casa in campagna per il consueto pranzo domenicale. Parcheggiata la macchina, mentre era sotto il portone in attesa, arriva il figlio in moto e, poichè doveva fare una commissione lì vicino, la lascia anche lui sotto casa.
Scende l'anziana donna, carica di pacchi e borse, presumibilmente contenenti il dolce della domenica da maneggiare con cura ed ecco che scatta la molla perversa. Si dice in Amici miei: - Cos'è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione. Proprio così, mentre la signora traballando cerca aiuto dal figlio, quello tira fuori un inaspettato:- Sono venuto a prenderti in moto-. Apriti cielo. Immaginate la sequela di impossibilità tirate fuori dalla signora, tra l'altro di piglio deciso, nonostante l'età. Io in moto non ci salgo, e poi ho tutti 'sti pacchi, ma non è possibile, se non c'è una macchina io non vengo, procurati una macchina se no me ne torno a casa mia! Dopo aver negato ulteriormente la possibilità di avere a disposizione un auto, il furfante, presa per un braccio la povera mamma sentenziò con fare complice: - Se proprio mi costringi, ne rubiamo una, guarda, questa l'han lasciata aperta e con le chiavi sopra! - Detto fatto aprì lo sportello della sua nuova vettura e la spinse dentro spinse con decisione e prima che la donna si riavesse dalla sorpresa, partì a tutta velocità per le vie del paese. - Stai bassa, le gridò. che se no ci riconoscono e controlla se ci seguono e non lasciare impronte - aggiunse mentre superavano la volante dei Carabinieri ferma davanti alla caserma.
La poveretta cominciò a dare in escandescenze gridando - Ma fermati, mi vuoi fare andare in galera, pazienza tu che sei un disgraziato, ma io sono una persona per bene!- La serie enumerata di disgrazie passate e future, portate da quel figlio degenere, proseguirono fino all'arrivo con derapata e stridor di gomme nel cortile di casa, dove la moglie del birbo aspettava, cogliendo le petunie dal giardino prima di mettere in tavola e che fu subito assalita da: - Tuo marito è un disgraziato, ha rubato una macchina per tornare a casa, ci hanno visto i Carabinieri.- Lui scese con calma e calò il carico da 11 rivolgendosi con calma alla moglie: - Dopo pranzo portala nel bosco e bruciala, che lei ha toccato dappertutto.- La moglie che conosceva il suo pollo, alzò una mano in segno di fastidio. Le spiegazioni successive resero il tiramisù più digeribile.
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mercoledì 29 settembre 2010

Bulli e pupe.

Allora, come promesso, seconda puntata sul bullismo d'altri tempi, più tenero però, direi. I due odierni valenti e stimatissimi, oltre che bravi professionisti, erano due ragazzotti di belle speranze che ancora non sapevano cosa la vita avrebbe loro riservato. Il terzo amico, anche lui giovane e bello, alle prese con i più tradizionali problemi adolescenziali, aveva un sommo desiderio, quello di possedere il suo primo paio di jeans. A quei tempi, come ricorderanno di certo i miei coetanei, avere un capo di vestiario con una specifica marca, diciamo una griffe, era cosa assolutamente sconosciuta ed anomala, ma i jeans rappresentavano un oggetto ancora poco comune e desideratissimo dai ragazzi che lo vedevano come un simbolo libertario presessantottesco.

Il mito assoluto era costituito dai Levi's, vietati ai più anche come semplice desiderio; un sogno che rimaneva nelle periferie del cervello senza avere il coraggio di emergere nella sfera cosciente. Come ovvio era soprattutto una questione di costi, anche perchè i budget familiari dedicati a questa tipologia di spese erano limitatissimi ed anche le famiglie abbienti, li consideravano sfizi da non incoraggiare. Questo, tanto per sottolineare che i desideri dei ragazzi sono sempre stati uguali nella sostanza, cambia solo l'entità dei valori commerciali dovuta alla differente capacità di spesa. Il desiderio di possesso, di cose materiali, la prevalenza dell'avere sull'essere, è forse insito nella nostra povera specie animale, una delle tante spiegazioni del nostro successo evolutivo.

Ma torniamo al nostro amico, che, non si sa come e perchè, forse in seguito a qualche meritorio successo scolastico, un bel giorno viene premiato dalla famiglia con l'inatteso acquisto. Eccoli lì, i famosi Levi's che occhieggiano dal pacchetto regalo consegnato allo stupito e raggiante fanciullo, che lo scartoccia frenetico sotto gli occhi amorosi della genitrice, per una volta meno severa. Immediatamente calzati e fatto il risvolto (sì, orrore, allora ai jeans in Italia si faceva un orrendo risvolto) ecco il nostro piccolo eroe che, tronfio, corre ad esibire agli amici il suo trofeo, la sua patente di esclusività. Essendo quello il periodo estivo, la compagnia villeggiava (vi piace questo termine desueto eh?) in montagna ed i due bricconi attendevano il beneficiato dalla sorte come di solito, vicino al torrente, teatro dei ritrovi della compagnia. Il nostro galletto, esibisce il pantalone con noncuranza, ma senza mancare di sottolinearne l'esclusivo possesso e la sua appartenenza ormai conclamata al gruppo dei giovani alla moda.

I due si scambiarono un'occhiata furtiva, poi senza neanche bisogno di accordi, (cosa vuol dire l'intesa tra i grandi amici!), lo squadrarono con occhio critico, manifestando subito dubbi di opportunità di natura tecnica e psicologica. Il jeans appariva troppo nuovo, quasi come fosse appena uscito dal negozio, non aveva quell'aspetto vissuto che avrebbe dato all'insieme, uomo/pantalone quell'aria matura e dannata che tanto sembrava attirare le ragazze, inumidendone immancabilmente l'occhio (altro oggetto misterioso dell'epoca, ma su cui non voglio fare approfondimento oggi). Doveva avere un aspetto leggermente consunto, come se, essendo normale materiale d'uso quotidiano, facesse parte appieno della vita psicologica del personaggio, giovane moderno e dannato, roso da battaglie interiori, e parte integrante di quei ragazzi dall'occhio triste e affascinate che aveva in James Dean in Gioventù bruciata. Il giovane in questione, che aveva totale fiducia nei due furfanti, più vecchi e scafati, comprese che c'era del vero nelle loro affermazioni e subito si dispose ad aderire ai consigli che gli giungevano dall'esperienza. Bisognava dare una "consumata" artificiale ai pantaloni per renderli più "giusti". A tale scopo fu subito individuato per la bisogna un grande masso di roccia ruvida e grossolana al lato del torrente su cui, appoggiate le mani, il nostro cominciò a sfregare ritmicamente e con forza il suo lato B. Di tanto in tanto, non potendo egli stesso controllare lo stato dell'arte, mostrava il lavoro agli amici che, perfidi, continuavano a incitarlo: "Ancora, ancora, così non è sufficiente".

In capo ad una mezz'oretta, in corrispondenza delle magre chiappe (allora i ragazzi erano tutti magri, tranne me naturalmente) si erano formati due buchi clamorosi, che si palesarono, al tocco delle sue mani prima e subito dopo esserseli precipitosamente tolti, anche ai suoi occhi inorriditi, solo quando ormai erano due spaventosi crateri non più recuperabili in alcun modo. Tralascio il seguito della vicenda all'arrivo a casa, ma ancora oggi quando ce la raccontiamo tra di noi e capita immancabilmente quando, amici come allora, ci si ritrova, un velo di allegra malinconia ci prende tutti, moderando automaticamente le sghignazzate. E' la gioventù perduta che i bulli e le pupe di allora, come natura chiede, ingiustamente rimpiangono. Magari domani ve ne racconto un'altra.


Errata Corrige.
I diretti interessati, mi hanno immediatamente contattato per sottolineare lo svarione. Preso da furia letteraria, tra l'altro discordante con i tempi, ho confuso i Levi's di cui allora (primi anni'60) non conoscevamo forse neanche l'esistenza, con i mitici ed autarchici Roy Rogers, italica risposta al fashion d'oltreoceano di quando eravamo noi i cinesi.

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martedì 28 settembre 2010

Bullismo d'altri tempi.

Che tristezza sentire anziani accidiosi e accigliati che sentenziano sulla gioventù. E' la solita sagra delle frasi fatte, mancanza di valori, menti deboli e ottuse, morte della cultura e degli interessi dei bamboccioni che vivono alle spalle di genitori e nonni, il tutto esasperato dal bullismo che finisce su Youtube, per finire con il classico -Ma dove andremo a finire con giovani di questa fatta.- Tanto lo diceva già quel babbione di Plinio il Vecchio duemila anni fa e il mondo è andato avanto ugualmente benissimo come sempre. Il fatto è che oggi c'è Youtube e sappiamo subito tutti di qualche bella impresa anche se è stata fatta a centinaia di chilomeri di distanza e giù tutti a pontificare sul balconing o sul parcour, dimenticandoci quello che si faceva allo stesso modo o peggio quando si era giovani.
Allora si sapeva solo nel quartiere e il tempo ha colorato di rosa e di nostalgia quelle imprese lontane. A questo argomento mi ha richiamato quanto scrive qui il bravo Monty, quando parla degli scherzi dei ragazzi di un tempo. Tanto per rinfrescare le memorie ve ne racconterò due di queste imprese, occorse a miei cari amici, oggi stimatissimi e seri professionisti. Uno di questi stava in collegio, luogo tipico e specialmente deputato agli episodi di nonnismo, che all'inizio di ogni nuovo anno sottoponeva con altri biechi amici, i nuovi arrivati ad ogni genere di vessazione. Uno di questi, la classica vittima dei bulli, fu sottoposto a varie prove di sottomissione, ma fu soprattutto l'ultima che delinea bene il punto a cui arriva la testa dei ragazzi di tutte le epoche. Il luogo dei processi era una una stanza appartata del terzo piano, dove al termine delle vessazioni, il malcapitato venne condannato al "volo finale", pena massima consentita da quel tribunale.
Robuste braccia lo acchiapparono, e benchè chiedesse a gran voce mercede, non fu usata pietà, fu spalancata la finestra e il disgraziato urlante fu scagliato fuori. Voi direte che è criminale lanciare uno dal terzo piano, oltretutto in un' epoca in cui non c'era un telefonino a registrare l'impresa, che così non è arrivata ai posteri se non nel racconto compiaciuto dei protagonisti. Beh, a tutto c'è una spiegazione, infatti l'edificio del collegio era in realtà costruito su una scarpata collinare, per cui la facciata aveva tre piani, mentre le stanze del terzo piano che davano sul retro erano in realtà a piano terra, quindi, soltanto un metro o poco più separavano il davanzale della finestra dal morbido praticello su cui atterrò senza danni il poveraccio, tra le sguaiate risatacce del gruppo di bulli d'antan. Altro che balconing. Domani racconterò l'altro caso.

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