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giovedì 12 gennaio 2023

Lamenti e serpenti

dal web


 La gente è portata al lamento purchessia, è nella natura piagnosa dell'uomo, che ci volete fare, siamo stati progettati così. In generale se un europeo si lamenta già vuol dire che ha capito poco di come gira il mondo e non si rende conto di essere nato in un luogo dove, con tutti i suoi difetti e le sue mancanza, c'è un minimo di attenzione al sociale in generale e questo per la prima volta nella storia, tra l'altro. Certo non voglio dire che non ci sia tantissimo da migliorare, ma, suvvia, a volte lamentarsi è un delitto. Questa mattina ad esempio, avevo la prenotazione zero coda, per andare a fare gli esami del sangue, alle 9:51 precise. Arrivo leggermente trafelato in quanto non avevo trovato parcheggio vicino e temevo di essere arrivato in ritardo, fatto sta, che apro la porta alle 9:50, mi misuro debitamente la febbre, calzo la mascherina di ordinanza FFP2 e mentre cerco  una sedia per tirare il fiato, già chiamano il mio numero. Accidenti vado allo sportello, mi fanno il foglio, pago seduta stante col bancomat e mentre ricerco la sedia, già mi chiamano al prelievo, entro, snudo il braccio, una dolcissima biondina me lo trapassa ed ecco che, dopo essermi doverosamente complimentato con mani di fata, in un attimo sono già fuori. 

Guardo l'orologio incredulo, le 9:56. Sei minuti in totale e domattina mi basterà digitare il numero in calce al foglio e avrò i miei risultati che girerò via whatsapp al mio medico. Prima del Covid tutto questo mi avrebbe richiesto un paio d'ore di coda e poi un'altra nello studio del dottore. Voglio dire, se vi lamentate, abbiate pazienza, ma siete dei cani feroci. Ciò detto, vorrei aprire un cahier de doléances dato che sono piuttosto incazzato. Accidenti , mi sta scadendo il passaporto, ma è possibile vivere in un paese dove non sia possibile tecnicamente rifare un passaporto. Ad Alessandria sono chiuse le prenotazioni (che erano possibili solo fino a fine marzo). Ho provato a Casale dove a questo punto sarei anche andato e visto che c'era un unico posto il 26 marzo, parto con la prenotazione, alto là, subito bloccato, perché la possibilità è limitata ai residenti a Casale e comuni limitrofi. Ma come è possibile, come si può fare, proprio non so. Ma allora, siamo un paese incivile e io pago le tasse, ecc. ecc. Vedete, basta un attimo per saltare la staccionate e perdere le staffe, passare da una parte all'altra della barricata è una questione di fortuna, tutto il resto è noia.


PS Comunque se qualcuno sa come fare per il passaporto, mi raccomando me lo dica.


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Mugugni

Sogni

venerdì 24 gennaio 2014

Di coda in coda

Accidenti, avevo deciso di rimandare la banca a domani, essendo oggi l'ultimo giorno per la miniIMU e la coda sta ancora fuori dalla porta, ma anche da Equitalia ne avevo almeno dieci davanti e tutti con grane lunghe da sbrogliare, facce con ghigni amari e inferociti di chi ritiene di subire grosse ingiustizie, come la parrucchiera che sibilava contro quei bastardi che le tasse non le pagano e so io quanti e poi fa gli scontrino con segnato solo la metà dell'esborso e potendo anche un po' meno, tipo solo la piega. Alla posta uguale, in più, almeno un paio avevano un pacco di raccomandate che ci hanno messo da soli una mezz'oretta e un'altra ora se ne è andata. Anche qui tutti incarogniti, ma più aggressivi, mentre alle tasse erano decisamente più sottomessi, come quei cagnoni ben legati per il collo, che ringhiano a bassa voce, accucciati vicino alle gambe di un padrone severo. Qui la schiena era più diritta, come se, in questo caso fossero loro i padroni, pronti a sindacare come questi maledetti statali non sappiano fare il proprio lavoro, quanto siano menefreghisti ed indolenti e so ben io cosa farei se comandassi. Indignazione pura e sacrosanta di chi ha passato e passa vite intere a stare in coda a far commissioni, essendo usciti solo un attimo dal posto di lavoro, che tanto il capo è in malattia o chiude un occhio. Sta di fatto che questo rumoreggiare sordo si frange contro il vetro degli sportelli come una piccola onda inoffensiva e scivola giù come olio sulla pelle dei lottatori mongoli o come gli insulti all'amministratore di condomino. 

Ci devono essere talmente abituati, quei disgraziati di là dal vetro, presi più a badare ai moduli che sono finiti, al computer antidiluviano che si blocca ed alla stampante senza toner, che neanche più li sentono o forse fanno finta, avendo un po' più di sale in zucca. Per fortuna che dal dottore ce n'erano solo otto e come si sa il medico della mutua non visita e non perde tempo, così anche lì prevedevo al massimo un'oretta. Poi casualmente, tra le varie lamentele e dettagliata descrizione di malattie che formavano il brusio della sala d'attesa, è venuto fuori che il mio non c'era neanche, era lui stesso in malattia, così ho saltato la terza coda, sarà per un altro giorno, quasi come diceva Rossella O'Hara. La signorina mi ha segnato ugualmente i farmaci ripetibili e mi sono addirittura attardato alla chiacchiera con un vecchio collega che aspettava il suo turno, delirando un po' sui bei tempi andati e di come le cose andavano meglio e dei disastri che ci attendono inevitabilmente, adesso che tra poco ci sospenderanno le pensioni. Spero che la sua dottoressa gli abbia prescritto i farmaci giusti, soprattutto antidepressivi potenti. Non mi è rimasta che una codina in farmacia, dove per fortuna, hanno ormai il buon senso di separare il banco dove spacciano l'acqua fresca, gremito di donnine in attesa che lanciavano gridolini eccitati alla distribuzione di nuove boccettine miracolose a base di oscillococchi, pappe reali e principesche, pomate antiemorroidali alla carta vetrata e detergenti intimi all'acido muriatico. 

Lì facevano veramente a pugni per assicurarsi il privilegio di lasciare biglietti da 50 euro in cambio di deliziosi pacchetti regalo per i farmacisti medesimi, che pur essendo più di sei non riescono a far fronte alla ressa. Le clienti invece, guaiscono di piacere aprendo il portafoglio, certe dei risultati che darà loro l'effetto placebo. Una che aveva appena sborsato 120 euri di fiale per nutrire in maniera definitiva la sua pellaccia incartapecorita, si lamentava di aver dovuto pagare un ticket oneroso per un medicinale del marito cardiopatico, che vergogna dopo tutto quello che ci fanno pagare di tasse. Meno gente invece al bancone dei farmaci dove, dopo aver ritirato un bel pacco di scatolette naturalmente non griffate, ho lasciato sul tavolo un bel 50 centesimi. Per forza che il sistema sanitario nazionale va in malora. E' la vita, per fortuna dal benzinaio di coda non ce n'era e il GPL è pure diminuito. Quasi quasi vado in montagna un paio di giorni a cercare di far funzionare il mio nuovo minitablet, che non sono capace.


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venerdì 21 giugno 2013

Vai a pagare la Tares!

Accidenti, è arrivata la Tares! Una bella sberla, tocca pagare si capisce; però guardando bene la bolletta spunta un errore che mi addebita una cifra superiore al dovuto. Bisogna andare all'apposito ufficio come indicato nella  lettera accompagnatoria, anche se la data del pagamento è scaduta il 15. Mora in arrivo?, Ma no, neanche bionda, in realtà in Italia il ritardo è sempre già previsto e il prolungamento dei termini già insito nella scadenza stessa, che in realtà ha, è vero, una data limite, ma sempre per un buon motivo, variabile di vota in volta, questa è superabile senza danno. Par di leggere tra le righe che la deroga sarà di una quindicina di giorni. C'è un apposito ufficio che si occupa di queste cose, un ex-negozietto in una via del centro. Qui i negozi stanno chiudendo uno dopo l'altro, quindi meno male che ne hanno utilizzato uno per questa bisogna. Beh, il mio sarà uno dei pochi errori o imprecisioni tra le migliaia di bollette spedite, quindi non troverò quasi nessuno. Scarto quindi a priori, l'ora del pensionato, quella antelucana tra le 6 e le 7, in cui il nullafacente per antonomasia va ad occupare un posto nelle code in formazione, ben prima che si aprano gli sportelli. Così facendo, in generale passa molto più tempo in coda, ma ha la sensazione di aver fatto furbescamente prima. Arrivando invece a lavori incominciati, spesso la più grossa si è già smaltita. Svolto l'angolo di Via Guasco e noto con orrore l'assembramento folto davanti alla porta. Cribbio, stavolta devo aver fatto un errore di valutazione. 

Mi faccio largo tra gruppi con le facce scure che parlottano nervosamente tra di loro con differenti toni di voce. Si va dall'acredine sprezzante, alla sicumera classica del so ben io cosa si dovrebbe fare in questo paese. In queste situazioni si potrebbe ben pescare a man bassa, una vera fucina di idee, per risolvere il problema della nazione, altro che commissari tecnici della nazionale, l'Italia è un paese di primi ministri in pectore, con in tasca la ricetta pronta per mettere a posto le cose senza colpo ferire. Riesco sgomitando ad arrivare alla colonnina distributrice del numero di coda. Con orrore mi accorgo di averne davanti 54 e gli sportelli sono solo due, più forse uno interno e misterioso, che di tanto in tanto, forse presosi pietà, apre una porticina misteriosa e chiama un numero. Va bene, in fondo si tratta solo di aspettare. Se fossi in possesso di un e-reader, potrei accoccolarmi da qualche parte e leggere qualche cosa. Ecco perché mi servirebbe l'attrezzo. Bisognerà pensarci. In mancanza, basta mettersi ad osservare intorno lo spettacolo di arte varia che si dipana come un happening continuo. La folla è piuttosto irrequieta e non riesce ad aspettare tranquilla il proprio turno. C'è chi si aggira qua e là come un leone in gabbia, chi cerca qualcuno con cui dividere la mala sorte, chi sbuffa maledicendo il tempo perso che ben in un altro modo avrebbe saputo e dovuto impiegare. 

Ognuno cerca di raccontare il proprio incredibile problema ad un uditorio completamente sordo e già assorto nella sua accidia fegatosa. Tutti hanno l'ansia di raccontare a qualcuno cosa stavano facendo, tutte cose assolutamente importantissime e vitali e che hanno dovuto interrompere per venire qui a sciogliere una matassa ingiusta ed insolubile sicuramente. Ognuno cerca un padre confessore  con cui confidare il proprio terribile segreto, la colpa che è stato costretto dalla necessità a commettere e che ora deve espiare così duramente. Basta buttare lì un eh certo che ha proprio ragione e subito vieni assalito dal racconto dettagliato del fatto e di come tutto ha condotto inevitabilmente al tunnel di ingiustizie a cui si è disumanamente sottoposti. L'interno dell'ufficio è davvero piccolissimo, poche sedie su cui ci stanno al massimo una decina di persone; forzatamente tutti gli altri aspettano fuori in strada, dando un po' la sensazione dell'assalto ai forni del pane. Per fortuna non piove, anzi fa un caldo torrido già alle 10. In effetti nella stanzetta c'è l'aria condizionata e si sta benissimo. Adocchio la prima sedia che si libera, c'è un turn over piuttosto veloce e me ne approprio senza problemi, tanto i più preferiscono rimanere all'aperto, c'è più gente con cui scambiarsi le lamentele. In realtà all'interno c'è un freschino delizioso, molto meglio che a casa mia. Quasi quasi, se ci fosse il wifi, domani vengo qui a passare la mattinata, casa mia è un forno. Ma anche senza niente da leggere, lo spettacolo va avanti, basta stare a guardare. 

Una vecchia cariatide di fianco a me, incartapecorita e con la faccia cattivissima, con una smorfia feroce e la piega della morte sulla bocca, si guarda intorno come se avesse timore di essere infettata dalla folla plebea. Di tanto in tanto lancia il suo mantra al vuoto, tanto nessuno la sta a sentire. Vive al mare, forse in una bara di marmo, da cui esce nelle notti di luna (e su cui già paga IMU e Tares) e non capisce perché deve pagare l'immondizia per una casa che abita pochi giorni al mese. Aspetta da ore e si capisce dalle frasi sprezzanti, quanto si senta lontana da questo mondo di miserie umane. Quando viene il suo turno, viene cacciata subito via. Le tasse si pagano e basta. Mette mano al portafoglio convinta di aver sempre pagato lì, ogni anno quando viene a protestare per l'estorsione. L'impiegato che ci lavora da dieci anni mostra di non averla neppure la cassa. Se ne va convinta di avere subito una grave ingiustizia e che la si voglia far passare per pazza. Un omone grasso e sudato ce l'ha con tutto il mondo e soprattutto con quelli che perdono tempo quando è il loro turno, Guata con ferocia coloro che attendono muniti di borse colme di documenti o faldoni blu da ufficio, inevitabili promesse di pratiche lunghe da svolgere. Gli stranieri sono subito identificabili. Si guardano attorno spaesati, cercando cartelli esplicativi o informazioni inesistenti. Quando tocca a loro, balbettano il loro problema alla meglio. 

Ma c'è subito qualche cosa che non va, mancano documenti, la domanda non è ben posta, non si capisce il problema, dovevano andare prima da un'altra parte. La spiegazione è veloce e un po' ruvida anche senza intenzione, ma si vede subito che il richiedente non riesce a capire assolutamente cosa deve fare, perduto nel ginepraio inestricabile del burosauro divoratore che parla con lingua nemica. Hai capito?  Il malcapitato cerca di ripetere malamente il suggerimento mal digerito, viene di nuovo corretto, poi se ne va con aria dubbiosa e infelice di chi non sa bene cosa fare. I neri sono i più spaesati, parlano poco e se ne vanno subito silenziosi e con la testa bassa. I cinesi sembrano più informati , non capiscono allo stesso modo, ma dalla maniera in cui raccolgono le carte, appaiono più sicuri e decisi e se ne vanno come chi sa a chi deve rivolgersi per risolvere le cose; i balcanici bofonchiano di più, cercano di capire invano, ripetono diverse volte le cose come per afferrarle meglio, poi alla fine rinunciano anche loro come quando ti trovi davanti ad un muro che non si può valicare. Solo gli ispanici sembrano un po' più scanzonati, in qualche modo si risolverà. Una biondina dell'est, si guarda attorno smarrita e chiede alla folla rabbiosa: "Ma non ci è informazione?" 

Viene guardata con compatimento, stringe tra le mani una busta stazzonata, volge lo sguardo qua e là come un naufrago in cerca di aiuto, poi se ne va. Poco più in là, un paio di flaneurs in tenuta da mare, infradito e canotte bossiane, commentano sarcasticamente spaparanzati e con le epe debordanti, sulla efficienza degli uffici pubblici e della poca voglia di lavorare dell'impiegato tipo, argomento in cui appaiono anche fisicamente molto ferrati. In realtà gli addetti sbrigano le pratiche con teutonica efficienza ed anche con una certa celerità, bisogna dire e anche se dalla gehenna antistante si sentono solo reprimende e scherno pieno di disprezzo verso la classe che rappresentano, continuano imperterriti ad avere il sorriso stampato sulla faccia rispondendo con cortesia agli sgarbatissimi approcci dei postulanti, che ad ogni passo pretendono, protestano, alzano la voce, sbattono sfogli sul bancone, alzano gli occhi al cielo come a chiamare i fulmini vendicatori dell'Olimpo. Quando bisogna mettere mano al portafoglio, non ce n'è per nessuno, è come ti strappassero un organo che non vuoi donare, mentre sei ancora vigile. 

Certo l'immondizia te la portano via, ma so ben io quel che succede caro signore, io sto bene attenta quando vengono, sì quando si ricordano di venire, alle sei di mattina, mischiano tutto, altro che differenziata, e io per dispetto sa che faccio? butto tutto nell'indifferenziato, alla faccia loro, che rubano lo stipendio, altro che mio marito buonanima che faceva l'usciere in Provincia e si ammazzava di lavoro! L'ho visto coi miei occhi che fanno solo pasticci e la mischiano apposta e poi la lasciano lì anche 15 giorni e poi intorno è tutto sporco, ha da venì grillo o altre deità di fantasia. Con un calcolo rapido vedo che passano circa 25 persone all'ora, in un paio di orette ecco arrivare la mia chiamata. Anche se l'errore è frutto di una mia dimenticanza comunicativa, tutto si risolve, l'imprecisione è corretta facilmente, tanto a pagare c'è ancora tempo anche se la data è scaduta, tranquillo, vada alla posta col nuovo bollettino con la cifra ridotta. Meraviglia, pago meno dell'anno scorso, ma no signore, questo è solo l'acconto, il saldo arriverà a dicembre e allora non sorriderà più, caro mio, come sa il comune è in dissesto. Esco con la minaccia in essere e vado alla posta, ci sarà solo un'oretta da aspettare, ma intanto anche lì c'è l'aria condizionata e non si sta male.


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