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mercoledì 10 ottobre 2012

Equi o Italia

E' noto che i pessimi comportamenti dei politici in tutto il mondo ed in tutte le epoche, provocano presso la gente comune sentimenti di pesante ripulsa che a poco a poco vanno oltre la fase del mugugno, per trasformarsi spesso in opposizione dura e violenta, quando non, nei casi estremi, in posizioni di aperta ribellione. E' la situazione classica della corda troppo tirata che si spezza. Purtroppo in tutti questi casi la storia ha insegnato che le conseguenze di questa tragica e spesso violenta rottura ricadono sugli stessi poveracci che si sono sollevati, sempre con ottime ragioni e mai su chi è stato la causa prima o su coloro che hanno ben contribuito a far traboccare il vaso. Insomma cornuti e mazziati, si potrebbe dire. Eppure è una costante tragica e ben verificabile nei fatti. Prendiamo un esempio di buona attualità. Chi può negare che la pressione in Italia sia così pesante da diventare insopportabile? Credo nessuno. Però, invece di approvare e sostenere politiche che cercano di tamponare le cause (antiche) dei debiti da ripianare e pur soffrendo, percorrere la lunga via crucis che potrebbe portare ad un lento e purtroppo ancora ben lontano miglioramento della situazione, la folla inferocita (a smuovere la quale, però, ci sono sempre personaggi ben motivati) con chi se l'è presa? 

Da noi ad esempio, con Equitalia, l'agenzia governativa incaricata di riscuotere le imposte. Ora, che il gabelliere sia stato sempre una figura odiosa ed antipatica, ci sta tutta, ma bisogna sempre considerare che in questo paese di EVASORI, si è sempre fatta una fatica tremenda a portare al fisco il previsto dovuto, perché oltre agli evasori furfanti, anche coloro che obtorto collo devono pagare, perché in posizione tale da rendere vano il tentativo elusorio, pongono in atto tutta una serie di comportamenti consentiti o paralegali per opporsi al versamento, dilazionando o facendo ricorsi anche senza speranza, ma utili a diminuire o allontanare il pagamento. Quindi i comportamenti decisi e comunque in linea con quanto prevede una legge calibrata, proprio per evitare o colpire questi furbetti, vengono giudicati interessatamente, come imposizioni odiose e vessatorie, anche se, salvo gli errori sempre possibili, per la verità, a tutti coloro che le tasse le pagano in toto e nei tempi previsti, nessuno impone alcuna forzatura o vessazione. Comunque il colpevole è stato individuato e, sulla spinta della pubblica indignazione dei vessati (molti dei quali aspiranti evasori potenziali o di fatto) ben guidati dalle interessatissime forze politiche, guarda caso proprio tra quelle davevro responsabili dello sfacelo economico, si è deciso di distruggere alla base Equitalia e i suoi comportamenti "indecenti" per sostituirla con più consone organizzazioni "private". Ottimo. 

Andiamo a vedere i risultati che si ottengono con questa brillantissima idea dai profumi (o puzze) troteschi. Equitalia funzionava con un aggio dell'8%, che se comunque dava utili, questi erano un guadagno per lo stato stesso, essendo l'azienda principalmente pubblica. Queste aziende private, invece, hanno già alzato l'asticella dell'aggio portandola a due cifre, in alcuni casi fino al 15%, che rimane in mani private e che quindi verrà sottratto al gettito statale. Già questo sarebbe un risultato estremamente brillante per i picconatori del sistema. Ma che dire di quando cominceranno a moltiplicarsi i casi come quelli di Tributi Italia, ottima organizzazione privata che ha riscosso in Liguria e basso Piemonte, lasciando, a quanto dicono i giornali, un bel buco di 100 milioni? Tasse versate dai cittadini e non finite nelle casse degli enti locali, dove magari in parte sarebbero state sprecate, come abbiamo visto, ma che in altra parte sarebbero servite a far funzionare la comunità. Complimentoni! Pensateci un attimo prima di scendere in piazza. Come diceva un mio caro amico veneto, in molti casi "xè pegio el tacòn del buso" e un questo caso si tratta di un buco fin troppo provato.


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Economia politica 1.

venerdì 28 ottobre 2011

Manuale di economia politica 5: Innocenti evasioni e astuzie cinesi.

Pensavate che con la manovra di ieri il corso fosse finito? Troppo comodo. Intanto ho già sentito le prime voci levarsi compatte sul tema del recupero dell'evasione fiscale. Certo, concordo con voi che le schiere di impiegati provenienti dal dimagrimento della macchina statale, potranno pure essere volenterosi, ma la resistenza a pagare le imposte e l'astuzia per evaderle od aggirarle da parte dei cittadini è sempre stata infinita ed ha radici millenarie, quindi è molto difficile da penetrare anche ad un dittatore come me dotato di pieni poteri. L'aspetto dell'elusione, poi, non è neppure amorale, ma fa parte di quella conflittualità normale tra chi cerca di riscuotere le imposte e chi cerca di pagarne il meno possibile. E' come l'altalenante equilibrio tra i progettisti di cannoni e di mura difensive. Vi siete mai chiesti come mai la stupenda sfilata di strettissime facciate delle antiche case lungo i canali di Amsterdam abbia questa conformazione? Si tratta di semplice elusione fiscale. In quel periodo ogni famiglia ricca voleva una casa affacciata sui canali e la municipalità introdusse una tassa computata sulla larghezza in metri delle facciate delle case stesse. Immediatamente le costruzioni cominciarono a prendere un aspetto strettissimo sulla parte anteriore e a svilupparsi perpendicolarmente ai canali stessi. Appena la città assunse l'aspetto meraviglioso che oggi ammiriamo, zac, cambiamento e imposta sulla volumetria, così l'inseguimento continua. 

Dunque lasciamo il discorso di scacchiera antielusivo ai tecnici e concentriamoci sull'evasione vera e propria, questa sì amorale e da stangare senza pietà, o meglio, cercando pragmaticamente di portare a casa più che si può. Ci sono due tipi di evasione. La grande evasione, quella di qualche migliaio di persone che truffaldinamente non pagano in parte o anche completamente (i famosi evasori totali sconosciuti al fisco) ingenti somme. Come dice La Qualunque infatti le tasse sono come la droga, se cominci a pagarle una volta non puoi più smettere. Qui bene si esercita l'opera della Finanza che ne stana di volta in volta qualcuno e fa scattare cifre, totali e sanzioni davvero ingenti, anche milioni di euro, che vengono messi a bilancio nelle poste attive dello stato. Ma cosa succede in realtà poi? La legge attuale consente molte scappatoie, intanto cominciando un lungo contenzioso, così costoso ed incerto che alla fine lo stato preferisce transare una parte infinitesima della somma, un decimo o poco più. Negli altri casi, ma anche in questo, il birbo, dato che è tutto rateizzabile, comincia a pagare la prima rata, cosa che per legge blocca tutto il procedimento sanzionatorio, poi scompare, fallisce o non paga più nulla e tutto va, come si dice sotto l'uscio e le poste attive che i vari ministri vengono a raccontarti in TV sono, come si dice, carta da cesso. Qui partirà dunque il mio bell'editto imperiale, in cui in caso di accertamento di questo tipo, scatta un blocco totale dei beni del furbo e della sua famiglia al completo. Sarà quindi cura dello stesso affrettarsi a definire e a pagare. 

Solo alla fine del pagamento totale sbloccherò la medioevale ma efficace confisca dei beni. Sono certo che i famigliari del birbo saranno molto convincenti nell'affrettare le operazioni. Veniamo poi al secondo tipo di evasori, quelli piccoli. Questi sono assai più interessanti dei grandi perché anche se sottraggono allo stato da qualche centinaio a poche decine di migliaia di euro per uno, essendo in realtà molti milioni, portano via all'erario ben più di 100 miliardi all'anno, cosa non di poco conto. Ora è chiaro che anche ad un plenipotentato come sarò io, sarà difficilissimo acchiappare questi furfantelli, non potendo mettere davanti ad ogni negozio, ogni bar, ogni studio professionale, ogni casa da cui esce di tanto intanto un idraulico od un piastrellista, un funzionario del fisco in pianta stabile; bisognerà quindi giocare d'astuzia. Non sarà male, magari cercare di imparare qualche cosa da quello che fanno gli altri, perché spesso è un gioco di fantasia. In Francia ad esempio, dove un tempo si dichiaravano valori infimi nella compravendita di immobili per evadere le tasse di registro, è bastato imporre la regola che prima di firmare il rogito, il notaio comunichi al comune la cifra pattuita. In caso di incongruenza il comune si rileva l'affare al prezzo indicato e il venditore non può eccepire. Sono immediatamente finite le meline con scambi di pacchi di denaro liquido che i notai facevano finta di non vedere. 

Per gli affitti poi, per legge l'affittuario dichiara sulla sua denuncia l'affitto pagato, con un piccolo beneficio fiscale. Se tu non ci paghi le tasse, ti arriva una letterina dall'ufficio delle imposte da cui se entro e non oltre, non ti metti a posto con l'IRPEF e relativa sanzione, ti sequestrano la casa. Sembra che paghino tutti, mica volentieri, eh, anche i francesi sono umani! Invece con gli scontrini e le fatture dei professionisti, maestri dello sguscio ci vorrà più fantasia. Sapete cosa fanno i cinesi da una decina d'anni, da quando il boom economico si è talmente conclamato da pensare che le tasse va pagate anche lì? Tu vai al ristorante e quando hai finito il tuo gatto o i tuoi scarafaggi fritti, assieme al conto ed alle mentine per farti passare il gusto di aglio, ti portano un gratta e vinci dell'entità del conto stesso. Tu gratti, gratti e ogni tanto, tra i gridolini delle cameriere non paghi il conto, a volte addirittura puoi fare una vincita. Ognuno ovviamente lo pretende, è ormai diventata una divertente abitudine di fine pasto e intanto il nostro ristoratore si paga le sue belle tasse calcolate fino all'ultimo coperto. Se qualcuno vince anche lui ha un beneficio fiscale. Il cliente si diverte, il ristoratore un po' meno quando va a pagare, ma il sistema pare funzionare assai bene. C'è un sacco di gente che pensa che i cinesi siano degli stupidi copiatori, date retta a me non sottovalutiamoli. Mi sa che questa legge la introduco e con questo capitolo chiudo la prima fase del master in economia politica. Per le iscrizioni alla seconda, c'è tempo; adesso devo prepararmi psicologicamente alla partenza.


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