Visualizzazione post con etichetta strumenti finanziari. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta strumenti finanziari. Mostra tutti i post

mercoledì 2 maggio 2012

Manuale di Economia politica 6: Economia e morale.

La gente in giro è talmente incarognita perché gli pelano due lire che in generale si rifiuta di fare qualsiasi ragionamento logico. Normalmente quando si grida così tanto ed in maniera stridula, è perché le energie sono davvero ancora molte, dove i disastri sono avvenuti (Argentina, Russia, Ukraina, ecc.) la gente era così massacrata che non aveva neanche la forza di andare nelle mense dei barboni, anche perché non c'erano più neanche quelle e nessuno si rende conto è lì che si va a finire. Difficile quando si cerca di parlare di economia, non farsi venire sulla voce da chi invece confonde i problemi con l'etica e la giustizia sociale. Sono piani diversi che non bisogna mescolare. Se si vogliono discutere i risultati delle materie scientifiche non si può tararle col metro della filosofia. Se si cercano le soluzioni per risolvere una equazione non si può metterne in discussione la valenza etica. Quello fa parte di un altro discorso, sacrosanto (e a cui io sono sensibilissimo) ma che va fatto a parte. Dunque vorrei fare solo poche semplici considerazioni sulla situazione economica. L'economia mondiale si trova in una delle sue cicliche crisi (non interessa di chi sia la colpa, questo attiene all'altra discussione). Ogni crisi dopo un certo numero di anni si risolve in modi differenti e con conseguenze differenti. Quella odierna, deriva da scompensi finanziari dovuti ad uno scarso ed insufficiente controllo da parte dalla politica, in questa fase molto debole rispetto al potere economico. 

Nell'ultimo anno la specificità di questa crisi è virata, da quella nata sui debiti della gente a quella della insostenibilità dei debiti sovrani (degli stati). La crisi, nella sua fase più acuta, è condizionata dalla lotta pesante che avviene tra le diverse potenze economiche mondiali, volte a guadagnare sempre maggiore consistenza o a non perderla. Gli Stati Uniti che temono di vedere diminuito la loro posizione dominante e condizionate; il blocco europeo che pur indebolito, nel 19imo secolo, aveva fondato la sua way of life sullo stato sociale e le potenze emergenti, in cerca di spazio ed in crescita tumultuosa grazie alla (temporanea) mancanza di socialità, freni conservativi, spietatezza tipica delle fasi di accumulazione primaria del capitale e naturale vigoria dei paesi giovani e "barbari". Il metodo più seguito in passato per risolvere questi problemi era un bel conflitto armato, una guerra salvifica, un bagno di sangue dopo il quale, placati gli animi, il vincitore imponeva la sua dottrina e la ricostruzione dava nuovo slancio all'economia mondiale. La seconda soluzione, è più tipica per risolvere i macrodebiti statali ed è talmente semplice da essere stata scelta nella maggior parte dei casi passati e recenti. 

La svalutazione pesante (ipersvalutazione come quella argentina, russa, ukraina per fare esempi recenti), risolve automaticamente i problemi dello stato, che vede il suo debito annullarsi in termini reali, in quanto, a seconda della quantità di nuova moneta stampata, rende carta straccia i titoli emessi da onorare ed anche i debiti verso i singoli, come ad esempio le pensioni che vengono di fatto talmente ridotte in potere d'acquisto da potersi considerare nulle. Una svalutazione forte, ma più strisciante, è ugualmente molto pesante per la popolazione, ma meno avvertita e compensabile con effetti tampone (come è avvenuto per anni in Turchia, Islanda e nella stessa Italia pre-euro, ricorderete la svalutazione degli anni 70 che portò gli stipendi da 200.000 a un milione in un paio di anni, con la scala mobile e quella dei 90 con la nostra uscita dallo SME). Questo tipo di soluzione, la cosiddetta svalutazione competitiva, che comporta meno effetti di disordine sociale della prima, è assai appetita e sponsorizzata dal mondo produttivo che ne trae un seppure momentaneo vigore, senza considerare che la boccata di ossigeno è comunque transitoria e, mantenendo in vita molte aziende incapaci di stare in un mercato sano, provoca una sempre maggiore mancanza di innovazione e condanna il paese al declino, come è avvenuto da noi negli ultimi decenni. Gli Stati Uniti, avendo una banca centrale, hanno scelto questa strada, stampando moneta se pur in maniera moderata. 

L'Europa si trova in una situazione molto particolare, in quanto la parte più forte, la Germania, che grazie a governi saggi, con la collaborazione di rappresentanze sociali altrettanto sagge e ragionevoli, ha preso in mano il problema in tempi favorevoli, ha potuto, con sacrifici moderati e stemperati nel tempo, porre in atto situazioni che le consentono una notevole competitività economica ed innovativa, tale da non temere in alcun modo le economie emergenti, non mettendosi certo in lotta sui prezzi, dando qualità e tecnologia talmente appetita da renderla facilmente esportabile in Cina e in ogni parte del mondo. Per contro la maggior parte degli altri paesi europei, guidati da politici furfanti, incapaci e spesso ladri matricolati, a braccetto con rappresentanze delle parti sociali altrettanto incapaci ed interessate solo a proteggere giardinetti privilegiati ed insostenibili, fregandosene allegramente di chi in quelle aree di privilegio non avrebbe più potuto entrare, non si sono preoccupati minimamente di questi problemi, rendendo l'Unione, che purtroppo è solo economica e non politica, con una centralità decisionale, sbilanciata e debolissima a causa di questi scompensi, che anzi si accentuano, grazie all'intercambio fisso dell'euro, tra Germania e gli altri. 

A questo punto il governo tedesco, spinto dall'opinione pubblica interna che se ne frega in maniera miope della situazione degli altri e non vede perché il paese virtuoso dovrebbe fare altri sacrifici per levare le castagne dal fuoco ai lavativi, impone politiche di estremo rigore, terrorizzato da possibilità inflattive che teme come la peste visto il suo passato, non comprendendo che se questa strada strettissima fallisce, si ritroverà a sua volta col culo per terra. Anche lì (purtroppo) il governo deve rispondere all'elettore e si fa influenzare dall'umore becero del popppolo, grazie anche all'appoggio di governanti  di piccolo spessore di paesi confinanti. Le leggi economiche confermano che la via più indolore di soluzione della crisi per l'Europa e per l'Italia in particolare (che non può ovviamente prendere queste decisioni da sola), sarebbe l'istituzione di Eurobond che fornirebbero un ombrello più credibile ai debiti sovrani dei paesi deboli ed una riduzione del rapporto di cambio euro/dollaro controllata che contribuisse a rendere più efficaci le misure strutturali che i paesi più incapaci e mal governati stanno mettendo in atto in fretta e furia, tra l'ira popolare. 

Questa alternativa sarebbe ancora più risolutiva se contemporaneamente si costringesse la Germania ad uscire dall'Euro, riducendone i vantaggi competitivi che sfrutta indebitamente grazie all'impossibilità di riequilibrare i rapporti di cambio. Questa strada (che è comunque checché se ne dica, la più indolore per i cittadini, cerchiamo di ricordarcelo) si potrà intraprendere se le varie elezioni in corso consentiranno di creare un fronte comune antitedesco che metta alle corde la Merkel, mettendola di fronte alla realtà. Per nostra grande fortuna abbiamo persone credibili che possono far parte di questo gruppo, anzi magari di guidarlo, sempre che gli ululati dei masanielli d'accatto e le facce contrite, ma prepotenti di chi ha mandato in rovina il paese e invece continuano a presentarsi sui teleschermi macinando sentenze a denti stretti e sbavando veleno, gli permettano di farlo. Il giusto e l'ingiusto non c'entrano nulla, magari di quello ne parlerò domani (se ne ho voglia).


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Economia politica 1.

venerdì 28 ottobre 2011

Manuale di economia politica 5: Innocenti evasioni e astuzie cinesi.

Pensavate che con la manovra di ieri il corso fosse finito? Troppo comodo. Intanto ho già sentito le prime voci levarsi compatte sul tema del recupero dell'evasione fiscale. Certo, concordo con voi che le schiere di impiegati provenienti dal dimagrimento della macchina statale, potranno pure essere volenterosi, ma la resistenza a pagare le imposte e l'astuzia per evaderle od aggirarle da parte dei cittadini è sempre stata infinita ed ha radici millenarie, quindi è molto difficile da penetrare anche ad un dittatore come me dotato di pieni poteri. L'aspetto dell'elusione, poi, non è neppure amorale, ma fa parte di quella conflittualità normale tra chi cerca di riscuotere le imposte e chi cerca di pagarne il meno possibile. E' come l'altalenante equilibrio tra i progettisti di cannoni e di mura difensive. Vi siete mai chiesti come mai la stupenda sfilata di strettissime facciate delle antiche case lungo i canali di Amsterdam abbia questa conformazione? Si tratta di semplice elusione fiscale. In quel periodo ogni famiglia ricca voleva una casa affacciata sui canali e la municipalità introdusse una tassa computata sulla larghezza in metri delle facciate delle case stesse. Immediatamente le costruzioni cominciarono a prendere un aspetto strettissimo sulla parte anteriore e a svilupparsi perpendicolarmente ai canali stessi. Appena la città assunse l'aspetto meraviglioso che oggi ammiriamo, zac, cambiamento e imposta sulla volumetria, così l'inseguimento continua. 

Dunque lasciamo il discorso di scacchiera antielusivo ai tecnici e concentriamoci sull'evasione vera e propria, questa sì amorale e da stangare senza pietà, o meglio, cercando pragmaticamente di portare a casa più che si può. Ci sono due tipi di evasione. La grande evasione, quella di qualche migliaio di persone che truffaldinamente non pagano in parte o anche completamente (i famosi evasori totali sconosciuti al fisco) ingenti somme. Come dice La Qualunque infatti le tasse sono come la droga, se cominci a pagarle una volta non puoi più smettere. Qui bene si esercita l'opera della Finanza che ne stana di volta in volta qualcuno e fa scattare cifre, totali e sanzioni davvero ingenti, anche milioni di euro, che vengono messi a bilancio nelle poste attive dello stato. Ma cosa succede in realtà poi? La legge attuale consente molte scappatoie, intanto cominciando un lungo contenzioso, così costoso ed incerto che alla fine lo stato preferisce transare una parte infinitesima della somma, un decimo o poco più. Negli altri casi, ma anche in questo, il birbo, dato che è tutto rateizzabile, comincia a pagare la prima rata, cosa che per legge blocca tutto il procedimento sanzionatorio, poi scompare, fallisce o non paga più nulla e tutto va, come si dice sotto l'uscio e le poste attive che i vari ministri vengono a raccontarti in TV sono, come si dice, carta da cesso. Qui partirà dunque il mio bell'editto imperiale, in cui in caso di accertamento di questo tipo, scatta un blocco totale dei beni del furbo e della sua famiglia al completo. Sarà quindi cura dello stesso affrettarsi a definire e a pagare. 

Solo alla fine del pagamento totale sbloccherò la medioevale ma efficace confisca dei beni. Sono certo che i famigliari del birbo saranno molto convincenti nell'affrettare le operazioni. Veniamo poi al secondo tipo di evasori, quelli piccoli. Questi sono assai più interessanti dei grandi perché anche se sottraggono allo stato da qualche centinaio a poche decine di migliaia di euro per uno, essendo in realtà molti milioni, portano via all'erario ben più di 100 miliardi all'anno, cosa non di poco conto. Ora è chiaro che anche ad un plenipotentato come sarò io, sarà difficilissimo acchiappare questi furfantelli, non potendo mettere davanti ad ogni negozio, ogni bar, ogni studio professionale, ogni casa da cui esce di tanto intanto un idraulico od un piastrellista, un funzionario del fisco in pianta stabile; bisognerà quindi giocare d'astuzia. Non sarà male, magari cercare di imparare qualche cosa da quello che fanno gli altri, perché spesso è un gioco di fantasia. In Francia ad esempio, dove un tempo si dichiaravano valori infimi nella compravendita di immobili per evadere le tasse di registro, è bastato imporre la regola che prima di firmare il rogito, il notaio comunichi al comune la cifra pattuita. In caso di incongruenza il comune si rileva l'affare al prezzo indicato e il venditore non può eccepire. Sono immediatamente finite le meline con scambi di pacchi di denaro liquido che i notai facevano finta di non vedere. 

Per gli affitti poi, per legge l'affittuario dichiara sulla sua denuncia l'affitto pagato, con un piccolo beneficio fiscale. Se tu non ci paghi le tasse, ti arriva una letterina dall'ufficio delle imposte da cui se entro e non oltre, non ti metti a posto con l'IRPEF e relativa sanzione, ti sequestrano la casa. Sembra che paghino tutti, mica volentieri, eh, anche i francesi sono umani! Invece con gli scontrini e le fatture dei professionisti, maestri dello sguscio ci vorrà più fantasia. Sapete cosa fanno i cinesi da una decina d'anni, da quando il boom economico si è talmente conclamato da pensare che le tasse va pagate anche lì? Tu vai al ristorante e quando hai finito il tuo gatto o i tuoi scarafaggi fritti, assieme al conto ed alle mentine per farti passare il gusto di aglio, ti portano un gratta e vinci dell'entità del conto stesso. Tu gratti, gratti e ogni tanto, tra i gridolini delle cameriere non paghi il conto, a volte addirittura puoi fare una vincita. Ognuno ovviamente lo pretende, è ormai diventata una divertente abitudine di fine pasto e intanto il nostro ristoratore si paga le sue belle tasse calcolate fino all'ultimo coperto. Se qualcuno vince anche lui ha un beneficio fiscale. Il cliente si diverte, il ristoratore un po' meno quando va a pagare, ma il sistema pare funzionare assai bene. C'è un sacco di gente che pensa che i cinesi siano degli stupidi copiatori, date retta a me non sottovalutiamoli. Mi sa che questa legge la introduco e con questo capitolo chiudo la prima fase del master in economia politica. Per le iscrizioni alla seconda, c'è tempo; adesso devo prepararmi psicologicamente alla partenza.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tagli orizzontali.
l'introduzione del ticket.
Elezioni.
Moralità assoluta.
La manovra.
Economia politica 1.

giovedì 27 ottobre 2011

Manuale di economia politica 4: La mia manovra.

Come promesso ieri, passiamo ad illustrare l'elenco dei provvedimenti contenuti nella mia lettera alla BCE, che spedirò appena eletto a proconsole unico (o quando prenderò autonomamente il potere come dittatore). A cappello di tutto emanerò una serie di provvedimenti fiscali per regolare molti strumenti finanziari a disposizione di banche e di tutte le istituzioni del settore che rendano più oneroso e non conveniente l'uso di strumenti e leve finanziarie, quando vengano utilizzate a fini speculativi e non propri della loro natura di utilità per la quale sono state studiate. Infatti la mancanza di queste regolamentazioni è stata l'innesco della attuale crisi, che si è comunque sviluppata a causa dei problemi preesistenti che vi ho illustrato ieri. Non voglio entrare nei particolari, ma si può fare facilmente da punto di vista tecnico. Purtroppo queste regole imprescindibili le potrò applicare solo quando sarò nominato imperatore del mondo, in quanto devono essere contemporaneamente valide per tutti   per essere efficaci. Ma passiamo a noi. I provvedimenti che imporrò verranno presi tutti assieme, anche se alcuni avranno applicazione diluita nel tempo, per attaccare sui due fronti il nodo italiano, massa del debito pubblico e mancanza di crescita. A cappello di tutto alcune misure, molto demagogiche, che non hanno come oggetto quella di produrre una cifra cospicua, anzi il gettito sarebbe assolutamente poco consistente, una goccia nel mare, ma che mi darebbero l'autorità morale di poter cavare la pelle a tutti senza essere indicato come un indegno percettore di privilegi. 

Quindi le varie disposizioni con esecuzione immediata, di dimezzamento dei parlamentari, assessori, consiglieri e così via e riduzione degli emolumenti ai rimanenti a un decimo, aumentabile nel tempo solo le le cose andranno a posto. Io percepirei solo 1 euro l'anno come compenso simbolico, anzi neanche quello che è più di impatto. Eliminazione delle province, comunità montane, circoscrizioni e accorpamento dei comuni con meno di 5000 abitanti. A seguire i provvedimenti che daranno la ciccia. Misure per fare cassa e convogliare una consistente massa monetaria. Minipatrimoniale, di non grande entità, ma estesa proporzionalmente non solo ai grandi patrimoni, che sarebbero troppo pochi, ma anche ai piccoli patrimoni che sono tantissimi, in maniera stabile, riducibile solo in un futuro in cui le cose migliorino, sia finanziari che immobiliari, incluso il ripristino di una sorta di ICI (ma con un altro nome, anzi con lo stesso nome, tanto sono il dittatore e faccio quello che mi pare) ridotta sulla prima casa. Introduzione di una serie di ticket quasi generalizzati su ricoveri ospedalieri, pronto soccorso, medicinali, scuola, università. Ogni esclusione riguarderà solo i casi di indigenza assoluta. Un consistente dimagrimento dell'apparato statale, con l'utilizzazione dei soprannumerari provenienti dai settori depurati in attività esclusive di recupero dell'evasione fiscale, affitti non denunciati, lavori in nero, case non censite e così via, eliminando la possibilità, attualmente percorribile con facilità, soprattutto nei casi di forte evasione, di diluire nel tempo e alla fine non pagare l'accertato. 

Per le pensioni, in effetti sono già a 67 anni, quindi non serve nessuna nuova legge, salvo per quelle di anzianità, con una applicazione di questi parametri su base volontaria con incentivi e disincentivi. Vendita graduale di una parte del patrimonio dello stato a cominciare da quello che genera perdite. Accordi con la Svizzera e gli altri stati (come già fatto da parte di Francia, Germania e Inghilterra, quindi possibilissimo) per prelevare le tasse ai capitali italiani colà emigrati. Questi provvedimenti iniziali avranno una entità tale (da attenuare nel tempo in base agli andamenti) da mettere assieme alcune centinaia di miliardi, la parte più consistente dei quali dedicata alla riduzione del debito pubblico, con una botta iniziale molto consistente, esempio non rinnovando i primi 100 miliardi di Bond in scadenza nei prossimi mesi, cosa che provocherebbe certamente una consistente diminuzione dei tassi di interessi, (ricordo che ogni punto in meno darebbe un ulteriore risparmio di 16 miliardi). A questo punto e in quasi contemporanea farò partire i seguenti stimoli alla crescita. Eliminazione di tutti gli ordini professionali, valore legale delle lauree e liberalizzazioni a pioggia in tutti i settori, licenze, orari, ecc. Semplificazione estrema di tutte le pratiche burocratiche e inerenti al lavoro, creazione di imprese e commerci, copiando semplicemente quelle che ci sono in molti paesi, dove si apre una attività in 5 giorni, riducendo l'interfaccia tra stato e mondo del lavoro ad un unico sportello, applicando su vasta scala il silenzio/assenso e lasciando allo stato l'onere del controllo (con tutti quei soprannumerari di cui abbiamo parlato prima) e della punizione finanziaria implacabile ed immediata a chi sgarra, che la gente capisce solo se la tocchi nel portafoglio. 

A questo punto si innesta il difficile discorso dei rapporti di lavoro. Facciamo un passo indietro. Avendo accettato il sistema di mercato (vedi lezioni precedenti) dobbiamo convenire che il rapporto tra datore di lavoro e prestatore d'opera è per sua natura conflittuale, con un soggetto da una parte che, potendo, vorrebbe che chi lavora per lui stesse a disposizione, lavorando alla bisogna per 24 ore al giorno, senza pagarlo affatto, magari facendogli versare anche una piccola cifra a titolo di ringraziamento perché lo si tiene occupato, con eventuali concessioni motivate solo dal fatto di renderlo più efficiente; dall'altra invece, si pretenderebbe, di non presentarsi neanche sul posto di lavoro, ricevendo possibilmente a casa uno stipendio adeguato e che consentisse un tenore di vita di alto livello, seguito da una pensione del 100%. Le diverse condizioni di forza relativa dei vari momenti storici, producono tutte le fasi intermedie in un equilibrio sempre instabile e che si sposta con facilità da una parte o dall'altra. Quindi questo rapporto va concertato tra le parti, tenendo conto della situazione mondiale, salvo che poi la imporrò con la forza. Ora appare evidente da un lato che la serie di garanzie e protezioni di cui gode giustamente una sempre più ristretta fascia di lavoratori e che va ad esaurimento, è difficilmente sostenibile a lungo; d'altra parte abbiamo un crescente numero di fasce produttive che stanno scivolando verso un rapporto reale che potremmo definire di schiavitù volontaria ridotte ad accettare qualunque vessazione dalle leggi vigenti accanto ad una sistema del lavoro, gravato da oneri tali da non renderlo più concorrenziale col resto dei suoi competitors

A questo punto è necessario che dalla parte sindacale, si cessi di combattere una battaglia anacronistica ed inefficace, ma che invece di cedere pesantemente, "contratti" quella che dovrebbe essere una coerente flessibilità con la modifica di leggi, che parevano inizialmente buone, ma che hanno dimostrato errori mortali, sostituendo nella pratica la necessaria e utile flessibilità ad una ingiusta e mortifera precarietà. Chi ha bisogno di un lavoratore per pochi mesi deve avere la possibilità di assumerlo, ma basta che questo gli costi di più di uno fisso, per sconsigliarli questa strada, se l'assunzione a tempo fosse stata invece fissa. Basta agli stage semigratuiti e le finte cooperative e i vari cocopro fasulli, tutti eliminati se il loro costo sarà superiore, contributi pensionistici decenti inclusi, alle assunzioni a tempo indeterminato. In cambio e solo in questo caso,  il sindacato conceda la maggiore flessibilità richiesta e contemporaneamente lo stato una riduzione degli oneri fiscali su impresa e lavoro, con soldi arrivati dalla strizzata di palle iniziale. Comunque in mancanza di accordo interverrò io direttamente. I rimanenti soldi a disposizione derivanti dallo squeeze, tutti su ricerca, istruzione e turismo interno, non a pioggia ma a cominciare dai punti di eccellenza, che non debba più sentire da un professore del Politecnico di Torino, con gli occhi disperati, che le ricerche del suo istituto sulle nanotecnologie che sono ai più alti livelli del mondo, devono rimanere nel campo teorico, perché i suoi colleghi americani hanno avuto un finanziamento di centinaia di milioni di dollari e lui niente  e che ha dovuto lasciare andare i suoi più promettenti dottorandi in Svizzera e Germania dove gli garantivano 3000 euro al mese e aiuto nella sistemazione logistica, in istituti dove la sola area relax è di 600 m3, mentre lui non riusciva a trovargli due metri per lavorare. Intanto attorno a quegli istituti si stanno creando aree tecnologiche per sfruttare le idee ed i brevetti di quelle ricerche in termini economici ragguardevoli, senza preoccuparsi, anzi essendo ben contenti che le magliette le facciano i cinesi ad 1 euro l'una.  

Ho detto cose, strane? Mi sembra che siano le stesse cose che hanno proposto via via tutti i diversi gruppi, la differenza consiste nel fatto che io le applicherò e tutte insieme. Il fatto che in seguito a queste misure, che chiamerò manovra economica e di sviluppo Bo, tutti i sessanta milioni di italiani urleranno nelle piazze come gatti scuoiati maledicendomi, sarà segno inequivocabile che è giusta e saggia. Bene, in caso mi venga affidata da voi questa incombenza, io comincerei da lunedì, tenendo conto che qualcosa avrò comunque dimenticato ed ho bisogno di qualche giorno per limarla ed organizzarmi. In mancanza di elezione diretta per acclamazione, provvederò a prendere il potere con la forza ed inutile che mi diciate che farò la fine di Gheddafi. Ognuno deve essere preparato ed accettare il proprio destino. Con calma penserò alle mie residenze ad alla creazione del mio gruppo di Amazzoni.Alea jacta est.

Continua.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tagli orizzontali.
l'introduzione del ticket.
Elezioni.
Moralità assoluta.
La manovra.
Economia politica 1.



mercoledì 26 ottobre 2011

Manuale di economia politica 3: Creditori e debitori.

Abbiamo visto ieri, che non si può fare a meno delle banche (i cui meccanismi sono bene esaminati anche da Francesco) anche se è necessario indirizzino le loro operazioni per evitare la fioritura di pericolose storture, con regolamenti, ma anche e soprattutto con la leva fiscale. Basta infatti una intelligente sovratassazione sulle operazioni pericolose (transazioni veloci, vendite allo scoperto, leve finanziarie) per ridurre le frange puramente speculative e lasciarne intatti gli utilizzi sani e necessari per cui sono state create. Ricordando che per essere efficaci, queste misure devono essere ugualmente applicate in tutti i paesi. Ma questo laisser faire, certamente miope, che ha condotto alle esagerazioni che hanno innescato la crisi mondiale, non avrebbero avuto le conseguenze devastanti che stiamo vedendo, se non si fossero innestate su quello che è il vero problema, la smisurata crescita dei debiti sovrani. Bisogna avere l'onestà di accettare che nella maggioranza degli stati, il nostro tra i primi, per un paio di generazioni, la mia in testa, è stato concesso per motivi vari (ma non ci interessa qui capire di chi è stata la colpa, ora esaminiamo lo stato dell'arte) alla stragrande maggioranza della popolazione di vivere al di sopra delle proprie possibilità, spendendo per questo più ricchezza di quanto ne producesse e finanziando questo sperpero con debito pubblico, che poi significa indebitarsi con sé stessi. 

La crisi ha evidenziato questa stortura che non può gonfiarsi all'infinito ed ora ci si chiede di rientrare. Sta di fatto che debitori e creditori sono alla fine le stesse persone, che magari si indignano e gridano: non vogliamo pagare il debito. In realtà la maggior parte di questi non capiscono che non ripagando il debito non potranno riscuotere il credito che hanno verso lo stato (e quindi sempre verso sé stessi) ad esempio perdendo tutti i loro risparmi se ne hanno, oppure non ricevendo più la loro pensione a fine mese o la loro copertura sanitaria, sociale, scolastica e così via. Pochi, gridando in piazza, capiscono che quando salta lo stato e dichiara bancarotta, saltano anche tutti questi servizi e si azzera tutto, non si possono più acquistare beni ed energia che nello stato non ci sono, perché nessuno dà nulla ad un debitore che non ha saldato i conti, deve far vedere moneta per avere cammello e lo deve pagare anche un po' di più. Lacrime e sangue vere, non queste in cui tutti gridano come se gli avessero levato la pelle per qualche provvedimento da un centinaio di euro. Vuol dire crollo della produzione del 50%, metà delle gente di quelli che attualmente lavora che perdono il posto, difficoltà a riscaldarsi e molte altre piacevolezze di questo genere, accadute in ogni posto che ha fatto il cosiddetto default (Russia nel '90, Argentina e così via). 

Quindi, qualunque siano i sacrifici da fare, saranno sempre di gran lunga meno gravi per i cittadini di un default dello stato. L'operazione primaria per evitare questo dramma è la riduzione graduale di questo pesantissimo debito, che tra l'altro, con il suo costo (gli interessi da pagare, che aumentano vieppiù, se aumenta il timore che questo debito non possa essere restituito) si mangia una bella parte di risorse utili ad avere quella crescita, che come abbiamo visto nella prima puntata, è obbligatoria e vitale alla sopravvivenza del sistema. Dobbiamo pensare che tutta la popolazione nel suo insieme, abituatasi ad un tenore di vita che non si poteva permettere, è andata dallo strozzino (il suo vicino di casa e viceversa) a farsi prestare i soldi per ricevere una pensione superiore ai soldi che aveva versato, una sanità di ottimo livello quasi gratuita rispetto alle trattenute dedicate e così via senza ripetermi, ed ora deve trovare i soldi per restituire questo prestito, perché se no, il vicino non compra più i Bot il prossimo mese e se lo fa, dato il rischio vuole interessi sempre più alti come ogni buono strozzino.D'altra parte anche lui si comporta nello stesso modo con il suo vicino. Una tentazione classica con cui si sono spesso risolti questi problemi nel passato, è quella di azzerare il debito, in pratica con una ipersvalutazione selvaggia e che evita il default dello stato, bruciando i risparmi, riducendo vicino allo zero pensioni e stipendi, colpendo soprattutto le fasce più deboli, per poi ricominciare il giro. 

E' accaduto spesso, generalmente accoppiando la cosa ad una bella guerra, generale e/o civile che spaccasse tutto per poter poi ricostruire da capo e ricominciare il gioco (le due mondiali, la Yugoslavia, tanto per ricordare le più note). La salvezza italiana è per ora data dal fatto che esistendo l'Euro, mai abbastanza ringraziando e santificando chi, contro l'incredulità generale, è riuscito a farci entrare e a cui ogni giorno  bisognerebbe ricordare di baciare i piedi, questa strada graditissima agli industriali e da loro praticata in maniera soft con la liretta, non sia percorribile, fino a che non verremo cacciati fuori dal sistema, cosa che per la verità e per fortuna non conviene neanche agli altri, se no lo avrebbero già fatto. Allora per trovare l'enorme massa di denaro necessario a ridurre questo debito (il cui andamento, vedete qui a lato di secondo in secondo), è necessario pescare in tutte le tasche alla grande, date le sue enormi dimensioni. Certo tutti si tirano indietro, dicendo, io ne ho già dati fin troppi, prendete ad altri, senza capire che ne servono talmente tanti che se non si preleva da un enorme numero di persone, meglio da tutti, non si scalfisce neppure il problema. Certo bisognerebbe avere un governo che non si preoccupi innanzitutto di perdere consensi e che volesse davvero risolverlo, il problema. Domani vedremo quali sono le mie proposte al governo e che metterò in atto senza tentennamenti, appena nominato cunctator di questo stato.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tagli orizzontali.
l'introduzione del ticket.
Elezioni.
Moralità assoluta.
La manovra.
Economia politica 1.

martedì 25 ottobre 2011

Manuale di economia politica 2: Banche e banchieri.

Dunque ieri ci eravamo lasciati concludendo che un sistema di governo "democratico" ed un sistema economico "di mercato", oltre al fatto di non presentare alternative pragmaticamente percorribili, sono anche nella loro amorale ed indegna imperfezione, il meglio che ci possiamo augurare a questo punto della partita. Quello che dobbiamo sforzarci di accettare, anche se non ci piace tanto, è che questo sistema dell'economia ha delle regole che non si possono ignorare, perché tanto è inutile pestare i piedi come i bambini piccoli che non vogliono fare le cose. L'economia basata sullo scambio e sul denaro come unità di conto ha come punto fondamentale la crescita. Con una crescita costante e controllata tutto funziona, la gente sta sempre meglio, i dissidi sociali si attenuano, le condizioni migliorano a poco a poco per tutti, non certo per bontà o accondiscendenza, ma perché conviene che tutti stiano meglio, in quanto più persone hanno un aumento del loro benessere materiale, più migliora il benessere generale, e tutto funziona, aumentano le occasioni di lavoro, si può allargare il wellfare, si possono tutelare i più deboli e così via, attenzione: sempre perché è conveniente farlo. 

Quando si parla di economia infatti non bisogna confondere i livelli di giudizio inserendo valutazioni etiche, perché confonderebbero le considerazioni. Quando fai un calcolo matematico o statistico non ha rilevanza se un prodotto o un quoziente sono ingiusti o meno. Si deve solo cercare quali sono le possibili soluzioni di un problema e poi porle ai politici che ne valutino gli impatti sociali e prendano le decisioni corrette. Sono due piani diversi della discussione e non vanno confusi perché condurrebbero a risultati sbagliati. A parte questo inciso, e trascurando per il momento il fatto che in un sistema chiuso come è il nostro, planetario, la crescita infinita è teoricamente impossibile, bisogna obbligatoriamente ricercare strade che perseguano questo tipo di andamento generale, nella maniera più utilmente regolare e costante in tutto il mondo. La globalizzazione del nostro tempo (ultima di una serie di globalizzazioni che in passato hanno più volte rivoluzionato i sistemi di vita e gli assetti delle nostre civiltà) ha dato e continuerà a dare grandi vantaggi, ma come ogni cambiamento, ha anche degli svantaggi, che vanno conosciuti e regolati per massimizzare gli uni e minimizzare gli altri, rendendosi comunque conto che questi cambiamenti quando nascono, procedono da soli e non ci si può opporre in alcun modo, piaccia o non piaccia, ci si può soltanto adeguare e sfruttarli al meglio. 

Se non c'è crescita, comincia una fase di stagnazione e automaticamente diminuiscono le occasioni di lavoro e comincia la crisi. L'economia, in generale, precede sempre le situazioni, le anticipa e se teme che stia per nascere un problema, quel problema già è in atto e provoca reazioni, tutte valutabili naturalmente e calcolabili nelle loro conseguenze. Tutti gli aspetti economici vengono nella pratica gestiti funzionalmente dalle entità economiche, che per comodità indicheremo come le Banche. E' un errore comune demonizzare questi soggetti, come normalmente si è portati a fare, inserendo come già detto valutazioni etiche o confondendole con le persone fisiche che le governano. Come già detto sono piani di discussione diversi che non vanno confusi. Se i banchieri si danno stipendi offensivi per la morale comune, non ha rilevanza con il fatto che l'entità bancaria funzioni bene o male al fine dell'economia mondiale. In sé, le banche non sono né buone né cattive e svolgono una funzione assolutamente indispensabile in questo tipo di economia. Se una banca, per errori di gestione sbaglia le sue scelte, la punizione che le dà il sistema è quella di perdere tutto il suo denaro, il ché equivale ad ucciderla. 

Il fatto che la politica decida di "salvarla" non è per giustizia sociale o per bontà d'animo, ma perché questa soluzione conviene di più a conti fatti alla comunità. Inoltre, attenzione, la banca "salvata", non è una persona fisica, un malfattore che viene graziato, ma una entità giuridica che, col salvataggio, passa di mano, diventa di proprietà del "salvatore". Il vecchio proprietario (gli azionisti che ci avevano messo il grano e che ben sapevano di fare una attività rischio, lo perdono o tutto o in parte) lascia il posto a chi ci mette i nuovi soldi del "salvataggio" e la nuova entità bancaria ricomincerà a svolgere la sua attività secondo le leggi vigenti cercando di fare il massimo dei profitti, come è funzionale al sistema e come deve essere. Se in base a questo sistema si verifica che avvengono delle disfunzioni generali che provocano problemi, tocca alla politica intervenire con correzioni che obblighino il sistema economico a percorrere binari funzionali alla società. Dunque ragionando su quest'ultima crisi, si può dedurre che il sistema finanziario, che poteva disporre di strumenti sofisticati, tuttavia utili e necessari, ne ha fatto un uso talmente esagerato, anche se legittimo, da far saltare il sistema. 

I coltelli, strumenti utilissimi per tagliare il salame e che non hanno colpe o meriti, sono stati usati invece per affettare le pance, in ultimo le stesse di chi li utilizzava, a causa dell'incapacità e dell'avidità degli uomini  a cui ne era stato affidato il governo. La corretta punizione del sistema è consistita nella morte delle stesse istituzioni e nel loro passaggio di mano a chi le ha "salvate" mettendoci il suo grano. Se il grano ce lo mette lo stato ( e lo fa perché gli conviene), le banche diventano di sua proprietà e se poi queste risorgono lo stato stesso, quindi i cittadini ci guadagnano quando le rivenderanno. A questo punto ha sbagliato la politica a non accorgersi in tempo che i coltelli venivano usati troppo e male ed sarebbe suo dovere intervenire dettando nuove regole, sulla base dell'esperienza,  perché questo non continui ad avvenire. Bisogna lasciare alle banche di fare il loro sacrosanto ed indispensabile mestiere, mentre la politica deve dettarne invece i regolamenti. Ma di questo parleremo domani.

Continua.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Tagli orizzontali.
l'introduzione del ticket.
Elezioni.
Moralità assoluta.
La manovra.
Economia politica 1.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 121 (a seconda dei calcoli) su 250!